strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La contrazione degli utili

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C’è un bel dibattito in corso, avviato giorni addietro da Leo Grin sul blog Big Hollywood, con un post dal delicato titolo The Bankrupt Nihilism of Our Fallen Fantasists.

La tesi di Grin, che si può in parte condividere ma merita una discussione approfondita, è che il recente trend di romanzi fantasy antieroici e “ironicamente revisionisti” stia danneggiando il genere, e vada ad inserirsi in un processo di inarrestabile decadimento della cultura occidentale.
Tolkien e Howard, dice Grin, avevano una morale soggiacente i rispettivi lavori, che rendeva la frequentazione del fantasy un’esperienza costruttiva e positiva. Scrivevano storie con eroi che si potevano prendere ad esempio.
Leggersi certe cose che escono oggidì, dice Grin, è un viatico nichilista per l’abbrutimento.

Il post incriminato ha suscitato parecchie risposte, che si trovano riassunte in un post di Matthew David Surridge, comparso oggi su Black Gate, dal delicato titolo The Decline and Fall of Bankrupt Nihilism.

In tutta la faccenda, ammetto di essere abbastanza allineato con le posizioni di Surridge, ma la cosa è piuttosto complicata.

È vero che un sacco, ma proprio un sacco di recente fantasy ha preso una piega piuttosto greve.
Si narra sovente di atti esecrabili diprotagonisi spiacevoli – Joe Abercrombie è, in questo senso, uno specialista, ed a lui sono rivote gran parte delle critiche di Grin.

Questa tendenza si affianca al crescente fenomeno dell'”hard fantasy” (narrativa fantastica con gli elementi fantastici ridotti al minimo) – ed entrambe le linee non credo porteranno a nulla di buono alla lunga.

D’atra parte, l’eroe senza macchia e senza paura, tutto d’un pezzo e guidato da un destino più alto è già stato fatto e ifatto diecimila volte, e rimane difficile dire qualcosa di originale sull’agomento (non che sia impossibile – ma richiede un coraggio ed una facciatosta che, se sono spesso il marchio dello scrittore, allo stesso modo non sono proprio graditi a certi editori).

Ed è proprio alla voce originalità che, io credo, dobbiamo andare alla ricerca delle cause della ipotetica deriva del fantastico.

Con buonapace di Grin, Conan non è un personaggio che io prenderei ad esempio – la sua sarà anche la semplice moralità del primitivo, ma diciamo che forse è un po’ troppo semplice, e primitiva.
Se tuttavia guardiamo agli ererdi di Conan – in termini di popolarità, qualità della scrittura e rilevanza rispetto al genere, i tre autori che mi vengono in mente sono Leiber, con Fafhrd e il Gray Mouser, Karl Edward Wagner, con Kane, e Michael Moorcock, con Elric.
Nel senso che ok, è vero, ci sono anche Thongor di Lemuria, Brak il babaro e chissà quanti altri, ma per originalità e valore letterario, gli eredi di Conan sono questi.
E si tratta di tre personaggi (beh, ok, quattro), che virano al negativo la semplice filosofia e la moralità grezza ma schietta di Conan.
Fafhrd e il Mouser non sono affatto primitivi, e sottoscrivono una moralità piuttosto flessibile – sono cialtroni, ladri, gozzovigliatori; restano meglio di gran parte dei loro avversari, ma non mancano di avere i propri bei momenti di squallore. E va benissimo così.
Elrc è la copia speculare di Conan – l’opposto assoluto, che perde un impero anziché conquistarlo, è debole anziché possente, pratica le arti oscure anziché aborrirle, recrimina incessantemente, cerca la stabilità familiare e poi muore.
Kane, infine, è un cattivo alle prese coi molto cattivi – un omicida psiocopatico perennemente alleato di personaggi orribili, con lo scopo dichiarato di usarli e poi tradirli, Kane è come Elric ma in peggio, come gli eroi di Leiber ma in peggio.

Quindi forse la preoccupazione di Grin rispetto al vaore mitico della narrativa fantastica è fuori luogo quandova a guardare le cause, le motivazioni degli autori che critica.
Non c’è nulla di sottilmente filosofico, io credo.
È la contrazione degli utili.
All’inizio è facile impressionare il pubblico col barbaro amorale ma giusto.
Ma se continuo a offrire sempre questo personaggio, l’interesse cala.
Per risvegliare l’interesse, devo andare un po’ più in là – più qualità letteraria, forse, ma anche più sesso e violenza.

In questo senso, i bastardi conclamati e felici di esserlo che si accapigliano nei romanzi di Joe Abercrombie sono la logica evoluzione di questa ricerca di qualcosa di nuovo, di qualcosa di meglio.
Più che discendenti della linea Conan-Fafhrd/Mouser-Elric-Kane, gli eroi (per modo di dire) di Abercrombie sono discendenti degli eroi di Terry Goodkind, con il volume alzato a 11 (più tortura, più storpiature e mutilazioni) e senza la filosofia randiana di Goodkind – perché Abecrombie è troppo sofisticato per cascarci, probabilmente.
E gli eroi di Goodkind sono apparentati con quelli dei grossi bestseller – Shannara, forse le cose di Robert Jordan – per target, se non per esecuzione.
Certo, per essere ben scritti i libri di Abercrombie sono ben scritti – ma dopo uno, ci serve un bel periodo di ferie.

L’elemento mitico, invece, è centrale nel considerare gli efetti di questa virata al negativo di tanto fantastico.
E forse il problema di fondo resta proprio quello della morale – meglio una orrida morale randiana che nessuna morale.

Perché Conan, Elric, Fafhre & il Mouser, persino Kane, sono personaggi amorali (o immorali) nelle mani di autori che hanno una propria agenda morale.
Hanno una propria idea dibene e male, e scrivono di conseguenza.
Conan – che Howard definiva “un bastardo” – non riesce a tenere ciò che conquista (che sia oro, potere o donne)… perché riesca a stare sul trono di Aquilonia ci dovrà metter mano Lyon Sprague De Camp.
Fafhrd & il Mauser escono spesso con le ossa ammaccate dalle loro avventure e vengono bellamente gabbati da persone in fondo migliori di loro.
A Kane va decisamente peggio, poiché tutti i suoi diabolici piani di solito si ritorcono contro di lui – ed una parte del divertimento è vedere come si caverà dalle trapole in cui si è andato a mettere.
Ed Elric si deve confrontare con la morale di Michael Moorcock – e ne esce morto, ripetutamente.
Cio che l’autore – ed i lettori – percepiscono come male non viene premiato – c’è un prezzo da pagare per le scelte negative, per i piccoli e grandi tradimenti, per ogni azione compiuta contraddicendo la propria natura.
È ok.
È formativo.

Ciò che io trovo preoccupante non è tanto la presunta mancanza di caratteri positivi nel nuovo fantasy, quanto la pretesa, da parte degli autori che scrivono queste storie, di essere più strettamente in rapporto con la verità rispetto a Howard, o Tolkien, o Moorcock…
Il messaggio sembra essere “il mondo fa schifo, quindi la nostra storia parlerà di personaggi orribili che si fanno cose orrende per motivi meschini ed egoistici e poi se la cavano perché lo sapete anche voi che va così, no?”.
Ci si appella al peggio del lettore.
Questo non mi và – perché è la base della pornografia, naturalmente, e perché è facile.
Appellarsi al peggio è sempre facile.
Non ho problemi con una storia moralmente ambigua, con personaggi meno che eroici mossi da motivazioni meno che limpide – ma pretendo che l’autore si appelli comunque alla mia parte migliore, e stimoli una riflessione, non un semplice brivido del proibito.

Il fantastico, il fantasy, è quel genere nel quale possiamo dare forma concreta alle astrazioni – l’Anello del Potere, la Spada della Verità, le Pietre della Fortuna…
Il fantasy è perciò il genere più adatto per mettere alla prova la solidità o la manovrabilità di certe astrazioni.
Utilizzarne le prerogative solo per mostrare il nulla, non è il mio genere di cosa.

PS – mi rendo conto che gran parte di questo post è totalmente slegata dalla nostra realtà nazionale – non si pubblica Abercrombie, non si ristampano Leiber o Wagner, le scelte editoriali sono dettate da diversi utli e dalle loro eventali contrazioni.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “La contrazione degli utili

  1. Bel post che secondo me si può estendere ad altri media. Che il fantasy stia attraversando lo stesso fenomeno dei fumetti supereroistici della iron age? In ogni caso credo sia un ciclo, e se ne uscirà. La ricerca di valori è secondo me un fondamento della letteratura.

  2. Io sono un sostenitore del concetto che giocando alla guerra passa la voglia di farla.
    Non credo che la mancanza di valori etici nel fantasy possa portare ad un deperimento delle qualità del lettore, anche perchè un rinnovato realismo (inteso come avvicinamento alla realtà) rende più chiaro il prezzo dell’errore ed aiuta lo svezzamento del giovane appassionato, più incline a sovrapporre fantastico e reale nel quotidiano (con relativi danni sociali) mentre il lettore più stagionato può apprezzare una varietà di situazioni ed una coerenza di cui, onestamente, si sente la mancanza.

  3. Io parto dal presupposto che il lettore dovrebbe essere abbastanza intelligente da non doversi far ispirare dai personaggi di un romanzo.
    Io di certo apprezzo gli antieroi più che gli eroi. Per stare nel campo del fantasy il medioevo distopico (?) proposto da G.R.R. Martin è attualmente l’ideale di storia fantasy che apprezzo, eppure non sono certo un pessimo elemento come il 90% dei personaggi di quella saga (che comunque esalta anche dei valori positivi, senza mai miticizzarli, senza “fascistizzarli”).

    Per me un buon romanzo di genere dovrebbe essere godibile al di là del presunto messaggio di fondo.
    Non m’interessa cercare una morale a tutti i costi e, se c’è, dev’essere spontanea e credibile, non urlata e sempliciotta.

    Però mi rendo conto che ci sono anche lettori che possono farsi influenzare.
    Conosco dei veri fans (nel senso di “fanatic”) dell’action thriller che trascorrono il loro tempo libero al poligono, oppure ad atteggiarsi con alcool e donne di facili costumi, emulando così i protagonisti delle storie che amano.

    Un po’ mi fanno sorridere, un po’ mi fanno paura.

  4. Anch’io preferisco personaggi che non siano monocolori e monocordi, e storie complesse, con una forte componente di ambiguità morale.

    Il problema è casomai non tanto trovare più simpatici gli antieroi, quanto descrivere universi in cui esistono solo ed esclusivamente gli antieroi, e dire che si scrivono certe cose perchè la realtà è così.

    L’idea che si scriva avendo un’etica (parola che ho scordato per tutta la stesura del post – grazie eugenio), pur senza usarla per bastonare il lettore, è importante.

    Ciò che leggiamo – nel bene e nel male – fa di noi ciò che siamo.

  5. Bah, non so… sono sempre ostile alla “pedagogia per forza”. Un libro sarà bello o brutto, ma non devo trasmtterti necessariamente valori, modelli, insegnamenti. Deve funzionare in sè e per sè. Non conosco Joe Abercrombie, è la prima volta che lo sento nominare, figurati, però credo che la cosa importante sia la qualità dei suoi libri, e se parte della qualità, di ciò che li rende belli (se lo sono) è l’amoralità, allora questa amoralità è un pregio.

    A margine: mi stupisce che tu non abbia citato uno dei più fantastici pezzi di merda del fantasy: Cugel l’Astuto!

  6. 😀
    Lo cita Suridge – e poi io Cugel l’ho sempre considerato almeno in parte fantascienza😛
    E comunque anche cugel, sarà pure “l’Astuto”, ma non è che i suoi piani vadano sempre in porto – anzi.

    Ma attenzione, io non parlo di pedagogia per forza.
    Dico che per scrivere bisogna credere in qualcosa – se non si crede in niente, il vuoto si sente (che fa anche rima, ma non era mia intenzione).

  7. No, i suoi piani vanno anche male, ma lo vedo benissimo nella galleria dei personaggi che hai fatto – Conan, Fafhrd & Grey Mouse, Elric…

  8. I had a difficult time with the online Italian-English translator!

    I think that you are right when you say:

    “ma pretendo che l’autore si appelli comunque alla mia parte migliore, e stimoli una riflessione, non un semplice brivido del proibito.

    Il fantastico, il fantasy, è quel genere nel quale possiamo dare forma concreta alle astrazioni – l’Anello del Potere, la Spada della Verità, le Pietre della Fortuna…
    Il fantasy è perciò il genere più adatto per mettere alla prova la solidità o la manovrabilità di certe astrazioni.
    Utilizzarne le prerogative solo per mostrare il nulla, non è il mio genere di cosa.”

    I wish someone would mention Tolkien’s essay, “On Fairie Stories.” In this essay, Tolkien says the best fantasy story reflects our love for God.

    I thought that mentioning Howard with Tolkien confused the argument a lot!

    One question: Why did you title your post as “La contrazione degli utili”? Because with my translator, it translates to “The decline of profits”

    What do you mean when you say “The Decline of Profits?”

  9. Welcome, Laramie!

    I speak of “decline of profits” as a mechanism that leads some authors to write increasingly bleaker and darker fantasies.
    Maybe they start early on with a somewhat bleak and dark outlook – which is fine, as long as the story works.
    Then, when their readership asks for more, they have to “turn the volume up”, so to speak, to achieve the same amount of success.
    They have already done “bleak”, they have to do “bleaker” to keep the reader satisfied – they do not want a “been there, done that” response from the public.
    And as the series progresses, the darkness and nihilism increase so that the readers will (in theory) stay happy.

    Of course, a similar mechanism is at work with any series – we want larger battles, deadlier enemies, wilder magic, more heroism…
    The main “selling points” of the series need to be renewed and underscored for the series to progress.
    And if darkness, nihilism and pessimism are your selling points, your series might well sink at the bottom of a very dark pit…

    I hope this clears my position.

    And incidentally – thanks for making my blog a little more international🙂

  10. Bell’argomento, trovo azzeccata l’analogia di Andrea con la tendenza cupa o semplicemente realistica, dei supereroi del dopo-Watchmen. Fortunatamente si scopre che il limite, sia della sopportazione del lettore sia della tenuta del genere senza snaturarlo, viene raggiunto abbastanza presto, e allora il “pendolo” comincia a oscillare nella direzione opposta. E’ un meccanismo (per riallacciarsi anche alle difficoltà di traduzione di Laramie) che credo venga definito di “diminishing returns”.
    E’ innegabile comunque che è sempre più difficile che il tono (sia narrativo che etico) torni alla solarità e alla positività, vuoi per l’innalzarsi dell’età dei lettori (questo vale soprattutto per i fumetti), vuoi perchè il clima etico è oggettivamente degradato, e “buono” e “fesso” vengono troppo spesso considerati sinonimi.

  11. Davide,
    Il fenomeno che descrivi nei manuali di scrittura inglese viene spesso definito Dramatic Inflation. Cioè, la necessitá dell’autore di alzare la posta in ballo per mantenere vivo l’interesse del lettore. Quindi stiamo parlando di Dramatic Inflation applicata alla cupezza morale dei personaggi.

  12. Quiller,
    Nel mio caso personle, quando non ne ho potuto più, ho ricominciato a leggere Lee, Kirby e Tezuka. Poi sono uscite fuori cose un po’ nostalgiche, un po’ furbette, tipo Godland o Jersey Gods…

  13. Bel post.

    Alla fine della fiera a me pari si torni al discorso sulla consapevolezza. Al rendersi conto che quel che scrivi ha comunque un contenuto che va oltre l’immediata evidenza di trama, personaggi, ambiente.
    E che tanto più questo contenuto altro è solido tanto più costituirà una risorsa per il lettore.

    Il che significa che in fondo una visione del mondo – e quindi un’etica – solida, coerente e strutturata genera più profitto di un approccio morale un tanto al braccio.

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