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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Contro la noia: Oceanografia al’UCLA

16 commenti

Da questa sera, comincerò a seguire il corso di base di Oceanografia dell’Università di California a Los Angeles.

Il cervello, se non viene mantenuto in movimento, atrofizza e muore.
Ci si riduce a larve.
L’intelligenza precipita a valori inferiori a 20, ed è la fine.
Ed il fatto di essere qui in fondo ad un buco ne bel mezzo del nulla – però paesaggistico – in Monferrato non significa che io mi debba ridurre a fare il buzzurro abbrutito aggrappato al Demenziale Terrestre per un po’ di attività cerebrale.
L’oceanografia mi è sempre piaciuta, ho letto un sacco di libri, ho una quantità di materiale e di nozioni disordinate… mi iscrivo a un corso, e le organizzo.

Il mio primo bersaglio era, naturalmente, il corso di Oceanografia della Open University, ma a parte l’impegno di tempo richiesto, c’è la faccenda del costo (che per quest’anno non è determinato, ma l’anno passato viaggiava sui 900 euro).
A favore dell’ipotesi, ovviamente, la possibilità di agganciare in futuro altri corsi al primo, ed ottenere una seconda laurea (in Studi Ambientali, ad esempio), presso la Open University di Londra – che è comunque un polo di eccellenza, ed ha un profilo da paura.
Contro, come ho detto, tempo e spesa.
Non me lo posso permettere, probabilmente non me lo potrò mai realisticamente permettere.

Poi, mi sono ricordato del sito Open Culture, e della loro aggiornata lista di corsi universitari gratuiti disponibili attraverso il web.

la lista è ghiotta.

Il pro, naturalmente, è che si tratta di corsi assolutamente gratuiti forniti da università di alto livello – UCLA, MIT, Stanford.
Il contro è che non essendoci esame alla fine, non c’è accredito.
Ma in fondo, l’Università Popolare di Torino o l’Università della Terza Età (sì, ho i requisiti per iscrivermi) non mi garantiscono altro che la cultura, e il tempo speso sui banchi da loro, come quello speso virtualmente all’UCLA o a Berkley, non lascia traccia per le nostre istituzioni nazionali.
E se anche spendessi una mazzattata di banconote e prendessi un titolo alla Open University, poi le probabilità che il titolo mi venga ricvonosciuto in Italia sono scarse.
Questa me la insegnò la mia alma mater, l’Università di Torino, quando di ritorno da Londra dove avevo sostenuto tre esami come parte del Progetto Erasmus, mi obbligarono a ridarli per registrare i voti.

E poi, lo dicevo prima, a me interessa mantenere attivo il cervello e migliorare me stesso, non avere un trofeo da appendere ad una parete.

Quindi, Open Culture, una occhiata al menù, e un’idea di massima.

Cominciamo con Introduction to Oceanography, all’UCLA, passando per YouTube.

Se poi la cosa dovesse funzionare, ci agganciamo Evolution, Ecology and Behavior, a Yale, come video scaricati direttamente sul desktop (mi sa che metterci anche un corso di Biologia Evolutiva potrebbe aiutare, ma ci pensiamo poi).

E per completare il mio primo semestre del primo anno accademico “fai da te”, ci aggiungiamo The Ancient Mediterranean World, a Berkley, per dare al tutto un taglio un po’ eccentrico, così i miei vecchi colleghi dell’università possono continuare a dire che sono uno stramboide, e loro invece sono quelli fighi.

Bello liscio.

Spesa totale – zero, salvo l’elettricità per far girare il computer, e l’abbonamento a internet.
Investimento di tempo – un’ora al giorno, da qui all’epifania. Non più di quanto si investirebbe per seguire il campionato di calcio (che non seguo) o uno sceneggiato televisivo.
Unico requisito – a parte la connessione web – conoscere l’inglese.
Se mi sento in vena, ci metto vicino un quaderno comperato da Lidl, per prendere qualche appunto (ma potrei prendere appunti direttamente su desktop, usando ad esempio RedNoteBook).

Vedremo poi per il secondo semestre cosa mettere in linea.
Se solo riuscissi a far girare su Ubuntu un client iTunes…

Per il momento, a partire da questa sera, sono all’UCLA, a studiare l’oceano.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Contro la noia: Oceanografia al’UCLA

  1. Allora, la prima cosa che ho pensato è stata: porca miseria, Los Angeles, poi naturalmente ho collegato tutto a un corso on line e di conseguenza ho pensato all’esperto oceanografico del primo film “lo Squalo” e mi sono detto porca miseria un’altra volta: adoro quel personaggio che gira in barca. Ma bando alle chiacchiere, mi congratulo con il tuo desiderio di apprendere e ti confesso che a volte anch’io sono spinto dal desiderio di ottenere il massimo da ciò che mi interessa e avere la possibilità approfondire quelle conoscenze dove magari mi considero modestamente un pochino esperto…
    la sete di conoscenza non si sazia mai:-)

  2. Acc… non tentarmi… che dell’oceonografia non mi interessa più molto (un tempo si) ma ho visto un bel po’ di corsi davvero interessanti… ma per adesso devo farmi bastare assolutamente lo studio del giapponese o la mia vita sociale potrebbe davvero iniziare a soffrirne

  3. Buon lavoro! faccio io tifo per te… e anche per engelium, naturalmente!

  4. Grazie.

    Di atto, quando qualcosa piace, la fatica si sopporta meglio.
    Ed ormai in rete si trovano le risorse necessarie per imparare qualsiasi cosa…

  5. Bravi, bravi davvero. E’ importantissimo non “sedersi” mai. Imboccallupo e buon lavoro anche da parte mia!
    Orlando

    p.s. Qualche consiglio per lo studio dell’Inglese online?…

  6. Film, non necessariamente sottotitolati.
    YouTube è tuo amico.
    Una buona idea, per cominciare, è cercare spezzoni di film che conosci bene, e sentirteli in originale.
    Tu sai cosa stanno dicendo – quel film l’hai visto mille volte.
    Bene, allora prova a collegare l’inglese che senti con l’italiano che ricordi.

    E poi naturalmente dischi.
    Ci sono musicisti che arricchiscono il vocabolario di chi li ascolta, e ce ne sono certi che ti mandano il cervello in tilt talmente sono obliqui e maledetti.

    Il rischio principale, in entrambi i casi sono le forme gergali e idiomatiche – conoscevo un tale che, a partire da “A Hard day’s Night” (già di per se un titolo maledetto), era giunto alla conclusione che “log” significasse “ghiro” (I’ve been working like a dog… I’ll be sleeping like a log = ho lavorato come un cane… dormirò come…).

    [quasi quasi ci faccio un post…]

  7. Una delle mi citazioni dantesche preferite è fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
    Uno dei modi migliori di fare fronte a tempi oscuri è proprio quello di mantenere il naso infilato in mezzo alle pagine.

    Davvero molto interessanti i siti che hai segnalato.

  8. Io per la Open University ho una vera venerazione.
    Qui da noi l’Università Popolare (che nasce sulle stesse premesse) arranca, ed in parecchie regioni non è neanche accreditata.
    E poi, da dove sto adesso, andare all’UniPop vorrebbe dire 160 kilometri a botta.
    Quindi ben vengano i corsi online.

    Uno dei problemi di fondo, io credo, è che qui da noi prevale ancora l’idea che studiare non debba essere una attività piacevole o divertente – oltre che utile.
    Se non ti spacchi la schiena odiando ogni minuto “vale meno”.
    Lo stesso si pensa per il lavoro, temo.

  9. bello, quasi quasi mi faccio un corso di chimica, mi è sempre piaciuta la chimica

  10. Beh, direi che in generale studiare è un’attività molto più piacevole di lavorare, a meno che non si abbia la fortuna di fare un lavoro che si è scelto e che si sente come proprio.
    Comunque hai ragione, se fai qualcosa che ti piace c’è il rischio di passare per quello che ci ha dovuto mettere meno impegno, ergo aver conseguito un risultato di minor pregio.
    Sul lavoro poi è sempre meglio non dare molto l’impressione di starsi “divertendo” troppo, qualcuno potrebbe interpretarlo come un volontario atto di rinuncia alla giusta paga.

  11. Io una vvota ad un colloquio di lavoro, alla domanda “Quale immagina dovrebbe essere il suo compenso?” risposi “La cifra che ho in mente non potreste permettervela, ma se riusciste a garantirmi che mi divertirò potrei accettare la paga sindacale standard.”
    Non avevo voglia di lavorare per loro.
    Non mi presero.

    Un’amica insegnante invece una volta si ritrovò a dover fronteggiare un padre infuriato… “Perché qui a scuola mio figlio si diverte! Io non lo mando a scuola per divertirsi, lo mando a scuola perché impari che lavorare è sofferenza.”
    Wow.

  12. Ci mancava solo “ricordati che devi morire!”

    “si, mò me lo segno…”

  13. A chi si volesse avvicinare allo studio dell’oceanografia quali sono i testi che consiglieresti?

    • Posso mettere giù un paio di titoli – a memoria mi viene in mente Invitation to Oceanography, di Pinet – che però ho guardato su Amazon, e costa uno sproposito.
      Magari ci faccio un post nei prossimi giorni,con qualche titolo più abbordabile…

  14. Grazie 1000 te ne sarei estremamente grato…

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