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Joanna Russ & Alyx

15 commenti

In Italia – ma probabilmente anche nel resto del mondo – Joanna Russ è nota soprattutto per The Female Man, uno dei capisaldi della fantascienza femminista (*).
Ma per quel che mi riguarda, Joanna Russ è sempre stata prima di tutto e soprattutto l’autrice delle storie di Alyx.
Alyx, che ebbe una relazione con Fafhrd e visitò Lankhmar in un paio di occasioni, è la protagonista di cinque storie, raccolte nel volume The Adventures of Alyx.
Si tratta di fantasy con elementi fantascientifici – o forse di fantascienza con elementi fantasy.
Sono storie ben scritte, che non sacrificano la trama per assumere toni didascalici.

La mia copia, ristampata negli anni ’90 da una casa editrice femminista, ha una copertina orrida – in quegli anni gloriosi, si pensava che per essere presa sul serio, la letteratura d’immaginazione dovesse avere delle copertine brutte, e quindi quando si tentava una rilettura intelletuale di un testo divertente, gli si spiaccicava in copertina qualcosa di  francamente orribile.

Alyx è un personaggio solido, con una personalità definita ed un tratto raramente ritrovato nelle eroine della letteratura fantasy – si preoccupa dei propri simili.
Alyx non è la Belit di Howard – forte e dominante, ma sostanzialmente un unicum – o una delle pallide donne di Tolkien; è conscia della struttura sociale nella quale si muove, non la gradisce, ma anziché cercare una via per sfuggirne, cerca un modo per modificarla.

E nel frattempo ha un sacco di avventure, naturalmente – ma sempre con un occhio alla realtà.
Fantasy femminista, non fantasy da donne.

Joanna Russ se ne è andata ieri, all’età di 74 anni.
In Italia, L’Uomo Femmina venne pubblicato con una copertina orrenda (…) alcuni anni or sono.
Anche Alyx, per un breve periodo, circolò nelle nostre terre.
Oggi non ne trovo traccia sugli scaffali – non solo abbiamo dimenticato Alyx, ma molte autrici (ed autori!) di letteratura d’immaginazione, hanno dimenticato ciò che sperimentò Joanna Russ.

(*) Ci fu un tempo in cui queste due parole si dovevano pronunciare con un sorrisetto di superiorità o una smorfia di disgusto.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Joanna Russ & Alyx

  1. Sono appassionato di heroic fantasy e in particolare del Gray Mouser e del suo barbarico socio, ma devo dire che non conoscevo affatto le storie di Alyx (e neanche Johanna Russ, a dire il vero). Cerchero` di procurarmele ASAP!

  2. Russ citò Fafhrd (anche se Alyx non nericorda il nome esatto) nel primo racconto del ciclo – intitolato generalmente Bluestocking, ma originariamente intitolato I Thought She Was Afeard Until She Stroked My Beard (titolo elisabettiano, originariamente suggerito da Leiber).
    Per ricambiare la cortesia, Leiber citò Alyx ne I Due Migliori Ladri di Lankhmar e in Sotto i Pollici degli Dei.

    Non conosco l’attuale reperibilità della collezione della Russ.
    So che in Italia uscì per lo meno Picnic su Paradiso, unico romanzo di Alyx, ma son passati secoli.

  3. Female male, che ho trovato in una bancarella dopo anni di ricerca è un libro meraviglioso. Uno dei più bei libri che abbia letto, in assoluto. Non sapevo della dipartita e non sapevo che fosse stato tradotto altro di suo in italiano. Io l’ho scoperta grazie ad un suo racconto nella Grande enciclopedia della fantascienza della del drago, un racconto che lessi da ragazzino e che mi segnò in maniera fortissima.

  4. Credo di non sbagliare se dico che Joanna Russ, come molti altri autori ed autrici, non fu mai esageratamente popolare nel nostro paese.
    Credo venisse considerata “difficile”.

  5. Beh, Russ, per quello che ho letto io, era una autrice colta. Female male potrebbe benissimo non essere considerato un romanzo “di genere”, nell’accezione negativa che può avere il termine. È un testo sofisticato, anche un po’ confuso, in cui la fantascienza entra ed esce, quello che le interessa non è creare un bel mondo ipotetico, ma parlare del suo tempo attraverso la fantascienza. Grazie al tuo post mi sono appena comprato “picnic su paradiso”, vedrò come gestiva un genere così diverso.

  6. Non poi così diverso, come scoprirai.

  7. Un altra dei grandi che se ne va. Certo, a molti bastava sentire femminismo per partire coi preconcetti, ma c’era sempre una vena di humor anche nei passaggi più arrabbiati. Non molto prolifica, ma almeno due grandi romanzi (Female Man e We Who Are About To) e parecchie storie notevoli. Io sono particolarmente affezionato all’ultima storia della raccolta che citi, quella che in realtà non ha Alyx come protagonista, The Second Inquisition.

  8. In Italia, L’Uomo Femmina venne pubblicato con una copertina orrenda

    Forse per questo motivo giace lì intonso da anni nella mia libreria?

    Nel frattempo non posso che dolermi per la sua dipartita…

  9. Forse per questo motivo giace lì intonso da anni nella mia libreria?

    No, è che sei un maschio sciovinista. A te piace la fantascienza classica, quella della violenza indolore e amorale 😉

  10. Io in effetti, la cosa più gratuitamente violenta che abbia letto l’aveva scritta James Tiptree Jr.

    E il potenziale deterrente della copertina di Female Man della Nord non è da sottovalutare…

  11. ho trovato la “recensione” che scrissi subito dopo aver letto il libro, se interessa la posto qua.

  12. Io in effetti, la cosa più gratuitamente violenta che abbia letto l’aveva scritta James Tiptree Jr.

    Di primo acchito ho pensato tu ti riferissi a The Screwfly Solution, ma certo sarebbe difficile trovare una storia sua che non finisce in tragedia. Non penso però che la violenza nelle sue storie sia gratuita.

  13. ho trovato la “recensione” che scrissi subito dopo aver letto il libro, se interessa la posto qua.

    Sì, perche no?

  14. Di Joanna Russ ho letto uno dei più bei racconti di fantascienza nel momento giusto per leggerlo, ci sono cose che sono “le cose più belle” per un periodo di tempo abbastanza limitato e quindi è bene cogliere l’occasione al volo per goderserle. Il racconto (“C’è nessuno in casa?”) era nella mitica ‘enciclopedia della fantascienza’ dell’editoriale del Drago e mi era sempre rimasto il rammarico di non aver letto nient’altro dell’autrice, anche perché l’unico suo libro tradotto in italiano di cui avessi notizia, ‘female male’ era fuori catalogo da parecchio tempo (in realtà ho scoperto che in un urania si trova anche un suo lavoro più vecchio ‘picnic su paradiso’. anche questo, comunque, fuori catalogo).
    Pescato dalle bancarelle di galleria Mazzini ecco qua female male di questa Strindberg al contrario che imbastisce un romanzo femminista di fantascienza in un reticolo di scritture dove qualunque lettore di fantascienza si perderebbe dopo poche pagine (specie se maschio). Di trama in senso stretto non si può parlare, una donna -Janet- proveniente da un universo parallelo in cui non esistono più maschi viene a visitare il nostro mondo e introduce al suo altre due donne del pianeta terra, Joanna (l’autrice del libro) e Jeannine, donna contrario di Janet: se la prima è la figurazione di una emancipazione compiuta, la seconda soffre il ruolo di femmina che le viene imposto quotidianamente dalla società. Nella parte finale del libro le tre J verranno raggiunte da una nuova J, Jael, assassina proveniente da un pianeta in cui il mondo è diviso in due parti, la terra abitata dai maschi e la terra abitata dalle femmine, dove ognuna delle due ‘razze’ vive indipendentemente dall’altra. Jael progetta un invasione di donne soldato negli universi paralleli e cerca nelle tre J alleati per questa invasione ai danni dei maschi.
    Lo stile è beffardo, vivido e complesso: piani paralleli si intersecano, l’io narrante passa da una all’altra delle donne senza soluzione di continuità, non c’è un continuum temporale in senso stretto. Alcune pagine sono fulminanti, molte tematiche sollevate sulla figura femminile sono ancora oggi attuali per chi cerchi una propria identità professionale senza perdere quella di madre dei propri figli. Le parti più strettamente fantascientifiche contribuiscono al disegno generale e riescono a ricostruire ambienti possibili in cui il femminino sia ripensato come identità autonoma di una sua dignità (anzi, di una propria supremazia) rispetto al maschio mostrato nei suoi aspetti più patetici e alienanti. In fondo le quattro protagoniste sono quattro copie della stessa donna nata e sviluppata in tempi e ambienti differenti. Le pagine che descrivono i primi approcci lesbici delle protagoniste sono fresche e originali, in alcuni momenti (specie sul finale) anche commuoventi.
    Un libro difficile, non appassionante, che richiede uno sforzo e un amore per lo stile della Russ per essere portato fino in fondo, ma che ricompensa la lettura. Un libro sconsigliato sicuramente a qualunque amante della fantascienza di genere, è incredibile che la Nord abbia avuto il coraggio di stamparlo e ora che è fuori catalogo non credo proprio che qualche editore lo ristamperà.
    Fa parte dei libri in cui la fantascienza è un mezzo narrativo e non una scusante, può stare bene accanto a qualche classico anni settanta come il più lineare ‘Campo archimede’ di Disch, o al solito ‘Infinite jest’ di D.F. Wallace.
    Una nota: la traduttrice è Oriana Palusci. Se è vero che la traduzione è funzionale (non ho le capacità per dire se sia una buona traduzione, ma le pagine -anche difficili- sono stilisticamente colorite e non piatte), bisogna anche dire che mai mai mai nella mia carriera di lettore ho trovato un disastro di errori di battitura come in questo libro. Sbagli su sbagli, parole messe al posto di altre, lettere mancanti all’interno delle parole, doppie mancate. Davvero terribile.
    Se mai questo libro è passato sotto gli occhi di un revisore di bozze, non era una donna.

  15. ps ho iniziato a leggere “picnic”

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