strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

4.95

16 commenti

L’universo – l’ho detto altre volte – ha uno strano modo di mandarci dei messaggi.
Del tipo, farci sentire per radio Moving Out di Billy Joel mentre passiamo davanti a quella che era stata casa nostra fino a ieri.
O, nel momento in cui stiamo seriamente meditando di prendere un po’ di materiale dal blog, ampliarlo e farne un ebook, ricevere da due fonti differenti il suggerimento di trasformare in ebook certi contenuti del blog.

E questo, proprio mentre Zoe Winters decide di aumentare il prezzo dei propri ebook autoprodotti da 99 centesimi a 4 dollari e 95.

Confesso di non aver mai letto un libro di Zoe Winters, per il semplice fatto che il genere “vampiri infoiati” non è molto in alto nella mia personale classifica di gradimento.
Il che naturalmente non significa che Zoe Winters non sia una brava scrittrice – semplicemente ciò che scrive non mi interessa.
Strano a dirsi, nel catalogo Amazon sono molti di più i libri che non mi interessano rispetto a quelli che mi interessano.
Per mia fortuna.

Ciò che mi interessa, invece, è la questione dell’aumento di prezzo.

La scelta iniziale di mettere le proprie novelle, in formato Kindle, al prezzo di 99 centesimi, viene spiegata dall’autrice con l’intento di costruirsi un pubblico.
Un po’ la vecchia filosofia del “la prima dose è gratis”.
La cosa sembra funzionare – la Winters entra nella classifica dei 200 bestseller per Kindle nel 2010, e nel giugno di quell’anno vende 6700 copie di una sua novella.
Che vorrebbe dire 6633 dollari ma, tolte la fetta di Amazon, le tasse e le spese vive (la grafica di copertina e la pubblicità, ad esempio), all’autrice restano in tasca circa 2300 dollari.
Che è una bella cifretta, ammettiamolo, ma rappresenta il massimo raggiunto in un anno, un unicum, controbilancato da mesi in cui arrivano poche decine di dollari.
Da cui, il primo, semplice ragionamento – è molto più facile fare 2300 dollari al mese vendendo i libri a 4.95 piuttosto che a 0.99.

Ma, e il pubblico?

Beh, il pubblico è un problema perché la presunta fan-base che avrebbe dovuto svilupparsi con la campagna di prezzi “popolari” non si è materializzata. Alle vendite, non corrisponde un feedback proporzionale.
Uno strano fenomeno, al quale vanno ad aggiungersi le mail personali e le recensioni negative su Amazon da parte di quei lettori infastiditi perché, ok, si tratta di un gran divertimento a leggerle ma, trattandosi di novelle, sono corte, e quindi la Winters dovrebbe regalarle (dicono loro).

Cosa sta succedendo?

Beh, è un po’ come quando uscirono – sono certo che ve li ricorderete – i Mille Lire della Newton-Compton.
Quanti ne avete acquistati?
Io ne avevo una cassa, e a Natale invece dei biglietti d’auguri usavo quelli.
Perché erano talmente a buon mercato, che quando se ne trovavano due che interessavano, e si avevano cinquemila lire in tasca, capitava di metterne assieme altri tre, tanto per far cifra tonda, che non è proprio che interessassero…

Stranamente, vendere il maggior numero di copie possibile non è sempre necessariamente la politica migliore.
Il prezzo basso non seleziona il lettore.
Se l’ebook è gratis o costa pochissimo (specie su una piattaforma che mi consente un pagamento agevole in un click), allora è molto probabile che lo scarichi “per provare”… e poi me ne scordi.
Ho terabytes di supplementi gratuiti scaricati da RPGNow che non ho neanche mai preso in considerazione di giocare, e spesso ho solo sfogliato alla veloce.

Questo vuol dire che un prezzo molto basso o la gratuità assouta garantiranno, è vero, un elevato numero di scarihi, ma non un elevato numero di lettori.
E molti di coloro che scaricheranno il nostro ebook non saranno davvero interessati a noi ed al nostro lavoro, ma semplicemente a “fare un affare”.

Hey, non mi è costato nulla!

Il che naturalmente non significa – come la Winters ha specificato sul suo blog – che chiunque acquisti ebook a 99 centesimi sia un troglodita, e chiunque preferisca una politica di prezzi bassi o gratuità per il proprio lavoro sia moralmente turpe, o stia “barando”.
la considerazione di fondo è che, per chi abbia intenzione di fare della scrittura una professione e viverci… e non cominciate a frignare, si tratta di una aspirazione perfettamente lecita… per chi voglia vivere dei propri libri autoprodoti, la gratuità o il prezzo basso non funzionano.

E poi, a coronaento del tutto, naturalmente, c’èil fatto che se ciò che scrivo val la pena di essere letto, allora vale anche la pena di essere pagato il giusto.

Tutte questioni che mettono altra carne sul fuoco mentre mi balocco con LYX.
ma quella, naturlmente, è un’altra storia.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “4.95

  1. Mmm… secondo me il prezzo molto basso (es. 0.99 centesimi) è quasi un obbligo morale per lo scrittore semisconosciuto che vuole cercarsi un pubblico senza risultare ridicolo.
    Per “cercare un pubblico” intendo dire dei lettori che potenzialmente potrebbero riconoscersi nelle tematiche proposte dall’imbrattacarte in questione.
    Va da sé che io posso rischiare due o tre dollari su un perfetto sconosciuto. Anche se fosse solo per leggere quattro/cinque pagine e poi scartarlo con un “non, non fa per me”. Cosa ci rimetto nel caso? Il prezzo di un quotidiano e di un caffè al bar.
    Non so se sono un’eccezione, ma io cerco di dare una rapida lettura a ogni ebook che acquisto, anche quelli in supersaldo. Giusto per catalogare mentalmente ogni nuovo scrittore che conosco – spesso e volentieri grazie ad acquisti di puro istinto.

    Già cinque o sei dollari costituiscono un investimento più a rischio. In quei casi sono un po’ più cauto. Ok, molto più cauto.

    Mettici anche che c’è la questione del non possesso fisico dell’ebook, a differenza del cartaceo. Che, almeno a livello psicologico, gioca la sua parte.

    Forse 0.99 centesimi sono davvero troppo pochi. Io, come primo esperimento di vendita, spero di potermi attestare tra i 3 e 4 euro (tasse comprese).

    Poi va da sé che per i morti di fame italiani abituati a scaricarsi gratuitamente ogni cosa, anche 3 euro sono un capitale. Ma solo gli stessi per cui anche 0.99 centesimi sarebbero troppi.

    Ok, sto andando off-topic e mi fermo…

  2. La cosa migliore é prezzare un po’ sotto la soglia di acquisto compulsivo e fidelizzare la propria nicchia con offerte, bundle etc. Il prezzo troppo basso gioca a sfavore dell’ autore, a meno che non si sia già su una piattaforma con prezzi giá stabiliti da tempo…

  3. @Mcnab
    La stessa Winters ammette che per un esordiente, il prezzo basso (ma non bassissimo) può essere una necessità.
    Ma una volta avviata la carriera professionale, per campare e costruirsi una fetta dimercato tocca alzare i prezzi.

    @Andrea
    Ottimo punto.
    Bundle e offerte sono preferibili – ed hanno quel segno di eccezionalità che non abbassa il livello dell’autore.

  4. Credo che “il caso non esiste”, come dicevano quelli del “Kung Fu Panda” 🙂
    Forse tutte queste coincidenze sono passi di una strada. 🙂 Complimenti per il blog!

  5. Spiace contraddirvi, ma ci sono autori nel meracto di lingua inglese che campano meglio coi prezzi molto bassi che con quelli alti. Poi ci sono di mezzo mille questioni (autopubblicato o casa editrice; costi pregressi vari) che complicano la faccenda, ma, generalizzando, in molti mangiano meglio coi prezzi bassi (0.99-2.99 dollari) che con prezzi più alti ma contenuti (2.99-5.99 dollari), soprattutto con Amazon, visto che su Amazon se fai un prezzo entro della prima fascia l’autore riceve il 70% del prezzo mentre con le fasce superiori solo il 35%.
    Un post riassuntivo su questo e vari elementi del mercato ebook:
    http://www.steamfantasy.it/blog/2011/03/20/ebook-lab-italia-2011-articolo-guida-per-libroshima/
    Quanto la cosa sarà applicabile da noi, è ancora da vedersi, speriamo in bene.

  6. @Zeros
    Grazie per le indicazioni!

  7. prendere come esempio il mercato in lingua inglese e il sottoinsieme dei romanzi di genere può portare imho a conclusioni sulla cui universalità ho molti dubbi. settare oggi .99 come prezzo automatico per ogni tipo di ebook, come alcuni dicono, non porterebbe in automatico ad un aumento dei lettori, anzi. io credo –ad esempio– che dare a un prezzo ‘popolare’ un testo che non è popolare, possa far spendere male quei .99 centesimi al lettore che si aspetta un prodotto diverso da quello che poi acquista. di contro un editore che investe risorse e ricerca per un testo che viene venduto sottoprezzo a lettori che lo comperano senza leggerlo, avrà il side-effect di non avere in ritorno le discussioni e le recensioni che si aspetta, perché quel libro è stato comprato per acquisto compulsivo da persone che non sono interessate al libro e che ne potrebbero pregiudicare la vita sulla media e lunga distanza. quindi fa bene Davide a portare l’esempio di Zoe, che è molto concreto e pratico.

  8. @ Fabrizio: beh, sono io la prima ad aver detto che non so quanto la situazione inglese sarà applicabile da noi ^_^’

    Sottolineo alcune cose: non so chi sia ad aver detto che tutti gli ebook devono costare solo 99 centesimi, ma la ritengo una generalizzazione demente per varie ragioni, ma soprattutto se applicata alla saggistica. Per i saggi è anche giusto che il prezzo sia “alto”, visto che un saggio, per natura, è prodotto più di nicchia rispetto alla fiction e l’editore (o autore autopubblicato) sa che venderà meno copie.
    Però c’è modo e modo di prezzare i prodotti, siano essi fiction o saggistica.
    Che un’opera in formato ebook, nello stesso store, costi più della propria controparte cartacea (per merito/colpa di qualche offerta) è ridicolo e controproducente, anche senza voler a tutti i costi far pagare un ebook 99 centesimi.
    L’ebook deve avere un prezzo ragionevole ma anche qualità. Per ora, in molta fiction italiana, la qualità latita alla grande e i prezzi sono allucinanti: speriamo in un miglioramento.
    Altra cosa: dici che un editore i cui libri vengono comprati per acquisto compulsivo da prezzo basso e quindi non letti non ne avrà il ritorno di immagine via commenti, recensioni eccetera. Eppure di commenti la Winters ne ha avuti anche a 99 centesimi. Certo, commenti che non le piacevano da gente che non le piaceva (questo sembra il punto, nell’intervista), ma pur sempre commenti sono. Se vuoi il feedback ma non ti piace quel che ricevi… Beh, alzare il prezzo per essere acquistata solo dagli afficionados è un po’ infantile e patetico. Poi la signora Winters lo ha fatto perché ha sempre pensato che 4.95 fosse il prezzo giusto e onesto per il suo lavoro, ma la cosa continua a suonarmi da bambina arrabbiata perché gli altri bambini al parco l’hanno maltrattata O_o
    (Peraltro non ho idea di quanto queste novelle siano lunghe e di conseguenza sia “legittima” la pretesa di averle gratis).

    Poi, stiamo parlando del mondo digitale, non di quello cartaceo: finché l’editore non decide di staccare la spiana al proprio server e di eliminare tutti i suoi libri dagli store digitali del pianeta (che sarebbe darsi la zappa sui piedi), i suoi ebook vivranno! La vita dell’ebook è virtualemente infinita! Altro che “pregiudicare la vita sulla media e lunga distanza”! L’unico modo per pregiudicare la vita di un ebook è: 1) fare una politica di prezzo becere (che però invoglia la pirateria, quindi diffonde ulteriormente il libro ma senza farti entrare soldi in tasca = zappa sui piedi) 2) mettere dei DRM “cattivi” (che, guarda caso, invogliano anche quelli la pirateria, altra zappa sui piedi) 3) togliere il libro dal commercio (terza zappa sui piedi) 4) una catastrofe che ci riporti all’età della pietra.
    Se tutto ciò non accade, l’ebook vive. Se una delle prime tre accade, è perché l’editore non ha le idee tanto chiare su come il mondo degli ebook funzioni e dovrà rimediare in fretta per sopravvivere.
    Sorry per la lunghezza ^_^’

  9. @ Zeros
    Nessun problema sulla lunghezza, io però vorrei sottolineare che il discorso della Winters non è la vita dell’ebook, ma la sopravvivenza economica dell’autore, e quindi non mi pare così isterico.

    La questione dei commenti negativi è indicativa – se i miei testi finiscono in mano al pubblico sbagliato (che non li gradisce, e che mi lascia una pessima vibrazione) è mio interesse modificare inq ualche modo il sistema in modo che i miei lavori arrivino in mano alle persone che li possono apprezzare.
    La Winters ritiene che oparare sul prezzo possa servire a questo fine.
    Sarebbe divertente vedere sulla lunga distanza se davvero funzioni, ma è una scelta lecita.

    Alla fine, abbiamo a che fare con un sistema di feedback – il prezzo incide sulle vendite, le vendite incidono sul prezzo.
    Il problema è trovare l’equilibrio fra i due fattori, vendite e prezzo, tale che il ricavato sia accettabile per l’autore (e, implicitamente, per la fascia di lettori interessati).
    E l’equilibrio varia caso per caso, ed è soggetto a tutta una serie di fattori complessi.

  10. Tema complesso, che investe anche l’editoria cartacea e non solo l’editoria, ma il problema del valore. Mi pare che i prezzi non seguano una linea razionale, influenzati da troppi fattori emotivi. Questo vale non solo per i libri. Io a un certo punto mi sono accorto di dover aumentare le mie tariffe professionali perché non in linea con la mia età e la mia si spera esperienza e ipotetica abilità. Credo sia giusto pagare il giusto un lavoro e non credo che la modalità della Winters renda, sul lungo periodo. Il prezzo dovrebbe essere legato a quello che noi pensiamo di valere (sperando di non essere affetti da DNP -Disturbo Narcisistico di Personalità), alle possibilità del mercato e ahimè anche al fatto che, se ti attribuisci un valore troppo basso, non sarà facile far capire la ragione di un aumento. Troppe volte vale, intendo, nella mente della gente -e nella nostra- l’equazione qualità-prezzo.
    E’ il mercato, baby, direbbe Bogey.

  11. E chi siamo noi per contraddire Bogart? 😉

    Comunque è curioso.
    Anch’io ho aumentato le mie tariffe da freelance, proprio per motivi di età (che mi pare ridicolo, ma comunque…)
    Gli effetti tuttavia non sono stati quelli desiderati – avendo proposto un corso del costo complessivo di 600 euro (che significherebbe 30 euro a testa per 20 partecipanti, a fronte di 8 ore di lezione), mi è stato risposto “potremmo garantirle 50 euro di rimborso spese”.
    Altro che DNP… 😦

    Ma per tornare al caso-Winters, alla fine se il libro non vende, più che abbassare i prezzi sarebbe più opportuno migliorare la scrittura.

    La questione prezzo = qualità (per cui gratis = non vale nulla) è orribile, ma pare profondamente radicata in gran parte del pubblico.

  12. Ciao Davide,
    non so se aumentare le tariffe con l’aumentare dell’età sia sbagliato. Sbagliato, certo, se restiamo come eravamo prima e invecchiamo solo di gamba e di memoria, senza migliorare. Ma altrimenti, l’età mi apre dia o possa dare un minimo di atout. Passamela, questa, mi serve per non angosciarmi a ogni compleanno.

  13. Si presume che l’età porti saggezza.
    O per lo meno nuovi corsi di aggiornamento professionale 😛

    Poi, chiaro, farsi pagare un tanto all’anno è come farsi pagare un tanto al chilo – noi siamo meglo di così.
    Peccato che spesso il nostro pubblico non lo capisca. 😉

  14. Ovviamente l’età mi pare, non mi apre, come ho scritto nel post precedente. Bel lapsus, comunque. Forse dovrei andarmi a rileggere Psicopatologia della vita quotidiana, di zio Sigmund.

  15. @ Davide: capisco cosa vuoi sottolineare e sono d’accordo sul fatto che sarebbe interessante vedere se la politica della Winters per attirare la giusta clientela col solo mezzo del prezzo funzionerà. Spero per lei di sì, e che riesca ad arrivare a fine mese con le sue opere.
    Certo il problema alla fine è quello di un difficile e personale equilibrio tra numero di vendite, entrate reali e mantenimento di un pubblico “fedele”.
    E’ vero, come dice Alessandro Defilippi, che spesso ci viene naturale fare l’equazione qualità-prezzo. Il problema è che lo fanno entrambe le parti del rapporto venditore-acquirente, e qui si torna alla necessità di equilibrio efficace 🙂
    Temo anche io che alla fin fine, se neanche il prezzo “aiuta”, un libro abbia bisogno di un miglioramento qualitativo. (per quanto ci siano anche i casi opposti: ebook di illustri sconosciuti/e che scrivono roba di moda e vendono un casino ma hanno molti feedback negativi che dicono che ci vorrebbe un editing massiccio anche solo per i refusi).

  16. @zeros cerco di rispondere a tutto. la teoria “gli ebook devono costare .99 come un mp3” circola in rete da un po’ a diversi gradi di estremismo, assieme a quella che vede lo scrittore svincolarsi dall’editore per guadagnare in proprio pagata direttamente dallo store. da editore posso dire che la cosa può funzionare solo se l’abbassamento del prezzo viene proposto su titoli popolari che potrebbero quindi avere una risposta popolare da parte di chi legge, anche sul medio e lungo termine. se metto in vendita a .99 un testo di narrativa sperimentale e sofisticata, rischio di ottenere delle vendite comunque mediocri, perché chi lo compra non ha quello che pensava di comprare. la “promozione naturale” che ne ottengo è negativa e soffoca un testo sul quale ho magari investito molto dal punto di vista della struttura e dell’editing e il cui “low-price” si rivela un arma a doppio taglio. e parlo di un testo buono, valido a livello letterario, ma non necessariamente “di genere” o popolare.
    sulla vita dell’ebook, un ebook vive se non è abbandonato. un titolo annegato in uno store di diecimila titoli, muore. per dargli vita bisogna farlo stare bene, comunicarlo a chi potrebbe arricchirsi leggendolo, farlo parlare e mettere in risalto le caratteristiche che lo rendono unico, magari quelle caratteristiche che non sono immediatamente visibili ad un lettore distratto. cercare chi lo ha letto e mettere in relazioni le recensioni che ne sono venute fuori. insomma: avere un editore e un autore che siano fieri (e un po’ innamorati) di quello che hanno fatto. buttare titoli, magari in massa, a .99 potrebbe non andare in questa direzione, anche perché ‘accudire’ un proprio titolo, per anni, costa risorse.
    quindi l’atteggiamento della Winters (le cui opere non conosco) potebbe non essere un atteggiamento di una bambina arrabbiata, ma di chi si rende conto che “alzare il prezzo” e “dare valore” sono due cose apparentemente simili, ma sostanzialmente diverse.

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