strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Arresto preventivo

10 commenti

C’è un vecchio episodio di Batman, la serie TV con Adam West, in cui il Pinguino (Burgess Meredith, che era un grande caratterista) porta in tribunale il Dinamico Duo.
L’accusa – avendolo arrestato prima che commettesse il crimine, l’Uomo Pipistrello ed il Ragazzo Meraviglia hanno di fatto limitato la sua libertà di cittadino, violando i suoi diritti costituzionali.
E lo stesso Batman non può che ammettere la correttezza della tesi del super-criminale.

Ma la Costituzione, si sa, in certi paesi viene usata per fre altre cose, e non per leggerla.
Facciamoci sopra un bel pork chop express…

Ora, sono stato studente per gran parte della mia vita.
Lo sono ancora, a voler essere precisi, in parte perché il mio ruolo nella struttura è quello di PhD Student, in parte perché con la scienza ormai è così, se non ti tieni aggiornato, sei destianto a scomparire.
È ormai così dal 1750, più o meno.

E se quindi la mia posizione in queste incresciose faccende è sempre la solita, prima che qualcuno gridi “comuista!”, vorrei far presente che io appartengo ad una cultura, quella scientifica, apputo, che vede nel confronto e nella critica il suo principale strumento.
Con la scienza funziona così – io presento una teoria, e gli altri cercano in tutti i modi di demolirla.
E non perché siano malvagi, invidiosi, pieni di livore.
Non perché vogliano difendere il loro orticello e farmi scomparire in quanto “concorrente”.
No – solo e semplicemente perché è attraverso la critica, la verific ed ilc onfronto costruttivo che si progredisce.

Se quindi mi presentano una riforma che fa acqua nella pratica per quanto sexy possa apparire sulla carta, la sottopongo a verifiche, la critico, propongo cambiamenti.
Se me la impongono la rifiuto.
Se mi impediscono di esprimere le mie critiche ed i miei suggerimenti, trovo il modo per farmi ascoltare.
Al limite scendendo in piazza.

Ma qui, le cose prendono una piega diversa, perché non è più di scienza, che parliamo, ma di politica.
E vi ricordte, vero, come fa la politica in certi casi?

Ma non gridiamo alla cospirazione, che fa così tanto anni ’90.
Partiamo invece dalla più facilmente verificabile considerazione che i cretini sono ovunque, e che di solito chi non ha argomenti passa alle vie di fatto.
E aggiungiamo l’aggravante che un tempo, nelle manifestazioni, c’erano ppersone che sapevano come controllare ed isolare i piantagrane, mentre oggi certe pratiche si sono perdute (e qui qualcuno dirà di nuovo “comunista!”)

Ma non parliamo di politica.
Parliamo di linguaggio.
Di scrittura.

I media ed i politici ci hanno informati delle azioni dei “manifestanti”, e degli “studenti”, e dei provvedimenti che si intendono prendere riguardo alle attività degli “studenti” e dei “manifestanti”.
Talvolta anche degli “universitari”.

Gli studenti.
Ve li vedete, vero, che tirano tardi al bar o sulle panchine a cazzeggiare, mentre quelli seri lavorano e si spaccano la schiena.
Qualcuo lo ha anche dichiarato esplicitamente, che quelli seri erano a lavorare e studiare, non a perdere tempo con le manifestazioni.
Gli studenti.
I ragazzi tutti drogati, le ragazze tutte puttane (lo sappiamo tutti che è così che passano gli esami, no?)
Tanto papà paga le tasse.
Perché lavora, lui.

Ora, vedete, è tutta una questione di linguaggio.
Perché certo, io non sono oggettivo, io sono parte del continuum degli “studenti” e degli “universitari”, se non di quello dei “manifestanti”, ma io proporrei un semplice esperimento.

Perché non sostituiamo all’espressione “gli studenti”, che si porta dietro tutto quel carico di ciarpame e luoghi comuni da bar sport, un’espressione altrettanto corretta per identificarli, e precisa, caratterizzante, che però credo inquadri meglio il problema.
Perché non parliamo dei “nostri figli”?
Perché è quello che sono, no?

E per i nostri figli non vorremmo forse una scuola funzionante?
Borse di studio, garanzie?
Buoni insegnanti, opportunità?
E se i nostri figli avessero qualcosa da dire sulle decisioni che li riguardano, no daremmo loro ascolto, dando loro il credito per l’intelligenza che vogliamo che abbiano?

Invece gli prospettiamo l’arresto preventivo.

È il segno doloroso e tragico della triste, maledetta gerontocrazia al potere.
Questi signori figli non ne hanno.
O se ne hanno, non hanno motivo di criticare le decisioni dei padri.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Arresto preventivo

  1. C’è poi a chi, ancora da vivo, si è arrestato preventivamente il cervello. Pur senza essere uno zombie! E, capita per caso, che magari lo fanno anche capogruppo alla Camera.
    Weird!

  2. Siamo ogni giorno di più un paese per vecchi.
    I ragazzi fanno rumore e noi gli mandiamo le guardie, così possiao tornare a guardare Lascia o Raddoppia in pace…
    È il trionfo del rincoglionimento.
    Però pilotato.

  3. Di dichiarazioni del genere ormai se ne sentono quasi tutti i giorni.
    Penseresti che col tempo uno riesca a farci l’abitudine; non dico non scandalizzarsi, ma almeno non rimanere troppo meravigliati.
    E invece questa cosa dell’arresto preventivo mi ha preso proprio alla sprovvista. Nonostante tutto, non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, specialmente perchè non è diretta verso i boss mafiosi, ma verso chi studia.
    La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci, diceva Salvor Hardin.

    E il discorso di Cossiga lo ricordo molto bene.

  4. Bellissimo post Davide.
    I nostri figli.
    E’ proprio così che li sento in questo periodo.

    Orlando

  5. Bel post.

    L’anno prossimo, a 35 anni, vorrei iniziare una nuova università – da portare avanti lavorando. Mi stanno facendo passare la voglia.

  6. Comprensibile.
    È una situazione sulla quale non so che consigli dare.
    Io continuo a sognare la Open University degli inglesi, ma non me la posso permettere.

  7. sì, non hanno figli
    e se li hanno è come se no

    e l’abitudine a queste cose io la trovo un grande pericolo
    e purtroppo ci siamo abituati a molto
    e ci stanno abituando ancora

    pensando a queste cose,
    immaginando di essere l”Evoluzione,
    riesco a capire perché avrei generato i mali incurabili
    ah, se attaccassero solo le coscienze…

  8. Mi devo immedesimare per forza nell’essere genitore per capire?
    Perchè uno studente non può cazzeggiare, studiare, manifestare senza essere preso per il culo?
    In che paese siamo?
    Dove gli intelelttuali sono costretti a cambiare i sostantivi per far comprendere le nozioni più elementari? Ovvero che
    Studente non è per forza fancazzista drogato
    Bionda non è per forza idiota
    Donna non è una che non sa guidare e non sa cos’è un router
    Uomo non è solo un patito del calcio
    E via dicendo…
    Ma i luoghi comuni piacciono, sono rassicuranti per questi vecchiacci politicanti dalle voglie minorenni…
    Subito a puntare il dito contro gli studenti, questi reietti giocherelloni che di giorno sono su Facebook, di notte si fanno le canne e qualche volta manifestano giusto per non studiare, non perchè credono in qualcosi.
    Mandiamogli le guardie, puniamoli sti comunisti istigati da comunisti, che tanto quello che hanno da dire non conta.
    Basta che ci lascino fare i nostri festini con le mignottine che poi diventano soubrette. Quello conta.

  9. Non è questione di immedesimarsi nel ruolo di genitore.
    È questione di vedere chi protesta come una parte della nostra comunità e non come qualcosa di estraneo.
    E come qualcuno che merita di avere il meglo, poiché noi siamo il suo passato.
    La metafora dei discendenti è la più facile da capire.
    Nessuno può venirti a dire “Boh, io non ho mai fatto l’università… a me studiare non piaceva… eh, ma ai miei tempi…” e pretendere di implementare una dicotomia noi/loro, se inquadri la cosa in questa maniera.
    Si tratta di usare una metafora comprensibile a chiunque – anche a chi figli non ne ha, non ne vuole, non ne può avere – che cortocircuita i luoghi comuni di cui parli.
    Ce ne possono essere altre – e probabilmente ci sono.
    Questa era la più diretta che mi sia venuta in mente.

    Ma come altri hanno osservato, questi non è che non hanno figli.
    Non hanno più l’anima.

  10. La questione del linguaggio è essenziale. Più che altro, la questione del mutamento del significato rispetto al significante. Quando un individuo come Schifani (che mi rifiuto di chiamare onorevole, visto che di onore non ne mostra né poco né punto) auspica che una manifestazione si svolga con democrazia, mi domando se il succitato personaggio abbia mai preso in mano un semplice dizionario. Perché tante, troppe parole, belle, giuste, importanti, sono state costrette a prostituirsi, prendendo significati per nulla attinenti. Ed in questo marasma di suoni svincolati da qualsiasi significato univoco non c’è modo di orientarsi.
    Bello, poi, che i manifestanti vengano definiti “potenziali assassini”. Mi piacerebbe informare il sig. Gasparri (altra persona che mai chiamerò onorevole) che tutti gli esseri umani, in quanto dotati di arti adibiti all’utilizzo di oggetti e di istinto di caccia, sono per natura potenziali assassini. Nessuno escluso. Che facciamo, arrestiamo tutto il genere umano?

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