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Il Deserto delle Anime

14 commenti

Continua la serie positiva per il fantasy, in queste (troppo) calde notti primaverili.
Dopo il monoblocco da 650 pagine di Brandon Sanderson (Warbreaker) e le 64 pagine del libricillo di Nicole Khorner-Sace (The Wynter Triptych), tocca a un volume che aspettavo da tempo – The Desert of Souls, dell’americano Howard Andrew Jones.

I buoni motivi per l’acquisto, “sulla carta”, non mancano…

. è un romanzo a se stante (niente trilogie, pentalogie, cicli fiume)

. pesa solo 300 pagine

. è sword & sorcery

. è di ambientazione araba (una rarità)

. è il primo romanzo di uno dei maggiori esperti di fantasy storico sulla piazza

. ha una copertina fantastica (sì, lo so, è superficiale…)

Il romanzo di Jones mantiene le promesse.
È ben scritto e fondato su una buona base di ricerca – che tuttavia non deraglia mai nel pistolotto storico-espositivo.
I protagonisti, Asim e Dabir, funzionano bene tanto come personaggi indipendenti che come coppia.
Tanto la Baghdad dell’ottavo secolo che le misteriose terre al di là delle sabbie sono descritte con poche pennellate suggestive.
La cultura araba al suo apice viene presentata al meglio, senza cadute di stile o di gusto.

La trama serpeggia in maniera molto orientale – e se Jones cita le Mille e Una Notte come ispirazione basilare, il suo elenco di autori di riferimento include comunque Howard, Leiber, Brackett, Vance e M. John Harrison.
Difficile aprire un romanzo con un pappagallo morto (in un incipit meraviglioso), passare per la Perduta Ubar, l’Atlantide delle Sabbie, e finire con un confronto con orrori innominabili, ma Jones riesce a mantenere desto l’interesse, rapida l’azione e brillante il dialogo.
Si arriva in fondo desiderandone ancora – e il fatto che Dabir e Asim siano comparsi in una manciata di racconti sparsi su altretante riviste è una bella scoperta, ed una fonte di dannazione.

Ma per ora accontentiamoci di The Desert of Souls.

È palese, sopra ogni cosa, quanto l’autore ami e comprenda il genere – anche nella sua variate orientale.
La cosa non sorprende, se consideriamo che H.A. Jones ha curato gli otto volumi pubblicati dall’Università del Nebraska che riuniscono tutta la narrativa storico-avventurosa di Harold Lamb, autore ormai dimenticato ma degno di essere riscoperto.
Ed in fondo, questo romanzo è anche una specie di omaggio a Lamb.
Ma sarebbe sbagliato cercare di incasellarlo in questo modo.
Questo non è un tentativo di capitalizzare sul successo di Prince of Persia, non mira a cavalcare l’attuale situazione politica, non è una studiata manovra mediatica, non è (grazie al cielo) un’operazione nostalgia per vecchi fan de Il Ladro di Baghdad.

È semplicemente una buona storia.
Il che non è poco, coi tempi che corrono.

Resta da notare che anche questo romanzo, come i due precedenti volumi di questa serie positiva arriva sul mio scaffale a causa di Black Gate Magazine, dove Jones è redattore, e che ha coperto in dettaglio non solo la pubblicazione, ma anche lo sviluppo del romanzo.
Ora, se la cosa in se non è insolita – se si trova un recensre o un gruppo di recensori coi quali si è in sintonia, è facile restare soddisfatti nel seguirne i consigli.
Però è bello – tre di fila…
Ed ora c’è il quarto che aspetta.
Sarebbe un buon record, quattro fantasy validi in fila, senza cadute.
Ma ne parliamo fra qualche giorno.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Il Deserto delle Anime

  1. anch’io l’avevo adocchiato, però pensavo uscisse nei prossimi mesi…dovrò rimediare.

    Il quarto autore fantasy chi è? Forse James Enge?

  2. No – di enge ho letto un paio di racconti, e sono ancora incerto…

  3. Accidenti. Un fantasy di sole trecento pagine?
    Questo sì che è un miracolo!
    Anzi più che miracolo è Fantasy!

  4. Io spero segnali una nuova tendenza – romanzi brevi (che poi, 300 pagine non è proprio una cosa da nulla) e autoconclusivi, ben scritti e costruiti su idee originali.
    Il mercato certamente esiste.

  5. Ho un po’ abbandonato il fantasy, negli ultimi tempi. Se riesco a trovarlo in ebook, me lo procuro volentieri.

    Quanto alla nuova tendenza di romanzi fantasy originali e scritti in 300 pagine, sono scettico. Non credo che sia un problema di mercato, ma un problema di critica e di distribuzione. Se esistesse una critica capace di stroncare gli aborti, avremmo un sacco di mono-logie gustosissime.
    Invece, cosa abbiamo?
    La Ruota del Tempo.
    Sigh.

    Shaggley, dinosauro ricoperto di libri

  6. Io credo che la critica abbia una parte minima nella faccenda – ed infatti si trovano recensioni positive di romanzi one-shot e quant’altro.
    Piuttosto, è il pubblico che ormai è ipnotizzato dalla trilogia – tanto che molti esordienti (lettori che tentano di fare il salto) partono subito con l’idea di scrivere “una trilogia”.
    Spesso con risultati catastrofici.

    Poi, ok, il materiale seriale è una sicurezza per autore, editore e pubblico – e non solo una sicurezza economica (permette di esplorare mondi molto ampi, ad esempio).
    Ma non è l’unica possibilità.

  7. Scusa, io ho cercato di comprarlo su Amazon (ho un Kindle DX) e mi dice che non posso comprarlo dall’europa? Tu lo hai comprato in formato digitale? Che formato? E se si, dove?

    Grazie
    Umberto

  8. No, io l’ho pre-ordinato in cartaceo tramite Amazon.it, ed è arrivato via posta una settimana fa.
    Questa faccenda della non disponibilità in formato Kindle per l’Europa l’ho già incontrata in altre occasioni e non me la spiego.

  9. Preso su amazon in formato kindle! Con un piccolo truschino…

  10. Se hai voglia, con tuo comodo, mi piacerebbe che ce lo spiegassi – perché credo possa interessare a parecchi surfisti…

  11. In realta` non penso sia legale, ma se tu cambi il tuo indirizzo, mettendone uno fittizio (basta uno stato e un codice postale usa), superi il check di Amazon e puoi comprare quello che vuoi.
    Stamane ho pero` ricevuto una mail generata automaticamente da Amazon dove mi chiede se effettivamente risiedo negli Stati Uniti…

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