strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il concetto di “palla curva”

7 commenti

Da noi in Italia il baseball non tira granché.
Ho passato quarat’anni della mia vita a meno di un chilometro al campo da baseball di Torino, e non ho mai visto la ressa ai botteghini.
Quando giocava mio fratello, c’era più gente in campo che sulle gradinate.
E l’ultimo mondiale di baseball, ospitato a Torino, non è stato pubblicizzato sui giornali.
Conosco persone che considerano il baseball incomprensdibile.

E sì che Hollywood ci ha fatto sopra migliaia di ore di girato – da The Natural a Major League passando per i film degli Orsi.
Gioco popolarissimo anche in Giappone, ma con regole diverse, e quindi eccellente metafora dei rapporti fra le due nazioni – c’è Mr Baseball, c’è la partita che degenera in rissa di Gung Ho…

E ci sonotutte le metafore del baseball – che guardando film o leggendo romanzi, ti si appiccicano addosso.
Rubare la prima.
Arrivare in seconda.
Portare a casa
un compagno di squadra.
Due strike.
E naturalmente la palla curva.

La palla curva è quella che viene lanciata con un effetto.
È un sistema per mettere subdolamente in difficoltà il battitore.

Nella vita, spesso ci viene lanciata una curva.
Pareva tutto ok, giusto, e invece all’ultimo minuto zac!

Ad esempio…
Ieri, l’Università mi ha lanciato una curva.
Mentre chiedevo in segreteria la data (indicativa) della prossima verifica del primo anno di dottorato, e mi si garantiva un mese buono di preavviso,

non si preoccupi, l’avvertiremo

mi veniva spedita a casa via mail la comunicazione che la verifica sarà fra quindici giorni.

Altri mille chilometri, e un surplus di lavoro in un terzo del tempo previsto.
La cosa, naturalmente, non è che mi mandi in crisi – ma è il genere di sciocchezza che dimostra come in fondo il sistema lavori sempre, e comunque, contro.

Ora più che altro dovrò preparare una presentazione in Impress che lasci l’uditorio di sale.
Proprio solo come sfoggio di superiorità.
Già che devo lavorare a tappe forzate, vediamo di usare il suprlus di energia per fare qualcosa di spettacolare.
Come cantava Billy Joel, siamo al nono, due uomini fuori e tre uomini in gioco…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Il concetto di “palla curva”

  1. Palla curva ma, anche 2 strike, 3 Ball e 2 eliminati al 10 inning.
    Ci vuole un bel fuoricampo…

  2. Io a qualche partita dei mondiali a Torino, c’ero.
    Mi dispiace, ma il baseball, del quale ho sempre subito il fascino (probabilmente un “fascino astratto”) non l’ho mai compreso e ha contribuito a farmi sentire (ancora più) deficiente. Mi sono anche comprato un libro con le regole: semplicemente, non le capisco. O sono davvero stupido – ipotesi che non scarto affatto a priori – o ho delle fortissime resistenze alla comprensione del baseball, così come per la matematica e qualsiasi cosa di “scientifico” e/o “tecnologico”.
    Ho visto parecchi film a tema, ma – ovviamente e giustamente – essi danno per scontato che le regole del baseball le si siano assimilate col latte della mamma, essendo tutti quei film molto americani.
    Ho seguito – addormentandomi vergognosamente sempre prima dell’inarrivabile finale – diverse partite in tv (Sport Italia? Comunque, un canale digitale in chiaro gratuito, il giovedì sera): non ci ho mai capito una mazza (ah ah ah!).
    Questo coming-out è piuttosto doloroso, ma prima o poi andava fatto…

  3. In realtà il baseball non è difficile (rigirare il coltello?Io? Naaaa…)
    È il cricket che è difficile.

    C’è un sacco di roba esoterica, nel baseball – un sacco di statistica, i turni di battuta, gli esterni, il cleanup…
    Tutto riempitivo.

    Per godersi un film o per giocare in un prato, bastano poche nozioni base.

    Allora, attacco (battuta) e difesa (lancio) si alternano.
    Io lancio e tu batti, poi tu lanci e io batto.

    Detto ciò, per la squadra in attacco:
    La palla è veleno.
    Se te la tirano addosso, colpiscila, mandala il più lontano che puoi, e corri più veloce che riesci.
    Non permettere alla palla di toccarti, e non permettere ad un avversario con la palla di toccarti, e non toccare nulla e nessuno che sia stato toccato dalla palla, o sei fuori.
    Se fai un giro completo, fai un punto.
    Se tre giocatori vengono eliminati, si cambia.

    Per la squadra in difesa: la palla è la tua unica arma.
    Dopo che è stata battuta, recuperala più in fretta che puoi, elimina l’avversario più vicino toccandolo, e poi passala ai tuoi amici perché la usino per eliminare gli avversari.
    Se prendi la battuta al volo, ammazzi in automatico il battitore.
    Il fuoricampo equivale invece ad un “liberi tutti” – non puoi eliminarli, e tutti gli avversari in campo vanno a punto.

    Chi fa più punti vince.
    Se piove non si gioca.

  4. Io le regole le avevo capite, fra libri, fumetti, telefilm e cartoni animati giapponesi, ma preferirei guardare nell’ordine tennis pallavolo calcio pallanuoto rugby basket ……….curling tamburello …..rubabandiera palla prigioniera……..uitzilamatzli.

  5. In linea di massima gli sport è meglio farli che guardarli… che sennò poi ti dicono che hai il fisico in decadenza e parli strano dicose prive d’interesse 😉

    Ma a me il baseball non dispiace.
    Non sono un fan, non tifo per una squadra… ho un cappellino degli Yankees da qualche parte…
    Mio fratello ci giocava perché era il modo migliore per fare sport nella mia zona senza andare a finire nella squadra di pallone della parrocchia, dove la posizione in campo veiva assegnata sulla base di cosa avevi confessato la sera prima della partita… due Ave, un Pater e Ala sinistra…

    Come sempre il trucco è non farlo diventare una religione.

  6. Ma alziamo la posta.
    Il tutor vorrebbe vedere la presentazione con qualche giorno di anticipo per potermi dare magari un paio di consigli.
    Che è una cortesia non da poco, per come gira l’università in questo paese, ma significa dover finire il lavoro per il 19 al più tardi.

    Intato, mi si fa notare da un’altra direzione che se finissi quelle due traduzioni (non retribuite) entro il venti, sarebbe meglio per tutti…

    Come diceva Billy…?
    Pressure!!

  7. Pingback: Bibienne BlogBooks on the Net Mappe Mentali

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