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Pulp TV

11 commenti

Meglio Stephen Collins o Bruce Boxleitner?
Eh, scelta difficile, in prima battuta.
Collins interpretò lo sfortunato comandante Decker nel primo film della serie Star Trek.
Ma Boxleitner è stato il Comandante Sheridan in Babylon Five.

A cavallo fra il 1982 ed il 1983, tuttavia, la scelta avrebbe comportato altre considerazioni.
Nell’82, infatti, i sempre vigili e attenti produttori televisivi american si dissero che, considerando il numero di persone che avevano pagato un biglietto di prima visione per I Predatori dell’Arca Perduta, forse mettere in cantiere delle serie televisive di genere pulp-avventuroso, non sarebbe poi stata una cattiva idea.

Fu la prima e l’ultima volta – che io riesca a ricordare – che l’avventura classica alla maniera delle riviste anni ’30 e ’40 arrivava in televisione.
E per alcune decine di episodi non fu neppure male – specie considerando in retrospettiva il deserto che ci attendeva.

Alla Universal, per andare sul sicuro, recuperarono un progetto che Donald P. Belisario (l’uomo dietro a progetti come Magnum PI e, in seguito,  Quantum Leap) cercava di far decollare dagli anni ’70.
Intitolata Tales from the Gold Monkey, la serie era ambientata in un’area non meglio specificata dei Mari del Sud, ed era imperniata sulle avventure di un bush pilort, certo Jake Cutter, interpretato con competenza da Stephen Collins – attore con una buona esperienza teatrale ed un’ampia frequentazione cinematografica.
La serie aveva molti punti di forza – a cominciare dal mix di avventura e commedia, per passare all’hardware (uno splendido Grumman Goose), al cast (Roddy McDowall).
E poi nazisti, principesse giapponesi (beh, ok… giapponese-compatibili), selvaggi misteriosi, isole vulcaniche.
Non mancavano le note dolenti – la spalla dell’eroe, meccanico etilico e “divertente per contratto”, o il cane-meraviglia con un occhio di vetro (o una patacca, per quanto suoni ridicolo).

La serie resse ventidue episodi – incluso un lungo pilot – trasmessi dalla ABC.
Poi, nonostante il discreto successo, venne cancellata per i costi eccessivi.

Intanto, sull’altro canale…

I ragazzi della CBS, per andare sul sicuro, recuperarono la biografia di un personaggio piuttosto pittoresco, un certo Frank Buck, che fra le due guerre, dopo essere fuggito di casa per unirsi al circo, si era riciclato come cacciatore bianco nel Sud-Est Asiatico ed in Africa.
Grande esperto di autopromozione, Buck pubblicò libri (piuttosto divertenti, in effetti) e fece film sulle proprie avventure, a cavallo fra gli anni ’30 e gli anni ’50.
La TV affidò a Bruce Boxleitner, solido protagonista di serie TV (The Lady & the Scarecrow, Alla Conquista del West), il ruolo un po’ impettito di Frank Buck, e buttò sugli schermi Bring ‘Em Back Alive, ambientato nominalmente a Singapore, e costruito sul solito mix di avventura e azione spionistico-poliziesca – per cui il grande cacciatore bianco finisce di solito a dare la caccia a bracconieri e trafficanti.
Spinto da un budget inferiore rispetto alla produzione di Belisario, e con autori forse meno dotati, il serial su Buck aveva proprio nel nostro eroe il suo principale motore.
Sciapo per il resto il cast, anche se Cindy Morgan riusciva a rendere simpatico un personaggio femminile sostanzialmente insopportabile. Buono ma sprecato il cattivo.
Il cane guercio viene rimpiazzato da un elefante.
Poi, dopo diciassette episodi, la serie venne cancellata, vittima degli ascolti più sostanziosi delle serie concorrenti: Happy Days e Laverne & Shirley.
Il conformismo un po’ scemotto degli anni ’50 aveva colato a picco l’avventura esotica del decennio precedente.

Qual’era meglio?
Onestamente non lo so.
Gold Monkey aveva più quattrini e (forse) più varietà.
Alive aveva Boxleitner che rimane, di fondo, un interprete più simpatico di Collins – ma purtroppo gli forniva copioni ripetitivi, incapaci di sfruttare il personaggio di Frank Buck, in fondo più originale dell’aviatore Cutter.
Entrambi i prodotti risultano, ad una analisi spietata, abbastanza mediocri.
Ma nessuno dei due ha avuto il tempo di crescere e svilupparsi.

Resta il fatto che, in termini televisivi, questo è tutto il classic pulp che abbiamo.
Paradossalmenrte, c’è più steampunk.
Perché?
La vostra opinione vale quanto la mia.
Forse si tratta di un linguaggio che abbiamo perduto.
Forse si tratta di un genere inadatto al piccolo schermo (per quanto anche su quello grande…)
Di sicuro, è un’occasione perduta.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Pulp TV

  1. Credevo di essere l’unico in Italia a vedere Tales of the gold monkey! Ne ho solo qualche vago ricordo, ma piuttosto positivo. Ovviamente lo guardavo sull’onda dell’entusiasmo di Indy, che aveva conquistato anche me. Ricordo che lo hanno ritrasmesso l’ultima volta qualcosa tipo 15 anni fa su una rete privata di quelle regionali, piccolissime. Ne riguardai un paio di puntate, ma penso che non mi colpì più come in passato, perché ho rimosso tutto.
    Forse un po’ mediocre lo era davvero.

  2. Erano entrambi dei bei tentativi.
    Sarebbe stato bello se fossero stati un inizio, invece si rivelarono un vicolo cieco.
    Certo, io ti lascio tutto Happy days per il pilot di uno dei due, ma chiaramente la TV fatica a proporre serie avventurose in cui non ci sia Tarzan (o unsuo clone).
    Che sono comunque qualcosa di diverso.

  3. C’è quello con la donna della Jungla… Sheena? Recitato dalla tettona che ha posato per Playboy. Tra l’altro un remake di un vecchio serial degli anni 40, se non sbaglio. Beh… è tremendo 😛
    Su Relic Hunter non dico nulla.
    La prima stagione di “Lost”, ecco quello sembrava il prologo di una signor saga avventurosa, ma poi tutto è deragliato (parere personale) su sottotrame folli con sviluppi troppo lenti e cervellotici.

  4. Concordo su Lost.
    Ed è vero -a vevano fatto unfilm ed una serie su Sheena.
    Scarsina, aparte l’evidente salute e robusta costituzione della protagonista – che nel film era Tanya Roberts, forse…

    E poi basta.
    È il deserto.

  5. Era Tanya Roberts,tra parentesi Sheena ra nata come comics nell’America post seconda guerra mondiale .Non era la sola,il fenomeno delle Tarzanidi era uno dei più reditizzi del mercato assieme all’ horror.Poi quel grand’incompetente di Wertham col suo SEDUCTION OF THE INNOCENT dichiarò la fine di un epoca.
    Tra parentesi ricordo anch’io Tales of the gold monkey apprezzavo alcuni episodi,la sensazione che ne ho al ricordo è quella,comunque,che gli autori non avessero voluto sfruttare appieno il potenziale del serial.
    Tra parentesi ricordo che la Disney fece vent’anni fa alcuni serial d’animazione come TALESPIN che ne riprendevano il concept.

  6. Già… mi sono spesso domandato se Sheena fosse quella che da noi si chiamava Pantera Bionda, o se si trattasse di un caso di evoluzione parallela…

    Io più ci penso e più mi dico, comunque, che certi serial, anche se girati tutti in studio come Bring ‘Em Back Alive (si chiamava L’Uomo di Singapore, qui da noi), dovevano costare un sacco di soldi, specie se rapportati alla produzione televisiva media dell’epoca (quanto costava una puntata di Happy Days?).
    E credo che i costi restino alti, per cui oggi non se ne vede traccia.
    Proliferano i fumetti, i racconti ed i giochi di ruolo.
    Ma film e telefilm non ingranano.

  7. Non me ne ricordavo!!! Ma lo guardavo anche io!

  8. A Bari ho un fascicolo cartaceo con delle schede relative a TUTTE le serie TV che guardavo, magari le archivio in digitale…
    Per tornare in topic, è molto difficile scegliere tra le due serie, posso propendere verso Collins per amore Trek…ma mi sembra un motivo troppo frivolo che deprezza le due serie…!

  9. Ai suoi tempi -Tales from the Gold Monkey- non era male.
    Bei ricordi…

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