strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Riese

16 commenti

Serata di deserto televisivo aggravato.
Dopo San valentino, è arrivato San Remo.
O ci si arrende alla canzonetta, o ci si inventa qualcosa di alternativo.

Cosa abbiamo, di stoccato qua e là per i momenti di disperazione…?
Una serie di DVD sull’Antico Egitto (hmm…. potrebbero tornare utili per quella facenda del centurione…), un pacco di audiodrammi (hmmm… Lunar Inheritance…), tre bootleg live degli Asia…
Ah, e poi questo…

… che potrebbe essere anche interessante.

Riese, the series venne prodotto come web-serial fra 2008 e 2009.
Poi, dopo una manciata di episodi, il canale Syfy ne acquisì i diritti.
I web-episodi originali vennero rimossi dalla rete, rieditati, remixati, arricchiti con effetti extra e scene supplementari, e ridistribuiti con il nuovo titolo di Riese, Kingdom Falling.

Riese è stata presentata come “la prima serie steampunk” (possiamo parlarne a lungo), ed al momento non è accessibile via web dal nostro paese.
Syfy si prepara a distribuirla via canale satellitare.
Vedremo cosa accadrà.

Di cosa stiamo parlando…

Di sei episodi da 9 minuti (Riese, the series), trasformati in dieci episodi da dieci minuti scarsi (Riese, Kingdom Falling), con dei production values piuttosto elevati, ed una storia frammentata ma gradevole.
Un buon cast, con una quantità di facce note – comprimari in diverse serie piuttosto famose, qui saliti al ruolo di protagonisti.

La corona è caduta nelle mani di una usurpatrice, appoggiata/controllata da una sinistrissima setta religiosa (“la Setta”… facile!); solo la principessa Riese, fuggita fortunosamente nei boschi, rimane a rapresentare l’ultima speranza dei ribelli (“la Resistenza”… facile!).

Niente di straordinario.
Di fatto un fantasy dinastico, con in più l’elemento anomalo della religione fondata sulla modifica degli esseri umani con elementi meccanici e ad orologeria, fortemente informata dall’estetica steampunk (si avvistano un paio di pezzi che sono stati esposti in diverse mostre sullo steampunk, e che sono stati acquisiti come prop).
L’elemento steampunkoide è ciò che caratterizza il look della serie, ed è probabilmente la fonte dei momenti più interessanbti della trama – la setta, con le sue beghe interne ed i suoi tradimenti incrociati, è di suo molto più complicata e affascinante dell’abbastabnza trito plot ribelli contro usurpatori.
Certo, l’estetica rimane molto convenzionale, e forse un po’ posticcia, ma apprezziamo lo sforzo.

Con un tempo totale di 60 o 110 minuti a seconda delle versioni, non si tratta di nulla d’impegnativo, e nel complesso – se non cambia il volto della TV, o del web, o dell’immaginario – si lascia guardare ed è un modo piacevole per passare una serata.

La canadese Christine Chatelain è una buona protagonista – ha il fisico, ha l’espressività necessaria, e se la cava tanto coi dialoghi quanto con la recitazione più fisica.
Ryan Robbins (secondo violino sia in Stargate Atlantis quanto in Battlestar Galactica) è ragionevolmente eroico e spelacchiato nel ruolo del leader della Resistenza.

Ma la mia preferita resta Allison Mack, già per me l’unico buon motivo (ammesso che ce ne possano essere) per guardare Smalville, e qui quasi irriconoscibile nel ruolo di una manipolatrice e crudelissima eminenza grigia della Setta in “tiro” steampunk-sadomaso-ladygaga.

Cosa cambia, tra versione ruspante e versione Syfy?
La serie originale, ovviamente, è monca – venne interrotta in corsa quando Syfy staccò l’assegno per l’acquisto.
Ha effetti digitali più misurati, ed un montaggio più lineare.
Syfy aggiunge alcuni effetti (anche discutibili), un voiceover (co la voce di Amanda tapping che ci spiega il background), ed una grande mappa sulla quale vengono collocati gli eventi di ciascun episodio, dando un senso di maggiore respiro alla narrazione.

Nel complesso, per una web-serie indipendente, il vecchio Riese, the series era più che suddisfacente.
La versione Syfy è più facile, più convenzionale, e visivamente più ricca.
Questione di gusti, a questo punto, sceglierne una o l’altra.

È davvero la prima serie steampunk?
Probabilmente, se ci limitiamo al web.
In video, abbiamo già visto un sacco di steampunk e proto-steampunk – Legend o The Secret Advetures of Jules Verne funzionano altrettanto bene.
Ma anche il vecchio Adam Adamant era vagamente steampunk – ma l’etichetta sarebbe stata inventata solo vent’anni dopo.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Riese

  1. Ho conosciuto Riese attraverso il gioco per iphone “Riese: Battle for Eleysia” pur non essendo nulla di speciale mi aveva colpito l’approccio steampunk.
    Mi domandavo come mai avessero utilizzato attori veri per i personaggi di un casual game, ora me lo spiego; oscure ed insondabili sono le vie del marketing…

  2. Riese è una serie per la quale forse il marketing ha superato – in termini di spesa, e di interesse – il prodotto da markettare.
    Ma ne parliamo ancora.

  3. Ciao Davide.

    Riese sembra interessante.
    Allo steampunk mi sono avvicinato da poco rispetto al cyberpunk che adoro da moooolti anni. Per dire… “La matrice spezzata” di Bruce Sterling l’avrò letto almeno cinque volte. Una libro sacro!
    Comunque, ottima segnalazione perché mi mancano basi “tecno-vaporose”. Di steampunk credo di aver visto solo quel film di Will Smith, “Wild wild west”; parlando di libri, invece… non ne posso parlare! Lacuna profonda e scura.
    Se hai dei suggerimenti per il cartaceo sono tutto orecchie.
    Ciao. 🙂

    Jakken

  4. Lo steampunk cinematografico è – in linea di massima – piuttosto deludente.
    Wild wild west con Will Smith è orrido – nonostante la Hayek in guepiere.
    La lega dei gentiluomini straordinari è un baraccone insulso (infinitamente meglio il fumetto).
    Restano dei validi telefilm – il vecchio Wild Wild West, Legend, Le avventure segrete di Jules Verne…anche lì, poco di definitivo, ma alcune cose buone ci sono.

    In ambito cartaceo – mah, il punto di partenza è di solito The Difference Engine, di Gibson in coppia col tuo amico Sterling.
    Io l’ho trovato un po’… mah, però è da leggere.

    In generale, si pubblica poco e male, qui da noi.
    Io quando capito su qualcosa di polposo (normalmente in originale) lo segnalo – prova a metere “Steampunk” nella casella di ricerca, e qualcosa trovi.

  5. Dannazione. Volevo parlarne anch’io ma mi hai preceduto. Come si usa dire dalle mie parti: devo mangiarne di polenta…

  6. Wild Wild West è un film di Will Smith, c’è poco da aggiungere 😉

    Visivamente è più dieselpunk: mi torna in mente un vecchissimo film che vidi da piccolo e che non mi pare abbia avuto un grande successo, dove c’era un tizio che diventava un supereroe e combatteva, tanto per essere originali, contro i nazisti.
    Look anni ’50, aveva uno zaino a reazione ed una maschera dorata vagamente in stile Art Decò.
    Però ricordo solo l’impatto visivo, quasi nulla sulla trama…

  7. Vergogna, Sekhemty!
    È “Rocketeer”, produzione Disney dai fumetti del compianto David Stevens.
    C’ho anche fatto un post, un annetto fa.
    E a voler essere corretti, essendo un’avventura anni ’30 contro i Nazisti, non è steampunk – al limite dieselpunk (anche se ora molti rifiutano questa etichetta, ammettiamolo, è comoda).
    Un film sfortunato, con un cast eccellente e degli ottimi effetti speciali.
    E poi, che diamine, prendere a calci in culo i Nazisti è sempre un gran divertimento.

  8. Mi cospargo il capo di cenere e chiedo umilmente perdono… ma ero piccolo 🙂
    Quello che mi era rimasto più impresso è il clima che un pò si respira anche col buon vecchio Indy, che in quanto a sbeffeggiare Nazisti non è secondo a nessuno.
    Si, sul fatto che sia etichettabile come dieselpunk sono d’accordo anche io, fra l’altro, almeno questo, lo avevo specificato 😉

    Io comunque sto maturando la convinzione che tu sia almeno in parte di natura cibernetica, non è possibile che dandoti come spunto due o tre parole tu riesca a ricostruire vita morte e miracoli di ciò di cui si pala 🙂

  9. Sono solo uno che ha passato un sacco di tempo a leggere libri e guardare film.

  10. Beh, tanto di cappello. C’è bisogno di gente così.

    Sono cose che amo fare anche io, specialmente leggere, ma tu sembri un vero “professionista”.

  11. Grazie Davide. 🙂

    Dimenticavo di aver incontrato lo steampunk in FFVII (vgames) e in Metropolis (anime).
    Ma non mi è rimasto per niente il concetto steam, se non visivamente. Leggendo quanto consigli – anche negli altri post – penso proprio che colmerò la lacuna.
    Ciao.

  12. Sekhemty: benvenuto nel club dei fan di Mastro Mana 🙂

  13. Uhm, spero che Mastro Mana non se ne abbia a male ma mi piace poco definirmi un fan.

    Mi viene sempre in mente questo:
    http://www.unboredme.com/2010/02/25/facebook-i-just-dont-understand-it/

    😉

  14. Ah il buon vecchio Rocketeer con l’eterna promessa Billy Campbell, la sempre leggiadra Jennifer Connely e lo zerozerosette più sfortunato di tutti i tempi Timothy Dalton (anzi il secondo più sfortunato, il povero George Lazemby ha battuto tutti i record ).Bello ,veramente bello.

  15. Io non credo ai fan club.
    Si comincia con un gruppo di fan in birreria, e si finisce al Reichstag.. o a San Remo.

    Comunque grazie dell’apprezzamento.

  16. Pingback: Riese | Cinema Fantasy

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