strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ike

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Questo post ha tutte le potenzialità per portare più traffico su questo blog di quanto abbia fatto il post su Tolkien.
O forse no.
Forse sono io che ragiono in termini vecchi di vent’anni.

Ci fu un tempo, vedete – e non so onestamente se sia ancora così, perché non ho più dati di prima mano – in cui Isaac Asimov era l’unico autore di fantascienza.
Nessuno, ma proprio nessun altro, scriveva fantascienza.
O per lo meno quella era l’impressione.
In libreria si trovavano i romanzi di Asimov, e le raccolte di racconti di Asimov.
Con le introduzioni scritte da Asimov e le postile scritte da Asimov.
Si trovavano le antologie sul meglio della fantascienza scritta da altri – e Asimov ci spiegava perchè fossero il meglio, come si inquadrassero in un certo universo editoriale, e poi vai di postille, introduzioni e cronologie.
Si trovavano i saggi di Asimov – sulla scienza, la filosofia, la Bibbia… ho qui sullo scaffale un volume che si intitola The Isaac Asimov Guide to the Works of William Shakespeare.
Ho letto l’opinione di Asimov su 1984, e su Il Signore degli Anelli, e su un sacco di altri libri (parecchi libri suoi) prima di leggere i libri stessi.
Ed ho letto l’opnion di Asimov su Star Trek, su Guerre Stellari, su Galactica, su La Fuga di Logan
E l’unica rivista di fantascienza al mondo era Isaac Asimov’s Magazine of Science Fiction, o per lo meno così ci lasciava intendere Asimov nelle introduzioni alle raccolte di racconti presi dalla sua rivista.
E anche chi non leggeva fantascienza, chi mai avrebbe letto fantascienza, chi pensava che la fantascienza fosse un’idiozia e Urania una specie di rivista pornografica (“ma siamo sicuri che siano cose adatte a un ragazzino?” mi chiese secca mia madre quando acquistai Guida Galattica per Autostoppisti)… anche loro, se gli chiedevi il nome di un autore di fantascienza, ti rispondevano

Isaac Asimov!

In quell’universo che più che einsteiniano era, palesemente, asimoviano, un ragazzino delle medie avrebbe potuto prendere Io, Robot nella biblioteca della scuola e leggerselo, sotto al sorriso benigno dell’insegnante di italiano – loa stessa che avrebbe avuto parecchio da ridire se il medesimo ragazzino avesse letto, per dire, Dracula di Stoker, o che, se avesse beccato il malcapitato a leggersi Tarzan, gli avrebbe consigliato qualcosa di un po’ meno infantile.
Un bel libro di Asimv, ad esempio.
Dopotutto, Asimov era stato sdoganato persino nelle antologie scolastiche.

Come risultato di questo stato di cose, l’impressione è che tutti quelli della mia generazione si siano letti qualcosa di Asimov.
Per lo meno Io, Robot e Fondazione.
E sempre prima di raggiungere l’età legale per votare.

Ora, io con Ike Asimov ho una serie di problemi.

Il primo è proprio l’ingombro del personaggio – che con un massiccio, pervasivo e continuativo lavoro di scrittura arrivò, tra il 1958 e il 1980 a saturare il medium, al punto da diventare ubiquo.
Asimov è talmente ovunque, che non se ne può più valutare oggettivamente l’impatto, né come autore di narrativa, né come saggista.

“Asimov soffrì di blocco dello scrittore una sola volta, e furono i dieci minuti peggiori della sua vita.” (Harlan Ellison)

Il secondo, è la teoria narrativa sottoscritta da Asimov, per il quale la narrativa fantascientifica doveva essere votata alla trasparenza assoluta del linguaggio – non stile ma idee, inutile ricercare costruzioni linguistiche più sofisticate di una piatta, diretta tecnica espositiva.
Asimov è talmente qualunque, che non ha senso fare un discorso stilistico sulla sua scrittura.

“Asimov è stato la voce di default della fantascienza.” (John Clute)

Terzo, c’è il lavoro – parallelo a quello di scrittura – con il quale Asimov ha coltivato la propria aura di gigionaggine, la propria piaconeria istituzionale, l’aria da bravo ragazzo (o bravo vecchietto) allevato a torta di mele e coi piedi saldamente per terra, sempre pronto alla battuta e all’ecumenica comprensione dei difetti altrui. Si ha spesso l’impressione che sostanzialmente i racconti di Asimov sono buone scuse per permettere all’autore di parlare di se stesso.

“Se un medico le dicesse che le restano solo sei mesi di vita, cosa farebbe?”
“Batterei a macchina più in fretta.”

C’è poi il dato anagrafico – tale era ed è la preponderanza di Asimov, nella percezione popolare, come il bravo autore di fantascienza adatto ai ragazzi di tutte le età, che mi domando seriamente se qualcuno abbia mai letto un romanzo di Asimov dopo i vent’anni, e come questo essere un autore degli anni di formazione (o degli anni dell’acne) abbia in fondo sbilanciato il giudizio sugli effettivi meriti di Isaac Asimov come scrittore.

E considero ora una affermazione fatta da Asimov…

“Ciò per cui sarò ricordato sono la Trilogia della Fondazione e le Tre leggi della Robotica. Ciò per cui voglio essere ricordato non è un libro, o una dozzina di libri. Ogni singola cosa che ho scritto può essere eguagliata o addirittura superata da qualcosa che qualcun’altro ha fatto. Tuttavia, il totale della mia produzione per quantità, qualità e varietà non può essere eguagliato da nessun altro. Questo è ciò per cui voglio essere ricordato.”

Ecco – credo sia la frase che definisce non solo la narrativa di Asimov, ma anche la sua poetica.
L’intento dichiarato di essere stato ovunque, di aver fatto tutto, in quantità, e con un livello di qualità sempre consistente.
Io, ma certamente sono solo io, ci leggo una punta di disperazione – la consapevolezza che ci sono in giro pistoleri più veloci, e più precisi, ma che nessuno ne ha ammazzati tanti, con qualsiasi mezzo, di quanti ne abbia ammazzati io, usando qualsiasi cosa avessi a portata di mano, in qualunque occasione.
La consapevolezza di essere qualitativamente un secondo, ma un primo per velocità di battitura.
Ora ammettiamolo, ci sono ambizioni peggiori sulle quali modellare la propria carriera di scrittore.
Ron Hubbard desiderava che il suo nome fosse noto a tutti e tutti avessero letto almeno un suo libro – e Doc Smith gli disse “ragazzo, allora non devi scrivere romanzi, devi fondare una religione”.
Quindi, non un peccato mortale, quel voler essere ricordati come la voce di default della fantascienza.

Però – io Fondazione l’ho letto a quattordici anni e non me lo ricordo.
Ricordo che mi piacque.
E ricordo l’effetto che mi fece.
E ricordo i principi generali, le idee, più o meno il plot.
E ricordo di non aver voglia di rileggerlo.
Ma se doveste citarmi un passaggio specifico, o nominare un personaggio… non so se riuscirei a ricordarlo.

Ricordo – paradossalmente – molto di più dalle storie di Lucky Star, che era fantascienza per ragazzi (lo steso Asimov consigliava di farlo leggere ai boy scout)… praticamente Capitan Futuro ma senza le grandi intuizioni narrative e le vaste visioni cosmiche di Edmond Hamilton.

Ma poi, voi, di Ike, ricordate davvero tutto?
E tutto cosa significa – a parte Io, Robot e Fondazione?

Ecco, io ricordo The Gods Themselves
E la saggistica.
Ma i racconti brevi?

E non staremo qui ad elencare i peccati di Isaac Asimov, a cominciare dalla sua deificazione di John W. Campbell (ottimo editor, ma essere umano abbastanza biasimabile), alla sua tendenza ad ignorare circa un quarto degli autori suoi contemporanei, alle sue antipatie personali ed ai suoi boicottaggi mediatici, giù giù fino alle battute sessiste con le quali coltivava la propria “simpatica” immagine di vecchio satiro.

Il fatto è che le idee sono sempre ingegnose, spesso ingegnosissime, e le trame sono funzionali alle idee, con personaggi adeguati, e sviluppi che con ferrea logica portano a compimento quelle eccellenti idee, ma… e poi?

Io, Robot è una collezione di interessanti rompicapi logici, ma al di fuori di questi, quando cerca di allargarsi ed andare a toccare qualcosa di più ampio, o di più vero, si riduce a qualcosa di piuttosto semplice, quasi banale.
Fondazione è un ampio, ingegnoso mosaico della storia futura, ma fallisce – con la sua Psicostoria – proprio nel definire il ruolo dell’essere umano nel cosmo.
E probabilmente ad Asimov neppure interessava definirlo.

Il fatto è che mentre lo si legge, Asimov è certamente una eccellente fonte di intrattenimento.
E fa leva proprio su curiosità e intelligenza – due tratti che l’età tende ad ottundere, ed è forse per questo che è così bello da leggere da ragazzi.
Ma poi si invecchia.
E se intelligenza e curiosità scemano, è anche vero che sorgono altri tratti, di solito legati ad eventi non contempplati nella bibliografia asimoviana, per cui si arriva a guardare all’autore che ammetteva, nel 1973, che alcune delle sue opere potesero addirittura essere superate dal lavoro di altri, e se siamo in buona sorridiamo e scrolliamo la testa, buon vecchio Ike, se è stata una brutta giornata lo giudichiamo un arrogante imbecille.

Quindi, come la mettiamo?

A conti fatti, credo di aver letto più saggistica che narrativa uscita dalla macchina per scrivere di Isaac Asimov.
Nessuno mi ha obbligato con la pistola alla testa, e non è stata un’esperienza spiacevole.
Certamente leggere Asimov ha contribuito a fare di me ciò che sono.
Ma, a conti fatti, fu leggere Jack Williamson che fece di me un appassionato di fantascienza.
Heinlein – per quanto mi sia odioso per tutta una serie di motivi – scriveva meglio.
Clarke aveva idee più coraggiose.
E se David Brin, Greg Bear e Gregory Benford si dicono tutti allievi della scuola asimoviana di scrittura fantascientifica, beh, si tratta di tre autori che hanno ampiamente superato il maestro.

Asimov non è uno dei miei autori preferiti, lo si sarà capito.
Ma l’ho letto, e sono felice di averlo letto.
Semplicemente, ogni giorno che passa mi pare più sciocco costruirgli un monumento.
Asimov casomai fu presente, con la sua opera, per rafforzare il mio interesse verso il genere quando i lavori di Williamson disponibili si esaurirono.
Perché ci fu un tempo in cui gli scaffali straripavano di fantascienza, e una buona parte di questa, all’apparenza, l’aveva scritta Ike Asimov.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

39 thoughts on “Ike

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  2. Strano a dirsi ma di Asimov la prima cosa che mi viene in mente è Neanche gli dei. Per qualche motivo la citazione d’apertura (neanche gli dei possono nulla contro la stupidità umana) e il tentativo di immaginare gli esseri che abitavano l’altra dimensione mi sono rimasti più impressi di robot e fondazioni.

  3. Mi ritrovo in pieno nel tuo atteggiamneto verso Asimov. Anche per me (intorno all”80-’82) rappresentò il primo folgorante contatto con la fantascienza. Pochi anni dopo, avendo letto tutto quello che ero riuscito a trovare (tutta fiction, però), ci fu una specie di rigetto, non tanto per demerito suo, quanto per la voglia di distinguersi da tutti quelli che identificavano Asimov con la FS (io no, ormai avevo scoperto “ben altro”). Quindi il buon dottore fu vittima di una certa dose di spocchia da parte mia, anche perchè da un lato io ero più grande, dall’altro il meglio l’avevo letto, e quei raccontini dei Vedovi Neri spesso costruiti su trovatine fragilissime rafforzavano la mia opinione.
    Contrariamente a te, però, non mi dispiacerebbe rileggermi la Fondazione e qualche altra opera adesso, giusto per calibrare meglio il mio giudizio.

  4. “Però – io Fondazione l’ho letto a quattordici anni e non me lo ricordo.
    Ricordo che mi piacque.
    E ricordo l’effetto che mi fece.
    E ricordo i principi generali, le idee, più o meno il plot.
    E ricordo di non aver voglia di rileggerlo.
    Ma se doveste citarmi un passaggio specifico, o nominare un personaggio… non so se riuscirei a ricordarlo.”

    🙂

    Lo stesso vale per me. Ho letto alcuni lavori di Asimov nel periodo tra i 12 ai 15 anni (a 12 anni dovetti subire un intervento ospedaliero e un parente in visita mi regalò una raccolta di racconti dello stesso Asimov, che non conoscevo), ma non mi ricordo quasi nulla. I libri sono lì, ma non mi viene mai la voglia di rimettermi a leggerli. Me ne è rimasta la sensazione di estrema semplicità, ma poco altro.

    In quegli anni leggevo anche i primi libri di King (per esempio, “It” e “Pet Sematary”) o Poe e non sono scivolati via allo stesso modo. Per dire che non è questione di tempo, forse è questione di qualità.

  5. Oggi, in cui gli scaffali non straripano più fantascienza, buona parte di questa (forse in una proporzione ancor più consistente di allora) è sempre e comunque del buon vecchio Ike, segno che certe visioni sono più dure a morire della fantascienza stessa.

    Condivido quello che dici sul ruolo e l’immagine di Asimov, perlomeno in Italia. E il fatto che sembri avere un senso (solo) se lo si legge da minorenni – e anche per me fu così (e avendolo provato a prendere in mano oggi, devo dire che mi è suonato un po’ infantile) -, qualcosa deve pure significare.

    Penso che una delle maturazioni più importanti che ci si trova ad affrontare tra l’infanzia/adolescenza e l’età adulta sia il riconoscimento delle gradazioni morali, scoprire che il mondo non è digitale e non si divide in buoni di qua e cattivi di là. Tu parti credendo che Darth Vader sia il male assoluto, e solo alla fine scopri che non è così (però l’Imperatore sì!). Invece Asimov tende a una raffigurazione dicotomica della realtà rispetto alla contrapposizione bene/male. Asimov in questo senso è semplice e rassicurante. Così alla fine ad Asimov interessa più l’idea che la vita. Se non avesse fatto lo scrittore avrebbe potuto fare l’enigmista, e difatti la sua narrativa difetta della complessità dell’esistenza. E anche il suo linguaggio si conforma a questa visione, perché anche quando fa narrativa è più un ottimo divulgatore (semplice e chiaro) che un buon narratore (piatto e convenzionale).

    Per questo da (lettori) adulti, Asimov non ci dice più niente. Fa parte di una fase sorpassata. Non da rinnegare, questo no, ma comunque che ha dato tutto quello che doveva dare e si è esaurita.

    Molto interessante invece la tua interpretazione sulla quantità rispetto alla qualità e sulla scelta consapevole di Asimov di privilegiare la prima (spesso lui ripeteva che voleva scrivere *più* di chiunque altro) rispetto alla seconda. Diciamo che può essere come dici tu, anche se preferisco pensare che in Asimov quest’istanza quantitativa preesistente abbia semplicemente pregiudicato lo sviluppo di un livello qualitativo eccelso. Del resto chi ha scritto davvero molto, ha sempre finito per comprometterne in qualche modo la qualità. Per forza di cose, aggiungerei.

    Quanto a quello che ricordo di lui, bè nella narrativa breve – ovviamente – “Notturno” e “L’ultima domanda”. In quella lunga Neanche gli dei, La fine dell’eternità e il ciclo della Fondazione, robot compresi. Ma devo dire che a distanza di vent’anni non ho ricordi precisi delle trame. Diciamo che sono quelli che sollecitano più gradevolmente la mia memoria.

  6. Eh no, adesso devo sapere perchè odi R.A.H…

    O la frase è un teaser?

  7. @Andrea
    L’odio è un sentimento sterile.
    Io mi limito a detestarlo, Heinlein.

    In gran parte per la sua posizione ideologica – ma quella potrebbe anche starci (posso leggerla senza doverla sottoscrivere, giusto?) se non fosse che Heinlein a mio parere ha bruciato tonnellate di ottime idee in storie discutibili (penso a Job, a Friday e ad un sacco di altri libri).
    Storie rese discutibili proprio dalla sua posizione ideologica.
    E poi ha scritto un romanzo in cui c’è un’arma che ammazza solo gli asiatici (ma se cambi la modulazione, ammazza solo i negri).
    Ecco, son cose che ti segnano…

  8. P.S. I tre che hai citato (Brin, Bear e Benford) hanno di gran lunga superato il maestro, ma non nell’estensione del ciclo della Fondazione. 😉

    Soprattutto il primo e il terzo, che conosco bene, hanno sfornato cose notevoli.

  9. Beh, quella dell’estensione della fondazione fu una bieca manovra commerciale.
    Tutti devono pagarsi l’affitto e le bollette… 😉

    Anche Asimov, quando negli anni ’80 prese ad aggiungere materiale, non lo fece proprio per amore dell’arte.

  10. Già allora il potenziamento delle Fondazioni nascondeva bieche motivazioni economiche… 🙂

  11. Io di Asimov ricordo soprattutto Paria dei cieli. E non perché quel romanzo abbia meriti particolari, semplicemente perché quello è stato il Primo Romanzo di Fantascienza io abbia mai letto.

    Per il resto quoto in toto quanto scrivi:
    Asimov per me, ora, è soprattutto un bel ricordo.

    Aggiungo che è vero. Asimov è tuttora, anno 2011, il nome di riferimento per chi parla di fantascienza senza frequentarla. Però non è più solo. C’è anche Dick.
    Ed entrambi sono morti da un quarto di secolo.

    (Brin, Bear, Benford non mi hanno mai entusiasmato. Probabilmente proprio perché vengono dalla scuola asimoviana).

  12. No, è che sei malvagio, proprio malvagio dentro. 🙂

    Io, in effetti, Bear lo trovo di una pesantezza ed una difficoltà quasi insormontabili.
    La decisione di affrontare un suo libro è sempre una cosa meditata – ho qui Darwin’s Radio che aspetta da anni.

    Interessante e fondamentale il discorso Asimov/Dick – anch’io mentre scrivevo questo pezzo mi dicevo che, in fondo, negli ultimi anni, Dick è diventato l’Asimov degli adulti, lo scrittore di fantascienza che puoi leggere senza vergognarti.
    Ed entrambi sono morti morti morti…

    La dice lunga sullo stato di salute della nostra fantascienza, e forse spiega perché si faccia così fatica a veder uscire un romanzo con meno di cinque anni di ritardo, a meno che non abbia un premio a spingerlo.

  13. Ho letto molto di Asimov, del resto era ovunque e specialmente leggendo un urania, era impossibile non trovarlo, magari a fine storia con qualche saggio scientifico, però devo ammettere che non mi ha lasciato grandi ricordi o emozioni, a parte la prima parte del ciclo della fondazione e qualche racconto che spicca tra i tanti, come: -L’ultima domanda- o il cupo ma grandioso -Notturno-, e quest’ultimo credo che sarebbe piaciuto anche a HPL, con il suo cielo scuro infinito, enorme, pieno di innumerevoli stelle…

  14. Ti dirò, a me Asimov non dispiace affatto. Però se ricordi mi piaceva pure Tolkien, e devo confessarti che mi piace pure Star Trek.
    Con questa triade forse sono sulla buona strada per diventare il tuo supervillain, nel caso tu decidessi di impersonare Capitan Sci-fi 😉

    Scherzi a parte, a me della Fondazione è piaciuto molto la visione ad ampio respiro, il poter vedere l’evoluzione socio-politica di questa entità semi-statale. La grande scala è uno dei punti più interessanti della space-opera.
    Non è un caso che si faccia fatica a ricordarne i personaggi principali, salvo forse l’evanescente Hari Seldon. Nella Fondazione il protagonista forse è il tempo stesso.
    Però ammetto di essere un pò di parte, in quanto appassionato di storia ci trovo forse qualche motivo di interesse in più.

    Ci sono poi alcuni racconti che ricordo con piacere: Notturno, Il Destino di Marte, L’Ultima Domanda.

    Al di fuori della narrativa, devo dire che il buon vecchio Ike l’ho sempre trovato altamente insopportabile. Non perde occasione di ribadire quanto sia influente, quanto i termini da lui inventati siano diventati di uso comune, quanto le tre leggi siano importanti, e via dicendo. Una cosa decisamente antipatica anche perchè completamente non necessaria, visto che il rischio che la storia letteraria si dimentichi di Asimov è praticamente nullo.

    Sul fatto che sia ingombrante ci sono pochi dubbi, così come Dick negli ultimi tempi, come giustamente osservate. Il rischio è sempre quello di vederli sopravvalutati, anzi, forse è meglio dire malgiudicati, forse perchè manca il confronto con altri autori non “socialmente accettabili”.

  15. “E poi ha scritto un romanzo in cui c’è un’arma che ammazza solo gli asiatici (ma se cambi la modulazione, ammazza solo i negri).”

    Sesta Colonna, che poi è una stronzatella di libro. Però presuppongo tu non abbia letto molti dei suoi libri in cui il superamento delle reciproche differenze è essenziale (basta pensare a Universo, Stella Doppia, I Figli di Matusalemme, La Tuta Spaziale…). E’ un tema talmente presente che fa di Sesta Colonna un mediocre unicum. Però mi fermo, che vado OT.

    Torno ad Asimov: ho sempre apprezzato i suoi classici, tipo la Fondazione, Io Robot e altri racconti, ma sempre con moderazione: cioè, non mi ha mai preso più di tanto e già quando lo leggevo la prima volta (ero alle media) trovavo il già letto Wells molto migliore e altri scrittori che avrei scoperto di lì a poco altrettanto migliori. A distanza di anni e di successive riletture, ho avuto riconferme delle mie opinioni su Vance, Heinlein, Leiber, Bester, Zelazny, Scheckley, Spinrad… tutta gente che ho sempre riletto con piacere ritrovandoci, di volta in volta, spunti nuovi. Con Asimov non mi è mai successo. Lo trovo, semmai, un ottimo entry point per la sf.

    Spezzo una lancia a favore di Greg Bear! 🙂

  16. Beh mi unisco al coro di quelli che hanno letto Asimov da ragazzi è che non ricordano niente delle trame,certo rimane il personaggio Asimov,quello che veniva furoi dai suoi articoli ma aldilà di tutto più niente.
    Un ultima considerazione e io che pensavo di essere l’unico che detestava Heinlein per le sue posizioni ,mi fa piacere non essere il solo.

  17. Non condivido queste posizioni. Ho letto Asimov dopo i 30 anni e mi è piaciuto molto. Ha saputo scrivere di fantascienza senza annoiare e, soprattutto, da scienziato, facendo anche capire ciò di cui parlava. Se non ricordo male ha anche anticipato delle invenzioni.

    Non ha messo in campo termini nuovi tanto per fare bella figura.

    Il ciclo della Fondazione lo ricordo, anche se non ho ancora letto l’ultimo libro.

    Poi mi sono letto circa 150 racconti, che mi sono piaciuti. E tornerò a leggere Asimov, anche perché mi manca parecchia roba di lui. Fra gli scrittori di fantascienza che ho letto, anche se ho letto poco di questo genere, è quello che preferisco.

    Anche Ron Hubbard mi è piaciuto, ma ho letto soltanto Ritorno al domani.

  18. @Daniele
    Finalmente!
    Cominciavo a temere che questo post diventasse un coro di Asimoviani pentiti.
    È bello sentire l’altra campana.

    Su Hubbard, come disse qualcuno (credo Moorcock), finché gli resse il senso del ridicolo, pubblicò della eccellente narrativa fantastica.
    Restava un personaggio spiacevole, ma scriveva cose divertenti.
    Poi decise di diventare Dio…

    @negrodeath
    Qui è OT solo quello che dico io 😉
    Ma tu te li sei letti i trattatelli politici di Heinlein? Cose tipo la “Guida per i Cittadini che vogliono Aiutare il loro Paese”, e cose del genere?
    Mai visto uno di destra così sinistro, come diceva quel tale 😀

  19. @Davide: non condivido neanche io in effetti quella teoria, ma devo dire che, a parte il nome, non sono mai andato oltre.

    Magari sbaglio, ma io tendo sempre a prendere uno scrittore per quello che è: uno che scrive. A me che non prenda posizioni particolari che non condivido su argomenti a cui tengo particolarmente (brutta frase, non me ne esce una migliore), lo leggo e basta.

    Per spiegarmi meglio: tutto quello che hai scritto di Asimov, del come voleva essere ricordato, io lo leggo qui per la prima volta 😀

  20. Ah ok, se lo dici te… 🙂
    No, non li ho letti. Da un lato non li ho mai visti né trovati, dall’altro me n’è sempre fregato poco e quindi nemmeno li ho cercati.

  21. Io anni addietro ricevevo un catalogo con tutte le nuove uscite, e a fine anni ’90 ci fu una piccola casa editrice americana (roba da survivalist) che ristampò tutte quelle cose di Heinlein… ed alcune erano onestamente deliranti – o meglio, interessanti magari da vedere sviluppate in un romanzo, ma parecchio inquietanti quando proposte come reali opzioni.
    Un po’ come la dianetica, in fondo.

    In realtà non le conservai – le regalai ad un amico heinleiniano che da allora non si è più fatto sentire, ed ora ha un capitale perché sono rari pezzi da collezione.
    Sono stato vittima dei miei pregiudizi.

    Sarebbe interessante anche leggere la rivista socialista che Leiber stampava nel suo scantinato a Chicago… tanto per bilanciare in maniera bi-partisan i deliri.
    Anche se credo che la roba di Leiber, come sempre, mi piacerebbe di più 😉

  22. Bè io quando è morto ho pianto, e ho detto tutto.

  23. Bizzarro ma vero.
    Non ci avevo mai pensato: anch’io conservo il buon 90% dei libri di Asimov usciti per Oscar Mondadori negli anni ’80, eppure non sento il bisogno di rileggerli. Ne li ricordo con particolare vividezza. So solo che ai tempi li gustai, forse non comprendendone del tutto i messaggi trasversali (Asimov l’ho letto nella mia adolescenza).
    Ora come ora, se dovessi scegliere, rileggerei più volentieri il vecchio Verne, tanto per dirne uno.
    Anche se Asimov rimane un grande, un pioniere.

  24. OT però RAH è anche quello di Time Enough for Love. E Stranger in a Strange Land. E tante cose per ragazzi che hanno contribuito a formarmi… Forse è per questo che oggi riesco a leggere Sword of Truth e altre cose destrorse senza scandalizzarmi per i contenuti politici. Boh, penso che RAH fosse essenzialmente un provocatore…

  25. Andrea: anche secondo me. Heinlein ha esplorato un sacco di idee per provocare, scatenare discussione, far riflettere in maniera non banale, secondo me riuscendoci. L’ho sempre trovato stimolante, perché anche quando non è condivisibile ti spinge sempre a chiederti perché, senza rispondere un “perché no” ad oltranza.

  26. Altro bel post, qui la “regia” è magnifica. La valanga di commenti te li meriti tutti.

    Mi accodo su quello che è stato detto: l’ho letto da adolescente, storie facili, lettura scorrevolissima, ma non è stato amore a prima vista. Lessi per primo abissi d’acciaio, e ricordo che mi deluse un po’. Quando affronti un nome onnipresente come Asimov, pensai ai tempi, chissà che ti aspetti. E invece…

    La trilogia, anzi quadrilogia, regolarmente (e doverosamente) letta, anche se la considero un classico un po’ come il solito signore degli anelli. Divertente da leggere ma non da rileggere.

    E’ triste che ormai il poco, pochissimo materiale che trovi nei vari supermercati del libro sia in larghissima parte Asimov, scritto al solito a caratteri cubitali, che neanche vale la pena rovistare in cerca di altro. Forse proprio per questo motivo non ho mai letto io, robot.

    Tutt’altro impatto, quasi devastante fu Dick, che purtroppo si sta un po svalutando per il triste destino a cui è sottoposto (grazie fanucci, soprattutto per i prezzi da strozzino).

    P.S. Il prossimo post su chi lo fai? Heinlein o no, aspetto la tua analisi su Dick.

  27. Nei prossimi giorni, credo, rallenterò un po’ – i miei fossili mi reclamano.

    Su Dick, credo che l’ultima parola sia stata detta con questo breve dialogo (autentico)

    Michael Moorcock: Credi che [Dick] sia pazzo?
    Thomas Disch: Come una volpe.

  28. ooops… concordo sul fatto che Bob Heinlein fosse un provocatore – soprattuto sapeva che le idee scomode sono quelle da cui si può ricavare una buona storia.

    E on Goodkind non c’è paragone – molto meglio Heinlein.

    E forse, ora che ci penso, ciò cheveramnente non riesco a sopportare di Heinlein sono i fan… 😛

  29. Non so se Asimov mi piace. Non l’ho ancora capito. Ho letto diversi suoi romanzi: dal ciclo della fondazione a Lucky Starr e diversi saggi. A livello narrativo non mi piace molto, forse perché per i miei gusti lavora molto con i dialoghi (almeno nei romanzi che ho letto), ma rimane un grande affabulatore e forse è necessario all’interno di una biblioteca per il peso che riveste…

    Ps ho letto che tra un po’ sarai preso con i fossili, be’ io il mio tour de force lavorativo l’ho quasi concluso, però mi è dispiaciuto non poter essere molto presente nei commenti, mi sono soltanto limitato a leggere in questo periodo…
    i tuoi post richiedono sempre molta attenzione e intelligenza nel rispondere:-)

  30. Io ricordo abbastanza bene quasi tutto quello che ho letto nel periodo elementari-liceo, per cui anche ora non faccio fatica a richiamare il plot dei romanzi della Fondazione, comprese svolte a sorpresa, e parecchi racconti dei robot. Però, anche senza rileggerlo, in base ai ricordi, nel tempo mi si è ridimensionato molto. Io, Robot è giusto quel che dici, rompicapi logici – e Susan Calvin è figura abbastanza inquietante, stereotipo della donna che per essere scienziata deve rinunciare a femminilità e/o maternità (una delle ultime storie più o meno lo dice espressamente) mentre L’Uomo Bicentenario che mi aveva commosso ora lo penso come smaccatamente e artificiosamente sentimentale. Forse quelli che ricordo con più affetto sono i tre fantagialli di Bailey e Oliwaw.
    Il

    Thomas Disch: Come una volpe.

    D’altra parte Dick denunciò Disch all’ Fbi perché pensava che nei suoi romanzi ci fossero messaggi in codice messi allo scopo di essere letti da una organizzazione paramilitare non si sa bene se fascista o comunista.

    Disch è un po’ il mio punto debole quando si parla di posizioni ideologiche e simpatia – lo adoro, è un grandissimo, avrebbe meritato ben maggiori riconoscimenti dentro e fuori la fantascienza, ma certo non ha mai avuto un carattere dei più semplici e negli ultimi anni avevo smesso di seguire il suo Livejournal perché le sue posizioni virulentemente islamofobe e anti-immigrazione (al livello di Card o Simmons) erano una pena da leggere.

  31. Io Disch l’ho letto, ne apprerzzavoidee e forma, ma non ho mai approfondito.
    Sapevo della faccenda delle accuse di Dick (ma Dick era un po’ inaffidabile, negli ultimi anni), ma vedevo comunque Disch come un Dick meno deragliato… 😉

  32. Ciao a tutti!

    Faccio la voce un pò fuori dal coro, anche se non sono un asimoviano militante…
    Asimov l’ho letto anche dopo i vent’anni e me lo ricordo decisamente bene e mi piace ancora.
    Devo fare però dei distinguo:

    – Io, Robot e la Fondazione risentono del loro tempo, bei rompicapi logici con poca azione, l’effetto generale è che ti piacciono se sei un ingegnere, come sembra fossero buona fetta dei lettori di SF degli anni ’40.

    – La Fondazione ha la caratteristica di autocancellarsi dalla memoria del lettore dopo la lettura… non so quante volte l’ho letta ma non saprei raccontarne la trama.

    – I seguiti di fondazione e ciclo dei robot sono abbastanza omogeneizzati, giusto accontentare i fan e sfamare l’editore.

    – Tra i racconti si trovano quantità di fuffa vevamente inaspettate, si salvano le raccolte da lui curate e più famose.

    Ripenso anche a due romanzi di buon livello ma stranamente sempre poco citati, La fine dell’etermità e Le correnti dello spazio.
    E non ho mai capito il perchè…?

  33. Quando lessi A scanner darkly di Dick, capii come la fantascienza -sì, il volume è, in parte, attribuibile a un filone mainstream-, ma soprattutto la scrittura di Dick e basta, potesse essere in grado di farmi ridere e piangere nell’arco di due pagine (ricordate il robot fatto di panetti di fumo che doveva attraversare la frontiera?).
    In fondo con Ubik e Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Philip K. Dick mi ha insegnato a cambiare il mio punto di vista sul mondo. Non credo sia una cosa da poco. Poi è vero che da piccolo leggevo Asimov, ma poi crescendo ho cambiato gusti, come capita spesso, leggevo anche Dickens che invece è rimasto uno dei miei autori preferiti. Asimoviani pentiti? E perché? Abbiamo fatto di peggio da gggiovani… 🙂
    A un mercatino dell’usato, non ricordo quanti anni avessi, comprai l’antologia, in due volumi, Cosmolinea B-1 e B-2: Fredric Brown fu davvero una rivelazione (per parlare di letture compiute in età da elementari-medie). Ma se inizio a ricordare poi non mi fermo più, è tardi… ‘Notte, E.

  34. Eh, Cosmolinea B-1 e B-2, bei ricordi anche per me

  35. Cosmolinea B-1 e B-2 sono bei ricordi per tutti.
    Chissà perché Mondadori non lo ristampa…

  36. Non voglio discettare sulla trilogia della Fondazione, che poi si è diluita in almeno altri due romanzi successiva e un certo numero di prequel. Ma voglio dire che Asimov per me è stato come una rockstar, come la prima volta che ho visto Alien, come il primo concerto di Guccini o intervistare i Depeche Mode. E’ stato “mizzega, che figata!”.

    E se adesso mi chiedi i 30 libri migliori che ho letto, e sono un discreto divoratore di libri, un posticino per la Fondazione lo trovo senza troppi scrupoli di coscienza, perchè prescindo dall’opera in sè, ma considero l’opera *per me*.

    Questo non per contraddire le tue parole, ma solo per portarti la mia esperienza. Grazie di questi ritratti che fai, Davide, sono impagabili.

  37. OK, RAH era un socialista sinistroide, ok, siamo d’accordo, ha postulato sistemi politici che negavano il voto ai militari in servizio attivo e ha regalato una macchina da scrivere a PKD.
    Ma ha scritto cose davvero molto belle, e ha avuto una grossa importanza per la fantascienza, detestarlo per le sue idee politiche mi pare troppo.

  38. Ora, su Asimov vorrei ricordare racconti come Occhi non soltanto per piangere (chi dice che il concetto di singolarità è nato dopo il 2000?) o Sally o Il crumiro.
    Oppure le battute di Salvator Hardin, tipo La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.
    Non parlerò della gigantesca produzione di divulgazione scientifica, e nemmeno dell’attività come curatore di rivista e antologie.
    Bastano i suoi romanzi per definirlo un grande.

  39. Bentrovato, Dumarest.
    Trovata la Terra, finalmente? 😉

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