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Steampunk alla francese

2 commenti

Scoprii Mathieu Gaborit attraverso un gioco di ruolo, Agone, sviluppto in Francia a partire da un suo ciclo di romanzi, e con la sua autorizzazione e collaborazione.
Nonostante il sistema un po’ legnosetto, Agone è un gran belgioco fantasy ambientato in un gran bel mondo.
Per cui, giocato il gioco, misi mano ai romanzi, col mio francese scarso assai.
E fu un’esperienza istruttiva e divertente.

Se il fantasy di Gaborit (classe 1972) ha risvolti neoclassici e palladiani, su un impianto che ha in Moorcock e Leiber le maggiori influenze, pare che il primo amore del nostro sia lo steampunk, con un taglio ed influenze più “continentali” rispetto al catalogo anglosassone, ed elementi politici e filosofici diversi.
Un racconto di Gaborit apriva la collezione Futures Anterieures, della Fleuve Noir, antologia essenziale e dimenticata (dove sarà la mia copia…?), e l’autore chiuse il secolo ventesimo dando alle stampe il suggestivo (fin dal titolo) Confessions d’un automate mangeur d’opium, scritto a quattro mani con Fabrice Colin.
Il romanzo vinse il premio Morane come miglior romanzo di lingua francese nel 2000.
Ma prima di imbottire d’oppio i propri automi per poi annotarne le confessioni, Gaborit aveva dato alle stampe uno steampunk in due volumi, Les Rives d’Antipolie (1997) e Revolutsyia (1997), riuniti in un singolo massiccio volume sotto al titolo di Boheme.

Che mi ci è voluto parecchio a leggere, ma ne è valsa la pena.

C’è stata la rivoluzione industriale, e con la rivoluzione industriale una nube velenifera e impenetrabile è calata sull’Europa.
Poche comunità sopravvivono come isole in un mare di vapori corrosivi.
Lo status quo viene mantenuto dalla Propaganda, sorta di super-ministero totalitario che domina da Praga a Mosca.
C’è una rivoluzione strisciante.
E c’è il relitto di un dirigibile, perso da qualche parte fra le nebbie, che potrebbe contenere segreti pericolosi.
A caccia del relitto, Louise Kechelev, avvocato-duellante, e il capitano Leon Radurin, unico sopravvissuto della sua unità ad una precedente disastrosa spedizione fra i vapori mortali.
E c’è una città, chiamata Boheme, che forse è meglio che resti perduta.

Gaborit è un solido narratore, con una buona dimestichezza con certe strutture e certe situazioni “romanzesche”, per cui coincidenze e colpi di scena improbabili non ci distraggono, e la sospensione della credulità è salva.
Alla buona storia si accoppia un buon setting, che spostando l’attenzione alla Mitteleuropa (quando non proprio all’est europeo) si sgancia da certi stilemi vittoriani forse abusati.
L’irruzione della rivoluzione e della lotta sociale sul palcoscenico porta una ventata di idee interessanti, e Gaborit le risolve in maniera più che competente.
In particolare, l’autore riesce a mantenere un grande controllo sulla prosa, per cui un mondo molto ben delineato viene compresso in meno di 400 pagine senza perdere in dettaglio o in fascino.
L’uso dell’ellissi come stile, si potrebbe dire.
Buono, molto buono.

Toccherà procurarsi altri titoli del nostro.
E sì, prima che me lo si domandi – esiste solo in francese, in una bella (e costosa) edizione deluxe o in un comodo e abbordabile tascabile della Gallimand (le copertine di etrambi sono riprodotte qui sopra).
L’han letto solo i francesi e i canadesi – e pochi altri.
Niente in inglese, ed ancor meno in italiano.
Purtroppo.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Steampunk alla francese

  1. Gli autori francofoni pubblicati nel nostro paese si contano sulle dita di una mano:Roland C.Wagner con un paio di romanzi per Mondadori,Lehman e Bordage per Fanucci il primo una decina di anni fa il secondo più recentemente e passato quasi inosservato.ROBOT aveva cominciato a pubblicare qualche racconto ma poi ha smesso.Più facile trovare J.C.Dunyach ed i suoi racconti nelle antologie(anglofone) del meglio .
    Per il resto il deserto,il che credo che sia un peccato dato che il mercato Francofono sia interessante tanto quanto quello Anglofono.
    Di questo Gaborit è già la seconda volta che ne parli,proverò a chiedere a mio cugino a Parigi di farmi avere qualche suo libro.

  2. Cresciuto con la fantascienza ed il fantasy inglesi e americani, sono sempre stato un po’ dubbioso riguardo alla produzione d’oltralpe, ma negli ultimi anni mi sono dovuto ricredere – sostanzialmente a causa di Gborit e Werber.
    Al momento, se devi procurarti materiale in Francia, sia Boheme che Crepuscolaires si trovano in edizione economica, volume unico, sotto ai sei euro al pezzo.

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