strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un crimine di nome infodump

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L’altra sera, durante una piacevole chiacchierata a casa sua, il mio amico Fulvio ha definito il mio ultimo racconto pubblicato – Pianeta Rosso, su Alia 6 – come…

un grosso infodump (fatto benissimo) con un finale

Ora, naturalmente, è sempre un piacere altamente sollazzevole essere apprezzati e compresi così profondamente dai propri amici, specie se a mostrare tanto apprezzamento sono amici che hanno una solida e meritata reputazione come editor.

Nelle due ore successive, tuttavia, la discussione riguardo al mio racconto è stata a tal punto monopolizzata dalla faccenda del pesce che suona la tromba, che la questione infodump è rimasta assolutamente ignorata, tutta sola, sul fondo.
E questo è un gran peccato, perché sono ormai un paio di annetti che io a ‘sta faccenda dell’infodump voglio metterci un punto fermo.

E così ora ve lo sciroppate voi.

A sentire quelli che la sanno lunga, sulla scrittura, l’infodump è l’ultimo grande peccato mortale della narrativa, la colpa per la quale non esiste redenzione, il marchio d’infamia del dilettante e del pennivendolo, il Seppellitore delle Carriere, la cosa più stupida, inutile e priva di classe di cui ci si possa macchiare usando una tastiera ed un word processor.
E poi è vecchio, vecchio, vecchio… lo faceva Dickens, giusto?
Vecchio!

Ma siamo poi sicuri?

Cominciamo col domandarci cosa sia eattamente l’infodump.
Dice Wikipedia…

When the presentation of information in fiction becomes wordy, it is sometimes referred to as an “information dump,” “exposition dump,” or “plot dump.” Information dumps expressed by characters in dialogue or monologue are sometimes referred to as “idiot lectures.”

Aha!
Quando l’esposizione delle informazioni diviene verbosa…

Allora vediamo, questo è un infodump?

Hador Testadoro era un signore degli Edain, molto amato dagli Eldar. Egli rimase, finché ebbe vita, sotto la signoria di Fingolfin che gli assegnò vaste terre in quella regione dello Hithlum, che era detta Dor-lómin. Sua figlia Glóredhel sposò Haldir figlio di Halmir, Signore degli Uomini del Brethil; e durante la stessa cerimonia suo figlio Galdor l’Alto prese in moglie Hareth, la figlia di Halmir.

… e questo…?

È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore. È elegante, invece, per tempi più civilizzati. Per oltre mille generazioni i cavalieri Jedi sono stati i guardiani di pace e giustizia nella vecchia Repubblica, prima dell’oscurantismo, prima dell’Impero.

… oppure questo…?

L’avvento dello scudo a campo di forza, della pistola laser e della loro interazione esplosiva, mortale sia per l’aggressore che per l’aggredito, fu all’origine dell’attuale evoluzione della tecnologia delle armi. Non approfondiremo qui il ruolo particolare delle atomiche. È ben vero che il fatto che ogni Famiglia del nostro Impero sia in grado di distruggere con le sue atomiche le basi planetarie di una cinquantina o più di altre Famiglie è fonte di un certo nervosismo. Ma noi tutti disponiamo, a titolo cautelativo, di piani per le rappresaglie più distruttive. La Gilda e il Landsraad sono i freni che tengono sotto controllo questa forza. No. Quello che più preoccupa è lo sviluppo di certi esseri umani da impiegarsi come armi speciali. È questo un campo che, sotto la spinta di alcune potenze, potra’ assumere dimensioni virtualmente illimitate.

… o magari questo…?

Dombey aveva circa quarantotto anni. Il Figlio circa quarantotto minuti. Dombey era piuttosto calvo, piuttosto rosso, e pur essendo in tutto e per tutto un bell’uomo aveva un atteggiamento piuttosto rigido e sicuro di sé per riuscire attraente. Il Figlio era molto calvo, e molto rosso, e pur essendo (com’è naturale) innegabilmente un bel neonato,, appariva nel complesso ancora un po’ sgualcito e chiazzato. Sulla fronte di Dombey, come un albero destinato al momento giusto a essere abbattuto, il Tempo e l’ansia sua sorella – gemelli spietati che a lungo percorrono le foreste umane, segnando di tacche la loro strada – avevano impresso qualche solco, mentre il viso del Figlio era attraversato da migliaia di piccole rughe che quello stesso Tempo impostore si sarebbe divertito a lisciare col piatto della sua falce fino a farle scomparire, come per prepararsi la superficie su cui avrebbe poi agito molto più in profondità.

Allora?

Strilliamo “Infodump! Infodump! Infodump!” puntando il dito?
O c’è qualcos’altro – qualcos’altro che vi ha colpiti o nelle singole frasi o – riconoscendone l’origine – nella funzione strutturale dei passaggi citati?
Perché io, per i miei quattrini, dico che nessuno dei quattro passaggi è un infodump.

Si tratta di brani espositivi e informativi.
E, fatevene una ragione, se parliamo di narrativa d’immaginazione – e pariolamo di narrativa d’immaginazione, qui su strategie evolutive – beh, delle informazioni sul tempo e sul luogo in cui l’azione si svolge prima o poi dovrò darvele.
E se davvero cercherò di darvele nella maniera meno dolorosa e invasiva possibile, beh, fatevene una ragione – ci saranno dei paragrafi espositivi ed informativi.

E mentre un paio di voi vanno a prendere i sali per le signore troppo sensibili che fossero svenute all’idea che io abbia appena detto – sì, l’ho detto – che dei passaggi espositivi più o meno lunghi sono uno strumento lecito per convogliare delle informazioni dal mio cervello al vostro attraverso la pagina…

Mentre le signore si riprendono, dicevamo, lasciatemi osservare che l’infodump (come concetto) e la regola “Show Don’t Tell” sono due degli strumenti minimi più importanti e meno compresi da coloro che la sanno lunga di scrittura, ma si sono sempre limitati alla teoria (di solito è gente che “scrive per se stessa”).

Ora non scherziamo – l’infodump, nella sua accezione negativa, esuiste.
A metà anni ’80 venne pubblicato a Torino un romanzo che entrò nella lista dei bestseller e ci rimase per parecchi mesi.
L’autore aveva l’orrido vezzo di far seguire al nome, ogni volta che presentava un nuovo personaggio, tre bei paragrafi nei quali ci forniva nell’ordine – una descrizione fisica, un profilo psicologico, ed una breve panoramico su cosa pensassero di lui i suoi amici.
Si trattava chiaramente delle schede che l’autore aveva preparato in fase di preparazione al lavoro, riversate paro-paro sulla pagina.
Due errori in un sol colpo – infodump e infrazione alla regola Mostra non Dire.
Non mi risulta che la Polizia Narrativa abbia arrestato e giustiziato sommariamente l’autore, ma un buon editor – come il mio amico Fulvio – avrebbe potuto dargli un paio di consigli per rendere la prosa un tantinello più “tirata” (ma non “tirata via”!)

Perciò, concludendo questa faccenda, che è già andata avanti troppo a lungo per i miei gusti (per fortuna metà del testo l’hanno scritto altri!), io direi che si può parlare di Infodump (=male) e non di Paragrafo Espositivo (=bene) quando

a . avrei potuto fornire le stesse informazioni in maniera più funzionale alla narrativa

b . il mio paragrafo espositivo interrompe l’azione, o comunque spezza il ritmo della narrazione

c . il mio paragrafo espositivo è superfluo

Insomma, se è fatto benissimo, non è un infodump.
Perché la tirata su Dombey e suo figlio è funzionale alla narrativa nonostante la sua prolissità, la storia degli scudi energetici svolge una sua funzione nell’economia del romanzo in cui si trova (ricapitola informazioni che il lettore potrebbe non aver acquisito), la faccenda della spada laser è un buon sistema per tirare in ballo per la prima volta alcuni elementi che diverranno centrali nella narrazione successiva, e quanto a Hador Testadoro… beh, fatevene una ragione.

Il che naturalmente non risove la questione del mio racconto e del fatto che Fulvio abbia guardato il dito e non la luna – ma quella è una faccenda che riguada il pesce che suona la tromba, del quale magari parliamo domani.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

32 thoughts on “Un crimine di nome infodump

  1. nella narrativa d’immaginazione l’infodump è praticamente indispensabile, in particolare in generi come la fantascienza dove non ci si può affidare ad archetipi noti della “tradizione” (non basta dire “alieno”, non si può usare “un sortilegio”). tuttavia credo che l’infodump sia giusfiticato solo se è funzionale alla vicenda. se introduco nella storia il portiere dell’albergo che ha la sola funzione di dare le chiavi della stanza al mio protagonista, non ha senso (e fa perdere un sacco di tempo tanto a chi scrive quanto a chi legge) raccontare la storia della sua vita. a meno che non sia importante, in seguito, scoprire perché quel portiere era lì.

    insomma, dare le informazioni è essenziale. ma solo quando è essenziale.

  2. Si tratta poi del discorso che faccio io.
    Non tutte le informazioni fornite nella narrativa sono un errore.

    In realtà, oltre ad essere funzionale alla vicenda, il testo informativo può anche essere semplicemente (sic) funzionale allo stile della narrazione.
    Penso ad esempio a Jack Vance ed alla quantità di note a pié pagina e stralci da testi fittizzi, verbosissimi e palesemente inutili che costellano i suoi romanzi dell’Oikumene.
    Senza, non sarebbe la stessa cosa.

  3. “Mentre le signore si riprendono, dicevamo, lasciatemi osservare che l’infodump (come concetto) e la regola “Show Don’t Tell” sono due degli strumenti minimi più importanti e meno compresi da coloro che la sanno lunga di scrittura, ma si sono sempre limitati alla teoria (di solirto è gente che “scrive per se stessa”).”

    Qui ti quoto in pieno.
    Io mi sono avvicinato alla scrittura in modo istintivo, anni fa.
    Pensavo che l’importanza di un testo fosse il ritmo di lettura, che risultasse il più possibile scorrevole.
    Tutto scorre.
    Più scorre, meno fatica si fa a leggere.

    Il passo di Guerre Stellari, tanto per citarne uno, scorre.
    Punto.

    😉

  4. ohhh.. finalmente quanluno dice che il re è nudo.. secondo me le tecniche vanno tutte bene, ma ogni cosa va dosata di volta in volta, col buon gusto di chi scrive…
    l’infodump è come le patate e il mostrare come la verza… in certi piatti, se cucinati a modo, nelle quantità giuste, ci stanno bene!
    un saluto!

  5. infodump richiama l’atto di buttare qualcosa nel mezzo, qualcosa di fondamentalmente inutile. Quando le informazioni fornite sono funzionali alla storia, è ovvio che non si possa parlare di infodump.
    Se, ad esempio, il vecchio Ben Kenobi si fosse messo a parlare del modo di macinare il caffé alla mensa dell’Accademia Jedi, o se nella storia di Hador si fosse venuti a sapere che suo genero da piccolo tirava i capelli alla sorella, sarebbe certo infodump, perché, fondamentalmente, a noi che ce ne frega?
    Ah, come fa Donald Sutherland ad ottenere quell’espressione a pesce-siluro (suonatore di tromba)?

  6. La mia posizione pro-infodump è arcinota (fatti i distinguo che citi giustamente tu), quindi non aggiungo nulla se non che un post come questo me lo farei tatuare sulle natiche, così da poterlo mostrare a certi saccenti che mi hanno sfondato lo sfintere con lo “show don’t tell” citato alla membro di Buddha…

  7. Parte che si stia formando un partito pro-info… 😀

  8. Ora non esageriamo. Continuo a non credere alla necessità di sapere il metodo di macinazione del caffé su Coruscant, o se Yoda preferisse l’espresso o la napoletana, e non mi pare essenziale informare i lettori sul comportamento in età infantile di un personaggio appena menzionato, o del fatto – citato in altro sito – che una determinata pianta da cui si produce un liquore vada estratta con un procedimento particolare, se poi nessuno dei personaggi se ne dovrà mai servire.
    Però la notarella a piè di pagina, o in appendice, la accetto volentieri, altrimenti non riuscirei a leggere Terry Pratchett, che ne mette a iosa. Almeno non spezzano l’azione.

  9. Qui si rischia l’infodump sull’infodump. 😉

    La faccenda, ridotta ai minimi termini è: se ti ha rotto le scatole, è infodump.
    Fine.

  10. A me gli infodump non dispiacciono, se servono a dare al lettore informazioni e ad inserirlo nell’ambientazione.
    In qualche modo l’atmosfera va creata, e non c’è nessun dogma che stabilisce che chi legge debba vedere ogni singola cosa esclusivamente dagli occhi del protagonista, senza che l’autore posso inserire un pò della sua onniscienza nella storia. Il protagonista appartiene a quel mondo e magari tante cose che per lui sono scontate possono non esserlo per il lettore, che ha bisogno di qualche punto di riferimento.
    Secondo me invece che predicare mostra non dire come fosse un dogma, sarebbe più utile scegli se mostrare o raccontare, funzionalmente alle esigenze del racconto.
    Che poi è quello che avete già detto 😉

  11. La mia prof d’italiano sosteneva che se una parola non è organica al tutto allora si deve sopprimere senza pietà. Erano i tempi in cui le parole dovevano ispirarsi a una logica socialista, lo diceva anche Italo Calvino. Questa me la sono bevuta per un po’, poi mi sono reso conto che, per dirne una, bisognerebbe accorciare del 50% molti poemi intoccabili, tipo la gerusalemme liberata, e anche gli elenchi dell’Iliade e dell’Odissea, che ad alcuni suonano poetici, cadendo in estasi. Chi siamo noi per dire che quella parola non serviva all’autore per tenere in piedi la sua baracca. Andiamo a togliere le zeppe alle tende degli indiani, perché poco funzionali secondo la logica del Bauhaus? Non so. Come diceva l’Evangelista: Perché osservi la ridondanza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi dell’infodump che hai nel tuo occhio?

  12. Bisogna capire cosa si intende per “organico al tutto”.

  13. Finalmente un’opinione equilibrata su un elemento davvero demonizzato in giro.

    Penso comunque che il peggior infodump sia quello snocciolato attraverso i dialoghi, fastidiosissimo.
    Certo che le citazioni da te sono di un certo livello, ben differente dalle storie e romanzi di cui si critica l’uso smodato dell’inforigurgito.
    Penso ad esempio alla descrizione che fa Lem del pianetoide solaris, forse un po’ prolissa per come mi ricordo ma in fin dei conti interessante, se si considera il lavoro di costruzione che ci sta dietro.

    E dell’infodump manzoniano che ci hanno propinato a scuola con la storia della monaca di monza?

    P.S. complimenti per la frequenza di post succulenti sfornati in questi giorni… una progressione asimoviana

  14. Si potrebbe dire che si ha l’infodump, quando la storia raccontata si ferma, e si percepisce l’intervento diretto dell’autore in qualità di suggeritore.
    Insomma quella vocina che ti riporta di colpo nel mondo reale mentre eri perso in luogi lontani, e che ti inizia a ronzare in modo fastidioso in testa dicendoti -Hey non disturbati, adesso ti spiego tutto io…-.
    Personalmente sono disposto a sorbirmi tutte le spiegazioni/riflessioni/storie/citazioni dell’enciclopedia galattia possibili, se vengono da parte dei protagosnisti della storia o dalla storia stessa, e non lo ritengo infodump, ma essere trascinato nel mondo reale per assistere alle spiegazioni dell’autore, è molto irritante, a volte insopportabile, e questo è infodump.

  15. D’accordissimo con l’articolo. Ok le info funzionali al personaggio e alla trama, ma ci sono quelle essenziali per far sì che l’ambientazione non sia monocromatica, o utili alla parte storica…
    Chiaro che dipende molto da quello che si sta scrivendo.
    Essere asciutti, tirati tirati come un sugho cotto cinque ore, non fa felici sempre tutti i commensali, eh!
    E io ho sempre avuto il sospetto che quelli che rompono troppo con la questione infodump ci arrivano solo per trovare qualcosa che non va. Sta parola poi – infodump – la ritrovo soprattutto nei recensori coi denti da latte. Hanno scoperto che vuol dir e ce la piazzano il prima possibile.
    Per contro ci sono anche quelli che se non arrivano a sapere il colore delle mutande del protagonista invocano la superficialità, la bidimensionalità, e altri cavoli…

    Equilibrio, la questione è sempre quella.
    Paul Auster, autore che ho scoperto da poco (azz, non mi metterò mai in pari), mi sembra un grande da questo punto di vista.

    @Dadive: per caso hai letto qualche suo lavoro? Mi farebbe piacere sapere che ne pensi.
    Ciao.

  16. EDIT
    ecco, quella H in sugo merita un’ammonizione anche alle 01:36, dopo 15 ore di pc.
    Babba bia!

  17. A me sembra semplicemente che, come ogni cosa, la devi saper fare.
    Non è che si può dire infodump sì o infodump no, bisogna discriminare chi è che lo sta scrivendo SE lo sa scrivere.

    Anche ostinarsi a dire che la scrittura è istintiva e va bene vomitare tutto su carta (e qua picchio un po’ Elgraeco) è sbagliato, così come dire che valgono SEMPRE lo show don’t tell e la lotta all’infodump.

    Magari l’esordiente che appunto vomiterebbe su carta tutto quello che gli passa e non ha senso della misura se si becca una steccata sulle dita che lo riporta alla realtà (il secondo livello, la realtà-finzione di ciò che sta scrivendo) può migliorare (e anche no, visti in genere gli esordienti).

    Degli infodump che citi ad esempio il primo mi fa venire il latte alle ginocchia, come ogni volta che in un libro mi iniziano a stilare liste di personaggi dei quali poi non saprò più nulla. Differente è il caso in cui queste nozioni mi disegnino attorno un ambiente (geografico, sociale,…) più dettagliato e omogeneo.

  18. Davide, secondo te ne I promessi sposi di Manzoni ci sono degli infodump?

  19. Infodump! Infodump! Infodump!

    Ottimo post.
    ^_^

  20. Sono d’accordo che infodump è diverso da Paragrafo espositivo. Il problema è che alcuni scrittori ancora non l’hanno capito 😛
    Degli esempi che hai fatto, il primo per me è di una pesantezza e bruttezza infinita, sarà che io Tolkien lo sfronderei col decespugliatore, e Tolkien lo apprezzo nonostante le sbrodolate di informazioni.
    Gli altri sono molto meglio, anche se Dune a volte è molto goffo nell’informare il lettore.
    L’estratto su Dombey e Figlio forse è il migliore, perché non suona come un paragrafo espositivo ma come un qualsiasi paragrafo: questo, credo, sia l’obbiettivo che uno scrittore dovrebbe cercare di raggiungere, il paragrafo espositivo che non si palesa come tale, che informa senza fare la maestrina saccente. Ma che fatica! 😉

  21. Sostengo da tempo che la critica letteraria è cosa eminentemente soggettiva. Perché dunque la questione infodump dovrebbe essere diversa?

    L’info diventa dump quando il dato lettore la trova noiosa, artificiosa o inutile. Ma ogni lettore ha idee parecchio diverse su cosa sia noioso, artificioso o inutile in un dato testo.

    Per dire: non troverei affatto noioso sentire Ben Kenobi che si dilunga sul modo di macinare il caffé alla mensa dell’Accademia Jedi. L’importante non è cosa racconta, ma come lo racconta.

    Una delle qualità che mi entusiasmano di più nella narrativa che leggo è la densità di emozione e informazione che gli autori migliori riescono a infilare nelle loro pagine.

    Sto leggendo in questi giorni Angeli spezzati. È incredibile come Richard Morgan possa dipingere nel dettaglio uno scenario di guerra planetaria in un futuro ad altissima tecnologia, infarcendolo di considerazioni politiche e scene mozzafiato utilizzando l’unico punto di vista del suo protagonista che racconta in prima persona.
    Immagino che ci sia in giro più di un esperto che trova insopportabile la quantità di informazioni riversata sul lettore ad ogni paragrafo. Beh… io me lo sto godendo da matti.

  22. @ Mettiu
    Non capisco perché sia una cosa sbagliata, dato che trattasi della mia esperienza.
    È come dire che il mio passato, ovvero il mio vissuto, è sbagliato. E qui chi lo può dire?

    Per me la scrittura è arrivata così, di punto in bianco.
    Ho iniziato a scrivere, si può dire, dalla sera alla mattina.
    Senza essermi roso il fegato o aver sottostato ad altre iniziazioni particolari.
    Difficile da credere, ma è così che è andata.

    Per cui ribadisco il concetto: per imparare a scrivere bisogna… scrivere. Non leggere dai manuali.
    🙂

  23. Ho visto che il discorso si è allargato, e allora mi allargo solo un pochetto anch’io 🙂

    I vecchi sono saggi nel dire che la verità sta nel mezzo.
    Infodump, show don’t tell etc non sono comandamenti divini da rispettare pena la morte. Chi lo dice è perché ama fare il maestrino. O, almeno, vedo che molti blog di narrativa funzionano così.

    Allo stesso tempo la scrittura non può essere solo istinto e improvvisazione.
    O meglio: può benissimo esserlo, ma non se si vogliono valicare i margini del cortile di casa.
    Ok, sono il primo a dire che il 90% dei manuali sono inutili, tuttavia per affinare la penna (la tastiera) occorre studiare.

    Del resto studiamo per ogni cosa che facciamo nella vita. Perché la scrittura dovrebbe essere diversa?

    Uno può nascere col calcio nel sangue, ma se poi non impara la tattica, le regole, se non rafforza i muscoli… beh, rimarrà un talento inespresso per tutta la vita.

    😉

  24. Perché la scrittura, a differenza del calcio e, che so, della fisica quantistica, non ha leggi, ma solo consuetudini.
    Ovvero, si radicalizza con l’utilizzo che se ne fa. Implicito è che questo discorso si debba applicare anche al linguaggio, che è ciò da cui la scrittura deriva.

    😉

  25. Su questa, spiacente, sono con Mcnab, per lo meno in linea di principio.

    È tutta una questione di economia, di lavoro al fine di ottenere un risultato.
    Lavorando esclusivamente con l’istinto, si fa piùà fatica e ci si mette più tempo, perché tocca reinventare la ruota.
    avere dei riferimenti significa poter dare un ordine a ciò che si sta scrivendo e non impiegare dieci anni – per dire – per scoprire che il dialogo si poteva impostare in un’altra maniera.

    mettiamola ancora in modo diverso.
    Ci sono elementi della scritturahe sono dominio dell’istinto, ed altri che sono il dominio della regola, della convenzione.
    Ignorare uno dei due domini non necessariamednte uccide la narrativa, ma rende la vita immensamente difficile al narratore.

    Poi, ok, magari c’è anche chi preferisce soffrire… 😉

  26. Ma è mai possibile che debba sempre specificare che non parlo per assoluti? 🙂

    Concordo su quest’ultima riflessione, ma sempre di consuetudini stiamo parlando. Perché è più comodo scrivere in modo per tutti più comprensibile, ok. E chi lo nega?

    Solo che, per scrivere, non tutti devono accostarsi ai manuali. Questo me lo vuoi concedere o no?

    Io credo di riuscire a esprimermi correttamente attraverso l’utilizzo della parola scritta.
    Affermo di non aver letto nessun manuale che mi abbia spiegato come fare.
    Per caso sto mentendo?
    No.
    E allora?

    E, attenzione, non sto mica dicendo che non c’è bisogno di lavoro ed esercizio, ma solo che non c’è assoluto bisogno che il sapere, in questo caso, venga dall’alto, ovvero, nella fattispecie, da un libro.

  27. @el
    No no no, aspetta…
    Come ho già detto, ciascuno ha la propria strada per arrivare dove vuole arrivare.
    E dovunque si vada, è lì che si arriva.

    Il mio problema non è se i manuali servano o meno, e quanto, quanto piuttosto il fatto di riconoscere che esiste un insieme di saperi pratici che ci possono venire insegnati.
    La mia posizione è che si può arrivare a questi saperi anche solo attraverso la sperimentazione personale – ma, per qanto possa essere un’esperienza gratificante, non è economico.
    Poi, ripeto, ciascuno segue la strada che preferisce…
    Io dico che con un insegnante, si arriva più lontano, prima.

  28. Ah, sì avevo capito.
    E concordo, su tutta la linea. Sul serio. 😉

    Con un insegnante (se costui sa il fatto suo) si arriva prima.
    Altrimenti, nessuno si noi avrebbe necessitato della scolarizzazione, o sbaglio.
    Dal mio punto di vista (personalissimo) non è mai stato così. Sarà che sono io… che ti devo dire?

    Era necessario chiarire il mio punto di vista. Ovvero che so benissimo che, come per tutte le cose, lavoro e fatica sono indispensabili.
    😉

  29. Credo che molto dipenda anche da cosa s’intende col termine: solitamente l’ho visto impiegare per un flusso d’informazioni dato tramite intervento diretto dell’autore, oppure tramite “Come sai, Bob…” (o, in generale, dialoghi assurdi/artificiali); già questo modo di vederlo esclude, per esempio, il pezzo di Guerre Stellari, se Luke non sapeva quanto gli veniva detto.
    In quel senso, non sarebbe legato tanto alla verbosità (che può avere o no senso, a seconda della situazione), quanto all’utilità e alla modalità di comunicazione delle informazioni.

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