strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Dentro il Sistema

10 commenti

Capita, a volte, di inciampare su un libro che ci inchioda la giornata.
Noi non volevamo, naturalmente, ma il potere del libro ci blocca, ci porta a modificare i nostri piani, cambiare la nostra tabella di marcia.
Oggi non si fa altro che leggere quest’affare, perché è importante.

A me è capitato ieri con Thinking in Systems – A Primer, di Donella H. Meadows.
Per cui ho mollato tutto, e me lo sono letto, da copertina a copertina.
E ne è valsa decisamente la pena.

I più attenti ricorderanno la Meadows come una degli autori di I Limiti della Crescita, testo essenziale e indispensabile (e principale motivo per cui la Signora in Verde allieta questo post).
Thinking in Systems, pubblicato postumo nel 2008, circolò per parecchio tempo come fascicolo di appunti della Meadows, indirizzato a tutti coloro che intendano avvicinarsi all’approccio sistemico di analisi della realtà.

L’idea di base è che, nel mondo reale, il grado di interconnessione sia tale che il semplice rapporto causale

se A allora B

finché funziona, bene, ma quando smette di funzionare porta alla catastrofe.
Poiché cause ed effetti possono essere collegate da rapporti di feedback, da reti di influenza reciproca che non sono palesi, ma sono significative.

Il volume della Meadows è leggero e ben scritto, e scorre via in un pomeriggio.
C’è poca matematica (grazie al cielo) e molto buon senso.
L’approccio “da giardino zoologico” – in cui alcuni sistemi vengono presentati al di fuori della loro più complessa rete di interazioni, e semplificati per facilitarne la comprensione, è eccellente.
L’approccio del volume è volutamente neutro – per cui i principi esposti si possono applicare a sistemi sociali, economici, naturali e ibridi.

Il che mi rende vagamente nostalgico.

Tre anni or sono, provai a chiedere un finanziamento statale per avviare una ricerca che utilizzasse un approccio sistemico agli studi ecologici, integrando in un modello scalabile (sul piano spaziale e temporale) dati recenti e dati antichi.
La commissione giudicante fu ragionevolmente impressionata, ma ammise che un progetto del genere non aveva senso, in quanto nessuno aveva idea di cosa fosse un approccio sistemico scalabile.
Avevo usato troppe parole difficili.

Non mi sono mai sentito così lontano da Palo Alto…

Ora questo bel libro riorganizza e rafforza la mia vecchia idea.
E mi dico che, se un po’ di gente leggesse questo volume, se Thinking in Systems diventasse argomento di studio, in ambito accademico, magari fra venti o trent’anni potrei riproporre il mio progetto, e magari trovare degli interlocutori capaci di valutarne la validità.
Facciamo trent’anni.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Dentro il Sistema

  1. Pingback: Davide Mana « Nuova Frontiera 2025

  2. “modelllo scalabile” vuol dire che l’approccio sistemico viene applicato a determinati periodi temporali, e a determinati distanze fisiche, mantenedo una continuità nelle relazioni?

  3. Qualche anno fa ho provato ad affrontare “Il tramonto dell’occidente” di Splengler e ancora lo sto leggendo: è un libro che richiede troppe risorse intellettuali e una cultura ampiamente superiore alla media dal mio punto di vista. Ora un approccio più semplice e più chiaro del problema sarebbe un benvenuto:-)

  4. @Squireck
    Esatto.
    Il modello è unico – variando la scala temporale (minuti o secoli) e la scala spaziale (centimetri o kilometri) i principi non cambiano, le relazioni fra elementi del sistema restano le stesse (cambiano casomai le velocità dei trasferimenti fra un elemento e l’altro).

    @Ferruccio
    Il Tramonto è uno di quei libri che mi terrorizzano per mole e complessità.
    Preferisco cose come questa, agili, pratiche e scritte come semplici manuali.

  5. Ciao Davide,
    c’è un legame con la fuzzy logic?

  6. No.
    O per lo meno, credo sia possibile utilizzare un approccio fuzzy nell’analizzare sistemi estremamente complessi, ma si tratterebbe di un lavoro improbo.

    Il cosiddetto system thinking parte dal presupposto (per usare la definizione che dà l’autrice del volume) che la realtà che osserviamo non sia un semplice insieme di cose, ma una rete di interconnessioni complesse, un tutto unico in cui ciascun elemento influenza gli altri, ed il sistema alla fine svolge una funzione più complessa di quella delle singole parti.
    Per fare un esempio – in una vallata alpina, substrato roccioso, vegetazione, drenaggio delle acque e meteorologia (e mettiamoci pure le attività umane e animali) si influenzano vicendevolmente, ma il risultato complessivo – chiamiamolo “clima” o “ecologia” – è molto più complicato, ed evolve in direzioni che non sono necessariamente quelle in cui evolvono i singoli elementi.

    Di fatto (per lo meno per ciò che concerne la mia formazione scientrifica) l’approccio sistemico è più realistico di quello riduzionista.

  7. Very OT: Davide, tu lo sai che “Strategie Evolutive” viene visualizzato su iPad in una modalità SPETTACOLARE, a pagine scorrevoli, vero? 😉

  8. Non lo sapevo, ma me ne compiaccio…

  9. @davide:
    in riferimento alla tua risposta, mi pare -certo lo hai già pensato- che si adatti anche al contesto narrativo.

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