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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ragnarok, e poi…

11 commenti

... bella camicia...

Qualunque cosa stia bevendo Kenneth Hite, ne voglio una cassa.
Facciamo due.

Per i disinformati, Ken Hite, fratello in Lovecraft, è uno scrittore e critico americano specializzato nel settore dei giochi, e con una lunga e specifica competenza nei settori dell’orrore, del weird, e dell’ucronia.
Ho parlato in passato del suo eccellente Nightmares of Mine – esile volumetto che è una summa di tutti i modelli, i modi e le opzioni aperte a chi voglia scrivere (o giocare) horror.
Hite ha scritto su Lovecraft e per Lovecraft (sua la guida turistica alla Lovecraft Country).
Le due raccolte di articoli che vanno sotto al titolo di Suppressed Transmission e Suppressed Transmission: The Second Broadcast sono colossali compendi di storia alternativa, interpretazioni bislacche di testi classici, una colossale storia segreta del mondo.
E poi c’è il classico Weird War II, che compendia tutte le alternative al secondo conflitto mondiale, partendo dalla superscienza nazista fino ad arrivare al Kaiju Eiga.

Ed ora, complice un vecchio sconto, eccomi a maneggiare The Day After Ragnarok, ultima fatica del nostro.
Definito da critici fidati il miglior lavoro mai pubblicato per Savage Worlds, e il miglior universo di gioco comparso negli ultimi dieci anni, un’occhiata toccava dargliela.

E la reazione è – …

Dieci minuti di silenzio sconvolto, seguiti da una sonora imprecazione.
Perché ok, è certo una questione di gusti.
E può anche darsi che non sia davvero la cosa migliore uscita negli ultimi dieci anni.
Ma quest’affare, per quel chemi riguarda, è stampato a lettere roventi su lastre di titanio.
La definizione intraducibile di ten pounds of awesome in a five pound bag gli va stretta.

Questo libro è la dimostrazione che Ken Hite non è Dio.
È semplicemente quello che scrive le parti fighe dei discorsi di Dio.

Ma di cosa stiamo parlando?

Parliamo di un volume di 130 pagine (cartaceo o pdf, a scelta) che si legge in una sera, scritto in uno stile discorsivo e leggero che pare di assistere ad una conferenza sull’argomento tenuta da uno in gamba, pare di essere seduti al tavolo di un pub con l’autore che ti spiega in effetti come è andata tutta la facenda.
Dentro c’è tutto – il mondo, la backstory, i buoni, i cattivi, la tecnologia…
Il manuale è illustrato più che discretamente in bianco e nero – spesso con fotografie – ed è (come spesso capita coi lavori di Ken Hite) straordinariamente rules-light.
Se non giocate a Savage Worlds, potete adattare il materiale a qualsiasi motore di gioco senza troppa fatica.

In breve.
Nel momento in cui la Germania si trova stretta fra gli Anglo-Americani che avanzano da occidente ed i Russi che avanzano da oriente, Adolf Hitler, in una mossa degna di un grande cattivo pulp, decide che se il suo destino è la caduta, tutto il mondo cadrà con lui.
E grazie ad un rituale messo a punto dai suoi esperti della Thulegesellschaft, Hitler scatena in effetti il Ragnarok.
Quello dei vichinghi.
Il serpente Jörmungandr emerge dalle acque del Golfo d’Arabia (ha un suo senso, credetemi) e procede a devastare il pianeta, cominciado col farsi un sol boccone della USS Essex e della 24a Task Force.
Perché il serpente è largo 350 kilometri e lungo in proporzione, e nel momento in cui si erge fino a raggiungere la troposfera è chiaro per gli alleati che è stata loro servita una mano truccata.
Nelle poche ore disperate che restano al genere umano, un’affare chiamato “Trinity Device” viene caricato su un B29 e l’aereo si lancia verso il serpente in una corsa suicida.
L’atomica detona in un occhio della bestia, che rimane uccisa.
E si schianta sulla terra.
Una mega-tsunami zeppa di radiazioni e veleno spazza la costa Atlantica degli USA.
Il corpaccione della serpe si schianta sull’Europa spiaccicando gran parte della Gran Bretagna, dell’Europa centrale e dell’Italia e facendo traboccare l’Adriatico.
La coda della serpe, negli spasimi della morte, spazza l’Africa settentrionale.
E poi cominciano i problemi…

Eccessivo?
Potete scommetterci la parte anatomica che preferite.
Il gioco si svolge alcuni anni dopo il Ragnarok abortito.
Ci sono i Nazisti in Argentina.
Stalin controlla dall’Adriatico alla Manciuria.
La Manciuria, la Corea ed il Borneo sono in mano ai Giapponesi.
L’Impero Britannico sopravvive in parti dell’India e del Canada, in Sud Africa ed in Australia.
Il Texas è uno stato indipendente.
La California e lo Utah sono ciò che resta di sano degli USA – il resto è un deserto selvaggio popolato di mostri e mutanti.
Ed di Neo-Confederati razzisti e segregazionisti adoratori del Serpente.
E c’è chi sta utilizzando i tessuti del defunto serpente Jörmungandr per fare strani esperimenti.
E serve petrolio.
Un sacco di petrolio.

E naturalmente non vi ho detto delle armi psioniche dei Russi, e degli uomini-bestia…
E Otto Skorzeny che si crede Erroll Flynn…
Ed il fatto che ora, a quanto pare, la magia funziona

E se tutto questo non vi basta ancora – il mood, lo stile, l’ispirazione centrale per questo piccolo capolavoro, sono le opere di Robert E. Howard.
La civiltà, a quanto pare, era davvero uno stato transitorio della storia umana.

Conan il barbaro + Mad Max + Indiana Jones + Hellboy + X Files

Lo si potrebbe definire così, The Day After Ragnarok.
Ma sarebbe ancora comunque riduttivo.

E io brindo, a tanta colossale facciatosta, ed al ciclopico divertimento che ne deriva.
Se solo sapessi cosa beve Ken Hite…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Ragnarok, e poi…

  1. Geniale!
    Una delle cose più intriganti che ho letto in questi ultimi tempi. E poi sai quanto amo il dieselpunk, farcito di… tutti gli affini possibili e immaginabili.

    Si può comprare in formato PDF, giusto? Non ho mai giocato a Savage Worlds, ma mi piacerebbe leggere quest’ambientazione (se non costa troppo).

    Solo una mente libera da pregiudizi può partorire cose del genere…

  2. Viaggia sui 13 dollari in pdf – come gran parte del materiale per giochi di ruolo, che ha spesso prezzi elevati per via del contenuto grafico.
    Considerando cheil cartaceo l’ho pagato forse 20 euro…

    Ti mando i dettagli via mail.

  3. Parrebbe non male, se facesse la sua comparsa anche Satha allora andrei in brodo di giuggiole

  4. Satha l’attrice indiana?
    È un po’ fuori tempo, ma l’ambientazione è molto aperta….

    Oppure ho ciccato completamente il riferimento 😛

  5. Il vero nome di Set dal racconto su James Allison “la Valle del Grande Verme”. In tre soli racconti Howard riesce a delineare le tare di una mentalità che di li a pochi anni darà frutti terribili…

  6. Ah, diavolo… ok.
    No, mi pare che Hite si limiti a chiamarlo “the Snake”, anche se è abbastanza chiaro che il buon vecchio Seth è una possibile interpretazione.
    I riferimenti howardiani sono più sottili – l’idea del primato della barbarie, e un certo nichilismo di fondo, ma anche la vecchia idea che l’unico stregone buono è uno stregone morto…

    Mio dio, sono vent’anni che non rileggo le storie di Allison…
    Mi sto arruginendo.

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