strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Conan Doyle Chronicles – Parte Terza

18 commenti

Non scordiamoci di Conan Doyle, ma pensiamo per un attimo al povero Harry Houdini.

Conan Doyle e Houdini erano amici.
E Harry Houdini era un prestigiatore che si divertiva a dare la caccia ai ciarlatani.
È possibile, persino probabile, che il suo accanirsi contro i falsi medium, i sensitivi da baraccone e le lettrici di fondi di caffé fosse parte di una seria ricerca sul paranormale.
Oppure semplicemente gli piaceva smascherare i truffatori.
Pensate comunque come poteva sentirsi uno così, ad avere un amico che
a . era fermamente convinto che lui i poteri paranormali ce li avesse davvero
b . cercava disperatamente di convincerlo

Mi immagino la scena

Conan Doyle: Ah, i tuoi poteri sono la prova che esiste qualcosa che va al di là dell’umano!
Houdini: ma no, sono trucchi… vedi, qui c’è un elastico, e…
Conan Doyle: hahaha, l’elastico… un trucco per mascherare il tuo vero potere!
Houdini: No! Si usa per strappar via di mano il fazzoletto quando…
Conan Doyle: Sai, Harry, a volte mi sorge il dubbio che tu davvero non creda alle tue capacità paranormali…
Houdini: Che coglione.

O qualcosa del genere.

Arthur Conan Doyle voleva crederci.
È possibile che volesse crederci al punto da falsificare le ossa a Piltdown.
Di sicuro, ci voleva credere al punto che a Cottingley ingoiò amo, lenza e galleggiante.

Sulla faccenda si è pubblicato di tutto, e ci hanno pure fatto dei film.
In breve – parliamo di cinque fotografie scattate nel 1917, nelle quali due ragazzine, Elsie Wright e Frances Griffiths, sostenevano di aver catturato delle immagini di fate.
Le foto, che divennero di dominio pubblico nel 1919, sono abastanza poco credibili – l’idea che si tratti di semplici sagome di carta posizionate ad arte non richiede l’esercizio di particolari doti analitiche.

Eppure…

Se la Società Teosofica si fiondò sulle foto fin dalla loro “scoperta”, fu certamente Conan Doyle, sullo Strand, a fare da cassa di risonanza per l’evento.
E una delle frasi usatenell’articolo getta una luce particolare sul coinvolgimento del padre di Sherlock Holmes nell’intera faccenda…

Il riconoscimento della loro esistenza stimolerà il materialista ventesimo secolo facendolo uscire dal suo percorso obbligato nel fango, e lo porterà ad ammettere che esistono un fascino magico ed un mistero nella vita.

Che coglione.
Nel senso che Conan Doyle in due righe si rivela come ua di quelle persone che – nelle parole di Douglas Adams – “non possono apprezzare la bellezza di un giardino senza immaginare che sia popolato di fate”.
Si delinea, in quelle due righe, il genere di confronto che spesso ci capita di osservare ancora oggi – con l’accusa spesso rivolta alla scienza, di svuotare il mondo del suo fascino, del suo mistero, della sua spiritualità.
Che è di solito una accusa sollevata da chi di scienza ne pratica pochissima, di solito sulle pagine interne della rivista della parrocchia.

Curioso, considerando che Conan Doyle aveva una formazione scientifica.
O no?
Suo padre, d’altra parte era stato membro della Folk Lore Society, e poteva perciò attingere ad un corpus di ricerche molto ben documentate svolte nel diciannovesimo secolo da una comunità di eruditi che, eccentrici ai nostri occhi ma non a quelli dei loro contemporanei, pur avendo lasciato una grande e indelebile impronta in campi tanto diversi quali l’antropologia, la medicina e la letteratura fantastica, sono apparentemente svaniti dal nostro paesaggio intellettuale.
A loro dobbiamo l’espressione “folklore”.
Fra loro militarono W. Butler Yates, Arthur Machen e, appunto, due generazioni di Doyle, e le loro teorie vennero rieccheggiate nell’opera di Walter Scott, Robert Louis Stevenson e Charles Dickens, di Emily Bronte, e di J.R.R. Tolkien.
Cavalcando l’onda doppia e ingannevole della sensibilità romantica da una parte e della rivoluzione scientifica vittoriana, il problema che si posero costoro, più o meno organizzati attorno alla Folk Lore Society, era piuttosto semplice – cosa c’è all’origine del ricchissimo corpus di “piccola mitologia” che è tanto profondamente radicato nelle Isole Britanniche? Da dove vengono le fate, i leprecauni, i nani e tutto il corteggio variopinto che, da ben prima dei tempi di Shakespeare, ha colonizzato l’immaginario britannico?
Erano fate e folletti forse spiriti domestici ereditati e mutati dai penati che i soldati di Cesare portarono con se dopo la conquista?
O personificazioni, allegorie, delle forze naturali?
Alcuni abbracciarono una spiegazione più scientifica, e risalendo a ritroso la storia delle isole, immaginarono un succedersi di invasioni e mescolanze etniche, e vollero riconoscere nelle storie di fate leggiadre e nani ingegnosi un ricordo delle guerre e delle non facili alleanze fra stirpi diverse, il tutto alla luce della moderna teoria dell’evoluzione (riguardo alla quale, come più tardi accadde per la relatività e per la fisica quantistica, capirono in pochi, ma in tanti pubblicarono).
Per gli amanti del dettaglio delirante, qui di fianco una interessante scala evolutiva prodotta da uno dei membri della Folk Lore Society.
Godetevela.

Una parte della Folk Lore Society si incanalò poi nella Società Teosofica – alle riunioni della quale andava la madre di una delle due ragazzine che a Cottingley avevano fotografato le fate.

E che sessant’anni dopo ammisero che era stato un falso.

 

Ecco perciò che ci ritroviamo fra le mani un Arthur Conan Doyle che, se da una parte ci dice (per bocca di Holmes) che quando eliminiamo l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, è la verità, dall’altra abbiamo un uomo che disperatamemnte vuole credere al sovrannaturale.
L’ipotesi che l’interesse per lo spiritismo fosse una risposta alla depressione causata dalla morte di sette congiunti in poco più di una decina d’anni suona plausibile- così come suona plausibile una crescente ostilità verso una scienza che si dimostrava molto abile nel mandare a gambe all’aria ogni prova dello spiritismo, e che agli occhi di Conan Doyle stava svuotando il mondo del suo fascino.

Alla fine, Conan Doyle e Houdini litigarono.

Non poteva che finire così.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Conan Doyle Chronicles – Parte Terza

  1. Al di là del bellissimo post su C. Doyle (perché non metti insieme i pezzi su lui e gli altri ultimi personaggi e ne fai un bel ebook? sarebbe interessantissimo!) a volte penso che il nostro ‘voler’ credere a questa -e altre- cose sia una risposta estremistica a certo materialismo estremo, e lo dico da materialista (dialettico) convinto. Se il mondo non vede al di là del proprio naso, noi gli indichiamo direttamente l’infinito, così poi ci incontriamo a metà strada.
    Temistocle

  2. Gran bell’articolo, ricco di roba succosa.

    “Che coglione.
    Nel senso che Conan Doyle in due righe si rivela come ua di quelle persone che – nelle parole di Douglas Adams – “non possono apprezzare la bellezza di un giardino senza immaginare che sia popolato di fate”.”
    Uahahaha!
    La scienza che svuota di meraviglia il mondo è vecchio argomento, talmente vecchio da avermi riempito le scatole di piombo.
    Molecole che si autoreplicano da quattro miliardi di anni.
    Palle di roccia che ruotano nel nulla tenute assieme da fili invisibili di forza.
    Stelle minuscole, dall’enorme potere attrattivo, che girano come pattinatrici impazzite.
    E via dicendo, ce n’è per tutti i gusti.

    Poi, sarà un’idea mia, ma la scienza, più che svuotare il mondo di meraviglia, ne ha pompata dentro un bel po’.

    Shaggley, dinosauro che legge il mondo in lingua matematica

  3. Gran bel pezzo come sempre, complimenti.

  4. Grazie.

    Capisco l’osservazione di TIM, ma sono con Shaggley in questa – la scienza è fonte di meraviglia molto più di qualche sagoma di carta fotografata ad arte.

  5. Un ottimo utilizzo narrativo del clima in cui si muovevano i membri della Folk Lore Society lo si ritrova in King of Morning, Queen of Day, romanzo che si muove in equilibrio tra fantasy e cyberpunk del sempre meraviglioso Ian McDonald.

    Non c’è Conan Doyle, ma Yates sì!

    (Commento fuori dal topo, ma almeno posso far sfoggio di cultura, che altrimenti la mia ignoranza su Doyle è totale! :-))

  6. Lui voleva fortissimamente “credere”, come molti altri intellettuali dell’epoca.
    Del resto erano gli anni in cui la scienza si mischiava un po’ con altre suggestioni.
    Certo che addirittura le fate…

    Se fosse nostro contemporaneo, C.Doyle diventerebbe forse una sorta di Ron Hubbard, magari con meno furbizia e con più fede.
    Il che non è comunque un complimento…

  7. @Iguana
    Il libro di MacDonald è sulla mia listada quando me lo hai menzionato tu più di un anno fa.
    Ora basta – me ne ordino una copia alla prima occasione.

    D’altra parte, anche Little, Big di John Crowley parte dalle stesse vicende…

  8. @Mcnab
    [Adesso basta 😀
    Mi toccherà fare un post su Ron Hubbard – che fu il peggior cialtrone della sua generazione, ma che, finché gli resse il senso del ridicolo, scrisse delle cose divertentissime.]

    Conan Doyle fu uno dei soldati in quella guerra fra razionale ed irrazionale che si combatté a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo – e che per certi versi sta tornando ad accendersi ultimamente.
    Poi, ok, a me non è esattamente simpatico, Conan Doyle…

  9. …che io ho in lista ormai da un sacco di tempo (Little, Big intendo).

    Nel frattempo proprio ieri mi è arrivato Take Back Plenty, altro titolo menzionato in giro più e più volte.

  10. Ah… e che ci siamo scordati di consigliare a Elvezio!

  11. Eh, sì, dai, ora parlaci del “buon” Ron Hubbard 🙂
    Io ho sempre titubato a farlo, perché so che quella setta lì ha degli avvocati bastardissimi, pronti a setacciare la Rete per far causa a chiunque sgarri nel proporre un giudizio su di loro.
    Peggio di quelli di Playboy, insomma 🙂

  12. beh, ma io mi limiterei comunque solo alla narrativa…
    comunque, grazie dell’avvertimento – che io prima faccio un controllo e poi, nel caso…

  13. Conan Doyle ed Houdini alla fine litigarono.
    Non poteva che finire così.

    Effettivamente…
    Eppure continuo a chiedermi: io sono indubitabilmente una persona che vuole credere, eppure lo vedo chiaramente che le “fate” della foto sono solo dei cartoncini ritagliati, eppure Conan Doyle dichiarò la loro veridicità. Quanto di coglionaggine e quanto di malafede, c’è sotto ?

  14. Credo gli si possano trovare tantissime attenuanti… a lui come agli altri.
    Però sì, credo ci fosse una componente di malafede.
    Ma ne parleremo ancora…

  15. Il famigerato episodio delle fate,forse il punto più basso raggiunto da Doyle nella sua vita.A proposito delle teorie della Folk Lore Society tempo fà in un libro di Colin Wilson mi capitò di leggere strane teorie secondo le quali il piccolo popolo altri non era che una popolazione di “pigmei” il cui incontro con altri popoli aveva dato inizio a miti e storie.Possibile?Era farina del sacco di qualcuno della Folk Lore o me lo sono immaginato?

  16. No no, è Folk Lore Society DOC.
    Al volo non ricordo chi fosse il proponente principale – mi viene in mente Crofton-Crocker, ma mi pare improbabile.

    L’idea di fondo era che le storie sui popoli fatati fossero un ricordo ancestrale dell’incontro con popoli “primitivi” – pigmei, asiatici, lapponi…
    I nani, ad esempio, sarebbero stati appunto Lapponi – bassi, col cappello a punta, abili artigiani…

    La sindrome di Dawn, per dire, venne riconosciuta dal buon dottor Dawn, membro della FLS, come la causa delle leggende dei “changeling” – bambini con tratti asiatici, e quindi “meno evoluti”, identificati come tratti elfici poiché gli elfi delle fate erano di ceppo asiatico.

    E giù giù fino a Tolkien, che immagina i propri orchetti “con tratti mongolici”.

    Brava gente, eh, quelli della Folk Lore Society… ma idee storte come le loro, poche.

    PS: forse non fu il punto più basso raggiunto da Doyle.
    Ci sarebbe quella faccenda… (ma ne parliamo nel prossimo post).

  17. Il falso è troppo evidente. Si sente odore di cover-up, per conto di chi disinformava Conan Doyle? Quelle fate, creature provenienti da un’altra dimensione, si sono accoppiate con i banchieri del Gruppo Bilderberg, e la schiatta si riproduce quando le femmine entrano in calore, cioè una volta ogni 7-8 anni, quando si radunano sul piroscafo.
    eccetera eccetera

  18. La tavola è me-ra-vi-glio-sa! Folle e demente, ma meravigliosa!
    Tornando a Conan Doyle, più ne leggo e più mi fa tenerezza mista a pietà. Viene veramente il dubbio se ci sia o ci faccia. ^_^’

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