strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Full Fathom Five…

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Full fathom five thy father lies;
Of his bones are coral made;
Those are pearls that were his eyes;
Nothing of him that doth fade,
But doth suffer a sea-change
Into something rich and strange.
Sea-nymphs hourly ring his knell:
Ding-dong.
Hark! now I hear them — Ding-dong, bell.
(W. Shakespeare, The Tempest)

Ammettiamolo, nel 2003 avevo altro da fare.
E le distrazioni, anche in un ambito sciocco come il colezionismo, l’hobby, il passatempo, si pagano.
Una ciquantina di dollari, probabilmente, che è ciò che mi chiedono i più onesti dei miei fornitori per una copia in buone condizioni di 50 Fathoms, di Shane Lacy Hensley.
L’ho scoperto tardi, 50 Fathoms, attraverso un pdf delle sue 144 pagine.
E mi son preso a calci per non averne arraffato una copia cartace quando ancora le si trovava a venti piastre (*).
Ah, gli errori di gioventù.

Ma cos’è 50 Fathoms?
È una strana miscela di fantasy e planetary romance, e forse una delle migliori ambientazioni per giochi di ruolo che mi sia capitato di vedere in tanti anni.
Uscito nel 2003, secondo titolo della serie Savage Worlds, oggi fuori catalogo, gran parte delle meccaniche riciclate per l’altrettanto eccellente ma più mainstream Pirates of the Spanish Main, 50 Fathoms ha il coraggio di essere clamorosamente diverso, e notevolmente divertente.

Cosa succederebbe se se venisse il cataclisma e gli unici a sopravvivere fosserro i pirati, i marinai e i popoli del mare?

L’idea è che un evento sconosciuto (una maledizione, secondo la tradizione) abbia innalzato il livello dei mari di 50 braccia, circa 92 metri, trasformando i regni un tempo fiorenti del pianeta Caribdus in quelle che oggi si chiamano le Mille Isole.
La popolazione indigena, i masaquani, si tengono a galla (è il caso di dirlo) in una serie di federazioni di isole, convivendo con altre razze senzienti e cercando di far quadrare la comprsa dei nuovi venuti, umani trascinati su Caribdus da un non meglio spiegato fenomeno cosmico.

Del tipo, scompari nel Triangolo delle Bermude, e ti ritrovi su Caribdus.
Ma il meccanismo è aperto alle interpretazioni.

Il tema ed il tono del gioco sono quelli della più classica avventura disimpegnata.
Questo è Jack Vance mescolato con C.A. Smith al suo meglio, con una liberalissima spolverata di Rafael Sabatini ed Emilio Salgri ed appena un tocco di P.J. Farmer…
Questo è Waterworld scritto da Robert Howard e diretto da John Woo, senza le parti noiose…
Questo è On Stranger Tides di Tim Powers sceneggiato da Michael Moorcock per la Amicus…
Questo è One Piece fatto da Masamune Shirow…

L’idea di un fantasy interamente imperniato sul mare e sulla navigazione è poco battuta tanto in letteratura quanto nel gioco di ruolo.
Ed ancor più quando si arriva ala pirateria.
O no?
Beh, non c’è ambientazione che non abbia il suo volume sui pirati, certo, dai pirati del Mare delle Stelle Cadenti ai cyberpirati.
E in campo letterario, se i pirati abbondano – dai Pirati Neri di Barsoom ai Pirati dei Cieli di Callisto – in molte serie, e non si possono non ricordare le derive piratesche di Conan, Elric e di Fafhrd & Gray Mouser, quando si arriva al fantastico piratesco (ma non sono tutte le storie di pirati un po’ fantasy?) vengono in mente – oltre al già citato Tim Powers – forse alcune cose di Gene Wolfe (Pirate Freedom), i romanzi dei liveship traders di Robin Hobb, Corsair di Chris Bunch…
C’è lo straordinario, assolutamente meraviglioso The Walrus and the Warwolf del compianto Hugh Cook…
Ci sono le antologie Sails and Sorcery e Fast Ships, Black Sails, per chi preferisce i racconti.
Un giorno mi toccherà farci un post, su tutta questa roba.
Che pare molta, ma non lo è.

E un intero mondo, informato dalle regole della pirateria e dell’avventura marinaresca?
A parte l’orrendo One Piece, mi viene in mente l’abortito Pirates of Dark Water, progetto Hanna&Barbera così costoso che venne cancellato al ventunesimo episodio. Faceva più o meno così…

… e ammettiamolo, non era granché.

Quindi, 50 Fathoms.

Ai giocatori, 50 Fathoms rende  disponibili nove razze giocabili – e non una tradizionale in alcun modo.
Niente elfi, nani, coboldi…
Gli Atani sono uomini alati alla maniera di Poul Anderson, che veleggiano sospint dai venti dell’oceano.
I Doreen sono uomini-delfino un po’ rasta e un po’ tiki-style.
I Grael sono colossali uomimi-tricheco corti di cervello ma praticamente inaffondabili.
I violenti e infidi Kehana sono a tutti gli effetti dei mostri della laguna nera.
I maestri delle arti elementali Kraken sono… beh, ok, sono illithid.
I Masaquani sono quasi umani, ma si trovano in tutti i colori e gli stili, e sembrano usciti da un anime impazzito.
I Red Men sono uomini bestia del più classico pulp.
Gli Scurilians sono granchi senzienti.
E i Visitors (hahaha… ma li chiamano anche Outsiders, Newcomers e con termini molto poco eleganti che non starò a elencare) sono umani strappati via dalle rotte piratesche del nostro mondo, dal diciassettesimo secolo…

Mercimonio e pirateria sono le due attività principali su Caribdus.
Gli umani cercano una via per tornare a casa.
Altre razze hanno diverse agende.
Intrighi, politica, bianche vele nella luce dell’alba, lame scintillanti, incantesimi, alchimia, vudù, tempeste delle quali non si vede la fine, ed il Grande Squalo Bianco…

Eroismo e cialtronaggine.
Il mare – lo sostengo da sempre – può essere letale tanto quanto lo spazio esterno, col vantaggio che gli sciagurati possono affrontarlo con una tecnologia minima…

Costruito sul sistema di Savage Worlds quando questo era ancora alla prima edizione, 50 Fathoms comprende gli abituali componenti di un manuale SW – regole adattate al setting, nuovi skill, vantaggi e svantaggi, ed una mini-avventura per ciascuna delle location descritte – il che signidfica circa trenta scenari (un esile volume intitolato Companion ne aggiunge una cinquantina).
Inoltre, una campagna Plot Points (uno dei colpi di genio del sistema SW) permette di giocare una serie di avventure alla ricerca di un passaggio verso la Terra, ed una soluzione alla maledizione di Caribdus.
E poi c’è il generatore di avventure – per cui si comincia a giocare, ed il mteriale non rischia di esaurirsi.
La grafica è buona e divertente.
Il setting è descritto con abbastanza dettaglio da fornire la struttura necessaria, ma lasciando ampio spazio all’improvvisazione ed alla customizzazione.
C’è un sacco di materiale disponibile in rete per rimpolpare il anuale base – mappe, schemi, scenari, schede… un manuale del giocatore con l’essenziale per cavarsela nel’ambientazione senza vedersi svelare tutti i retroscena…

50 Fathoms è solido e polposo, e soprattutto si allontana di un milione di anni luce dalla solita trita ambientazione pseudotolkienoide di tanto gioco attuale (o anche classico).
Caribdus batte i Forgotten Realms per concisione, e il mondo di Pathfinder per originalità.
È fantasy, ma con l’aggiunta del pianeta alieno e delle culture eccentriche alla Jack Vance.
Mi piace molto, insomma, e mi dispiace di non averlo scoperto prima.
Ma forse, prima non lo avrei apprezzato.

Ammettiamolo – sarà doloroso stamparsi il pdf (*).
Ancora più doloroso pagare un volume in cartaceo se per caso dovesse ancora esistere.
Ma giocare questa perla dimenticata da oltre un lustro sarà meraviglioso – esiste forse qualcosa di meglio che essere un pirata su un pianeta alieno popolato di strani mostri e costellato di strani tesori?

(*) un’unica nota per due istanze – prima che i fautori dell’ebook a oltranza si mettano a piangere o, peggio ancora, a scagliare i loro anatemi, devo far loro presente che, nonostante tutte le mie elevate speranze, un e-book reader, anche se dotato di schermo a colori da 7 pollici, non è il supporto ideale per un manuale di giocho di ruolo, neanche potendo riorientare la pagina in orizzontale. Il testo in due colonne, su foglio A4, in formato .pdf, risulta essere da illeggibile a scarsamente leggibile in entrambi gli orientamenti.
L’unico supporto valido per mauali di gioco in formato elettronico rimane, maledizione a lui, l’iPad (che è per ora troppo costoso).
E considerando che i manuali in .pdf esistevano da anni prima che uscisse l’iPad, sono sempre comunque stati prodotti e venduti per essere stampati.
Nessuno gioca col PC sul tavolo, specie se deve usarlo per scartabellare il riferimento principale…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Full Fathom Five…

  1. I testi in pdf vanno reimpaginati a seconda delle dimensioni dello schermo del reader. Il problema di base è il formato pdf, che non è dinamico. Paradossalmente se fossero in html sarebbero fruibili anche con un telefono cellulare. Molti pdf pensati per il cartaceo (come questo) hanno comunque font troppo piccoli anche per l’ipad (per esempio Black Gate che ho comprato su tua segnalazione è al limite della leggibilità, ed essendo per il 90% testo andrebbe semplicemente esportato in epub per essere ipad ready…)

    Le versioni ipad dei miei giochi, che in cartaceo sono 32-48 pagine in formato lettera o A4, sono indicizzate, quindi se cerchi una regola devi solo cliccare sul nome nell’indice e il pdf ti ci porta. Ho fatto un test ed è almeno altrettanto comodo del cartaceo, e un pochino più veloce. Certo, se i miei giochi fossero più complicati, come di solito sono i gdr, guadagnerebbero di più dalla trasposizione in digitale.

  2. Si può partire da “The Walrus and the Warwolf” o è meglio leggersi prima gli altri volumi della serie?

  3. @Andrea
    I problemi di cui mi parli sono gli stessi lamentati dagli editori di giochi in cartaceo e pdf che conosco.
    Il punto è proprio che i manuali in formato .pdf sono nati prima degli e-reader, ed erano semplicemente un modo per far arrivare un testo impaginato spesso in maniera molto complessa, dal web alla stampante dell’utente.
    Al momento, gli unici che stanno cavalcando abbastanza bene l’iPad sono i soliti marpioni della Pinnacle/Great White/Triple Ace, che da due anni pubblicano quasi esclusivamente in formato B5, che in pdf su iPad praticamente non cambia dimensioni.

    @Squirek
    Puoi partire da Walrus & Warwolf (ci sono partito anch’io) e addirittura considerarlo un romanzo a se stante.

  4. Non è poi così vero.
    La lettura dei PDF in A4 è sempre fastidiosa sui lettori normali. Ad esempio, la quadrilogia del Ware ho dovuto leggerla sullo schermo del PC (quello però era un file formattato particolarmente male). Però, esistono alcuni lettori comodi e fatti apposta per la lettura di manuali, come il Kindle DX (che ha uno schermo da 9 pollici) e il vecchio iREX DR1000 (che aveva e uno schermo da 10 pollici).

    L’iREX DR1000 aveva un schermo touch ed era possibile annotare il testo a mano libera o con una tastiera digitale. Importando le note sul computer, era possibile decodificarle e convertirle in testo formattato. Ti posso assicurare che era utilissimo per leggere, annotare e revisionare paper scientifici.
    La società che lo produceva, una costola della Philips, è fallita. Purtroppo, il DR1000 era un giocattolone troppo costoso (circa 600 dollari) e rivolto solo a lettori con particolari esigenze (manager che dovevano smazzare tabelle e grafici, ricercatori, informatici, professionisti,…). I vecchi soci della defunta iREX Technology hanno però deciso di rilevare la tecnologia e di mettersi in proprio. Vedremo come andrà a finire

    Il Kindle, invece, ha uno schermo leggermente più piccolo e non è touch screen — si possono prendere appunti con la tastierina, cosa che trovo piuttosto scomoda — ma la visualizzazione dei libri di testo o dei manuali è ottima. Se consideri che questa settimana ci sono gli sconti del black friday, c’è il rischio di portarselo a casa per un prezzo scontato (sui 320 dollari, direi, che per me è ancora un prezzo folle)

    Se invece cerchi un prodotto più abbordabile per leggere manuali, in questi giorni è possibile portarsi a casa il sony PRS 950 per 175 dollari: il prezzo è sceso da 499 a 449, rottamando un vecchio lettore si ottiene uno sconto ulteriore di 75 dollari. Lo schermo è un 7′, ma con una risoluzione di 600×1024. In questo modo, il lettore rimane tascabile e visualizzando il file in orizzontale si ha la stessa larghezza di un A4. Ho provato con un libro sulla superconduttività e si legge molto bene (il dizionario non ha problemi a riconoscere le parole, se ne ho bisogno posso cercare in Internet ulteriori chiarimenti, posso sfruttare il collegamenti ipertestuali e con il pennino posso prendere nota delle cose più importanti). Una pagina in A4, se voglio mantenere la larghezza, richiede 2-3 aggiornamenti di pagina con l’orientamento orizzontale. E’ un buon compromesso fra costo, portabilità, durata e fruibilità

    PS: L’iPad ha una batteria che dura sì e no 8 ore, un reader ti dura circa un mese ( se sei un buon lettore e con wifi spento). Per i viaggi lunghi è impraticabile, bisogna sempre girare con un alimentatore. Inoltre è uno schermo LCD retroilluminato. Cosa significa? Significa che la lettura affatica pesantemente gli occhi (come quando si sta ore e ore a leggere al computer) . Inoltre, se andare al parco e leggere in una bella giornata assolata… ve lo potete scordare. Lo schermo è altamente riflessivo con una buona illuminazione e sotto il sole diventa praticamente uno specchio.

    OT: In America, la Sony ha implementato un servizio interessante: le biblioteche virtuali. Se si è soci di una biblioteca (universitaria, comunale, del congresso,…), è possibile prendere in prestito (gratuitamente) gli ebook 24/7. E’ un servizio interessante, che permette di risparmiare e di ammortizzare in meno tempo i costi del lettore.

  5. Ciò che rompe, leggendo un manuale di GDR su schermo, è che essendo a due colonne, devi scendere a fondo pagina, poi tornare su, poi scendere di nuovo.
    OK, mi dirai, non è che mi ammazza, ma sarebbe bello poterne fare a meno.
    La grafica complica le cose.

    E in generale, io i miei manuali li preferisco in cartaceo, perché è più rapido consultarli, resistono ad ogni cosa, posso usarli per colpire sulla testa i giocatori riottosi, e quando un giocatore dissennato ti versa una pinta di Guinness sul manuale di Call of Cthulhu, ok, sul momento lo ammazzi, ma ti rimborsa o ti ricompra il mauale in una settimana senza svenarsi.
    Una Guinness su un e-reader credo sia un po’ più difficile da tamponare… 😛

    Riguardo a iPad ecosì via, aspetto con una certa curiosità il WeTab.
    E ho trovato un interessante articolo su come trasformare un tablet di seconda mano in iPad corsaro per meno di 200 euro totali…

  6. è per questo che consigliavo l’irex o il DX, il PRS950… è un ottimo compromesso

    Con i primi due NON devi tornare su, tutta la pagina sta nello schermo. Ci sono molti video che lo mettono in evidenza
    Per il Kindle:

    Sul DR1000, avendo a disposizione uno schermo da 10 pollici, non c’è bisogno di di salire e scendere, tutta la pagina è sullo schermo. Poi, siamo d’accordo, questi due sono lettori troppo costosi, ma come ho detto prima, sono per chi ha esigenze particolari.

    Poi, i lettori sono più resistenti di quanto si creda. Il PRS505 mi è caduto, ci ho rovesciato sopra del caffè, dell’acqua, ecc… ma non ha mai avuto un problema che fosse uno. E’ buona norma comprare o costruirsi una copertina protettiva, ovviamente . 😉

    Io aspetterò la versione abbordabile dell’ HP Slade: ho sentito dire che con i nuovi processori Intel, i prezzi dovrebbero calare drasticamente nel giro di un anno.

  7. Uriele
    hai mai letto per ore su un iPad? Credo di no. Io avevo la tua stessa preoccupazione (cioè che lo schermo retroilluminato stancasse più del mio Kindle) e mi sono ricreduto al 100%. Da quando ho l’ipad, il mio kindle langue addormentato in un cassetto. E ti assicuro che lo uso per leggere anche 4 ore di fila, o a più riprese nella giornata… senza contare il milione di cose che ci faccio (soprattutto ci leggo fumetti che sul Kindle fanno pena). La batteria non mi dura mai meno di 10 ore a meno che non mi metta a vedere video su youtube per un paio d’ore. Se leggi e basta, dura anche 11 ore. Il caricabatterie sta in un taschino, e il cavo è lo stesso USB che usi per collegarlo al PC (cosa che io faccio meno di una volta al mese, perché ha il wi-fi che funziona benissimo).

  8. Sì, ci ho letto per alcune ore… purtroppo. Ho letto per ore anche sul computer e l’effetto è lo stesso: mi stanco e mi si arrossano gli occhi.
    Hai provato a leggere sull’iPad seduto su una panchina del parco o camminando per strada? Non credo proprio.
    Il lettore, il mio è un Sony, ha una batteria che mi dura un mese leggendo 6 ore al giorno. Il kindle è un buon lettore, ma non mi piace, l’unico che mi attirava era il DX per via dello schermone (il DX sono riuscito a provarlo solo in negozio, mentre il Kindle3 è di un amica e l’ho potuto testare un po’). Di solito compro i libri da Amazon e poi li converto in ePub, non è difficile.
    Il DR1000 è un ottimo lettore, lo usa mio fratello per lavoro ed è per questo che posso garantire che è ottimo per leggere paper scientifici, e manualoni.
    Tutti i prodotti di cui ho parlato li ho provati. Ora, se mi dici che l’iPad è un bel giocattolino va bene. Se mi dici che è un buon lettore ebook, prove su strada e dati alla mano, ti posso dimostrare che non è vero. L’unica cosa carina è l’opzione “White on Black” per la lettura notturna. Ha più funzionalità di un ereader (i giochini dello store, facebook e altre cosine,…) ma come lettore è pessimo.

  9. Con che app leggevi?io abbassando un po’ la luminosità e usando font abbastanza grandi ci leggo senza stancermi con ibooks, con l’opzione seppia. Mentre il monitor del pc, anche con la luminosità bassissima, mi fa bruciare gli occhi, l’ipad non me lo fa.

    Concordo che per leggere all’aperto ci voglia l’epaper, ma io di solito leggo in casa, a letto, con luce soffusa. Anche questo commento lo sto scrivendo da ipad, passando comodamente da visione di film, commento e lettura sempre con lo stesso strumento… Tutte cose che gli schermi epaper, ancora per lungo tempo, non faranno.

  10. Pingback: Su un treno lento verso Torino | strategie evolutive

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