strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Zen Blogger

9 commenti

Prendo l’avvio da un post del mio vicino di cella, Alex Mcnab, che sul suo Blog sull’Orlo del Mondo, scrive

nel mio piccolo, posso assicurarvi che per me è così: scrivere articoli per questo blog è anche (e specifico “anche”) un’attività in grado di mettermi di buonumore, di scaricare le tossine accumulate durante la giornata.
Adoro sintonizzare il cervello su argomenti non attinenti alle quotidiane miserie – lavoro, litigi per un parcheggio o per una multa, telefonate di telepromozioni varie, colleghi imbecilli etc etc. Concetrarmi su argomenti più astratti, ma per me spesso più rilevanti rispetto a tutto il resto, è la miglior vitamina a mia disposizione.

Un paio di righe più sopra, Alex ha ipotizzato che scrivere su un blog possa essere un’esperienza zen.
Possibile?

Ho già parlato in passato della scrittura come forma di meditazione – non starò qui a ripetere quel discorso, ma credo ci sia un aspetto da chiarificare o puntualizzare.

La meditazione non è affatto una cosa pesante, non è particolarmente austera e non è seriosa o “speciale” – non nel senso in cui lo si potrebbe pensare, per lo meno, o nel modo in cui parecchi pare che la considerino.

In realtà, tutto ciò che noi facciamo – dal lavoro al gioco, passando per il dormire ed il fare all’amore, e quindi anche meditazione, scrittura e blogging – è serio (ma non serioso), speciale (ma non vuotamente “esclusivo” come in certe pubblicità), richiede una certa concentrazione ma non una dedizione maniacale.
Il trucco è dare a tutto la giusta importanza, né più, né meno.
Che detto così pare facile.

Il punto non è quindi cosa facciamo, ma come lo facciamo.
Se la scrittura è un modo per far tacere il cicaleccio incessante della nostra scimmietta interiore, allora è una buona forma di meditazione.
Anche scrivere un blog.

Poi, ok, l’espressione “zen” è ormai abusata e inflazionata.
Basta fare un giro in libreria per vede proliferare libri che hanno lo zen nel titolo e poco altro.

Torniamo un attimo alle basi, e consideriamo lo zen come una pratica mirata all’autenticità dell’esperienza.
Gestire un blog può allora diventare una specie di pratica zen.
Richiede impegno e dedizione ma non deve diventare totalizzante.
Richiede semplicità ma non faciloneria.
Richiede – e questo è un punto interessante – coraggio, perché bene o male ci si espone al pubblico.

Coinvolge le nostre capacità di riflessione, nel mettere insieme un testo.
Il nostro senso estetico, nello scegliere il template e le figure da inserire nel post.
La nostra compassione nel sacrificare il template che ci piace a favore della leggibilità da parte dei surfisti, o nell’accettare commenti negativi e critiche da sconosciuti saccenti.
Ci mette in contatto con la realtà – poiché dalla realtà là fuori vengono suggestioni, spunti, idee.
Ci offre una maschera meravigliosa, e ci sfida a farne a meno, a dire la verità, ad essere noi stessi.

Ed è un’attività fisica – che richiede un tempo ed un luogo, che ci impone una certa postura.

Ed è infine una attività che ci apre al prossimo – poiché come io dico di solito (e così sfioro i vertici della presunzione, citando me stesso) il blog è nulla senza i suoi lettori.

Anche per me, come per Alex, gestire questo blog – ed un paio d’altri – è un buon modo per sganciarmi dagli impicci e dagli impegni quotidiani.
È divertente, e mi riposa.
Nn so se un giorno giungerò all’illuminazione attraverso Blogilo – il mio client per quest pagina – ma perché poi la cosa dovrebbe essere così sorprendente.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Zen Blogger

  1. Ottimo e abbondante!
    La tua definizione di cosa è per davvero “zen” mi dà la possibilità di confermare la mia affermazione: curare il blog è un’attività zen.
    Lo è per me, come per te. Per altri non lo sarà. Conosco blogger che sono alla ricerca disperata di post in grado di ampliare artificiosamente il numero di visite. Magari andando clamorosamente fuori tema rispetto agli argomenti trattati nel normale corso del blog.
    In tutto questo non c’è semplicità, ma solo affanno.

    Sulla faccenda del coraggio, perché ci si espone, ci sarebbero da fare molte riflessioni. Mi limito a dirti che, quando scrivo, non ho una percezione “assoluta” del pubblico che mi legge.
    Se mi fermassi a pensare, forse avrei tenuto tutti gli articoli su uno stile più impersonale. In linea col mio carattere (non impersonale, bensì timido).
    Ora, superare questo limite è forse, e dico forse, un altro esercizio zen. Coinvolge la mia capacità di riflessione, e mi fa essere me stesso, molto più che coi colleghi, col parentado etc etc.

    E qui sorge una riflessione parallela. Il mio blog è casa mia, più di casa mia , cioè di quella reale in cemento e mattoni. Più del mio ufficio e del treno che prendo ogni mattina.
    Il blog è casa mia più o meno come quei luoghi in cui sto con amici veri. Qualunque essi siano.
    Non mi sembra poco…

  2. Non è poco davvero.

    Io uso sempre il solito paragone per il mio blog – è il bar dove ci si trova a chiacchierare senza musica assordante e senza doversi mettere in giacca e cravatta, senza l’obbligo di metterci la bibliografia, il timbro e la marca da bollo.

    La ricerca dei numeri a tutti i costi non mi interessa granché.
    Anche se, lento ma inesorabile, anche strategie evolutive si avvicina ogni giorno di più al mezzo milione di visitatori.

  3. Anch’io ho voluto dare un senso di informale al mio blog, tanto che l’ho chiamato: Il garage di Demetrio (Demetrio è lì solo perché il nome veniva bene nella pronuncia!) E gestirlo mi fa sentire a casa, ma in una casa, per tornare al discorso tuo e di Alex, alternativa, dove puoi parlare di tutto dimenticando quel di -magari- negativo hai dentro quella vera. Non è un’evasione dalla realtà, ma un affrontarla da altri punti di vista, liberi dai condizionamenti che la quotidianità ti impone.
    (Davide: ci si sente in privato)
    Temistocle

  4. Tim: il bello della Rete, tra le tante miserie che innegabilmente ha, è anche quello di costituire una realtà mutevole e polimorfa.
    Sta a noi creare degli angoli di Web in piena sintonia coi nostri gusti. E magari farlo piacere anche agli altri.
    Non è fuga della realtà, bensì costruzione di una realtà 2.0
    Per me valida tanto quanto quella tangibile che mi circonda.
    In altre parole… concordo con te 😉

  5. “Il punto non è quindi cosa facciamo, ma come lo facciamo.”

    Citando Le mille e una notte: “Queste parole dovrebbero essere tatuate all’interno delle palpebre”.

  6. Che dolore!
    Non basterebbe segnarsele su un post it? 😉

  7. Eh, che poi all’interno delle palpebre è buio. E le scritte troppo vicine, oltretutto, non si leggono.

  8. Io dico solo che quoto in pieno quanto hai scritto:-)

  9. Pingback: Una specie di Zen | strategie evolutive

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.