strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

The Geek Mafia

11 commenti

Il discorso fatto un paio di post addietro, nei commenti, sulla natura criptica e tribale delle sottoculture – e sulla strenua resistenza opposta dagli elementi migliori della società, che osservano ma badano bene a non farsi contagiare – mi fa gioco per parlare dell’allegro libretto che sto leggendo in questo weekend.

E poi dicono la sincronicità…

La PM Press è una casa editrice anarchica americana specializzata in multimedia.
Il genere di casa editrice che pubblica manuali di sopravvivenza per disobbedienti, tecniche non violente di resistenza per manifestanti e scappatoie legali, la storia della RAF (quella tedesca, non quella inglese) e un sacco di fantascienza.
Moorcock, K.S. Robinson, Terry Bisson…
Ma anche Paco Ignacio Taibo – che non credo conti come fantascienza, al massimo come realismo magico…

La PM Press pubblica i tre volumi finora usciti della serie The G33K Mafia, di Rick Dakan.

Il primo, opportunamente usato, è ora qui a tenermi compagnia.
E vale il prezzo di copertina.

La storia…
Paul è un ex fumettista passato al mondo dei videogiochi e poi, molto brutalmente, silurato dai colleghi.
Mentre pragmaticamente affronta il disastro degli ultimi sette anni di vita in un bar, viene agganciato da Chloe, una strana ragazza coi capelli rosa che, intenerita dalla situazione schifosa in cui Paul si trova, gli offre una spalla su cui piangere.
E anche qualcosa di più: la possibilità di vendicarsi degli ex soci, ed al contempo estorcere loro una buonuscita adeguata al lavoro svolto.
È l’inizio del coinvolgimento del nostro malandato eroe nella Geek mafia, una sorta di filibusta moderna fatta di ragazzi e ragazze preparatissimi e pronti a tutto, per godere del mix di adrenalina, quattrini e rivalsa.
Gente che dovrebbe lavorare nel cinema ma è condannata al lavoro interinale.
Programmatori che fanno i magazzinieri.
Professionisti declassati.
La posta si alza, le truffe e i colpi si susseguono, la legge comincia ad annusare le tracce dei nostri eroi, ed a Paul resta il dubbio – è un complice di questa gente, o la polposa Chloe lo ha incastrato nel ruolo di vittima e capro espiatorio di una complicatissima truffa?

Un libro come The Geek Mafia o lo si adora, o lo si odia.
La scrittura è semplice, quasi giornalistica.
Le truffe ed i colpi dei Geek sono elaborati e divertenti, e hanno un forte sentore di wish-fulfillment – sono le fantasie che tutti noi abbiamo intrattenuto almeno una volta nella vita, dopo aver preso una brutta legnata.
Il merito di Dakan è quello di costruire un mondo in cui certi deliri di vendetta possono concretizzarsi, ed avere successo.
E non sono male, come deliri – anzi.

The Geek Mafia è un po’, in questo senso, ciò che The Monkey Wrench Gang di Ed Abbey è per il movimento ambientalista, ma orientato al mondo dell’information technology, del multimedia, del terziario avanzato.
Un bel sogno, ed un manuale per chiunque sia così pazzo da voler provare a mettere in pratica certe idee.
Anche se difficilmente Dakan raggiunge la qualità letteraria di Abbey (ed il suo lavoro è ulteriormente danneggiato da un editing abbastanza anarcoide).

Ma anche come semplice technothriller contemporaneo, come cyberpunk a bassa tecnologia, il romanzo funziona egregiamente – e come tale arriva con l’imprimatur dei soliti Cory Doctorow e Seth Godin.

E in più mostra uno strano campionario della fauna geek, una specie di introduzione ad un sottomondo-ombra del quale forse alcuni di noi sono partecipi senza saperlo.
E forse è proprio questa idea che la sottocultura sia abbastanza matura da sviluppare una propria classe criminale è ciò che rende il romanzo affascinante per chi ci è dentro, e non plausibile per chi non c’è.
Roleplayers che si danno alla falsificazione di fumetti da collezione?
Andiamo…

Ma a me piace.
Questo è un romanzo in cui i blogger non se ne stanno chiusi nei loro sgabuzzini, ma si incontrano per mangiare, bere, e pianificare la rovina dei loro nemici.
Mi piace.
E credo che mi procurerò anche i due sequel… Mile Zero e Black Hats

Ah, dimenticavo… una copia gratuita del romanzo (pre-editing) è scaricabile gratis da qui.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “The Geek Mafia

  1. Chissà perché, mi sento vagamente come chiamata in causa:

    Il discorso fatto un paio di post addietro, nei commenti, sulla natura criptica e tribale delle sottoculture – e sulla strenua resistenza opposta dagli elementi migliori della società, che osservano ma badano bene a non farsi contagiare

    Detto in questi termini sembra che la società evolverebbe (in positivo) se i suoi elementi migliori si lasciassero contagiare dai giochi da tavolo, dalla fantascienza e dal blogging – ciò di cui si occupano ‘certe’ sottoculture urbane – piuttosto che osservarle, partecipare solo in parte alle loro discussioni, e intanto fare altro 😀

  2. Chiamata in causa?
    E perché mai…? 😉

    Il fatto è che io le faccine che ridono le metto solo nei commenti, mai nei post principali.

    Ma per rispondere alla tua osservazione, posso avere i miei dubbi sul gioco da tavolo – anche se c’è quella vecchia faccenda del gioco come fattore preculturale postulata da… come si chiamava… Huizinga (ah, la rete è l’ideale per chi ha la memoria corta) – e sul blogging (maggiori dettagli in seguito), ma possiamo postulare seriamente che la fantascienza, come espressione dell’immaginazione umana rivolta al futuro, contribuisca in effetti all’evoluzione della società di più, e in maniera più positiva ed efficiente rispetto a, per dire la poesia dadaista o la politica…

    Se consideri la definizione di fantascienza emersa a suo tempo – di narrativa che immagia che i nostri figli possano avere un giorno dei problemidiversi dai nostri – la fatascienza è utile, vitale e positiva.
    Posso sostenere seriamente che il nostro paese versinelle condizioni in cui versa perché per due generazioni proprio questa idea (che il futuro sarà diverso dal presente) non è stata presa in considerazione.
    Ma nonparliamo di politica…

    Sul blogging, parliamone.
    In prima battuta, qualunque strumento che stimoli l’espressione personale è meglio di un diverso strumento che promuova la fruizione passiva.
    Poi, certo, il blog sul gossip (ne esistono a milioni) non compare certo nella mia lista dei dieci fattori che porteranno l’umanità fra le stelle, ma anche un semplice cat blog, se dà voce a chi non l’avrebbe, e contribuisce a creare una rete sociale, anche se piccola e storta, è meglio di una Playstation (argomento, la PS, che lasciamo per i corsi del secondo semestre).

    Poi, certo, osservare, non farsi contagiare…
    Ma la vita non è uno sport per spettatori – o così sosteneva una vecchia pubblicità delle scarpe da tennis… 😉

  3. io da ragazzo alla falsificazione dei fumetti ammetto di averci pensato… la fantasia del mio gruppo di pazzi si arrestò davanti all’impossibilità di mettere le mani su un’originale pregiato.
    Invece conosco personalmente un tizio che ha falsificato carte di Magic nel periodo del boom, e ne ha (minimamente) profittato…

  4. Beh, se è un fumetto da collezione, è imbustato e sigillato, col marchio e la certificazione di autenticità.
    nessuno lo tira fuori dalla busta.
    Ti basta falsificare la copertina e la certificazione… 😉

  5. Cristina

    In realtà neanch’io amo o pratico i giochi di ruolo.
    Mi sa che più che altro ti sei sentita un esclusa perché l’accenno a World of Warcraft proseguiva una conversazione tenutasi su un altro blog.
    Io mi sento escluso anche dai post cinematografici, che qui e da Elvezio sono all’ordine del giorno: forte lettore, grande consumatore di musica, ma se arrivo a vedere una mezza dozzina di film in un anno è tanto.
    Però per la fantascienza è un discorso diverso. Credo che tu la assimili un po’ troppo in fretta a giochi di ruolo, battaglie spaziali e geekerie da fan di Star Trek. Ci sono tantissimi autori di fantascienza “soft”, quella che basa le sue estrapolazioni fantastiche sulle scienze sociali piuttosto che quelle quelle fisiche che potrebbero/dovrebbero interessarti proprio in quanto antropologa.

  6. Giusta osservazione.
    Si potrebbe cominciare con Ursula Kroeber Le Guin, ad esempio – figlia di Kroeber, ed autrice di due romanzi fondamentali (La Falce dei Cieli e La Mano Sinistra delle Tenebre) e del meno noto, ma a mio parere eccellente Il Mondo di Rocannon (proprio sul tema osservazione/coinvolgimento).

    Ma anche i due romanzi del ciclo degli Orthe di Mary Gentle sono interessanti, per chi pratichi l’antropologia.

    E l’elenco potrebbe esserelunghissimo.
    Octavia Butler, Kate Wilhelm…
    E una fetta consistente dell’opera di Michael Bishop, a cominciare da A Funeral for the Eyes of Fire.
    Un autore criminalmente trascurato nel nostro paese, ma grande.

  7. Avendo molte vite a disposizione, potrei leggere tutto ciò. Ma non avendone mi accontento di quanto sta già ammucchiandosi nella mia libreria. Spiacente di deludervi, avrei già bisogno di venti anni senza lavorare per leggere tutto quanto è in sospeso, e viste le mie condizioni economiche e di salute, credo che non riuscirò mai a soddisfare tali precondizioni. Grazie dei suggerimenti, ma non riesco ad avere il senso di colpa nell’ignorare, come farò, ciò che voi ritenete fondamentale per la formazione di un’antropologa 😛 Torno ai miei lavori, oggi giusto pausa di ben tre ore intorno all’ora di cena, ed è domenica…

  8. Non credo si tratti di libri fondamentali per la formazione di un antropologo, non più di quanto Nova di Sam Delany possa essere fondamentale nella formazione di un astrofisico.
    Diciamo che si tratta di libri che potrebbero suscitare la curiosità di chi si occupi di antropologia.
    Poi, su questo blog, di letture obbligatorie non ce ne sono.
    Di indispensabili sì, e parecchie – ma di obbligatorie, nessuna.

    Sulla faccenda del non aver tempo, benvenuta nel club.
    Noi siamo ancora alla ricerca di giornate da trentasei ore – l’idea è che il primo che ne trova una riserva, avverte gli altri.

  9. Non è questione di deludere “noi”.
    La tua risposta sembra aver come presupposto il tuo modello di separazione – noi siamo i geek, tu sei l’outsider che guarda da lontano, e stai rifiutando un tentativo di “approccio” allo stesso modo in cui rifiuti quelli che vertono sui giochi di ruolo, nella serena consapevolezza che si tratta di cose che non fanno per te.
    A me non interessa far leggere libri di fantascienza a caso, nè ti ho dato consigli specifici, anche perché non so cosa ti piace.
    Per quel che ne so magari non leggi neppure narrativa; ho amici di ottima intelligenza e cultura che leggono quasi esclusivamente saggistica.
    Però, da lettore onnivoro ma con un interesse particolare per la fantascienza, come altri possono averlo ad esempio per i romanzi storici, posso dire di aver letto molte opere che potenzialmente potrebbero interessarti. Come e più di Pratchett, senz’altro.
    Il che non vuol dire che devi subito partire alla ricerca o invece cestinare senza rimorso, ma magari tenere in considerazione for later use.
    Anch’io ho la casa piena di libri, e posso avere preferenze per determinati argomenti, situazioni, stili di prosa, ma non direi mai di non voler leggere per principio un romanzo di fantascienza, un romanzo storico o un romanzo russo. Se tu lo fai mi dispiace ma secondo me lo fai in base ad un idea predefinita di quel che la fantascienza può essere.
    Ci sono sicuramente tante opere che possono piacere solo a chi ama il genere, ma anche molte che potrebbero interessare tanti altri.

  10. Visto che citi Delany, a me le storie di Neveryon son sempre sembrate quanto di più vicino alla narrativa antropologica mi sia mai capitato di leggere. Ancor più della Le Guin, tanto per dire.

  11. Spezzo una lancia in favore di Cristina: vista la mancanza di tempo che attanaglia tutti, occorre fare delle scelte. Io lo so che se cominciassi a videogiocare (console, PC, MMORPG, etc.) mi intripperei a discapito di altre cose…per cui non inizio nemmeno. Forse anche lei sotto sotto sa che la FS genererebbe dipendenza… 😉

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