strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tarocchi & e-learning

27 commenti

Interessante evento sabato passato, a Torino, in via Figlie dei Militari, Scuola Internazionale Europea Altiero Spinelli.
Nonostante la calura oppressiva (cambiamento climatico? Naaa… i nostri amministratori ne sono certi, è una suggestione), un manipolo di coraggiosi si è ritrovato per assistere ad una non troppo lunga ma polposa discussione su tecnologie didattiche e libri di testo digitali.

E poiché la vita non è solo divertimento, come diceva quel tale, oltre alle eccellenti presentazioni di Elena Favaron, Maria Grazia Fiore, Maurizio Chatel e Noa Carpignano, gli astanti si sono dovuti anche sciroppare un mio (fortunatamente breve) intervento.

Come dire…
Ora tocca a voi.

Per una curiosa – e spiacevole – coincidenza, il mio computer ha deciso di morire esattamente sedici ore prima della mia presentazione all’Altiero Spinelli, rendendo la mia (ovviamente meravigliosa) presentazione inaccessibile.

Ho già detto in passato che di solito a parlare in rete delle nostre catastrofi informatiche facciamo la figura degli sciocchi, perché i nostri disastri sono banalità per almeno uno dei nostri lettori.
Quindi non parliamo di catastrofi informatiche.
Parliamo di opportunità.

Il crash del mio sistema mi offre l’opportunità di sottolineare come i testi digitali siano sostanzialmente ancora di un passo indietro rispetto ai libri cartacei.

I miei libri cartacei non vanno in crash.
Non esauriscono le batterie.
Non si spaccano se mi cascano per terra o se li uso per spiaccicare una zanzara sul piano della scrivania (fatelo col vostro Kindle, se ne avete il coraggio).
Posso addirittura immergerli in acqua – o in birra – e, previa asciugatura, continuare a leggerli.

Pardon, continuare ad accederne ai contenuti.

Il libro cartaceo fa molto bene il suo lavoro.
Si sarebbe tenati di dire che si tratta dello strumento più adatto allo svolgimento della propria funzione – trasportare informazioni – se non fosse che ne esiste uno migliore.
Da tempo.

Nel 1367, in Svizzera, le autorità di Berna proibirono l’uso dei tarocchi.
Non si trattava di una legge restrittiva sul gioco d’azzardo, ma di una strategia per il conrollo della diffusione di idee eretiche.
Un mazzo di tarocchi (non entreremo qui nel dettaglio dell’origine e sviluppo dei medesimi) è infatti un testo non sequenziale, orientato alla didattica.
Meglio ancora – è una raccolta di contenuti “in pacchetti”, che possono essere montati nella sequenza che preferisco per raccontare una storia, per dare un supporto visivo alla mia lezione.
Non esattamente un Power Point Rinascimentale, ma piuttosto un testo non sequenziale che l’insegnante e gli studenti possono remixare a seconda delle necessità.

Ammettiamolo, siamo parecchio lontani dalla zingara alla fiera…
O forse no.

Per dire, sono un predicatore itinerante che sparge idee non proprio ortodosse (ah, gà… siamo nel tredicesimo secolo).
Vago di villaggio in villaggio, mi piazzo in un fienile o sulla piazza principale a seconda del tempo che fa, e racconto la mia storia – usando i tarocchi per illustrarla.
Ideale per un pubblico di bifol… ehm, un pubblico non alfabetizzato.
E non parlo solo di concetti astratti – ci posso mettere la cronaca, la storia recente, le cose quotidiane.
Lasciamo come esercizio ai surfisti la dimostrazione sperimentale che con i 78 tarocchi standard è possibile racontare qualsiasi episodio Bibico – e parlare anche un sacco di politica tardo-medioevale e rinascimentale.
Di sicuro, quando arrivano i guardiani dell’ordine e mi perquisiscono, ehi, sono semplicemente un ciarlatano girovago che fa giochi con le carte.
Gli svizzeri nel quattordicesimo secolo smettono di cascarci, ma fino a lì ha funzionato.

Con questo, vorrei dire che il grosso problema – soprattutto in didattica – dell’adozione del testo elettronico, è che è ancora troppo facile fare del testo elettronico un testo, in versione elettronica.
Un pdf da stampare.
Una copia digitale del vecchio abecedario.
Lineare, immutabile, autoritario anziché autorevole, il più delle volte.
Ci si perde il meglio.
Soprattutto si perde l’unico buon motivo per utilizzare lo scomodo, fragile e costoso supporto hardware.

Il libro di testo digitale, per vincere, deve smettere di essere pensato – ed usato – come libro.

Pensarlo diversamente significa rendersi conto che gran parte delle suddivisioni e barriere che frammentano l’ambito didattico, sono artificiali e superate.
Io da un po’ di giorni penso ad un software (smettiamo di chiamarlo ebook, che ci confondiamo solo) che insegni la matematica usando la fisica, e sia modulare e modificabile dagli studenti e dagli insegnanti.
Il genere di aggeggio che mi permette di fare le simlazioni animate con palle da biliardo, pendoli e quant’altro, e di ricavarne le formule.
Ma è un’idea selvatica.
Certo la non sequanzialità, la modularità, la liberta di intepretazione dei tarocchi sono una buona idea di partenza – io credo.

Usarlo diversamente significa che gli insegnanti devono tornare a scuola.
Imparare a gestire il software.
Imparare a spiegare il software ai loro studenti, cercando di coinvolgerli.
Imparare a comunicare interdisciplinarmente.

Non funzionerà mai, ovviamente
Ci sono troppi pregiudizi, troppa inerzia, troppa fretta, al lavoro per boicottare qualsiasi tentativo di avvicinarci al ventunesimo secolo.
Ma provarci lo stesso è ciò che ci rende umani.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

27 thoughts on “Tarocchi & e-learning

  1. E’ stato veramente un bellissimo intervento 🙂 Qualcuno, alla fine, mi ha chiesto se fosse vero l’incidente tecnologico o solo una “trovata” ad effetto… Dunque, te la sei cavata benissimo, mi pare 😉

  2. @ Davide
    Stimolante come sempre e anche di più.
    In qualche maniera, ma forse è solo il mio modo di pensare, tu parli (anche) della narrazione e della possibilità di adoperarla anche in campi non narrativi. Calvino lo fa in Il castello dei destini incrociati, come Perec ne La vita istruzioni per l’uso. Allo stesso modo Bach (quello dei fiori) vorrebbe trovare tanti fiori quanti sono i tarocchi. Una lettura che probabilmente già ben conosci, e che mi pare un buon modo di inserire la non linearità in strutture narrative definite e di abolire il confine tra apprendimento e narrazione sono i romanzi di Scarlett Thomas.

  3. «… la non sequanzialità, la modularità, la liberta di interpretazione…»
    Ecco, questo lo scolpirei nel cielo stellato, se possibile.

    In ogni caso, circa pregiudizi, inerzia e fretta, le case editrici scolastiche ci credono in questa faccenda: solo che non hanno ancora le idee chiarissime su cosa fare, come tenere sotto controllo quel che faranno ecc.

  4. @Giacomo le case editrici, quelle grosse, che detengono in poche tutto il mercato della scolastica, stanno facendo di tutto per non far cambiare un accidenti di niente, soprattutto in termini di guadagno (per loro)…

  5. @Maria Grazia
    L’incidente era reale, ma meno grave del previsto – sono bastate due ore di imprecazioni e comandi da terminale…

    @Alessandro
    Il legame con la narrazione è impossibile da evitare perché – se ne parlava anche sabato con Maria Grazia – io credo che comunque l’insegnamento sia una narrazione, diciamo una istanza particolare della narrativa.
    Conosco i lavori della Thomas, che tuttavia a volte mi lasciano un po’… mah.

    [e per la serie “non psicanalizzatemi” – nelle due righe sopra avevo scritto Scarlett Johanson anziché Scarlett Thomas… un lapsus fin troppo facile da interpretare]

  6. Sulla Thomas io oscillo tra un’adesione quasi acritica e invece una noia talora notevole, e capisco benissimo il tuo lapsus.

  7. Riguardo alla narrazione, ci si potrebbe riflettere un po’, in effetti. Sono andato a leggermi la voce di Wpd sulla non linearità e mi pare che ci si potrebbe lavorare un bel po’.
    Un abbraccio.

  8. @ Maria Grazia: non sono molto d’accordo. Quanto meno quella con cui collaboro (e che non spicca certo per intraprendenza, a quanto vedo) manifesta al proprio interno un forte interesse per il fenomeno e si sta interrogando su di esso; con i limiti e le cautele che dicevo. Ti assicuro, anzi, che in termini di rappresentazione del fenomeno un grosso timore (quanto meno un elemento ricorrente di riflessione) è quello relativo alle inerzie interne al mondo dei docenti. Non voglio dire che la colpa sta da una parte e non dall’altra. La situazione è complessa ma fortunatamente non ci sono mostri a giro: soltanto i soliti umani. 🙂

  9. Io lavoro per una società in cui i capoccia faticano ancora a salvare gli allegati delle e-mail. Alcuni faticano addirittura a scrivere una mail.
    Più che pregiudizi verso le nuove tecnologie parlerei di palese ignoranza e di un paese vecchio dentro, fermo a meccaniche – anche di apprendimento – che ristagnano dai primi anni ’80.

    Detto ciò, non condivido il presunto vantaggio dei cartacei rispetto agli ebook, non in termini di “resistenza”.
    Gli ebook che leggo, se non sono protetti da astruse licenze di esclusività, li conservo su almeno un paio di computer, nonché sull’iPad, nonché sul palmare.
    Certo, se scomparisse l’energia elettrica di botto, non potrei più leggerli.
    Ma dubito che quello sarebbe il mio problema principale, in uno scenario del genere 😉

  10. Ah… chi può dire.
    Non certo i romanzi (anche se…) ma i testi di base, non vorrei averli solo in digitale.
    In caso di collasso della civiltà, l’accesso alle conoscenze di base sarebbe una questione cruciale.
    Lo imparò la Microsoft quando emerse che l’elemento che mandava in crash il vecchio Windows 2000 era… il manuale elettronico di Windows 2000…

  11. @Davide
    “Non certo i romanzi…”. Non ti piacerebbe avere, nel carrello della spesa che spero non dovremo spingere per le strade del postatomico, almeno un Tolstoi o un Dickens? Così, per ricordare e testimoniare?
    Va beh che hai aggiunto “anche se…”.

  12. Eh, il mio anche se era proprio dovuto a quella considerazione.
    Anche perché, in una situazione di collasso totale, un manuale su come mantenere in attività una centrale elettrica è molto utile, ma solo Il Circolo Pickwick ci può far capire perché valga la pena di tenerla in funzione…

  13. Sei stato un oratore impeccabile, pieno di sentimento! Ben venga il crash del computer!! ANCORA!

  14. D’accordo!

  15. È vero che il cartaceo non esaurisce le batterie, ma – e per me è parecchio peggio – esaurisce le copie (non so quanti libri ormai esauriti ho cercato invano…); il cartaceo non si spacca se cade a terra, ma alla fine lo spazio in cui tenerlo finisce (in casa sto litigando con lo spazio disponibile, per incastrarci altri libri). E avanti così.
    Sicuramente quando inizieranno a fare testi che usino di più le possibilità multimediali il formato sarà sfruttato meglio e raggiungerà una sua identità, ma per me già ora cartaceo ed elettronico hanno entrambi pregi: ci sono edizioni cartacee, ben curate, che vale la pena avere, perché l’elettronico non è la stessa cosa; ma poter aver dietro N libri senza dover usare una valigia è una comodità immensa.
    Personalmente al momento li sto usando entrambi, anche se il cartaceo soprattutto quando non trovo la versione elettronica (ma sono felice di avere cartacea l’edizione annotata di Alice’s Adventures in Wonderlan e Through the Looking-Glass).

  16. @Davide,
    il tuo articolo compie un riflessione attenta e pregnante sull’utilizzo dei testi digitali.
    Ma il titolo del tuo articolo si riferisce esplicitamente “all’ E-learning” che è ben altra cosa.
    Gli E-book sono ad oggi concepiti come trasposizioni elettroniche di testi per device portatili (anche se qualcosina sta iniziando a muoversi verso un’evoluzione innovativa e personalizzata del contenuto cartaceo).
    La metodologia e le potenzialità tecniche offerte dall’E-learning rappresentano, al contrario, la sintesi di quella non sequenzialità e modularità alla quale fai riferimento come auspicio futuro.
    Il cartaceo di fronte all’E-learning non può che rappresentare un valido alleato, ma non un sostituto efficace.
    Beninteso che tutto ciò è riferito alle necessità di formazione continua per gli individui e per le aziende e non al piacere della lettura come approfondimento, diletto o cultura personale, per le quali il cartaceo conserva saldamente la sua funzione d’uso.
    In conclusione, L’e-learning è una metodologia che “già funziona” mentre per gli E-book la strada verso l’evoluzione alternativa al cartaceo è ancora lunga.
    L’e-learning ha vinto proprio perchè è un catalizzatore di best practices che (scollegate tra i link e senza metodologia) sono racchiuse nel quotidiano “chiedilo a Google” piuttosto che all’enciclopedia.
    Attendo un tuo riscontro in merito a quest’intervento.

  17. Io lavoro in una scuola e ti dico che ogni proposta di innovazione è guardata con sospetto… ma penso anche che “ogni cosa destinata al successo avrà successo al momento opportuno”.
    vedo un grande fermento attorno a gli ebook
    Ora siamo nati con i libri di carta e metterli nel dimenticatoio è dura…
    sai come impreco a volte contro la tecnologia, ma senza internet non potrei più “vivere”

  18. Piu’ che altro, il cartaceo e’ in singola copia. Ad esempio, se il libro brucia, le pagine si sciolgono in acqua per un qualche incidente, si presta e/o si perde la copia fisica, il libro e’ perduto per sempre. Punto. Nessuno te lo sostituisce.

    Se consideriamo solo i libri comprati, con 2-6 euro si ha un sistema praticamente fail-proof: con un account gratuito a dropbox(2-8GB di spazio) o a skydrive (25 GB) uno puo’ avere sempre una copia d’emergenza anche quando crasha il computer; i circuiti di distribuzione piu’ grossi tengono traccia dei tuoi acquisti e permettono si riscaricare in ogni momento il libro*. Inoltre, nessuno vieta di stamparsi una copia cartacea del volume, se sentiamo il bisogno di avere le informazioni su un supporto non legato alla connessione ad internet o alla tecnologia.

    Sotto questo punto di vista gli ebook sono 100 anni avanti rispetto al libro, proprio perche’ NON sono legati al dispositivo. L’integrita’ dell’ebook non e’ legata a quella del dispositivo che stiamo utilizzando, mentre l’integrita’ del libro cartaceo e’ legata a quella del supporto su cui e’ stampato il testo.

    * anche quando c’e’ un limite sul numero di copie o di dispositivi e’ sempre possibile chiamare il servizio assistenza per farsi scaricare una copia extra o per disattivare da remoto uno dei dispositivi su cui il libro era registrato.

  19. @Osel Consulting

    Ho usato e-learning nel titolo semplicemnete perché “ebook” è a mio parere un termine fuorviante – specie se stiamo cercando di fare un discorso “tecnico”.

    Concordo comunque su tutte le osservazioni, aggiungendo che, a mio parere, il fatto che Gli E-book sono ad oggi concepiti come trasposizioni elettroniche di testi per device portatili è certamente una parte del problema.
    Le tecnologie esistono da oltre un decennio.
    Il sistema ha una inerzia eccessiva.
    L’e-learning potrebbe funzionare meglio.

  20. Sarà colpa del lolcat, o almeno del suo pelo, il crash di sistema?

    Recentemente hanno trasmesso su Leonardo un servizio sulla “rivoluzione” degli ebook, e intervistato l’editore di turno – testi educativi o scolastici – ha affermato (e ci teneva particolarmente a dirlo) che l’esperienza di studio migliore è comunque quella su carta, ma che la sua azienda forniva la versione elettronica (la copia in pdf) come “supporto” per il testo cartaceo, ma non come prodotto separato.

    Ora, è chiaro che l’evoluzione del testo dovrebbero farla i professionisti del settore (professori e maestri), perchè affidarsi a chi conta i soldi non porta a nulla.

  21. Pingback: Accessibilità e libri di testo (a stampa e non) « Speculum Maius

  22. Piccola postilla iniziale: sei veramente forte!

    Commento al post 🙂 : Che ci sia necessità di “tornare a scuola”, di formazione, di avanzamento culturale, di conoscenza dei nuovi strumenti, utilizzo e miglioramento, è fuori discussione. Gli e-book sono strumenti molto utili e le nuove tecnologie possono offrire notevoli opportunità per implementare il proprio raggio d’azione (lavorativa, espressiva e via dicendo).
    Anche io mi occupo di comunicazione digitale. Questi tuoi interventi mi interessano molto.
    Domani pubblicherò un articolo che riguarda proprio questo argomento e le professioni collegate. Nasce dalle mie spasmodiche ricerche di lavoro e dalle idiozie trovate negli annunci.
    Mi farebbe tanto piacere un tuo commento al riguardo.
    Penso che l’e-learning sia un canale ancora poco sfruttato in Italia, però l’idea di poter studiare in modalità on line mi piace proprio! Alcune università (come quella di Trieste, facoltà di psicologia) hanno attivato i corsi on line in modalità e-learning. A mio avviso questa opportunità dovrebbe essere implementata. Sarebbe un beneficio generale.

  23. leggo con piacere questa riflessione (anche se toglierei volentieri di mezzo non solo e-book ma anche e-learning) perchè ruota attorno al concetto dell’abbandono della metafora “libro” per trattare il libro (almeno quello “di testo”) al digitale. a suo tempo ipotizzai la metafora di “ambiente di apprendimento” e sono sempre più convinto che sia in quella prospettiva metodologica che si debba andare.
    vedi qui http://www.giannimarconato.it/2009/05/schoolbookcamp-i-temi/
    qui, http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica

  24. aggiungo la mia

    e-libri

    a me piacciono i testi, anche se me li scrivete nella ribollita

    a parte i classici, fonte primaria, non compro più libri, bensì li scarico, li spalmo su computer-kindle-ipad-dropbox – cavolo, si romperanno mica tutti e tre insieme ai server dropbox? – li leggo e se mi piacciono, li compro, sempre

    se mi piacciono molto li compro prima di averli finiti e continuo a leggerli dove volta volta mi fa più comodo, carta, e-carta, retroilluminato, dipende, cmq quello che mi fa bere meglio il testo in quelle circostanze

    e-corsi

    il 90% (sono buono oggi) di e-learning che ho conosciuto è fumo negli occhi

    infatti, chi ci capisce davvero considera e-learning un’etichetta morta, bruciata innanzi tempo come tante altre

    qualsiasi e-cosa nella didattica, a qualsiasi livello, ha senso – e ne può avere tanto – solo rovesciando completamente le idee convenzionali di lezione_istruzione_corsi_formazione_programmi-…

    se non si passa prima dal ripensamento delle relazioni umane e delle gerarchie son tutte balle

    ripensamento con lo spirito dell’esploratore: curiosità, coraggio, umiltà

    dopo, ma anche durante, vengon buone le e-cose

  25. @Andreas
    Condivido la… diciamo la perplessità su molto e-learning.
    Ho partecipato a due corsi on-line – uno è stato fantastico, l’altro è stato una ciofeca.
    Ce ne vorrà un terzo per pter decidere.

    Trovo comunque sempre impressionante la quantità di materiale di buona qualità che si reperisce in rete e sulla base del quale ci si p uò creare i propri e-corsi, e-seminari o quel che è.
    Mi pare insomma che molto spesso non sia la mancanza di contenuti, ma l’incapacità di coordinarli e integrarli, a cortocircuitare le potenzialità dell’e-learning.

    Sugli ebook – la mia migrazione all’elettronico è lenta e incerta.
    Maledico il fatto che i testi accademici – quelli ai quali gioverebbe maggiormente il formato elettronico – siano irreperibili in versione e-book, o costino un patrimonio.
    Centotrenta euro per un file è ancora al di là delle mie capacità – specie se il cartaceo ne costa “solo” sessanta.

  26. Una visione simpatica e sarcastica dei tarocchi. I miei complimenti all’autore dell’articolo, mi hai fatto sorridere 🙂

  27. Volevo intervenire con un commento degno di nota, ma… l’articolo mi piace, quindi… GRANDI!!! Continuate così!

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