strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Davanti a tutti (1)

13 commenti

Strane connessioni, strane coincidenze.

Sto martellando gli ultimi rivetti nella presentazione sull’estetica steampunk per la prossima settimana, e affrontando tutti i soliti dubbi da PowerPoint che sono ormai abituato a mettere in lista.

Il proiettore funzionerà correttamente?
Funzioneranno i filmati?
Ci sarà un impianto audio per il sonoro?

Intanto, poco lontano da qui, l’amico Alex Mcnab parla di promozione e autopromozione, ed osserva..

Per contro sono del tutto refrattario al contatto faccia a faccia. Non mi vedrete MAI presentare un romanzo in qualche incontro pubblico, conferenza o altro. Non lo farei nemmeno sotto minaccia armata, figuratevi. Odio parlare a più di uno/due persone alla volta, ho tendenze sociopatiche e concettualmente credo che certi argomenti rendano assai di più attraverso la parola scritta che non col parlato. Comunque, di base, credo che ci sia quel fastidio comune ad alcuni, che riguarda il dover discutere con persone sconosciute.

E a me vengono in mente Vacante & Odisio.
È ora di tirare fuori un paio di scheletri dall’armadio e dar loro una sana spolverata.

Come sanno alcuni (altri no), io ho ripetuto il secondo anno delle superiori – per la precisione, mi sono ritirato a fine anno, e mi sono iscritto in un’atra scuola, optando per ripetere.

La prima volta che feci la seconda liceo, al Liceo Scientifico Copernico di Torino (mai pila di prefabbricati necessitò maggiormente di un fiammifero e qualche tanica di accelerante), capitai in classe con una smpatica coppia di allegroni, che andavano sotto al nome di Vacante e Odisio (o forse era Audisio… non ricordo esattamente…)
Se i loro nomi possono essere in qualche modo sfocati nella mia memoria, le loro allegre facce sorridenti mi resteranno impresse in eterno.
Colti, sofisticati, spigliatissimi e con una dose di sicurezza che non avrei mai potuto eguagliare (anche perché, chissà, loro lavoravano in coppia, e si davano man forte l’un l’altro), i miei duie coetanei sedevano al primo banco, sempre impeccabilmente vestiti (ricordo delle cravatte? in seconda liceo al Copernico? Sì, possibile…), e non avevano problemi a seguire le lezioni, a fare domande, a scherzare coi professori.

I due erano a tal punto spiritosi e spigliati, che sostanzialmente essere interrogati con loro seduti al primo banco era come partecipare a Mai Dire Liceo – era come avere la dannata Gialappa”s Band sotto a commentare ogni domanda ed ogni tua risposta, tanto che di frequente i loro lazzi e le loro battute spezzavano il filo del discorso della persona interrogata, o ne anticipavao la risposta, o ne chiosavano e sottolineavano eventuali carenze, o svarioni.
Giochini, battutine, doppisensi, giochi di parole, e rasoiate.
In particolare con l’insegnante di Italiano, Storia e Latino e l’insegnante di Inglese, passare con Vacante & Odisio al primo banco significava automaticamente due punti in meno.
A prescindere.
Loro avevano, naturalmente, delle medie eccellenti.
In parte perché erano certamente molto preparati.
In parte perché quando passavano loro non c’erano dei deficienti in prima fila a fare delle battute fuori luogo e a farli passare per scemi.

Ora, non era colpa loro.
Sarebbe stato dovere dei professori dir loro cdi chiudere il becco, pena una punizione esemplare.

Ciò non toglie che se uno già aveva dei problemi a parlare in pubblico, essere interrogati in quella situazione significava una stringa di insufficienze e sufficienze risicate, oltre al crescente terrore di essere chiamati alla cattedra, perché essere chiamati alla cattedra significava di fatto essere per una mezz’ora lo zimbello della classe, e poi beccarsi un votaccio.

Non so che fine abbiano fatto, Vacante & Odisio.
Immagino avranno una vita molto più strutturata ed ordinata della mia, piena di successi e soddisfazioni, e continueranno ad essere l’anima della festa.
Non invidierei i loro figli – dev’essere orribile avere dei padri costantemente spiritosissimi e brillanti.
A meno di non essere come loro, che forse è anche peggio.

A me la paura del palcoscenico suscitatami da quella coppia di giullari passò solo dieci anni dopo.
Posso aggiungere che i docenti universitari, con la loro ostilità ed aggressività da maschi alpha su anfetamine (sapete come sono i geologi…) non aiutò molto il superamento dell’enpasse.

Mi aiutò il profesor Nicol Morton, dell’Università di Londra – che all’interno di una struttura universitaria che non prevedeva esami orali, pretendeva una conferenza pubblica da ciascun studente, proprio per fargli vincere il panico.
E mi aiutò la Professoressa Ferrero, a Torino, il corso della quale prevedeva lezioni presso le scuole medie – e non c’è pubblico più feroce di una prima media.

Per vincere il panico, dal 2001 ho accettato qualunque proposta che contemplasse l’opzione di parlare in pubblico.
Negli ultimi dieci anni, per un lungo periodo mi sono mantenuto insegnando, e tuttora sono spesso sul palco per conferenze divulgative ed altre amenità.

Strani i ricordi che possono venire suscitati da una frase su un blog.

Per ora basta.
Al prossimo giro, magari qualcosa di empirico sul parlare in pubblico.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Davanti a tutti (1)

  1. Non è che i tuoi giullari letterati erano Frasier & Niles?
    In ogni caso…noi siamo qui ad ascoltare te, non le favole di Vacante & Odisio (titolo accattivante per un racconto feroce…perchè non ci pensi?)

  2. Sempre sincronicità, eh? 😉

    I ricordi delle superiori: chissà quanti serial killer – reali o potenziali – hanno sfornato i vari Vacante & Odisio di questo mondo.
    Quei compagni che tutti hanno avuto, e che avevano il potere di farti sentire una melma. Anzi, che ti dicevano direttamente “sei una melma”.
    Qualcosa del genere l’ho avuto anch’io. De Murtas e Scaramuzza, se non ricordo male i nomi.
    Incisero non tanto sulla mia capacità di parlare in pubblico, bensì sulla mia autostima generale. Era il secondo anno delle superiori anche per me. Per fortuna l’anno seguente cambiai scuola. Altrimenti… beh, non so che ne sarebbe stato di me.
    Comunque qualche vaga cicatrice ce l’ho ancora, purtroppo. Remota 364 giorni su 365, ma ogni tanto salta fuori ancora.

  3. Sei sicuro che quei due non abbiano cercato di aggiungerti su LinkedIn?

  4. Io invece avevo un incubo singolo,un certo Bolzoni.Non era un tipo colto,ma un atleta abbastanza simile a quei mascelloni dei film americani ambientati nei Licei.Per rimettermi dalle sue simpatiche attenzioni (che mi procurarono quasi un esaurimento) mi ci vollero un trasloco e cinque anni.Mi spiace solo di non aver mai reagito e avergli detto in faccia cosa pensavo di lui.

  5. Credo che tutti abbiano nel proprio passato almeno un paio di elementi del genere – ed i più fortunati (…) hanno una bella selezione che comprende primi della classe velenosi, bulli assassini, sportivi aggressivi, sociopatici nevrastenici…
    Il sistema scolastico italiano ha sempre amato questi elementi deviati – di solito sono quelli che si diplomano col massimo dei voti, e poi ti vengono a dire che tu li hai delusi perché “sembravi tanto in gamba” (a me è capitato… no, davvero!)
    I più deragliati, di solito finiscono ad insegnare – magari ginnastica.

  6. Io mi sono ritrovato con “Sacri Misteri” in terza liceo e non è stata una bella esperienza. Pensavo di averlo seminato, dopo elementari e medie insieme, perché lui aveva optato per il seminario, ma all’improvviso è ricomparso e, non contento, voleva persino fare i compiti insieme. Ora, non era strafottente o maleducato, anzi, ma conservo di lui un’immagine eloquente: in quarta elementare ha copiato un pezzo del mio tema sugli astronauti (mentre ero in bagno presumo), la maestra si è impuntata per sapere chi dei due aveva copiato e credo cha alla fine abbia creduto a lui. Sono cose che ti segnano, ero così orgoglioso di quel tema…

  7. Parecchio inquietante, uno che si chiama Sacri Misteri.
    E che ruba gli astronauti altrui!

  8. Escluso “l’odio” e le battute feroci volte a screditare, ciò di cui si parla nel sottotesto che ho scelto di vedere è esattamente ciò che provo io verso di voi (= coloro di cui frequento i blog, i soliti 3 – 4).
    Sapete tutto, avete letto l’impossibile, spesso in più di due lingue, vi ricordate cose lette vent’anni fa, avete certamente un’intelligenza superiore alla media (almeno, alla media della gente che frequento io in real life), siete stati in posti che io probabilmente non vedrò mai e non bollate il cartellino tutti i giorni. Per non parlar delle lauree.
    Voi – ripeto: a parte l’odio e la ferocia del disprezzo – siete i miei amati Vacante & Odisio.
    Ci tenevo lo sapeste 🙂
    Orlando

  9. P.S. Perché spero di accrescere un po’ la mia cultura e perché vi adoro.
    Ecco la risposta alla domanda 🙂

  10. Io spero, a differenza di quei due ragazzini tanti anni or sono, di aver imparato quando è il momento di tacere.
    In modo da potermi pentire di aver parlato, dopo 😀

  11. @Orlando: in verità in verità ti dico… sono un Rettiliano.

  12. @mcnab: non avevo dubbi! 🙂

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