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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Incommensurabili cazzate meravigliosamente scritte

20 commenti

Luna Notturna
puoi soffrire per il sole calato, scomparso tanto lontano
ma poi arrivano corteggi di stelle, a far sfoggio di sè nei Cieli
e la luna notturna brilla in modo tale
che le persone in tal modo amano la luna
ma ciò non le trattiene, dal chiudere le porte
quando vanno a letto.

È una breve poesia di Wang Li, un poeta della dinastia Song, e mi pare una maniera abbastanza eccentrica per far partire questo pork chop express.

Il fatto è che, all’epoca in cui Wang Li scriveva, esistevano codificati 24 modelli di poesia cinese, illustrati in un testo di epoca T’ang noto come I Ventiquattro Stili di Poesia (sorprendente, eh?)
I 24 stili erano chiari e codificati, e non se ne poteva sfuggire.
Se scartavi da quelli, stavi scrivendo ciarpame – ed era un’epoca durante la quale scrivere ciarpame nel momento sbagliato o nel posto sbagliato poteva significare giocarsi la testa.

Eppure il buon Wang Li era apprezzato per i contenuti delle sue poesie – per il sottile giochino alla fine delle poche righe qui sopra, ad esempio, col suo delicato ma fermo sberleffo al romanticismo dell’intera costruzine.
È un giochino ideologico?
O un semplice formalismo?
Sta strizzando l’occhio al lettore medio per incrementare le vendite, o sta davvero muovendo una critica al romanticismo d’accatto?
Eco – il contenuto delle poche righe qui sopra è importante.
Né d’altra parte la cosa può sorprenderci – quando lo stile è così strettamente codificato, così rigidamente imposto, l’unico discriminante diventa il contenuto.

Negli ultimi giorni mi sono sentito ripetere da più parti che nel valutare un’opera letteraria, l’unico fattore essenziale “il valore letterario” – il quale a quanto pare è indipendente dai contenuti, o per lo meno da parte di essi.
Se la storia “funziona”, il resto non è oggetto di discussione né parametro di valutazione.

Posso scrivere incommensurabili montagne di cacca, ma se sono formalmente valide, il mio lavoro l’ho fatto e – come dice il poeta – nessuno mi può giudicare.

Il che mi ricorda il vecchio The Iron Dream, di Norman Spinrad – che sostanzialmente dimostrava come il pensiero di Hitler sarebbe stato perfettamente accettabile e gradito al pubblico moderno se presentato come fantascienza.
Ed è un po’ l’idea al nucleo di Lovecraft’s Book, di Dick Lupoff, del quale accennavo un paio di giorni or sono in un commento – nel romanzo, Lovecraft viene contattato da un simpatizzante nazista perché produca una versione del Mein Kampf adatta al pubblico americano.
E valutando il testo di Hitler come pura costruzione letteraria, come esperimento di pensiero, il buon HPL ne è entusiasta – toccherà a Bob Howard, C.A. Smith, Samuel Loveman e Sonia Greene cercare di far capire al Gentiluomo di Providence che il suo amico tedesco intende mettere realmente in pratica ciò che scrive.
La reazione del personaggio Lovecraft alla scoperta che quella è gente che vandalizza davvero le sinagoghe rimane impagabile.

Io sarò un vecchio cinico con troppi libri taoisti sullo scaffale, ma l’intero discorso sulla valutazione dell’opera indipendenemente dal contenuto o da parte di esso mi pare sostanzialmente una simpatica scappatoia per giustificare i propri piaceri colpevoli.
Sì, ok, leggo John Norman che mi dice he tutte le donne desiderano solo la marchiatura a fuoco e lo status di schiave, poiché solo quando sono sottomesse e terrorizzate raggiungono il massimo dell’appagamento sessuale, ma chissenefrega del messaggio, io valuto la storia, mica quelle altre cazzate.
Se poi i libri di Gor capitano in mano ad un adolescente e gli sputtanano lo sviluppo, ehi, ragazzino, hai mai sentito l’espressione cazzi tuoi?

È un terreno pericoloso.
Ciò che viene declassata non è la letteratura, ma l’idea della responsabilità.

Io non sono responsabile di ciò che scrivo.
Tu non sei responsabile di ciò che leggi.
Loro non sono responsabili di ciò che pubblicano.
Nessuno è responsabile qualora qualcosa vada storto.

Attenzione – proprio perché si tratta di un terreno pericoloso, non vorrei mi si attribisse una apologia della messa all’Indice di certi volumi, o chissà che altro.
Non sto parlando di questo.
Resto fermamente convinto che, dato l’hardwiring del nostro sistema nervoso, qualsiasi narrazione diventi didattica, che ci piaccia o meno.
Per come l’evoluzione ci ha portati a svilupparci, noi impariamo dalle storie, da tutte le storie, anche se non vorremmo.
Quindi qualsiasi idea veicolata attraverso la narrativa – che sia essa un’idea meravigliosa, trita o tossica – ci resterà addosso, e dovremo imparare a venire a pati con essa, a conciliarla con le altre.
Ma al di là di ciò, se la narrativa d’immaginazione è una narrativa di idee, allora la qualità delle idee è sotanziale nel valutare la qualità ella narrativa.
Ed esistono, per quanto ci possa dispiacere, idee di qualità piuttosto scarsa.
Che anche se formalmente presentate secondo i 24 stili poetici accettaili, restano idee di qualità scarsa – e mi riservo il diritto di includere questa informazione 8con tutte le eventuali riserve del caso) nelle mie valutazioni.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Incommensurabili cazzate meravigliosamente scritte

  1. Sì, esatto, è la questione della responsabilità, che in tanti campi dell’esistenza è fondamentale ma non credo abbia molto a che fare qui dentro. Quanti dischi hanno venduto i Motley Crue, per dire? Una marea! Io ce li ho tutti, quantomeno quelli del periodo storico. Ne’ io, ne’ le altre milioni di persone che li hanno comprati, amati e ascoltati allo sfinimento, siamo diventati tossicodipendenti erotomani irresponsabili vandali, nè (purtroppo, in questo caso) musicisti miliardari. Quello che voglio dire è che si sottostima troppo la gente, a volte – non credo che possano mai essere libri, dischi o film a modificarne il comportamento. Quando tu ed Elvezio criticate Tolkien come scrittore mi va benissimo, è pure interessante. Il discorso sulle idee veicolate (che io personalmente ho sempre percepito in un’altra maniera, già che ci siamo), beh, lo sai perché l’ho scritto già da me. 🙂
    Se da Tolkien tu avessi ricavato le medesime sensazioni sgradevoli, ma se il libro fosse stato più bello (meno pesante, meno pieno di annotazioni e ottocenteserie e infodump etc etc, insomma senza tutte le cose che hai sottolineato), come lo avresti valutato? Puoi anche rispondere con un post ad hoc, eh! 🙂

  2. Già.
    Un argomento tutt’altro che facile da trattare. Annche perché esiste gente come Gottfried Benn, Ezra Pound o Yukio Mishima che dichiaratamente di dx (Benn era apertamente nazista)scrivono divinamente, come io non riuscirei nemmeno se scrivessi per mille anni senza fare altro nella vita…
    Probabile che compilare un cartellone mettendo da un parte gli scrittori di dx e dall’altra quelli di sx sia più stupido che inutile. Appiccicare una qualità ideologica a un gesto artistico è come misurare la pressione con un termometro. Qualcosa di essenzialmente assurdo.
    Ovviamente accade anche questo in “tempi difficili”, come direbbe Maozedong, ma temo proprio che in definitiva non resti altro che riflettere sulla qualità del testo, ovvero sulla sua artisticità. Giusto perché se provate ad appiccicare (grossolanamente) le categorie di Lukacs al mondo letterario è probabile che ne venga fuori che Tolkien e “intrinsecamente” di sx mentre Kafka o Sartre sono “profondamente” di dx.
    Come direbbe Gaber esistono modi di giudicare la realtà che sono: «cretini, più che di destra».
    Ovviamente riflettere sul valore artistico di un’opera non significa attribuirgli un significato comunque pedagogico. Di nuovo: stavolta imvece del termometro usiamo un metro a nastro… Politica e pedagogia stanno in caselle diverse. Il massimo è glorificare un libro perché pedagogicamente schierato a sx. Un obbrobrio, in breve. D’altro canto il mondo è pieno di cretini (pensiero di dx, temo) che leggono un tuo testo e vi ravvedono qualcosa di un po’ destroide… Vero, giuro, a me è capitato e per giunta in un concorso di un certo nome.
    Non se il testo è buono o no, ma solo il dubbio che volessi difendere il fascismo. O il nazismo, lo sfruttamento della donna, i sacri macelli cristiani o l’uso sconsiderato del fuoristrada.
    Magari io sono inconsciamente di dx – tutto è possibile – ma il mondo è (troppo) pieno di cretini, temo. Compreso il mondo letterario.

  3. Secondo me la “lettura” fatta da Davide del SdA e di HarryP è interessante, mi ha fatto considerare alcuni contenuti dei due libri in una luce diversa…e ciò mi basta! Non si tratta di appiccicare un’etichetta di dx o sx agli autori…quella è una prassi di chi vuole “strumentalizzare” un libro per fini politici e c’entra poco con la critica letteraria. E non si tratta neanche di menttere all’indice determinati libri, ma semplicemente mettere in luce i possibili risvolti etici sottesi nella narrazione affinché il lettore possa valutarli in modo cosciente. E’ un esercizio speculativo che male non fa…ancora di più di questi tempi!

  4. @Negrodeath
    Il punto su cui noi non andiamo daccordo è proprio quello della sottostima – tu sostieni che io sottostimi le persone, io penso che tu sottostimi la comunicazione.

    Con questo però non voglio dire che se leggi Harry Potter o Johnny Tolkien diventi nazista o cose del genere – dico semplicemente che, in prima battuta, vorrei che la persona alla quale affido i miei figli (e l’autore di un libro per ragazzi è poi quello, la persona a cui affido i ragazzi), o con ui trascorro un paio d’ore al giorno (idem) non facesse discorsi che io rerputo del cazzo. E questo non perché io pensi che i ragazzi possano farsi incastrare da certi discorsi, o perché temo di diventare come lui, ma perché non credo che chi fa certi discorsi sia una persona affidabile come guida nell’esplorazione del mondo delle idee.

    Usando un’altra metafora – non salirei a bordo di un’auto guidata da un ubriaco non per paura di poter diventare alcoolizzato, ma per paura che mi ribalti in un fosso.

    È poi una cosa molto molto diversa – e così passo
    @Massimo
    la faccenda dell’ideologia politica.
    A parte il fatto (ma sono un pedante) che con un termometro posso misurare la pressione, è certamente cretino valutare un libro esclusivamente sulla base del presunto allineamento politico.
    Specie su un allineamento che è di fatto la proiezione di una parte che cerca in qualche modo di riconoscersi in elementi narrativi tanto generici da poter esere virati a qualsiasi colore.
    Ma d’altra parte esistono libri che ti cacciano in gola ogni tre per due un ovvio messaggio ideologico, una ovvia agenda.
    Come ne ho già discusso in passato (parlando di Statee of Fear di Crichton), se simpatizzo per quella determinata linea tenderò ad essere più blando nel mio giudizio, ma comunque dopo un po’ è la cattiva scrittura che mi allontana, perché una scrittura sostanzialmente ideologicizzata difficilmente sarà buona scrittura.
    Perché l’autore ha troppo da pensare all’agenda politica, e non gli resta tempo per la scrittura.
    Il Crichton di Congo è tre spanne sopra al Crichton di State of Fear, insomma.

    Ma di queste cose ne parliamo poi ancora…

  5. Va però considerato che non sempre un certo messaggio è veicolato intenzionalmente.A volte certe convinzioni sono talmente interiorizzate dall’autore da trapelare senza che ve ne fosse l’intenzione.(Nel caso di messaggi e valori negativi è preoccupante)Inoltre siamo sicuri che vi sia sempre un messaggio?Se a volte invece a emergere sono sensazioni o messaggi incompiuti?Prendiamo per esempio proprio Harry Potter di cui si è discusso sul blog di Elvezio.Non credo che la saga del maghetto celi un unico compiuto messaggio,ma piuttosto dei pensieri che affiorano un pò qui e un pò là.(Anche perchè non credo che la Rowling abbia fatto trasparire intenzionalmente certi messaggi)
    P.S.Sperando di non far inorridire eventuali fan di Spinrad,ma sono il solo a pensare che se “The iron dream” avesse avuto meno parti ambientate nel romanzo di Hitler e più parti con protagonista l’Hitler ucronico sarebbe stato meno pesante?(Alla lunga l’eroe misogino e sociopatico stufa)

  6. @Vampirologo
    Ottimo.
    È quello che cercavo i dire – non necessariamente l’autore si siede a tavolino con un’agenda e un programma da divulgare.
    A volte ha solo delle idee da tre lire che disgraziatamente percolano nel romanzo.
    Il caso della Rowling è eccellente – soprattutto nei primi due romanzi ha una tale scarsa disciplina ed una presa a tal punto incerta sul proprio soggetto, che lacia cascare nella storia un sacco di suoi problemi – cose che al lettore non dovrebbero interessare, quasi certamente non interessano, ma che diamine, ci sono.

    Ma ripeto, di questo parlerò ancora un po’ più in là, perché va a incagliarsi su un ultimo discorso che volevo fare sulla scrittura.

    Riguardo a Spinrad, io lo trovo abbastanza bilanciato.
    Ma io sono misogino e sociopatico 😛

  7. Stavolta Davide non credo di aver capito molto il tuo articolo 🙂

    Qualcosa ho afferrato. Mi dà comunque molto fastidio quando si cerchi di appicciccare delle etichette politiche ai libri.

    Ho sentito spesso dire “non vedo/leggo Il signore degli anelli perché è di destra”.

    Per me è un romanzo e basta. Come quelli di HP. Non ci ho visto altro. Ma… e se pure fosse di destra? Qual è il problema?

    Andrea Camilleri è di sinistra. Io no. A me non è mai piaciuta la sinistra eppure sono pieno di libri di Camilleri. Li leggo volentieri, perché sono belle storie, sono scritte bene, sono coinvolgenti. Punto. Sono storie.

    No, secondo me non resta addosso un’idea dopo che hai letto delle storie. Io non sempre sono d’accordo coi pensieri e le scelte di Montalbano, col suo modo di ragionare, ma una volta chiuso il libro, quelle idee sono rimaste là.

  8. Dunque, punto primo – dov’è che ho detto politica?
    Non nel post, mi pare, casomai nella risposta a Massimo Citi (che aveva parlato di politica).

    Né mi pare – ma potrei sbagliare – ho mai sostenuto, su questo o su altri blog, che il romanzo X o il romanzo Y non si debbano leggere per motivi ideologici.
    Anche perché – con la sola possibile eccezione di certi romanzi fantasy che inquadri fin dalla copertina e raramente sbagli 😛 – non si può giudicare un romanzo senza leggerlo.
    Una volta letto, tuttavia, spero di avere il diritto di esprimere la semplice opinione se, a mio parere, il romanzo in questione contiene elementi che io trovo di cattivo gusto, stupidi stupidi stupidi, discutibili, o personalmente inaccettabili.

    Posso aggiungere che ciò che trovo particolarmente discutibile, di solito, in un romanzo, è l’inclusione di lunghi pistolotti su questioni che o esulano dal tema del romanzo, o cercano di cacciarmi in gola un’idea che posso apprezzare o meno, ma in questo momento, per favore, no, torniamo alla storia.
    L’elenco include il continuo smanettamento tolkieniano su quanto è bello vivere nella Contea, i deliri cospiratori di Crichton contro gli scienziati che sostengono la realtà della crisi climatica o le menate di quell’autore (il nome ora mi sfugge) che in un romanzo di pirati (Arrr!) ogni tre pagine me ne butta due per ricordarmi quanto fosse figa la società dei pirati perché era multirazziale e gay-friendly.
    Certo, come no.
    Una volta può starci, al limite la trovo un’idea scema, ma passi.
    Se diventa un martellamento, è palese che stai cercando di vendermi qualcosa che è diverso da ciò per cui ho pagato il tuo libro.
    Così non và.

    Non è questione di politica.
    Personalmente ho trovato orribile, e “ideologicamente discutibile” il fatto che Laurel K. Hamilton, una volta stabilita una solida fan-base, abbia cominciato a fare product placement nei suoi romanzi – per cui il vampiro vuol ciucciarsi la sua protagonista, ma lei scappa perché usa l’ultimo modello delle Nike.

    E divento rabbioso come un furetto quando queste cose – che siano volute, o che siano il frutto di inesperienza dell’autore, non importa – capitano con i romanzi destinati ad una fascia di pubblico impressionabile come i ragazzini.

    Ora è più chiaro?

  9. Se escludiamo le idee frutto d’ignoranza, mi domando come si possa riconoscere un’idea scarsa se non filtrandola attraverso l’esperienza soggettiva o il gusto o una presa di posizione morale di qualche tipo.

    Mi domando anche approcciare il problema in termini pratici. Mettere un avviso in copertina del tipo “questo libro potrebbe far cambiare idea ai vostri figli”, “nuoce gravemente alla capacià di riflessione”, oppure “alto tasso di proselitismo” non mi sembrano soluzioni praticabili.

    Il problema è ben indentificato, ma il punto è: come fai ad evitare di salire a bordo di un’auto guidata da un ubriaco se non puoi verificarne le condizioni prima?

  10. Se sopravvivo al primo viaggio, cerco di evitare di farne un secondo.
    oppure chiossà, col beneficio d’inventario ci provo lo stesso per vedere se nel frattempo ha smesso di bere, o ha imparato a guidare bene sotto l’effetto dell’alcool.
    🙂
    Mi ritrovo ad essere vittima di una mia metafora grossolana.

    In termini pratici, i continua a fare ciò che facciamo già: se ci chiedono com’è un libro, diciamo la nostra opinione.
    Poi starà al nostro interlocutore decidere.

    ma devo ammetetre che tutta questa facenda comincia ad inquietarmi un poco: io mi sono limitato a dire che alcuni contenuti dei primi libri della Rowling sono “ideologicamente dubbi” – che rimane la mia opinione.
    E ora vengo trattato come un isterico che vuol censurare o bruciare i libri – e come se la mia opinione fosse poi così importante.

    Sono stanco.

  11. Beh, personalmemte rispetto sempre l’opinione di chi dimostra una maggiore competenza di quella che potrei avere io, se non la ritenessi importante probabilmente non passerei di qui (non voglio creare responsabilità ma stima).

    Non avevo letto il tuo intervento sulla Rowling (l’ho fatto ora) ma non ci trovo nulla di strano. La pericolosità del “protagonismo elettivo” è un tema molto interessante (ma non lo eleverei ad ideologia) che ho visto affrontare a più riprese su queste pagine e che spero di vedere ancora: è una di quelle rare occasioni di assistere a buon kung-fu dialettico esistenzialista.

  12. @Davide: neanche io ho scritto che hai parlato di politica o che non bisogna leggere certi romanzi per motivi ideologici. 🙂

    Chi ti ha trattato come un isterico che vuol censurare o bruciare i libri?

    Il mio intervento era più sul tuo commento che sul post.

    Resta il fatto che molta gente la pensa così. Attacca etichette.

    Poi, per carità, ovvio che se trovi quel martellamento, specialmente su idee che non sono tue, accantoni il romanzo.

    Secondo me in una qualsiasi opera si può leggere o intravedere come la pensa l’autore su certi temi, credo sia naturale. Se poi l’autore “ci prova” e scrive storie solo per veicolare certi messaggi, allora siamo d’accordo che non va. Allora l’idea stessa di romanzo viene a mancare.

  13. Sarò lunghissimo, ma visto che su questi argomenti ci si torna spesso e ci tengo abbastanza voglio essere il più chiaro possibile.

    1) L’autore è uno stronzo

    Pazienza.

    2) L’autore è uno stronzo (2)

    Se dici, pubblicamente, cose del tipo:

    -“Se l’America approva il matrimonio gay non è più una nazione sotto Dio, e i bravi patrioti hanno il diritto di prendere le armi contro il governo”
    -“La Guardia Nazionale dovrebbe sparare a vista ai messicani che cercano di attraversare la frontiera”
    -“I musulmani sono tutti sleeper agents che cercano di infiltrarsi per distruggere la nostra società dall’ interno”

    anche se scrivi come un angelo e nei tuoi libri non c’è traccia di politica, da me soldi non ne becchi, perché non voglio contribuire a costruire il piedistallo sopra cui spari stronzate, stronzate che se prese sul serio anche da pochi possono avere effetti sulle condizioni di vita di altre persone. Se ne riparla quando sei morto e non puoi più far danni. Ovviamente quando mi è capitato con un autore che amo alla follia è stato molto più difficile che con autori che non mi dicono molto.

    3) Ideologia

    A parte nel caso della satira, che ha regole d’ingaggio diverse (ma comunque delle regole le ha) un opera in cui è riconoscibile una precisa visione non deve fare una facile caricatura delle posizioni avverse. (Alcuni personaggi sono già una caricatura dal vivo, ma è un altro discorso). E’ sostanzialmente una questione di onestà intellettuale da parte dell’autore: si può accettare un ventaglio di posizioni diverse, se sembrano sincere e frutto di riflessioni ponderate.
    Quando obiezioni o punti di vista differenti vengono ignorati, dileggiati o nascosti sotto il tappeto si tratta di un fallimento anche sul piano letterario, perché viene compromessa la complessità del reale.
    Lukacs (che era abbastanza a senso unico come critico) poteva apprezzare Balzac perché nello sforzo di dare una rappresentazione il più accurata possibile della società francese quest’ultimo finiva per creare spazi che giustificavano letture anche divergenti rispetto al suo punto di vista personale.
    Ma anche opere che si concentrano su una visione parziale non sono necessariamente di parte.
    Non capisco bene come mai Simak sia conservatore se parla del rimpianto per la perdita di iddilii pastorali mentre Ballard sia progressista quando descrive le città del futuro come luoghi infernali.
    Questo è qualcosa che mi disturba spesso nelle recensioni di Iguana, come gli ho detto anche a voce.
    Massimo Carlotto? “Non riconosco il mondo dell’autore come il mio mondo. Lo critico politicamente perché manca di dialettica interna”.
    Michel Faber? “Romanzo fastidioso e pedagogico, Messaggio da vegetariano integralista”
    M John Harrison? “Pretenzioso, inutile, si vede che l’autore pensa di essere provocatorio inserendo personaggi cinici e perversi” E così via.
    Non mi interessa discutere quanto siano corretti questi giudizi – in alcuni casi penso siano un fraintendimento totale delle intenzioni dell’autore, ma è proprio l’approccio che mi lascia perplesso, un secondguessing riduzionista invece che espansivo. Mi fido molto delle opinioni di Iguana, perlomeno come indicazione di partenza, ma quando appaiono frasi di questo genere mi fido un po’ di meno.

  14. 4) Politically Correct

    Se un libro veicola acriticamente messaggi razzisti e misogini, questi sono deprecabili in sè e devono far parte della discussione del libro, ed essere fra le informazioni in base alle quali chiunque possa deciderne o meno l’acquisto o la lettura. L’efficacia nell’esercitare un influenza dipende da molti fattori, fra cui la pervasività di messaggi simili nel contesto personale. Elizabeth Moon – militare, autrice di military sf, non certo il tipo della “bleeding heart liberal” ha detto di aver iniziato a scrivere la saga di Paksenarrion dopo aver preso in mano alcuni dei libri fantasy che leggeva il marito e averli gettati contro il muro dopo poche pagine. Voleva scrivere fantasy in cui le donne fossero esseri umani.
    Pam Noles, forte lettrice, prima della classe, andava a leggere fantascienza in biblioteca. Un giorno i suoi genitori le chiedono se ci sono neri nei libri che legge e lei (nera) tranquillamente risponde che non ci sono, perché parlano di ingegneri, scienziati, astronauti, i quali sono tutti bianchi. (In quegli anni John W. Campbell disse a Samuel Delany che i lettori di Analog non avrebbe ritenuto un credibile un romanzo con protagonista un nero, e espresse l’opinione che una società nera tecnologicamente avanzata fosse una impossibilità biologica e sociale).
    Si, poi è cresciuta, ha iniziato a prestare più attenzione a certe cose, è diventata una giornalista, tutto bene, ma ci rendiamo conto che una bambina nera intelligente e precoce aveva automaticamente dedotto dalle storie che leggeva che scienziati, ingegneri, astronauti dovessero essere SEMPRE bianchi?
    “Io ho letto x e non sono diventato razzista”. Chi cazzo se ne frega.
    Donne, Neri, Omosessuali, etc. non sono categorie astratte messe lì perché qualcuno possa esercitare il non-razzismo. Sono persone spesso ancor oggi esposte a messaggi umilianti, e quando se li ritrovano nei libri possono scrollarseli di dosso senza problemi o sentirli come calci nei denti, a seconda della propria storia personale.
    Io sono omosessuale. Ho iniziato ad accorgermene nella primissima adolescenza, ed ho vissuto in un contesto che, almeno fino agli anni dell’università, ha schermato ogni possibile immagine positiva o tranquillizzante lasciando passare tutte quelle negative o distorte.
    L’equivalente delle esperienze di mobbing negative per l’autostima di cui si parlava alcuni post fa per me è stato il trovare, anche in letture che dovevano essere passatempi, scene come quella in Venere Privata di Scerbanenco: in cui una donna descrive il ribrezzo che prova per quelle creature nè uomo nè donna, come quello che la tiene prigioniera, e sa che dovrebbe avere paura di quello che tecnicamente commette gli omicidi, ma non può fare a meno invece di soffermarsi sul disprezzo NATURALE che le suscita quella creatura senza sangue nelle vene, capricciosa, dotata di quella particolare furbizia che hanno quelli lì ma non di vera intelligenza, e così via per due pagine intere.
    O come in un romanzo di Bob Shaw, scrittore socialista, in cui c’è una scena senza nessun peso nella narrazione in cui un personaggio viene introdotto al solo scopo di fare un avance e farsi pestare dall’eroe, che è “tollerante sì, ma certe cose non gli vanno giù”
    E Chandler, e Vance, etc. etc. gli esempi si sprecano.
    Posso capire e contestualizzare, erano altri tempi (che poi anche lì ci sarebbe da discutere), etc. ma di nuovo, chi cazzo se ne frega.
    Voglio saperlo prima se ci sono cose che rischiano di farmi salire la pressione.
    Che è il motivo per cui anche questa moda di dichiararsi contro il politically correct mi fa girare i coglioni. PRIMA si potevano scrivere queste cose e nessuno trovava nulla da dire (mentre se uno voleva avere un protagonista nero senza ambientare i propri romanzi ad Harlem, veniva scoraggiato dagli editori). OGGI Landsale può riempire i suoi romanzi di parole come negro o frocio e nessuno batte ciglio, perché la gente è abbastanza intelligente da capire che non veicola idee omofobe o razziste. Secondo me si sta meglio di quando si stava peggio.

  15. Wow!
    Prima nota, tanto per sdrammatizzare…
    Quando ho letto quel

    1) L’autore è uno stronzo

    mi sono detto, ohé, cominciamo subito così?
    Poi ho capito che intendevi l’autore come entità generica, non come l’autore del post che stavi commentando.
    😀
    Ma ti assicuro che per un attimo ho temuto volessi darmi del superficiale e dello screanzato.
    😀 😀
    (per chi non capisce, non importa – siamo geek o nerd, ignorateci)

    Detto ciò, veniamo al sodo.
    Che è poi abbastanza scarso, visto che mi pare il caso di sottoscrivere gran parte di ciò che dici.
    Poi le sensibilità personali possono cambiare in direzione o intensità, ma quella più o meno è la faccenda.

    Sulla questione Campbell… nonostante il monumento che gli costruì Asimov, Campbell ricadeva solidamente nella categoria 2 della tua lista.
    Non sapevo di quella di Delany – ma sapevo che chiese a Avram Davidson di scegliersi uno pseudonimo “meno ebraico”, detestava Leiber per i suoi trascorsi socialisti (nonostante gli piacesse il cognome germanico) e notoriamente silurò Lyon Sprague De Camp quando quello fece delle battute sceme (ma divertenti) sulla dianetica (della quale Campbell era fiero sostenitore).
    Sono felice che Delany, Leiber, Davidson e Sprague De Camp abbiano comunque trovato modo di continuare a scrivere e a pubblicare.

    Per puro amore della polemica fine a se stessa ( 😛 ), controbatto il tuo esempio di Shaw con il buon David Gerrold, che infila un personaggio gay ne La Guerra contro gli Chtorr solo per pomparci un po’ di pistolotti che arrestano l’azione e contano circa zero nella trama.
    È quello che dico un po’ più sopra – se il voler veicolare un’agenda ti prende la mano, anche se sei un bravo scrittore (e Gerrold e Shaw lo sono certamente), è la scrittura per prima a patirne.
    E poi fai un po’ la figura del pirla.

    Il politically correct è una brutta bestia – solo Harlan Ellison si sente tranquillo a chiamare “nani” i nani…
    Saprai che hanno appena ristampato il solito Huck Finn di Twain mettendo “slave” al posto di “nigger”, per non offendere la sensibilità di alcuni.
    A me pare una scemenza – anche perché ai tempi di Twain, non tutti i “niggers” erano “slaves” e non tutti gli “slaves” erano “niggers”… si falsa perciò la realtà.
    Sarebbe meglio mettere in prospettiva l’autore ed il pubblico che scriveva, piuttosto che compiere azioni futili in preda al panico.

  16. Si, però si tratta di un edizione per le scuole. Nigger rimane un insulto pesante, e non è semplice contestualizzare. E negli Usa danno la patente a 16 anni ma pensano che rimani bambino fino a 21 – tanto che c’è chi ha detto che la soluzione non è censurare ma toglierlo proprio dai curriculum fino all’università. Io ho anche letto begli interventi di insegnanti che fanno proprio quello – cercano di contestualizzare l’opera.
    Ma ci sono gruppi di genitori e altri che dalle biblioteche scolastiche vogliono togliere libri sull’evoluzione, contro la religione, che parlano di sesso prima del matrimonio, per cui le scuole americane sono un po’ un campo di battaglia.

  17. Il fatto che sia un’edizione per le scuole a mio parere è un’aggravante.

    Poi, certo, ci sono posti in cui non solo tolgono Darwin dalla biblioteca, ma insegnano la teoria dell’evoluzione in questo modo…

    Altro che contestualizzare!

    (se però esistono scuole del genere, io non mi stupisco più di nulla – vogliamo parlare dei commenti dei ragazzi?)

    Anche se i miei preferiti sono quelli che in biblioteca non vogliono Tarzan perché convive con Jane e quindi è contro la famiglia tradizionale.
    (che poi se avessero letto Tarzan saprebbero che…)

  18. Marco scrive: “Non mi interessa discutere quanto siano corretti questi giudizi – in alcuni casi penso siano un fraintendimento totale delle intenzioni dell’autore, ma è proprio l’approccio che mi lascia perplesso, un secondguessing riduzionista invece che espansivo.

    Sai che non sono mica sicuro di aver capito cosa intendi dire?

    È sin ovvio che le note che riguardano i libri che leggo riconducano alla mia particolare visione del mondo. In questo senso è vero, riducono la complessità di un testo ai fattori più significativi (per me!), Non hanno pretesa di assoluti ma nascono dal confronto tra quel che ho percepito dalla lettura e quanto questo corrisponda a verità secondo la mia personale prospettiva.

    E quindi, mi spieghi cosa ti disturba chessò, nelle mie osservazioni su “Arrivederci amore, ciao” (Qui è possibile risalire al post completo) o su “ Sotto la pelle ” (vabbé, di questo abbiamo già parlato, ma insisto: non mi pare di aver scritto cose sbagliate)?
    Nel senso che è vero, la lettura che faccio del dato romanzo può essere discutibile quanto ti pare, ma credo sia sempre coerente al testo di riferimento. No?

    Ma soprattutto, che c’entrano Simak e Ballard con Carlotto e Faber?
    (BTW sono più che disposto a spiegarti perché Simak è conservatore, mentre non sono mica sicuro che Ballard sia ‘sto esempio di progressista).

    Ma forse il punto è ancora diverso. Forse è una questione di approccio.
    Tu da una recensione ti aspetti che possa informarti sul dato testo prima di affrontarne la lettura, dal mio punto di vista dovrebbe invece aiutarmi a comprendere meglio quel che ho già finito di leggere.

    BTW spero di riuscire a postare a breve qualche riflessione sulla questione dei contenuti extraletterari (per quel che vuol dire…) nei libri che leggo e sul motivo per cui a me piace tanto discuterne.

  19. Sei il benvenuto, Iguana.
    Ora vado a leggermi gli articoli incriminati (avrai mica parlato di nuovo male di Urania? 😀 )

    Devo dire che la faccenda di Ballard è interessante.
    Gran parte della fantascienza inglese post-bellica non è poi così entusiasta, all’idea del progresso.
    O piuttosto, resta forte l’idea (che c’era già in Wells) che il progresso tecnologico sia nulla senza il progresso sociale o morale – e che, come specie, il nostro progresso morale sia fermo al neolitico.

    Però più che di progressismo io a questo punto parlerei di positivismo – Ballard non è positivista.

  20. Forse il mio mancato entusiasmo nei confronti del romanzo si può in effetti riassumere nel fatto che non riconosco il mondo che racconta l’autore come il mio mondo, che sento la mancanza di un riferimento altro rispetto all’immoralità di tutti i personaggi del romanzo.

    Semplicemente trovo questo un approccio sbagliato, un giudicare le opere in base a quello che vorresti che fossero, e quindi rischiando di prestare meno attenzione a quello vogliono essere, e che intendono comunicare. Un autore non deve descrivere il tuo mondo, ma quello che interessa a lui raccontare. Poi alla fine si può anche discutere in termini di visione politica e di quanto sia efficace o in sintonia con la tua. E ho preso degli esempi anche diversi tra loro per sottolineare come sia una cosa che fai spesso, anche con romanzi radicalmente diversi. Questo non è prestare attenzione ai contenuti extraletterari, è ridurre tutto a una mappa e chi devia dal percorso prende dei punti di penalità.
    Non riconosci come tuo il mondo di Arrivederci Amore Ciao mentre trovi realistico quello di Eureka Street?
    O preferisci credere nel mondo descritto dal secondo rispetto al primo?
    Dove l’avresti inserito il personaggio “Funzione di Contraltare Positivo”?
    Riguardo a Sotto la Pelle (così come a suo tempo Luce dall’Universo) ti fermi sugli elementi che non ti vanno a genio – i personaggi sono tutti cinici, perversi e sconfitti dalla vita, PER CUI l’autore sta cercando di èpater il borghese / Gli esseri umani sono senzienti, PER CUI il paragone con gli animali non regge – tutti gli altri livelli della satira, su televisione, sessualità, consumismo, (che secondo me contribuiscono a spostare il discorso dal piano del parallelismo diretto – con rapporto 1:1 a quello dell’esagerazione paradossale) magari li vedi anche ma non gli dai più peso, l’hai già bell’ e bollato come trattato vegetariano militante.
    Considerato che Faber vegetariano non è (la domanda naturalmente gli è stata fatta, dopo la pubblicazione del romanzo)- forse era più interessato a porre l’attenzione su certi eccessi dell’industria del carne, sul fatto che la capacità di soffrire potrebbe legittimamente essere un elemento da tenere in considerazione anche in assenza di funzioni intellettive superiori, o comunque la mancanza di esse non è una giustificazione per trattare esseri viventi semplicemente come cose, sul fatto che non andiamo certo a fare il test del Q.I. agli animali per decidere quali mangiare, altrimenti mangeremmo i gatti piuttosto che i polpi, e gli animali che ci sembrano “carini” o di cui possiamo più facilmente interpretare le espressioni sono avvantaggiati, etc.
    E visto che lui non lo intendeva come un trattato di vegeterarianesimo militante e molta gente non l’ha recepito come tale forse il fatto che non ci sia un equivalenza perfetta Isserley:Uomini=Uomini:Animali non è così significativo come è parso a te.

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