strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Fuga dalla Realtà

14 commenti

… ovvero

Altro che futuro e futuro, dovresti pensare al presente… invece di leggere I Mercanti dello Spazio (che sulla base del titolo dev’essere per forza una cazzata), leggiti piuttosto questo bel libro scritto nell’800 da un aristocratico, ma che parla della vita quotidiana dei contadini russi…

Alzi la mano chi non si è mai sentito dire che leggeva fantascienza, fantasy, horror o più in generale narrativa d’immaginazione “per sfuggire alla realtà”.
Figuratevi poi scriverle, certe cose!

È incredibile quanta gente ci fosse – e ci sia ancora – in giro, pronta a pontificare sulla necessità di affrontare la realtà, immergersi in essa, esserne intimamente coinvolti, quasi ossessionati.
La realtà e solo la realtà.
E poi eleggono un feticcio come presidente del consiglio e passano i pomeriggi in ufficio a giocare al Fantacalcio.
Eh, mai fidarsi, di chi parla troppo di realtà.

Riguardo alla realtà – ed alla fuga dalla medesima – la mia generazione è quella che se l’è vista peggio di tutti.
Leggevamo fantascienza o fantasy per sfuggire alla realtà.
Ascoltavamo musica col walkman per isolarci dal mondo.
Giocavamo a Space Invaders per sfuggire alle responsabilità (o qualche cosa del genere).
Giocavamo a giochi di ruolo per crearci una vita alternativa.
Che branco di irresponsabili buoni a nulla, eh?
Ed oggi ci tocca lavorare come degli schiavi per pagare la pensione a quelli che pensavano alla realtà…
Magari fuggire non sarebbe stata una cattiva idea.

Il che ci porta al fatto che, checché ne dicano i suoi strenui sostenitori, alla realtà non si può sfuggire.
Meno che meno quando si patica l’immaginario.
È impossibile creare una realtà alternativa senza avere una buona idea di come sia la realtà standard.
E normalmente ogni discorso fatto nella realtà alternativa si riflette, si ribalta sulla realtà standard – che è poi dove sta seduto chi legge, e prima ancora chi scrive.

Ora, è vero, esistono universi fittizzi che sono realtà virtuali – create con una tale dovizia di particolari che potrei mettermici a vivere da domani.
Geografia, storia, folklore, linguaggio, cucina tipica…
Ma anche in quel caso, l’immaginario è una lente deformante del reale.

Il che pone un interessante quesito – anzi, due.

Il primo quesito è – com’è che non lo capiscono?
Com’è che c’è gente che ritiene che, per dire, un film sulla disoccupazione giovanile sia inerentemente più significativo di Gattaca?
Da dove arriva questo pregiudizio, questo “io certe cose non le ho mai lette perché non mi piacciono”?

Il secondo quesito, quello che francamente mi interessa di più, è il grado di realtà che io posso gestire nella mia narrativa.
Non solo nel senso di quanti dati fattuali, di informazioni storiche o scientifiche io possa o debba mettere per permettere alla storia di reggersi (argomento che ormai abbiamo visto a morte), quanto piuttosto quanto o in che modo ciò che scrivo deve potersi riflettere sulla realtà immediata.

Complicato?

Facciamo un paio di esempi.
In Shadowrun – vecchia ambientazione per giochi di ruolo, alla quale lavorò il grande, compianto Nigel Findley – si ipotizza che un fenomeno misterioso, tra il 2011 ed il 2021, trasformi parte dell’umanità in creature prese di peso dal fantasy: nani, orchi, elfi, troll.
Se da una parte questo portò Bruce Sterling a commentare in modo meno che lusinghiero il gioco (“fa vomitare”), dall’altra permise agli autori di trattare, senza problemi di censura o altri isterismi, il tema del razzismo e della diversità all’interno di un gioco di società.
Se avesero semplicemente usato le razze e le etnie, si sarebbe sollevato un polverone tale che semplicemente Shadowrun non sarebbe mai stato pubblicato (per lo meno in America).

Ora, in Shadowrun la metafora razziale è estremamente palese, anche perché le meccaniche sono, per così dire, esposte – si tratta di un gioco, i giocatori devono poter manipolare con agilità certi concetti.
Ma in un romanzo, una dinamica simile sarebe altrettanto semplice da utilizzare – inconsapevolmente (si vedano le accuse di razzismo mosse a Tolkien) o consapevolmente (in Memory, Sorrow & Thorn di Tad Williams, scritto proprio come critica al razzismo Tolkieniano).

In questo il fantastico ci permette una libertà che il “realismo” limita – possiamo prendere temi complessi, semplificarli o renderli più maneggevoli (l’importante è non banalizzarli) ed utilizzarli in esperimenti di pensiero, simulazioni.
Possiamo valutare infiniti futuri, infinite permutazioni di filosofia, sentimenti e politica, infinite variabili.
Il motivo per cui io personalmente trovo così terribilmente ridicoli coloro che si ostinano a sottolineare solo ed esclusivamente la natura escapista della fantascienza, e predicano il primato del realismo, è che di fatto il resto della loro vita sarà speso nel futuro – e di quel futuro rifiutano recisamente di valutare qualsiasi versione che non sia una copia conforme del presente.
Io lo trovo suicida, ma che ci volete fare – sono la maggioranza.

Ora non è detto naturalmente che nell’ambito della narrativa sia sempre e comunque necessario prendere delle metafore ed usarle per manganellare il lettore.
Ma così come la ricerca di dettagli realistici aiuta a sostenere la storia, è indubbio che un legame percepibile con il presente rafforza la narrativa.

E considerando che, come abbiamo detto, un legame con la realtà c’è sempre, perché noi siamo seduti nella realtà quando scriviamo, siamo sempre lì quando leggiamo… allora se il legame esiste comunque, tanto vale che sia consapevole.

Poiché, non ci stancheremo mai di dirlo, se è vero che scrivere di getto, in un colossale flusso di coscienza può anche esere estremamente esilarante, è anche vero che il controllo è essenziale.

Scrivere è facile.
Ma farlo con disciplina, sapendo cosa si sta facendo e perché, eh, questo è meno immediato, ma fondamentale.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Save

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Fuga dalla Realtà

  1. La fuga dalla realtà è ANCHE vedere donne adulte che non perdono una puntata di Beautiful. La fuga della realtà è ANCHE vedere uomini adulti che passano ore e ore a discutere sul maggior rendimento di Vucinic se giocasse davanti a Totti affiancato da Menez. Fuga dalla realtà è anche vedere giovani intellettuali politicamente impegnati che riguardano per la centesima volta il sublime capolavoro di Nanni Moretti.
    Ovviamente nessuno di questi si sognerebbe di perdere il suo tempo prezioso con un libro di Tolkien, o con dei manga: quella è roba per ragazzini immaturi.

  2. A mio avviso l’attinenza alla realtà non è il dedicarsi ad attività estremamente pragmatiche o povere di contenuto o quotidiane o materialiste come possono essere il gossip o il calcio.
    La realtà, così come viene intesa da chi ne critica la mancanza, è essenzialmente l’uniformarsi al gusto ed ai temi della massa.
    Se la Fantascienza fosse la prassi, il calcio sarebbe l’evasione e chi gioca a pallone verrebbe accusato di “evadere dalla fantascienza”.
    Dire che la narrativa d’immaginazione (perchè non chiamarla direttamente e più comunemente “d’evasione”?) serve “per sfuggire alla realtà”, significa dire che chi ne fa uso non si adegua, si allontana, cerca soluzioni diverse o alternative. Poco importa quanto ci possa essere di profondamente sociale o attinente alla realtà in una opera immaginaria (ma non difendo in toto la categoria, moltissime opere non hanno nulla di tutto ciò) se esula dal gusto comune è una fuga (infatti nessuno criticherebbe in questo modo uno spettatore di Avatar o un lettore di Harry Potter, pur essendo due belle evasioni).
    Alla fine credo che ognuno abbia bisogno di costruirsi le sue evasioni: chi ha poca immaginazione è costretto ad aspettare che qualcuno gli metta una lima nella torta, gli altri srotolano lenzuola annodate a piacimento.

  3. @eugenio
    Non la chiamo narrativa d’evasione sostanzialmente perché l’elemento di evasione (o di divertimento) esiste in ogni genere letterario, ma non è (a differenza dell’elemento immaginario) il tratto fondamentale del fantastico e della fantascienza.
    Anche il poliziesco è narrativa d’evasione, ma “crime story” è descrittivamente più preciso.

  4. La risposta al tuo primo quesito per me è: quella di cui parli è ignoranza travestita da superficialità.
    La risposta al secondo invece per me è: più ce ne metti, naturalmente, e meglio è. Il problema è conciliare tutto questo con tutti quei fattori che – nell’ambito del fantastico – creano il giusto livello di sospensione dell’incredulità. Può darsi che Shadowrun (non lo so, perché non lo conosco) non avesse abbastanza “ventose” che gli consentissero di restare appiccicato alla credibilità ed essere accettabile anche ai giocatori più indulgenti e che questo lo abbia penalizzato.

    La differenza è che al primo quesito non c’è niente che tu possa fare e quindi in fondo è un problema che non si pone. Al secondo invece dipende *tutto* da te. E sei tu, in qualità di autore, a dover avere sviluppato la sensibilità autoriale per creare l’alchimia giusta. Quindi alla fine questo è tutto ciò che conta.

    A proposito della fantascienza “escapista”: essa esiste ed è quella di “basso livello”, ovvero che propone l’intrattenimento come scopo esclusivo (e peraltro ciò non è sufficiente a implicare che sia automaticamente “merda”). Chi dunque parla di primato della realtà, riducendo tutta la fantascienza a questo, non sa quello che dice, anche perché tutta la narrativa è, di fatto, fantasia. Chissà cosa pensao del costoro del fatto che “classici” come Frankenstein, 1984, Fahrenheit 451, Il mondo nuovo, Cecità, ma se ne potrebbero aggiungere molti altri, siano a tutti gli effetti fantascienza. Questa faccenda è un pregiudizio culturale duro a morire.

    Infine, la consapevolezza dello scrittore circa gli agganci con la realtà della sua opera è altamente auspicabile – se non addirittura obbligatoria – perché contribuisce a stimolare l’autore a tirare fuori i “temi” che emancipano il suo scritto dall’essere – appunto – solamente intrattenimento. Il resto, come dici giustamente tu, è rigore e disciplina.

  5. Ben detto Davide!Io sinceramente sono un pò stufo di avere a che fare con certe persone e di dovermi giustificare perchè vado pazzo per l’horror o a 24 anni continuo a leggere “Batman” e me ne frego di gossip e simili.

  6. un unico appunto perché è una frase fatta che trovo particolarmente fastidiosa (ma è un problema mio probabilmente):

    “Ed oggi ci tocca lavorare come degli schiavi per pagare la pensione a quelli che pensavano alla realtà…”

    chi usufruisce della pensione adesso se l’è già pagata coi contributi (eccezione fatta per quelle categorie che hanno pensioni dopo 4 anni di legislazione, ma è un altro discorso.) che ha versato e che qualcuno prima o durante si è mangiato. Almeno i miei nonni, i miei genitori li avevano versati🙂

  7. Comunque è una battaglia persa. “Loro” non capiranno mai, e la maggior parte nemmeno ci prova (forse è questo che fa più incazzare).

    Una cosa che però non mi è mai andata giù è l’autoghettizzazione: dove sta scritto che chi legge horror o fantascienza non può anche seguire il calcio? O il gossip? Io per esempio sono un appassionato di calcio (tifoso molto tranquillo, ma mi piace il gioco in sé), e non disdegno anche di leggere qualche notizia di gossip, se mi capita a tiro.
    Idem come sopra: mi piacciono certi film italiani (non l’ho ancora visto, ma credo che riderei di gusto anche con Checco Zalone), anche se i miei generi di riferimento sono ben altri.
    Secondo me se ci fosse più “curiosità” e tolleranza verso gli interessi altrui ne nascerebbero soltanto buone cose.
    Poi va da sé che siamo “noi” a essere più ghettizzati degli altri, perché ciò che ci piace è assai meno nazional-popolare rispetto al calcio o a Checco Zalone.

    Comunque sappiate che sopporto MOLTO meno il proto-intellettuale che mi dice di leggere Verga o Dostoevskij, “al posto di quelle cagate lì”. A questi snob preferisco senz’altro il contadino che non ha mai letto un caz in vita sua, e che alla sera sogna le cosce delle Veline. E’ più ruspante – non più scusabile – ma senz’altro genuino.

  8. @Mcnab
    Mah, io non sto escludendo nulla a priori.
    La battuta sul Fantacalcio è casomai per sottolineare che ciascuno ha le proprie fughe dalla realtà, il proprio fantastico personale, una propria forma di fantasy… anche (e forse soprattutto) chi tende ad evitare il fantastico conclamato.

    Com’era quella vecchia frase… “Nessuno può conservare la propria salute mentale se sottoposto ad un regime esclusivo di realtà”.
    Uno dei nostri punti di forza è che sappiamo immaginare.
    Se non fosse così, le formiche ci avrebbero già soppiantati.

  9. @Simone
    Non escludo che abbiano pagato i contributi.
    Tuttavia la gestione della previdenza sociale – e l’utilizzo massiccio di provvedimenti quali la cassa integrazione – sono stati tali, che oggi i contributi versati da chi sta lavorando di fattto vanno a coprire almeno in parte le pensioni di chi in pensione c’è già. La situazione è destinata ad inasprirsi.
    Si parla (dal 2004, mi pare) di “debito pensionistico”.
    Con questo non sto attacando né i pensionati (pverelli anche loro), né i cassaintegrati, ma casomai chi ha fatto in modo che le procedure di emergenza diventassero procedure di routine.

    @Marziano
    In effetti Shadowrun ebbe molto successo come gioco, e ne ha ancora.
    A criticarlo furono i fautori del cyberpunk duroe puro, che vedevano male le tendenze new age e l’inserimento di elementi mutuati dal fantasy.
    Opinioni diverse, ma non è questo il punto.
    Concordo sulla faccenda del primato della realtà – che è spesso sbandierato ma utilizzato solo come alibi.
    Alla fine, il libro, il film, il fumetto o quel che è, lo si valuta nella sua interezza, e non smontandolo per vedere se ogni componente sia di per se sufficiente a farne un capolavoro.
    Tuttavia, smontarlo è utile quando si cerca di imparare qualcosa sui meccanismi profondi.
    Ma il processo di apprendimento è una cosa personale – non lo si dovrebbe spacciare per critica assoluta.

  10. Un solo appunto. Chi dice che quelli che vivono solo per la cosiddetta realtà (salvo poi passare le giornate a giocare al fantacalcio o a guardarsi le soap opera) rompendo continuamente le altrui scatole con discorsi da “gente di mondo” siano davvero la maggioranza? Non sarà forse che chi produce le suddette soap opera o distribuisce giornali di gossip vuole a tutti i costi far credere a tutti che questi sono i gusti della maggioranza, per sfruttare l’istinto di branco? Tanto per dirne una, io sono un appassionato di Tolkien (che anche lui, con questi discorsi sulla realtà, aveva un po’ da ridire…) ed ho passato anni pensando che dalle mie parti (Siena) non ce ne fossero poi tanti con cui discutere delle sue opere. Ho scoperto invece che siamo un visibilio, ma tutti rinchiusi nel proprio piccolo ghetto personale, ognuno convinto di essere solo o quasi. Siamo – forse non proprio nelle stesse proporzioni, ma ci siamo capiti – quel 90% constretto dal restante 10% a credersi in minoranza.

  11. mi piace molto l’argomentazione della letteratura fantastica come “sperimentazione in laboratorio” (toh, proprio tipo i gedankenexpertimenten di gentaccia come galileo, solo più divertenti😉 ), che qualche volta ho usato.
    non mi infastidisce doverlo rispiegare, anche perché di solito spiegare un romanzo di fantascienza o di fantasy come “vedi, l’autore ha immaginato una società di questo tipo per mostrare secondo lui come…” lo rende più comprensibile e meno strano, perché più o meno tutti compiono operazioni di questo tipo (basta farglielo notare: di solito è abbastanza facile capire in quale ambito lo fanno). certo, non è sempre vero, qualche autore scrive solo cazzate per bimbiminkia, ma ovviamente quella non è neanche fantascienza.
    e poi mi piace citare quel tuo vecchio post in cui parlavi del governo britannico (britannico?, ora sono un po’ stanco e potrei ricordare male) che aveva chiesto consulenze a scrittori di fantascienza.
    infine (non mi infastidisce perché) mi permette di citare “sulla fiaba” di tolkien (di solito quello che obiettano alla fruizione di narrativa finzionale ignorano che fosse docente ad oxford) in cui afferma due cose importanti: (1) le fiabe non parlano di coste futili e temporanee come le lampadine, ma di cose permanenti come i fulmini (ovvero delle persone) e (2) bisogna distinguere la diserzione del soldato vigliacco dalla fuga del detenuto imprigionato ingiustamente. oggi la metafora va un po’ a farsi benedire: lui l’aveva scritta in un tempo in cui essere soldati (contro il nazifascismo) era l’unica opzione ragionevole, ma la maggior parte delle persone non si è resa conto del fatto che i tempi sono cambiati e l’accetta abbastanza di buon grado.

  12. Mi trovo d’accordo con ldr, riprendendo il concetto che avevo espresso sopra, lo rafforzo con un esempio:

    – “I viaggi di Gulliver” è un grande classico;
    – “I viaggi di Gulliver” è una feroce critica alla società;
    – “I viaggi di Gulliver” è un libro di denuncia pacifista;
    – “I viaggi di Gulliver” te lo fanno leggere a scuola;
    – “I viaggi di Gulliver” è un libro fantasy;

    Non è l’essere lontano dalla realtà il problema (lo stesso libro citato fu bollato come letteratura per ragazzi).
    Penso anch’io che ci sia una tendenza all’autoghettizzazione. Molti appassionati del fantastico mi sembrano vittime di una sindrome da abbandono, una sorta di desiderio di accettazione sociale, qualcosa che assomiglia se non ad un complesso d’inferiorità, quantomeno ad un “rammarico di diversità”. Un desiderio di rivalsa contro chi non capisce, chi è arretrato, chi è ottuso, ecc… ma che comunque si gode l’accettazione sociale immeritata e conformista. Cose da primi anni ’80 che non trovo giustificate oggi e che diventano anche imbarazzanti quando sento gli stessi appassionati, mossi da gelosia culturale, gridare allo scempio artistico quando il loro fantabeniamino diventa blockbuster cinematografico.

    Forse sono OT.

  13. Concordo con Davide quando afferma che ogni genere letterario è una “fuga dalla realtà”. Ogni forma d’arte. Si apre un libro, si guarda un film, un’opera d’arte, un fumetto, si ascolta una storia per allontanarsi dalla realtà e sognare, o al minimo, pensare ad altro.
    L’evasione può essere di qualità scadente o eccelsa, ma è un fatto personale. Per me lo sport è roba meno eccelsa della letteratura, ma è soltanto il mio gusto personale a decidere la gerarchia.
    Nel complesso, quando a 14 dicevo di leggere fumetti, amare la musica rock metal e leggere Virginia Woolf suscitavo lo stesso stupore e la stessa stizza di oggi, quando dico di farlo ancora. Oggi ho 39 anni e mi sento rispondere: “Ma invece di pensare a queste cazzate non puoi fare un figlio?”. Quindi, che sia Wolverine o Shakespeare, pare che l’evasione dalla realtà a dun certo punto debba smettere per la società, altrimenti si è degli immaturi nerd e frichettoni.
    Bhè me ne fotto. Ma non per questo mi autoghettizzo. Semplicemente vorrei essere lasciata in pace con la mia fantascienza, i miei fumetti, la mia musica, le mie action figure. Mi ghettizzano comunque, perchè sono uscita dal gregge, non rispettando i tempi tecnici: scuola, università, fidanzato, matrimonio, figli.

  14. Credo che fantascienza e fantasy ormai abbiano vinto la battaglia considerando quello che propone il cinema dietro casa in una qualsiasi settimana. Per la letteratura c’è un triste fenomeno di produzione di massa di libri fantasy per adolescenti, ma anche lì, se uno giudica la quantità piuttosto che la qualità, il fantasy vince sul realismo 10-1. Poi dipende da che ambienti uno frequenta. Avendo fatto ingegneria all’università e lavorando in un’azienda di informatica, notoriamente covi di nerd, non mi sono mai neanche lontanamente sentita ghettizzata per i miei interessi, anzi. Penso che uno che dichiarasse un interesse per la letteratura russa dell’800 verrebbe spernacchiato nell’open space, mentre appena apro bocca per parlare di giochi e/o fantascienza si accende il dibattito nonchè un torrente di informazioni su come/dove reperire le ultime novità. Lasciamo chi non sa usare la fantasia alla sua bidimensionale realtà. Si tratta di una disfunzione per la quale non è stata ancora trovata una cura.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...