strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tolkien Light

20 commenti

OK, facciamoci ancora qualche amico fra i tolkieniani (perché dovrebbero odiarmi solo i trekkies, giusto?)

L’input, per questa performance del piano bar del fantastico fa più o meno così…

Cosa ne pensi di Shannara?

E la reazione è sempre la solita – se posso, cerco di non pensarci.
Nel senso che, ok, mi piace la letteratura d’immaginazione, mi piace la fantascienza, mi piace il fantasy, perché no, anche l’horror, ma non è che io passi le mie giornate a far scorrere nel mio cervello la lista dei libri che ho letto, spostandoli avanti e indietro secondo una certa classifica mia personale.
Insomma, io una vita, anche se non proprio straordinaria, ce l’avrei…

Ma se proprio ci devo pensare, all’opera di Terry Brooks,

non credo di potermi dire un esperto a riguardo – avendo letto solo sette volumi della serie, tutti in inglese, in tempi non sospetti.
La Spada di Shannara lo macinai in una decina di giorni nel… mah, sarà stato il 1983.
Lo trovai malamente derivativo – avevo già letto Tolkien – ma ciononostante non potei fare a meno di arrivare in fondo.
Lessi Elfstones e Wishsong attorno al primo anno di università.
E i quattro romanzi di Heritage durante il servizio militare.
Poi decisi che c’erano letture che mi interessavano di più – inclusi, per dire, i romanzi del ciclo di Landover che Brooks aveva pubblicato nel frattempo.

Stando a Wikipedia (e chi siamo noi per dubitare di Wikipedia?) Brooks cominciò a scrivere il primo Shannara nel 1967, lo finì nel ’74 e dopo una via crucis degli editori, Donald Wollheim della DAW lo consigliò a Judy-Lyn Del Rey, che acquistò il manoscrito per la Ballantine, e Lester Del rey lo lanciò come promo titolo della neonata Ballantine/Del Rey.

Ora, citare un’autorità terza è sempre antipatico, ma se Don Wollheim e i Del Rey considerano un romanzo degno di pubblicazione, qualcosa di buono in quelle pagine dev’esserci.

Tuttavia, prima di analizzare quell’idea, avendo ormai preso l’odiosa strada dell’autorità altrui, tanto vale citare anche Lin Carter – che per la Ballantine in quegli anni curava la collana di Adult Fantasy, e che con tale lavoro tenne in vita i titoli di autori come Cabell, Eddison, Dunsany e chi più ne ha più ne metta.
A Carter, La Spada di Shannara non piacque per niente.

il singolo esempio del peggior plagio a sangue freddo che io abbia mai letto

E questo, detto da uno che era famoso per aver perpetrato i peggiori pastiches di Howard e Lovecraft (perché Carter fu un grande antologista, ma un mediocre narratore che compensava con l’entusiasmo alcune… ehm, carenze tecniche).

E non si può dare torto a Carter, o ai critici successivi che definirono l’esordio di Brooks “artisticamente spiacevole” – per trama e personaggi, La Spada di Shannara è una fotocopia de Il Signore degli Anelli. Al punto che si può fare un parallelo sttto…

Sauron = Brona
Gandalf = Allanon
Gli Hobbit = Shea e Flick
Aragorn = Menion
Boromir = Balinor
Gimli = Hendel
Legolas = Durin e Dayel
Gollum = Orl Fane
lo spettro dei tumuli = Mist Wraith
I Nazgûl = gli Skull Bearers

Erano altri tempi.
Con la sua grafica curata dai fratelli Hildebrandt e la trama estratta e distillata dalla prima metà dell’opera di Tolkien, oggi come oggi un buon avvocato specializzato in proprietà intellettuale avrebbe probabilmente trascinato in tribunale Brooks e Del Rey per aver emulato il “look & feel” del lavoro di Tolkien.
E non potendosi difendere (che diamine, addirittura alcuni dei nomi sono uguali!), il romanzodi Brooks sarebbe stato mandato al macero, la Del Rey sarebbe fallita e a mia copia del volume varrebbe oggi una cifra stravagante presso i collezionisti.

Invece la mia copia è chiusa in una cassa in un sottoscala, e la ricordo come la fonte di un sano intrattenimento, per un paio di settimane, nel 1983 (se era poi l’83… poteva anche essere l’84).
E poiché io a quel libro, nel 1983 (…) non chiedevo di cambiarmi la vita, non chiedevo un’esperienza immersiva e incommensurabile, non chiedevo personaggi che sarebbero rimasti con me fino alla fine dei miei giorni, non chiedevo una nuova prospettiva filosofica, non chiedevo un’opera d’arte, ma solo un sano intrattenimento, beh, per quel che mi riguarda The Sword of Shannara fece il suo sporco lavoro.

Ma è tutto qui?
Potrebbe anche starci.
Ma davvero Don Wollheim e Lester Del Rey videro solo un solido intrattenimento in Shannara?

Ora, facciamo una breve deviazione, volete?
Io credo che Dashiell Hammett sia stato uno dei grandi autori di lingua inglese del secolo passato: senza Hammett, non avremmo Chandler, e probabilmente anche Hemingway sarebbe un’ altra cosa.
Red Harvest, di Dash Hammett, un gran bel romanzo (leggetelo).
E naturalmente, lo sanno anche i bambini, Yojimbo di Akira Kurosawa è Red Harvest di Hammett, ma coi samurai.
Ed è un gran bel film.
Così come è un gran bel film Per un Pugno di Dollari, di Sergio Leone, che è poi Yojimbo coi pistoleri al posto dei samurai, ma alora sarebbe poi solo Red Harvest sessant’ani prima, oppure Last Man Standing con Bruce Willis, e come osservò Leoe quando Kuyrosawa minacciò di fargli causa per plagio, sono poi tutte variazioni di Arlecchino Servitore di Due Padroni.
Perciò, stasera, avendo la serata libera, una bella sacchettata di patatine dannosissime per la salute ed una pepsi gelata, cosa faccio?
Guardo Yojimbo, o Per un Pugno di Dollari, o Last Man Standing?
Guardo I Sette Samurai o I Magnifici Sette o Battle Beyond the Stars?

Beh, ok, magari Battle Beyond the Stars no.

Nel senso che le idee originali sono un’ottima cosa, ma a volte basta che le idee siano buone, ma non necessariamente originali.
Ciò che conta, poi, è l’esecuzione.

E Brooks – ed io sono convinto che Don Wollheim e Lester Del Rey se ne resero conto – si salva sull’esecuzione.

In primo luogo “tagliando le parti noiose” (qui di solito i tolkieniani s’incazzano), Brooks sdogana un certo tipo di fantasy – diciamo l’heoic o epic fantasy – presso il pubblico dei bestseller.
Il linguaggio di Brooks è quanto di più semplice e prosaico si possa immaginare e va bene così.
Frattanto, Brooks inserisce delle sensibilità, delle idee, nel tratteggiare i personaggi, che Tolkien non ci poteva mettere – alcuni personaggi sono dichiaratamente “rubati” a Dumas e a Anthony Hope (*). Brooks giocherella con l’idea del fantasy revisionista (col personaggio di Balinor) e col ruolo del trickster (Panamon Creed).
Brooks ha questa idea colossale (ehi, era il 1977!) di suggerire (ma non esplicitare mai) che tutto questo sia un mondo post-atomico (e quella era un’idea forte, e vicina alle sensibilità del pubblico – e di un certo pubblico soprattutto).
È questo deviare non dal tema, ma dalle note sull’esecuzione, che ai miei occhi salva Brooks – per lo meno in quei sette romanzi.
Quindi alla fine lo listerei come libro da leggere – se non altro per imparare come, anche partendo da idee palesemente rubate, con un po’ i coraggio si possa trovare il proprio ritmo, la propria misura.

Cosa ne penso, quindi?

Brooks è un buon narratore.
Shanara non è Il Signore degli Anelli, né fare un confronto di merito ha alcun senso, trattandosi di lavori nati da necessità asutorali diverse.
C’è chi ha goduto oltre ogni limite leggendo di Tom Bombadill, e chi ha provato un’emozione nel vedere una tigre dai denti a sciabola in Wishsong… qui non facciamo le corse, qui non ci sono vincitori o vinti.

In tutta onestà non posso dire che Shannara sia un brutto libro – anzi.
È un solido intrattenimento, ed apre una sequenza di romanzi che – fin dove sono arrivato io – è piuttosto buona.
Conosco cento romanzi migliori?
Certo.
Ma ne conosco anche mille peggiori.

Quindi non andiamoci a incuneare sulla discussione se Tolkien lavi più bianco di Brooks perché non è quello il punto.
Si tratta di opere diverse, con intenti diversi e promesse diverse al lettore.
A questo punto possiamo piuttosto domandarci se Tolkien mantenga la propria promessa al lettore, e soddisfi le aspettative sollevate nel lettore, e se Brooks, facendo una promessa sostanzialmente diversa, soddisfi la divesa aspettativa suscitata.
Qui, come si suol dire YMMV.
Il punto, alla fine, è sempre questo – noi arriviamo a pagina uno con delle aspettative.
Arrivati alla fine del volume, l’autore ha soddisfatto le nostre aspettative?

(*) Non sto dicendo che Tolkien non conoscesse I Tre Moschettieri o Il Prigioniero di Zenda, sto semplicemente dicendo che lui non li avrebbe mai aggiunti, come ingredienti, nel calderone della Terra di Mezzo, semplicemente perché estranei al canone norreno-celtico al quale lui intendeva ispirarsi (o che intendeva emulare/simulare).

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Tolkien Light

  1. La spada di Shannara è la versione più divertente del Signore degli Anelli.
    Concordo (ammesso che tu abbia affermato qualcosa del genere, stamani sono fuso).
    Plagio è, lo si è sempre detto. Eppure, a pensarci, fu più che altro un segnale profetico: oggi il 90% del fantasy che viene smerciato qui da noi è plagio!

    La trovata di Brooks su mondo fantasy nato da un mondo post-apocalittico l’ho sempre trovata geniale. A metà anni ’90 ricalcai (plagiai!) bellamente questa sua idea per creare il mio scenario di Adnd.
    Tra l’altro Brooks ritornò con maggiore incisività sul concetto di “vecchio mondo post-atomico” nei libri successivi, raggiungendo il massimo (e più godibile) bilanciamento ne Il druido di Shannara. Uno dei suoi romanzi migliori.
    Anche se il più bello in assoluto, per me, è il secondo (Le pietre magiche di Shannara).

    Come ogni cosa bella, o quantomeno piacevole, doveva però finire per tempo. Invece non è andata così. Hanno spremuto troppo il limone e ora ne esce solo robaccia.
    Gli ultimi 3-4 libri sono noiosi, aridi, privi di sentimento.
    Preferisco ricordare quel bel plagio che fu “La spada”.

    E comunque i primi 8 libri del ciclo sono lì, sulla mia libreria. Ai tempi ne aspettavo l’uscita con non poca trepidazione…

  2. 😀
    Ho affermato qualcosa del genere.
    È un buon romanzo e fa ciò che promette sull’etichetta, quindi non mi ci lamento.
    E Brooks è comunque un autore di buon livello, con una buona costruzione dell’azione, dei buoni dialoghi…
    Non è il primo nome al quale penso se penso fantasy… ma non lo è neanche Tolkien.

  3. Io ho invece letto prima La spada di Shannara, credo intorno al 1986, anche se l’edizione italiana che ho è del 1977, e Il Signore degli anelli nel 1995.

    Sinceramente non ricordo bene tutti e due i romanzi per poterci vedere un plagio, ma anni fa ho letto nel web la trama dei due romanzi scritta mettendo a confronto i vari personaggi, del tipo Gandalf/Allanon va dagli Hobbit/Shea e Flick, ecc.

    Però vorrei appunto rileggerli uno di seguito all’altro.

    Le pietre magiche per me era originale, ma non così scorrevole.

    Ho invece trovato molto noiosi e anche tutti e 3 identici i 3 romanzi della trilogia del Verbo.

    La spada di Shannara, però, per me resta molto bello per come è scritto. Quella narrazione mi ha tenuto inchiodato, mi ricordo.

  4. Aldilà da evidenti questioni cronologiche, quello che mi domando è perchè leggendo prima Tolkien e poi Brooks venga spontano pensare al plagio dell’americano mentre leggendo prima prima Shannara e poi LOTR risulta molto più difficile pensare ad un plagio del professore di Oxford.
    Ho letto il primo di Shannara, più o meno negli stessi tuoi anni e ne ho un ricordo ottimo, quasi formativo. Quello che ho notato, incontrando molti detrattori di Brooks, è che “la spada di Shannara” è invecchiato male, nel senso che le persone che l’hanno letto recentemente (diciamo negli ultimi 10 anni) tendono ad averne un’opinione peggiore di quelli che l’hanno letto negli anni ’80.

  5. In effeti La Spada era davvero un prodotto degli anni ’70, con tutta una serie di elementi che, sì, sono invecchiati maluccio, credo.
    All’epoca, il solo riferimento al medioevo post atomico risuonava prepotentemente nell’immaginario collettivo.
    Oggi come oggi, è stato usato a morte.

    Ah, e poi…
    Credo non si pensi che Tolkien possa aver plagiato Brooks per via del Terzo Principio della Termodinamica.

  6. Pingback: Tolkien Light « strategie evolutive

  7. Curioso, ho letto esattamente gli stessi volumi della serie. Il primo, vabbè, avrò avuto undici anni (guarda caso, cominciai a leggere Tolkien quello stesso inverno), ed allora mi piacque, come continua a piacermi il secondo (forse di più), il terzo un po’ meno. Poi Brooks è caduto nella trappola della pseudo-quadrilogia (si ricorda ai signori telespettatori che co “quadrilogia” ci si riferisce ad una serie di quattro storie attinenti allo stesso tema, non ad una storia divisa in quattro parti) ed ha cominciato a scendere la china degli allungatori-di-minestra, per di più diventando mano a mano più pesante, con una quantità allarmante di monologhi interiori da lametta sui polsi. Mi sono molto più divertito a leggermi Landover, sebbene anche lì Brooks ci abbia messo poco a riprendere le cattive abitudini.

  8. Mah, Brooks ha avuto dei problemi.
    Cose tipo una botta di risveglio spirituale ed un ritorno alla fede, o qualcosa del genere.
    Un “effetto C.S. Lewis” a scoppio ritardato, insomma.

    E oltretutto avevo saputo da un traduttore che – nella versione italiana – molti degli smanettamenti in Heritage of Shannara erano stati cassati d’ufficio.
    Io in inglese me li sobno sciroppati tutti.
    In effetti, un po’ lunghini e barbosi.

  9. due OT:
    1) io sono una trekkie e non odio Davide
    2) la frase “(si ricorda ai signori telespettatori che co “quadrilogia” ci si riferisce ad una serie di quattro storie attinenti allo stesso tema, non ad una storia divisa in quattro parti) è a dir poco esilarante…

  10. Eh, lo so. Ma vallo a dire a tre quarti degli autorucoli fentasi nostrani, onestamente convinti di scrivere trilogie-quadrilogie-vattelappescaquantelogie, quando si limitano a produrre storie in tre-quattro-x puntate. Credo che la colpa si possa ascrivere alla George Allen & Unwin, che pubblicò fra il 54 ed il 55 un certo librone dividendolo in tre puntate (indovinate un po’ a cosa mi riferisco?) per diluire le spese di stampa… ma i lettori non lo capirono.

  11. Semi-OT: invece Landover proprio non mi piaceva. Troppo light, per quei tempi, in cui consideravo il fantasy un affare troppo serio.

    Rientrando IT: un paio di anni fa ho sfogliato, senza comprarlo, l’atlante della Quattro Terre. Era piuttosto interessante! Pessimo invece il fumetto, che si trova ancora nei megastore. Se non sbaglio la Warner ha acquistato i diritti di TUTTI i libri per trasformarli in film, ma non se ne è fatto più nulla. Al cinema, forse, la somiglianza con LOFT sarebbe troppo palese…

  12. Grazie per aver risposto alla mia domanda su Shannara, anche se hai astutamente eluso la discussione da bar su chi sia meglio tra Brooks e Tolkien.
    Da ragazzo ho letto entrambi in rapida sequenza: prima LOTR, poi la spada di Shannara. Il primo mi ha entusiasmato anche rileggendolo, il secondo è uno dei pochi libri che non sono mai riuscito a finire, pur avendo provato e riprovato a leggerlo (e avevo affrontato la lettura con le migliori aspettative).
    Non saprei dire a cosa fosse dovuta questa avversione per Brooks, ma tutt’ora gli rinfaccio di essere il primo responsabile del mio temporaneo allontanamento dal fantasy (il colpo di grazia me lo diede la Zimmer Bradley).

  13. cazzo, sei stato capace di farmi rivalutare brooks. io ho letto solo i primi otto (ma, mi spiace, ho trovato di gran lunga migliore la tetralogia degli eredi…) più qualcos’altro e pur trovandolo abbastanza buono non ero riuscito a perdonargli il calo qualitativo dell’ultima serie. però… interessante.

  14. Credo che la preferenza fra prima trilogia e tetralogia successiva sia una questione di gusti personali ancora di più qui che in casi differenti.
    Io preferisco i primi tre – e mi spiace che Sottile abbia interrotto la Spada prima della fine, perché è proprio lì che Brooks viene fuori.

    Discusione da bar – qual’è meglio?
    Dipende da cosa cerchi.

    Il calo, ripeto, credo sia frutto di scelte comerciali da una parte, e di una certa crisi personale dall’altra.
    Noi lo preferivamo quando era giovane e incazzato 😛

    @Mcnab
    Avedo cominciato a leggere fantasy con Sprague de Camp, per me il problema del “troppo sul serio” non è mai sussistito.

  15. Dopo questa discussione mi è quasi venuta voglia di riprovare a leggerlo per la terza (forse quarta) volta, ma non lo trovo più. Credo di averlo relegato in un cartone dopo l’ultimo trasloco, insieme alla già citata Zimmer Bradley.

  16. Io credo – ma credo solo, eh – che la Bradley sia invecchiata malissimo, per cui o te la leggevi negli anni ’70, quando pubblicava, ed era all’avanguardia, oppure oggi ne cogli tutti i difetti.
    E poi le cose migliori della Bradley le ha scritte suo fratello.

  17. io ho (letto) tutto tolkien (minuto per minuto) con punte anche in inglese e tutto lo shannara italico..
    l’analisi accennata da Davide la ritrovo sostanzialmente corretta anche se la mia bilancia (come già detto) pende molto più sul dare il premio a Tolkien e la zappa a Brooks.. Brooks l’ho anche incontrato e intervistato a Lucca quest’anno ed è pure un simpatico vecchietto.. forse un tempo era anche il clive cussler del fantasy ma adesso io vi sfido a leggere contemporaneamente I Figli di Hurin (Tolkien) e La Regina degli Straken (Brooks) se volete anche in lingua originale e dirmi dove sta maggiormente la BELLEZZA.

    un saluto!!

  18. Grazie, ma non è mia abitudine leggere libri pubblicati da autori morti – quindi niente più Brooks (che, concordo, ormai è andato), e niente fondi di magazzino di casa Tolkien.
    C’è troppo materiale valido pubblicato da autori giovani – o per lo meno vivi – per lasciare spazio a certe cose.
    Certo, se fossi immortale….

  19. La Bradley… mio Dio… l’ho sempre trovata illeggibile, o quantomeno insostenibile!
    Mille volte meglio il fratello.

  20. @davide..
    ma come? e quella cosa di rileggere il mabinogion e l’odissea originali piuttosto che i rifacimenti? 😉

    “I vecchi si ripetono, ed i giovani non hanno niente da dire. La noia è reciproca.”
    Jacques Bainville

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.