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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’esperimento della pompa e dell’uccellino

8 commenti

Terzo pacco di scampoli della mia conferenza sullo steampunk e sulle cose che ci girano attorno, e soprattutto sull’estetica del vapore.

Trattandosi di una cosa preparata per l’Accademia di Belle Arti, capirete, la mia presentazione era piuttosto pesante sul versante grafico – con l’ovvio rischio di presentare al pubblico cose già viste e già sentiter, specie parlando di vittorianesimo e arti annesse.
Poi, naturalmente, neanche uno studente dell’Accademia si è fatto vedere, ma quelli sono, oh, davvero, problemi loro.

È anche per questo, credo… per l’ipotesi poi disattesa che sarebbero stati presenti degli studenti d’arte, che mi è piaciuto allargare un po’ il discorso, presentando un po’ di Arte di quella tosta, che si legasse al discorso generale.

E poiché finora abbiamo parlato di Progresso, e del nostro personale flirt con esso, è ora di chiamare in causa Joseph Wright di Derby.

E la sua opera probabilmente più famosa.

Il dipinto qui sopra ha tante di quelle sfaccettature, tante di quelle dimensioni, che potremmo farci sopra tutto un blog, tutto un ciclo di conferenze, scriverci un libro.
Ed in effetti un libro ce l’hanno scritto.

Noi prenderemo un po’ da lì, un po’ da Wikipedia, un po’ dalle nostre conoscenze.

I fatti nudi e crudi.
Il dipinto si intitola An Experiment on a Bird in an Air Pump, è un olio su tela di 183 cm × 244 cm, e venne esposto per la prima volta nel 1768.
Attualmente è custodito presso la National Gallery a Londra.

Diamo un’occhiata al quadro.
È una notte di luna piena, siamo in una residenza privata (il personaggio centrale ha i capelli sciolti e indossa una vestaglia), nella quale si sta eseguendo una serie di esperimenti scientifici.
In particolare, è in corso l’Esperimento dell’Uccello nella Pompa Pneumatica, un’esperienza dettagliata alcuni anni addietro da Boyle per dimostrare l’importanza dell’aria per la vita degli animali.
L’esperimento – si caccia un volatile in un vaso trasparente, se ne aspira l’aria, si guarda cosa succede.

Diverse le reazioni del pubblico – le due ragazzine a destra sono sconvolte (e il ragazzino dietro di loro pure) per quanto qualcuno tenti di rassicurarle.
La rasicurazione non è sprecata – lo sfortunato volatile è infatti un pregiato (e costoso) pappagallo bianco delle Indie occidentali – e se da una parte ci suggerisce che questa sia una casa di borghesi benestanti, dall’altra ci garantisce che l’animale sarà salvato in extremis.
Se la gioventù è stravolta, un anzino medita sul significato dell’esperienza, mentre un più pramatico giovane – sulla sinistra – cronometra l’esperimento (questa figura è stata sovente identificata come Erasmus darwin, il nonno di Carletto, che Wright frequentò).
I due innamorati in secondo piano hanno di meglio a cui pensare.

Perché ci interessa questo dipinto – a parte il fatto che sia stato per alcuni mesi lo sfondo del mio desktop?

I motivi sono due.
Il primo, è che per tutta la sua carica metaforica (è un ritratto del trionfo della scienza o della sua crudeltà? I critici ancora ci si accapigliano), il dipinto di Wright ci mostra una scena reale.
Davvero, nella seconda metà del ‘700, nelle case della borghesia – in Inghilterra ma non solo, ed in effetti in tutta europa – si tengono delle serate con ntrattenimento scientifico, dibattito ed esperimento dal vivo.
È l’illuminismo – quello vero.
Non Voltaire e Rousseau che si incontrano, ordinano una cena cinese e poi passano la serata a discutere del buon selvaggio, ma una curiosità, una fame di scienza che interessa una fascia estremamente vasta della popolazione.

In questo senso, il dipinto di Joseph Wright è una scena di vita quotidiana.
Davvero in Inghilterra ci si incontra nelle notti di luna piena 8quando le strade sono libere da rapinatori) per discutere di scienza.
E questo è un bene, perché trattandosi si una scena quotidiana, Wright riesce a rientrare nell’elenco dei soggetti consentiti secondo l’Accademia Francese di Pittura e Scultura.
Secondo costoro, infatti, i dipinti potevano essere esclusivamente …

  • dipinti a tema narrativo – incluse scene sacre ed allegorie
  • ritratti
  • scene quotidiane
  • paesaggi
  • dipinti di animali
  • nature morte

Resta però il problema del soggetto.
Il dipinto di Wright non ritrae né una scena storica né una natura morta, né tantomeno animali o persone.
Non ha un soggetto sacro.

È la scienza, che arriva ad essere per la prima volta il soggetto centrale dell’Arte.

E questa è una gran notizia – perché se l’arte ora può occuparsi di scienza, trarre dalla scienza la propria ispirazione, alora non solo possiamo dipingere telesu oscuri esperimenti scientifici, ma possiamo scrivere dei romanzi, a tema scientifico!

Ammesso, ovviamente, che sia possibile.
Nell’estate del 1816, durante un weekend particolarmente schifoso, in una villa Svizzera, un gruppo di inglesi debosciati, avendo letto estesamente degli esperimenti di galvani sulle rane morte, ed essendo ormai ben consci che la scienza possa essere soggetto dell’arte, scommettono che sia possibile, in effetti, scriverci una storia.

Mary Wollstonecraf Shelley scrive la storia di un medico tedesco che riporta in vita co l’elettricità tessuti umani morti.
Shock horror!
Il libro verrà pubblicato nel 1818 con il titolo di Frankenstein, o il Moderno Prometeo.
Ed è il primo romanzo di fantascienza, o così dicono quelli che se ne intendono.

(il suo amico Dottor Polidori scrive “Il vampiro”, mentre Lord Byron scrive o forse non scrive, ma, chissà… però ricomparirà nella nostra storia)

Tuttavia, attenzione, il romanzo della Shelley non è un lampo nel buio.
È, esattamente come il dipinto di Wright, una risposta ad una necessità popolare.
Il Progresso ha ormai raggiunto una velocità tale, da essere percepibile ed affascinante.
Il pubblico ha fame di progresso.

E c’è un ex seminarista, in Francia, che potrebbe dar loro ciò che vogliono.
Se solo trovasse il modo di vendere i suoi romanzi.
Ma ci arriveremo…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “L’esperimento della pompa e dell’uccellino

  1. Altro bell’articolo.
    Quello che mi intriga maggiormente è l’aura quasi mistica con cui veniva ammantata l’elettricità.
    La transizione tra magia/alchimia a scienza/chimica era ancora in corso, e la mescolanza di tutte queste discipline è proprio uno degli elementi di maggior fascino di quell’epoca.
    Mezzi maghi, mezzi scienziati, fanno capolino sia nella fiction (il Dr. Frankenstein, il suo “successore” Rotwang in Metropolis di Fritz Lang), che nella realtà (il Conte Cesare Mattei e la sua elettroomeopatia).
    E il tema dei pericoli del progresso diventa centrale quando l’entusiasmo iniziale inizia a scontrarsi con i lati negativi: dopo la scoperta della radioattività orologi, gioielli e persino tinte per capelli al radio, luminescenti al buio, ebbero un discreto successo. Piuttosto agghiacciante, col senno di poi.

  2. Concordo pienamente. Mi piacerebbe lasciare un commento più “incisivo” al pari della splendida cricca che frequenta questi lidi, ma temo dovrai accontentarti di semplici ma sentitissimi complimenti e ringraziamenti 🙂

  3. Grazie, gentiluomini.

    @Sekhemty
    C’erano i divulgatori itineranti!
    E lo spettacolino – il quadro ce ne mostra una scena – era strutturato esattamente come uno spettacolo di prestidigitazione.
    Questo è grandissimo – un’epoca dis cienziati girovaghi che intrattengono la borghesia, a casa, per una piccola cifra.
    Che poi non è molto diverso dal lavoro che ho faccio io, quando tengo corsi pubblici…

    Sui pericoli del progresso…
    Una delle faccende più interessanti è che i romantici vengono di solito visti come contrapposti all’illuminismo, ma di fatto i primi a fare arte con la scienza sono stati loro.
    Semplicemente, io credo che la scienza piaccia ai romantici fintanto che è il loro giocattolo privato – nel momento in cui diventa popolare, cominciano a parlare di pericoli e rischi del progresso.
    Io ci posso giocare, ma se ci giochi tu rischi di farti male.

    Riguardo al nucleare, il mio preferito rimane l’uso della radioattività per conservare frutta e verdura.
    Meraviglioso.

  4. Riguardo al nucleare, il mio preferito rimane l’uso della radioattività per conservare frutta e verdura.
    Già, il metodo chernobyl.
    Pensa che io abito a un tiro di schioppo da una delle poche centrali nucleari dismesse (per ora…) che abbiamo nel nostro bello stivale logoro.
    Il giorno che per mangiare una mela dovrò rincorrerla e schivare i suoi attacchi sarà decisamente un nuovo capitolo nella lotta per la sopravvivenza; però sai che soddisfazione dopo sventolarla davanti ai vegetariani urlando “e adesso come la mettiamo?” 😉

    Bella anche la considerazione sui romantici e sui loro trastulli privati; fintanto che la scienza è appannaggio di pochi eletti, dedicarvisi (magari artigianalmente, proprio in stile steampunk!) in un certo qual modo ammanta di eroismo e di quel particolare sentore un pò indie che, devo ammettere, su di me esercita un certo fascino.
    Quando a questi pionieri succede naturalmente lo “sdoganamento” e la canonizzazione secondo metodi scientifici che lasciano un pò da parte la creatività, il romantico perde interesse. A quel punto può permettersi di fare lo spocchioso, e con malcelata aria da quello che la sa lunga, lanciare savonaroliani anatemi 🙂

    Per fortuna, il buon romantico può consolarsi pensando che dopo tutto è proprio grazie allo slancio di pochi passionali che viene realizzato il progresso!

  5. Di Wright è molto interessante anche:
    “L’alchimista scopre il fosforo cercando la Pietra Filosofale”. Rappresenta bene il passaggio da una visione del mondo sorretta dai simboli a quella fondata sul del metodo scientifico.

  6. Jules Verne!
    Restiamo in attesa della seconda puntata.

  7. La tua presentazione a puntate è sempre più avvincente, complimenti!
    Conoscevo Wright per l’alchimista (che è stato qualche anno fa la copertina del catalogo di prodotti chimici della Sigma-Aldrich), ma non avevo mai visto l’esperimento dell’uccellino.
    D’istinto verrebbe da rimpiangere i tempi in cui la scienza entrava nelle case per essere compresa da tutti, ma va considerato anche che molti di quelli che facevano questo tipo di esperimenti per intrattenere nobili e borghesi erano dei ciarlatani senza scrupoli. Forse la situazione della divulgazione scientifica non era molto diversa da quella attuale (vedansi trasmissioni tv di dubbia utilità, giornalacci pseudo-scientifici, etc)

  8. Pingback: Videoclip e Fantascienza – 16 « Sekhemty Blog

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