strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un paio di giorni sulla strada

27 commenti

Si riparte per Urbino – una toccata e fuga, l’ultima prima della verifica di fine anno per il dottorato.
Il clima sembra pronto a fare del suo peggio.
E tutto considerato, passerò più ore in auto che in aula.

Ormai la strada la conosco a memoria – il che naturalmente non significa che io mi perda regolarmente.
Uscite d’autostrada sbagliate, la maledetta tangenziale di Bologna…

A metà settimana cisono un sacco di camion.
E se ti fermi all’autogrill, incappi in quei quartetti di quadri in trasferta lavorativa – il capo a cui tutti leccano il culo e che compera Il Sole 24 Ore e la Gazzetta dello Sport, la collega bonazza, che parla di linea e macina i colleghi assenti a colpi di pettegolezzo, il tipo giovane che si sente figo e magari con la collega bonazza ci proverebbe anche, ma non vuole passare davanti al capo, e quello un po’ passé, con la camicia stropicciata, che proprio non ci voleva venire, ed ha l’aria del ragazzino che cerca di scappare da scuola nonostante la stempiatura terminale e la pancetta.
Passano delle ore davanti al bancone di Spizzico, per decidere se prendersi un trancio di pizza mediocre, o spostarsi dall’altra parte e prendere uno di quei panini orribili, con quei nomi falso-simpatici.
Camogli.
Rustichella.
La sprite viene venduta a cinque euro al litro – il prezzo di un discreto barbera D.O.C.
Un sacchetto di patatine?
Quasi quindici euro al chilo!

L’alternativa è il self service, dove due hamburger e quattro patate fossili costano come una settimana da MacDonald con Bud Spencer…

Ti vendono di tutto.
Giacche, berrettini, CD di musicisti sconosciuti o vecchie reliquie, film, libri…
Perché?

Quando entri e quando esci, c’è il più irritante spreco di tecnologia mai concepito ad accoglierti – il cane di peluches conil sensore di movimento che ti sente avvicinare e allora ha un chip con sopra incissa una risata in loop, e unmotorino che lo fa rotolare sul proprio asse longitudinale.
E se non è un cane è una mucca.
Un maiale.
Una scimmietta.
Ma chi le pensa queste cose?

Sono questi i momenti in cui l’immagine del freelance col computer nella borsa e un cambio d’abito va a farsi benedire.
Jack Kerouak non ha mai ordinato una rustichella.
I Blues Brothers non si fermavano per una sprite e due patatine Pai a sei euro totali.

Per lo meno, di questa stagione, ci risparmiamo i ragazzotti in gita.

A me non piace guidare.
Mi stanca, mi fa dolere le gambe, una trasferta come quella di questi giorni milascia al tappeto per due giorni, dopo.
Mi si mangia il weekend.

Ascolto la radio.
Mi fermo ogni 100 chilometri.

Poi via, cinque, sei ore in un’aula.
Si vedono vecchi amici, si seguono un paio di seminari.
E poi indietro.
Di notte.

Sono troppo vecchio per queste cose.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

27 thoughts on “Un paio di giorni sulla strada

  1. Un gran bel post, agrodolce.

    A volte penso che mi piacerebbe svolgere un lavoro itinerante. Tipo il professionista freelance, sì sì. Poi mi vengono in mente le autostrade italiane, le FFSS, gli scioperi degli aerei, e penso che in fondo starsene col deretano appoggiato a una scrivania con PC collegato in rete (per lavoro, eh!) 8 ore su 8 non è poi così male.

    Che dirti se non buon viaggio?

  2. Io ho lavorato per un anno e rotti in un call center, all’ultimo anno dell’università.
    Otto ore al giorno chiuso in uno sgabuzzino.
    Entravi che il sole non era ancora sorto, uscivi che era già tramontato.
    Contatti umani – zero.
    Distrazioni – zero.
    No – preferisco la strada.
    Ma ci sono sere come questa in cui ne farei volentieri a meno…

  3. Fare il freelance, o come dico io, il libero professionista (forse è un pò meno attuale ma si confà di più al mio mestiere, ovvero il geometra) avrà anche i suoi bei vantaggi, ma controbilancia alla grande con tutto in gran numero di sbattimenti e di nervi da mantenere saldi; perlomeno nel mio settore, e per chi è “in piccolo”.
    Tanto per curiosità, visto che mi sono inserito da poco nel vostro (bel) gruppo di blog e che non vi conosco, di che cosa vi occupate o che mestiere fate?

  4. Dai Davide, lo so bene quanto sia pesante, ci sono passata, e poi vi ho aggiunto ancora per altri anni un ulteriore delirio (e quello avrei fatto bene a evitarlo) ma è un’avventura, e dura pochi anni. Non sei ancora così vecchio, lo sarai più avanti. Ora hai ancora questa opportunità di viaggiare, vedere questa assurda ‘parata’ che è l’umanità in azione 😛 e fare una vita un po’ bohemienne.
    Puoi essere stanco, ma quando poi vai a nanna so che avrai comunque un (piccolo) sorriso in volto. Non un ghigno. Un sorriso 😉

  5. @Sekhemty
    Io sono geologo, e per la precisione micropaleontologo.
    Ma paleontologo suona più cool, e la gente fa meno domande.
    Al momento sto lavorando ad un progetto di ricerca all’Università di Urbino, a scopo di dottorato (e per ampliare il mio ambito di competenze).
    In qualità di guru della statistica ed esperto (hahaha) di analisi di dati ambientali, in precedenza avevo tenuto corsi e collaborato con gruppi di ricerca vari.
    Ma posso anche ripararti la bici, se il mercato della scienza dovesse contrarsi.

    @Cristina
    Lo sanno tutti che le donne sono più resistenti.
    E poi non sono gli anni, sono i chilometri.

    E poi… “viaggiare” è una gran cosa – ma la quindicesima volta che vai nello stesso posto, o trovi il modo di cambiare strada, o la noia avanza agguerrita.
    Sulla vita bohemienne ho un manuale (un errore di spedizione di una libreria online) e ti dirò che pare molto ma molto meglio sulla carta di quanto non sia nella pratica.

    Ma non paingete, miei cari lettori – sarò un po’ stropicciato, ma sono ancora in piedi.
    Come cantava Elton John…

  6. Ahò!
    Se vuoi risparmiarti un autogrill puoi anche fermarti da me a pranzo, a cena, o per colazione, fai te.
    Sono a due minuti due dal casello di MO Nord – quindi gisto giusto a metà strada – basta che mi fai un fischio…

    (Io c’ho passato gli anni più belli sulla strada, di certi tratti autostradali conosco i caselli, gli autogrill, fin i parcheggi a memoria. Però è vero, a vent’anni fanno un altro effetto.)

  7. Guarda, questo giro passo l’invito perché faccio una cosa alla furia, ma se ti va organizziamo per la prossima trasferta.
    Così magari ti porto un paio di libri…

  8. Non voglio più sentir dire ‘sta cazzata che le donne sono più resistenti.Tutta la storia dell’umanità è basata su questa mezogna, che poi culturalmente si declina nello sfruttamento per cui sono cazzi nostri conciliare lavoro e cura delle persone e situazioni deboli per cui alla fine mandiamo a farsi fottere i nostri sogni e li vediamo realizzare in uomini più incapaci, che si sbattono meno, ma sui quali ci sono meno aspettative connesse a una presunta naturalità di ruoli e mansioni. Quindi BAAAASTAAAAAAA con ‘sta cazzata, almeno tu evitamela, perché sai bene le conseguenze fisiche su di me dell’aver provato a fare tutto e ancora a realizzare i miei sogni. Ti prego tu no, non dire una cazzata del genere.

    Questo detto, smettila con la lagnatio, stai facendo ciò che desideri e alle tue condizioni: un po’ di fatica per andare una tantum a 700 chilometri ci sta. E – piccola intuizione che sembra una menata ma non lo è – ho imparato che i desideri di soddisfazione della mente e del cuore passano attraverso un corpo resistente che ti permetta di realizzarli: quindi pure di quello, piuttosto, dovresti entrare nell’ottica di prenderti cura. Ma non per questioni estetiche o aspettative sociali o cazzate del genere: proprio per avere le energie e sentire meno la fatica nel fare le cose che sono per te così importanti, quelle che danno senso alla tua vita e al tuo essere nel mondo.

  9. … che è un modo fantastico per dirti che sei un ciccione orrido ed hai la forza di volontà di un paramecio.
    Io le odoro, certe cose, la mattina.
    Mi sa che se torno vivo, ci faccio un post…

  10. (però l’ha detto proprio bene, devi ammetterlo! :-))

    Per me va benissimo anche la prossima volta.
    Anzi, rilancio, se al prossimo viaggio ad Urbino riuscissi a metterci in mezzo un fine settimana ci si potrebbe trovare tutti dalle mie parti, giusto per prenderci cura del nostro corpo – o almeno di stomaco e cervello – in compagnia.

  11. Davide, come sei perverso, manco vuoi più riconoscere parole d’amore e solidarietà quando le incontri! Che si deve fare con te, accettare di sentirti ansimare mentre parli di cose appassionanti e accettare pacificamente che potresti dare molto di più a questo mondo, ma non riesci a farlo per limiti fisici di stanchezza, e pur sapendo che, se tu potessi, faresti ben di più? Guarda che energie hai comunque per scrivere, parlare, leggere, riflettere, indignarti e agire già così, dannazione! Pensa come altro potrebbe essere! Solo quello è – scemo! – niente altro. Mi arrabbio quando vedo le persone ‘sprecarsi’, tenere il minimo, abbassare le proprie possibilità (anche se questo è molto comodo…) – e tu lo sai.

  12. Cristina mi sei simpatica tantissimo e mi piace quel che dici 🙂

    (@Davide: seguo sempre, anche se commento un po’ meno.)

  13. @Davide: scrivici pure un post sull’argomento, ma ricordati che

    1) io sono una che segue il principio del piacere, oltre che un ‘minimo’ di attenzione alla salute – ma proprio un minimo, onde evitare di finire all’altro mondo prima d’aver adeguatamente impattato con le mie parole e i miei pensieri questo 😛

    2) quindi non ti permettere di scrivere menate legate a princìpi di salutismo ecc. che la sottoscritta si sta per godere una carbonara, altro che mortificanti insalatine 😀

  14. Interessante il tuo lavoro da micropaleontologo, immagino sia un settore abbastanza ristretto ma proprio per questo scommetto che si tratta di un ramo che hai scelto per passione prima di qualsiasi considerazione lavorativa. Molto bello anche poter fare lavoro da ricercatore, indipendentemente dal settore in cui si opera.

  15. il treno. io viaggerei in trasferta solo per il treno. in treno puoi sentirti un viaggiatore che è guidato dal suo viaggio. e poi puoi anche leggere.

  16. Io sono segretaria scazzata.

    @Davide
    Non puoi sapere se Kerouac abbia mai mangiato un Magliotto, forse si, ma magari ne ha scritto qualcosa sul taccuino degli appunti…

    Sulla resistenza delle donne concordo con Cristina, è solo una scusa per farci fare più cose…Avete presente: “Come le fai tu le cose non le fa nessuno?” TAC…fregate!

  17. “Come le fai tu le cose non le fa nessuno?” TAC…fregate!

    Da tempo ho imparato a rispondere “Se vuoi, ti insegno”. Se rifiuti, il commento è “Vabbé, allora puoi continuare a farle male”. Con qualche augurio che non è il caso di ripetere qui ma che tutti voi potete immaginare benissimo quale sia 🙂

  18. No, è che le donne hanno quel qualcosa in più, quella forza interiore, che deriva loro dalla capacità di generare e accogliere la vita.

  19. Questo blog sta diventando invivibile.
    Io quasi quasi smetto di leggerlo.

    Però… erano anni che una signora non mi diceva che sono perverso 😀

    Vediamo di ricapitolare velocemente…

    @Iguana
    Si può fare.
    Appena ho una data ne parliamo.
    [però – che nebbia stanotte a Modena!]

    @Sekhemty
    Parrà folle, ma la micropaleontologia in effetti è un ripiego…
    Ma si tratta di una storia lunga e complicata.
    U’altra volta, magari…

    @Fabrizio
    Arrivare i treno a Urbino, ahimé, non è azione contemplata dalle Ferrovie dello Stato.

    @Orlando
    Sai che i commenti sono sempre beneaccetti.
    Sulla simpatia per Cristina – potrei fare la battuta sul non mettere le dita fra le sbarre della gabbia, ma poi lei s’incacchia e mi dà del perverso… 😀

    @Cristina
    Una sola correzione.
    Ansimare mentre parlo in tua presenza è assolutamente normale… considerando che vivi all’ultimo piano di una casa senza ascensore.
    Se vuoi sentirmi parlare di argomenti appassionanti senza ansiti, sei invitata alla mia prossima conferenza – che si terrà per contratto ad un piano rialzato.

    @Joseph Ratzinger
    Santità… Pontefice… ti scoccia se ti chiamo Ponty?
    Ponty, ti rendi conto che postare uncommento del genere equivale ad appendersi al collo un bersaglio?
    Conti anche tu, come il tuo predecessore, sulla Madonna di Fatima, o sulla Suora teleporter….?

  20. Davide, la battuta l’hai fatta comunque, quindi ti becchi del perverso 😛
    E dato che lo sei, so che ti piace pure sentirtelo dire e quindi te lo dico [che sei pure narcisista, nell’ego 😛 ]

  21. Torno in ritardo a commentare dopo qualche giorno.
    Dite la verita’ che non se n’era accorto nessuno?…bastardi.
    I commenti di Cristina e Lady mi hanno fatto ricordare che certe fregature non capitano solo alle donne ma anche ad una categoria ancora più bistrattata….quella dei fratelli maggiori(voce alla Villaggio dei film di Fantozzi)
    Sopratutto se si nasce in una famiglia numerosa come la mia(8 tra fratelli e sorelle!)-rivoce alla Villaggio.
    Avete presente:
    “Ma perchè certe cose le devo sempre fare io?”.
    “Ma perchè sei il fratello maggiore.”
    …zak,fregato.
    E senza appello.
    @Davide.
    Non ansimare…..Perverso.-)

  22. Perverso, ansimante e narcisista… paura, eh? 😀
    Ah, già… e pure fratello maggiore.

  23. Davide ansima con Cristinaaaa
    Davide ansima con Cristinaaaa

    Io sono figlia unica e femmina. Due fregature in una.
    E ad Urbino ho una cugina, confermo che non ci si arriva DIRETTAMENTE col treno, che invece giunge sino a PESARO, da dove parte una scomoda corriera di tanto in tanto.
    E poi il viaggio in macchina non ha eguali…

    Due anni fa, Torino-Scozia in auto…

    @Davide
    La micropaleontologia un ripiego? No scusa APPROFONDIRE…

  24. È una storia brutta e spiacevole. E lunga.
    Io a geologia avevo una tesi in sedimentologia – studiavo i sedimenti marini profondi del Bacino Terziario Ligure-Piemontese.
    Ci ho lavorato quattro anni, con due colleghi, a quella tesi.
    Ciascuno su un aspetto diverso del Bacino TLP.
    Poi improvvistamente, da tre tesisti ne rimase uno solo, a lavorare sull’intero Bacino, e i due fatti fuori furono obbligati a trovarsi un ripiego.
    Ora faccio il micropaleontologo.

  25. @ Lady Simmons: Darling, al limite Davide ansima per Cristina 😉

  26. Sapevo che l’avresti notato, era un test per dimostrare l’attitudine femminile al dettagliO!

    @Davide
    Ma quindi non ti piace come lavoro?

  27. Mi piace, e molto.
    Ma è un lavoro radicalmente diverso da quello che avevo in mente quando mi sono iscritto all’università.
    Un sedimentologo lavora sul campo, si costruisce una immagine tridimensionale dei corpi rocciosi nello spazio e ne ricava le origini, i fenomeni che hanno agito sui sedimenti nel corso del tempo, pensa in termini di paesaggi che si avvicendano attraverso la storia.
    Un micropaleontologo lavora in laboratorio, al microscopio, e si costruisce una immagine lineare (di solito) sul succedersi nel tempo delle specie e degli ambienti in cui queste specie vivevano.
    Le due attività sono in effetti complementari – di solito sedimentologo e micropaleontologo lavorano insieme (i dati ambientali si integrano, e il micropaleontologo stabilisce con precisione l’età delle rocce del sedimentologo e così via), ma sono molto diverse.

    Tutto considerato, chissà, forse fare il micropaleontologo è meglio – ho fatto il sedimentologo per un breve periodo, in Inghilterra, vent’anni or sono, quand’ero ancora studente, quindi conosco entrambi i mondi.

    Ciò che non i piace è casomai che certe mie scelte siano state prese da altri.
    Ma alla fine, dati alla mano, credo di esserne uscito più che bene 🙂

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