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La Beeb e il Times hanno toppato

13 commenti

Strana giornata per gli appassionati di genere.
Da dove cominciamo, dall’America o dall’Inghilterra?
Da Game of Thrones o dall’incacchiatura generica ma feroce di decine di autori di fantascienza e fantasy?

Cominciamo con l’America, perché il caso del New York Time è un esempio a più alto profilo di ciò che ha scatenato la crociata in UK, e perché voi siete comunque fan di George R. R. Martin…

In due parole – il critico del New York Times ha stroncato senza pietà la nuova serie della HBO tratta dai romanzi di Martin.
Il che, naturalmente è un suo pieno diritto.
Il primo problema, tuttavia, è che la recensione lascia chiaramente trasparire il fatto che il recensore detesta il fantasy in ogni sua forma, e di fatto tuti i difetti segnalati nella produzione HBO sono riducibili al fatto che si tratta di un fantasy.
È irrealistico, fondato su assunti stravaganti…

Pare quasi di leggere il documento del ministero cinese citato ieri – con la differenza che quello, per lo meno, ha una motivazione politico/economica alle spalle.

Ma c’è di più.
Perché il recensore del Times pare convinto che Game of Throne ed il fantasy siano comunque una cosa da maschietti, e che una donna potrebbe interessarsi a certe cose solo se ci fossero abbondanti scene di sesso.
Non stiamo scherzando…

La vera perversione, però, è il senso si ricava, che tutta questa licenziosità è stata buttata dentro come piccolo tribuuto alle signore, per via di un timore giustificato, forse, che nessuna donna in vita sua lo guardarebbe diversamente. Mentre non ho dubbi che ci sono donne al mondo che leggono libri come quelli del signor Martin, posso onestamente dire che non ho mai incontrato una donna single che si sia alzata indignata nel il suo club del libro, e si sia rifiutata di leggere l’ultima uscita di Lorrie Moore a meno che tutti non fossero daccordo a leggere “Lo Hobbit” prima. “Game of Thrones” è narrativa per ragazzi modificata in maniera accondiscendente per raggiungere l’altra metà del pubblico.

È un delirio.

È un delirio su più livelli, perché dimostra scarsa conoscenza del lavoro di Martin, del suo pubblico, e del genere in toto.
Basta una rapida occhiata al catalogo per rendersi conto che una vasta maggioranza dei libri schedatio come “fantasy” sono scritti da donne, e basta una minima frequentazione del genere per sapere che la sovrabbondanza di scene di sesso non è una regola.

Mi ricorda un po’ quel mio compagno di scuola che, al liceo, cogliendomi a leggere Conan l’Avventuriero, mi domandò con un sorrisolascivo quante donne avesse già violentato ilprotagonista.
Il fantastico come pornografia, agli occhi di chi non lo frequenta.

Ed ovviamente la rete è esplosa in una serie di reazioni piuttosto folkloristiche – ma comprensibili.

Intanto, dall’altra parte del pantano, in Gran Bretagna…

Il direttore della BBC si è visto recapitare una lettera piuttosto velenosa, firmata da 85 autori incazzati – tra loro Iain Banks, Michael Moorcock, Harry Turtledove, Walter Jon Williams e chi più ne ha più ne metta.

Il problema – i programmi che parlano di libri, sulla BBC (sì, ragazzi e ragazze, gli inglesi in TV parlano di libri!), hanno un atteggiamento di superiorità ed arroganza nei confronti della narrativa di genere.

Il tono beffardo del quale è stata fatta soggettop la fiction commerciale durante The Books We Really Read è stato profondamente controproducente per gli obiettivi della serata, di incoraggiare le persone a leggere romanzi. Il peso che è stato dato al singolo sottogenere della narrativa letteraria nel resto del programma era sbilanciato e non rappresentativo di tutti, ma una piccola frazione dei gusti di lettura del Paese.
[…]
Il spazzare sotto il tappeto proprio dei generi di immaginazione che esercitano e infiammano le menti dei lettori mostra molto di più sul gusto in campo narrativo del team di produzione BBC, piuttosto che riguardo a quello che il pubblico legge realmente.

La reazione inglese è interessante perché vede non i fan ma i professionisti del genere levarsi contro un servizio pubblico colpevole di aver mancato il segno.
Inutile cecare di fare paragoni col nostro paese.

Entrambe le istanze, tuttavia, segnalano due estremi passi falsi della critica istituzionale.
Il che si ricollega al discorso fatto giorni addietro su come la critica ed il gatekeeping stiano cambiando.

Il problema sembrerebbe essere una distanza incolmabile tra i gusti del pubblico e i parammeri di giudizio della critica – una critica che o non si è ggiornata o, peggio, mantiene una posizione elitaria e sterile.

Sarà divertente vedere cosa ne verrà fuori.

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85 x 6

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “La Beeb e il Times hanno toppato

  1. Mi sa che questo è un problema che ci porteremo dietro fino alla tomba.
    La narrativa di genere come roba di serie B, per bambini troppo cresciuti, per donne affamate di love story un po’ bizzarre, o per potenziali serial killer (nel caso dell’horror).

    Certi pregiudizi non si battono.
    Alcuni miei amici sono i primi ad averne. “Come fai a scrivere quelle cose lì?
    Senza metterci nemmeno un briciolo di volontà nel capire cosa siano effettivamente, quelle cose lì.

    Comunque fa piacere che altrove ci sia la dignità degli operatori del settore nel difendere – compatti – la dignità del loro lavoro.
    Qui chiedono solo di scrivere qualche fantasy da sbolognare ai quindicenni che adorano la Troisi, e nulla più.
    Mi verrebbe quasi da dire che da noi certi pregiudizi sono quasi comprensibili…

  2. Già, vediamo cosa ne viene fuori, anche se io preferisco seguire la serie e le conseguenti spigolature da fanboy: “Era meglio così” “No, era meglio cosà!” “Si vede troppo che Daenerys ha la parrucca” “Drogo è troppo truccato!” e via dicendo.
    Per quanto riguarda il potenziale successo/insuccesso della serie, mi sembra che HBO abbia lavorato benissimo sui canali non convenzionali di promozione (blogger, gadget, banchetti itineranti), anche se è ovvio che la grande sfida di Game of Thrones sarà quella di convincere il pubblico non-geek, per conquistare un audience da grandi numeri.
    Chi vivrà vedrà: io tifo per Martin, tu forse no a giudicare da quel “perché voi siete comunque fan di George R. R. Martin…” (è una dichiarazione di scarso apprezzamento o una provocazione per noi fan dello zio George?)

  3. La frase è lì perché io credo che la critica deglia utori alla BBC sia più importante, come fatto, dello scivolone del Times – ma credo anche che la faccenda del Times avrà più risonanza.

    Su Martin, non sono un fan.
    Gli riconosco una mano eccellente, ma non mi prende.
    Ho letto i primi due volumi e poi ho lasciato perdere.
    Forse l’ho affrontato in un momento sbagliato, ma mi è parso una specie di polpettone storico con una spolverata di fantastico per mascherare i numeri di serie del telaio.
    Ma io non sono mai stato un grosso fan del fantasy dinastico.

  4. Sull’importanza relativa delle due polemiche concordo. La critica del NY Times lascia il tempo che trova.

    Nel frattempo (scusa il piccolo OT) Game of Thrones è stata confermata per la seconda stagione, fingendo che si stesse aspettando di vedere i risultati della prima puntata.

  5. Considerata la fanbase, sono in una botte di ferro – a meno che non commettano qualche scemenza.

  6. Indubbiamente mi sembra più importante la critica rivolta dagli Scrittori alla BBC.
    Da noi non riesco nemmeno ad immaginare a casi analoghi.
    Purtroppo.

  7. Da noi, prima che alla TV o ai critici, gli autori dovrebero scrivere agli editori…

  8. Ho visto lo show e mi è parso degno del libro. Certo, con logici adattamenti. Sembra proprio che abbiano tagliato alcune scene e abbiano utilizzato a volte stratagemmi per tagliare gli effetti speciali e i costi in vista di una seconda stagione con un budget iniziale più alto.

    Seconda stagione che E’ GIA’ STATA CONFERMATA da parte di HBO, che nonostante gli ascolti appena sufficienti in America (2.2 milioni di spettatori, 1.6 rating), ha quasi doppiato Broadwalk Empire in Inghilterra (743,000 spettatori, dicono sia il miglior risultato di HBO in tale paese), che non è un traguardo da poco.

    Insomma, c’è chi toglie e c’è chi da. E le scene di sesso non mi sono parse gratuite, né nel libro, né nello show.

    – S.G.

  9. La class action degli scrittori del fantastico… beh, che dire, fantastico!

  10. La cosa è assai sgradevole, anche perché mi ha tolto l’illusione felice che oltreoceano (e oltremanica) la narrativa di genere fosse riconosciuta. Invece, a quanto pare, anche là i lettori di fantasy-fantascienza-etc. sono visti tutti come ridicoli nerd occhialuti e rigorosamente maschi (e magari, in Texas, pure come potenziali satanisti). Beh, non potevamo pretendere che l’Italia avesse l’esclusiva sull’idiozia e sullo snobismo letterario. Però abbiamo una larga quota in fatto di stupidità editoriale.

  11. Io credo – ma è una mia opinione e non ho dati solidi alla mano – che la chiusura, in grean bretagna, sia una cosa degli ultimi dieci anni, ed è probabilmente legata al fatto che l’establishment vede il mainstream perdere sempre più terreno.
    Come osserva Stephen Hunt, negli ultimi dieci anni, un libro su tre venduto in libreria era un fantasy.
    Sono soprattutto critici giovani e di estrazione fortemente letteraria che si sono chiusi in difesa.

  12. In entrambi i casi mi sembra di cogliere una chiusura, fortissima, verso quanto è percepito come novità. La serie della HBO rischia di invadere il campo dei polizieschi e del paranormale d’accatto, la BBC che sostanzialmente nega i dati del mercato librario.
    Il mondo cambia e non ha pietà di chi non lo vuole capire.

  13. Pingback: Through my Eyes - Game of Throne: Impressioni di Settembre. | Writer at War!

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