strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Prima che diventasse dio

6 commenti

Piano bar del fantastico – in un certo senso.
Il fatto è che quando si deve indicare un personaggio deteriore nell’ambito del fantastico, uno dei primi nomi a saltar fuori è quello di L. Ron Hubbard, inventore della dianetica e guru di Scientology.
E certamente perpetratore di alcuni fra i più orripilanti romanzi mai scritti nell’ambito della fantascienza moderna – Battaglia per la Terra, tanto per dirne uno.

Eppure, quest’aura negativa (aggravata dalla litigiosità degli attuali amministratori del suo catalogo), mette in ombra il fatto che, come osservò Michael Moorcock, “finché mantenne il suo senso del ridicolo, Hubbard fu un buon narratore”.
Una posizione ribadita anche da Harlan Ellison.

Quindi, proviamo a parlare bene di Ron Hubbard.

Ora, i motivi per parlarne male sono parecchi.
Di sicuro fu un bugiardo patologico (gran parte di ciò che affermao le sue biografie è falso) e pare che, quando frequentava il fandom, fosse anche un sordido leccaculo.
Ma quello è un problema suo.
Pare sia stato E. E. “Doc” Smith – l’autore di Lensmen e Skylark – a suggerire a Hubbard di fondare una religione: quando il giovane Ron affermò che la sua massima aspirazione era che ogni americano leggesse almeno un suo libro, Smith gli rispose “Ragazzo, allora non devi scrivere romanzi, devi fondare una religione”.
Un altro buon motivo per detestare Hubbard è per aver infestato il cervello di John campbell con l’idea della Dianetica, con effetti catastrofici.
Per citare P.J. Farmer, nel 1960

Astounding [..] continuerà a pubblicare lo stesso tipo di storie che ha negli ultimi tre o quattro anni. Ciò consisterà in in una occasionale storia eccellente e non Campbelliana che ci delizierà con la sua originalità. E una massa di storie basate su idee di Campbell, vale a dire, la sua ossessione con i fenomeni psi ed una società futura basata su una rigorosa separazione in classi. Non che ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato con queste idee. Il guaio è che Campbell insiste per l’acquisto di queste storie ad esclusione di altre, e mentre la maggior parte di loro sono divertenti, la reiterazione stessa del tema diventa monotona e continuerà ad esserlo.

Influenzato dal pensiero di Hubbard, Campbel finì col danneggiare la propria rivista, oltre a lasciare “a piedi” tutta una serie di autori, colpevoli di non essersi allineati alla nuova ortodossia (sì, questo è un dettaglio che Asimov si è sempre scordato di rtaccontarci su Campbell).

E poi lo si può detestare, il buon Ron, per la quantità di pessima narrativa inflitta al mondo per un decennio – abbiamo già citato la trilogia (!) di Battaglia per la Terra, possiamo anche metterci i dieci volumi di Missione Terra.

Però, non possiamo dimenticare che prima di diventare dio, Hubbard scrisse anche

Schiavi del Sonno (Slaves of Sleep) – storia nella quale, maledetto d un Ifrit e condannato a restare per sempre sveglio, il nostro eroe penetra ogni notte in una dimensione paralela dove è un avventuriero impegnato in una guerra fra la Regina degli Ifrit ed una fazione ribelle. Venne pubblicato nel ’39 da Unknown.

Il Tenente (Final Blackout) – una storia post-apocalittica ambientata in una Europa devastata da trent’anni di guerra e sotto legge marziale. Cupo e pessimista, ma più che leggibile. Venne pubblicato nel ’40 su Astounding.

Fear – uno scienziato positivista si trova a dover gestire un vuoto di memoria di quattro ore ed una oscura minaccia che rischia di capovolgere la sua percezione del mondo. Usci nel ’40 su Unknown.

Typewriter in the Sky – in cui il nostro eroe si ritrova trasportato in una realtà parallela che è il romanzo d’avventura che un suo amico sta scrivendo, e nel quale lui è il cattivo. Uscì a puntate su Unknown nel ’40.

Poi, come diceva il poeta, tutto il resto è noia.
Ma prima di dire che Hubbard era un pennivendolo, bisogna riconoscergli un iniziale lampo di creatività che ci ha lasciato dei buoni libri.

Poi, tutto il resto è discutibile.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Prima che diventasse dio

  1. Con quest’ articolo hai profondamente fatto felice la mia cosa-moglie. la Signora Nick infatti ogni volta che ritrova un banchetto dei seguaci di Hubbard ci litiga e li ridicolizza.
    Sull’ Hubbard scrittore, si alcune delle sue prime cose, erano effettivamente gradevoli. Il problema è tutto quello che è venuto dopo.
    Su Asimov, beh il buon dottore, aveva un grosso senso di gratitudine nei confronti di Campbell, per questo non ha mai parlato degli effetti deleteri della Dianetica su Astounding(ed in effetti il povero Bova ebbe tutta una serie di problemi quando prese in mano le redini della rivista).Ma ci soo stati anche casi peggiori: quando Jim Gunn, nella sua STORIA ILLUSTRATA DELLA FANTASCIENZA parla dell’ ossessione di Campbell per la Dianetica,traspare evidente un certo imbarazzo, e la storia viene liquidata con una giustificazione risibile in due tre righe.

  2. Stupenda la cover di Hannes Bok! Uno dei miei illustratori preferiti!

    Di solito di Hubbard viene anche apprezzato “Ritorno al domani”, però il messaggio di fondo del libro è piuttosto ambiguo.

  3. Ho letto solo “Il tenente” (discreto) e “Battaglia per la terra” (vabbé…)
    In effetti se avesse fatto sempre e solo lo scribacchino avrebbe avuto qualche mia simpatia.

    Mi addentro in un campo minato: tempo fa lessi un saggio sul settarismo. L’autore, che purtroppo non ricordo, segnalava le prove di alcuni finanziamenti neonazi alle attività del Ron Hubbart neo-profeta. Gente che, a quanto pare, lo stimava proprio dai tempi del “Tenente”.
    Ma non dico di più, perché loro hanno sempre le antenne dritte…

  4. @Mcnab
    C’erano delle voci che circolavano su finanziamenti meno che limpidi agli Hubbardiani.
    C’è un bel volume, intitolato “Bare faced messiah” (non ricordo l’autore) che copre tutti gli aspeti più sinistri del culto.

    Lui di sicuro non era esageratamente liberal, e Il tenente è un inno al militarismo, ma finché ci si limita alla narrativa…

  5. è da un pezzo che cerco qualche aneddoto su Hubbard per la mia rubrica “curiosità di scrittori celebri”, mi hai dato qualche idea su come orientarmi.

    grazie 🙂

  6. Io di Hubbard ho letto solo “Fear”, in italiano mi pare “Le quattro ore del diavolo” e francamente mi è parso buono, quanto meno come idea, abbastanza agghiacciante. Per il resto non mi ha mai attratto granchè – ovviamente meno che mai come profeta!

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