strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Orgoglio Cro-Magnon

26 commenti

Circola da un po’ di tempo questa faccenda che i Neanderthaliani erano buoni, simpatici, in armonia con la natura, eco-sostenibili, in contatto con la loro anima femminile e magari anche telepatici, e poi sono arrivati quei brutaloni grezzi e volgari dei nostri diretti antenati H. sapiens, e se li sono mangiati.
E buoni che erano.

Si tratta certamente di una visione romantica, che ci scarica addosso un bel fardello di sensi di colpa (come se non ne avessimo abbastanza) sulla base dell’ipotesi che poiché si sono estinti, fossero migliori di noi.

Grazie al cielo non è sempre stato così.
E grazie al cielo esiste la Paizo.

Battle in the Dawn è un bel paperback di 260 pagine che nasconde sotto alla copertina opportunamente pulp e un po’ burina tutte le storie di Hok il Possente, creatura scaturita dalla penna dell’ingiustamente dimenticato Manly Wade Wellman.
Lo pubblica Paizo nella collana Planet Stories, che con le sue uscite bimestrali si va delineando come una vera e propria miniera di testi ed autori dimenticati e meritevoli di essere riscoperti.
Peccato che i volumi siano piuttosto costosi (circa dieci-quindici euro a botta) – ma il catalogo di Planet Stories contiene davvero volumi imperdibili, e il nuovo formato (vicino a quello delle vecchie riviste pulp) garantisce una elevata densità di testo anche con un conteggio basso di pagine.

Consideriamo appunto Battle in the Dawn.
Attraverso sette novelle e un frammento incompiuto, il nerboruto ma non privo di sofisticazione Hok si apre la strada a mazzate fra le orde degli Gnorrl – che sarebero poi i nostri cugini neanderthal, tratteggiati come bruti senza arcata sopracigliare e pronti alla rissa, feroci nel massacrare le spaurite bande di Cro Magnon che osano spingersi verso il nord Europa in un’era preistorica tratteggiata con cura e chiaramente ben documentata dal punto di vista scientifico.

Questa non è sword & sorcery – siamo in un passato troppo remoto, e la civiltà umana non ha ancora creato né le spade né una teoria trasmissibile del sovrannaturale.
La tecnologia qui è bassissima: nonostante la spada brandita da Hok sulla copertina del volume, il meglio in termini di armamenti, nelle storie, è costituito da giavellotti con punte in selce, sassi scagliati con precisione, e le nocche nodose delle manone del nostro eroe.
Che comunque in un racconto non manca di posporre a tempi più civili l’inizio dell’Età del Ferro.
Quanto alla stregoneria, Hok appartiene alla stessa scuola di pensiero di Conan il barbaro – e si tiene opportunamente alla larga da sciamani e praticoni in genere.

Non manca una gita ad Atlantide, e la teoria (usata dall’autore spremendone ogni grammo di potenziale) che Hok sia il personaggio sul quale venne successivamente edificata la leggenda di Ercole.
Divertente.

Cos’altro volete?
Donne in bikini di smilodonte?
Spiacente, no.

Il taglio dele storie è troppo realistico, troppo aderente allo stato delle conoscenze antropologiche e paleontologiche per permettersi di scivolare nel pulp classico.
Wellman mantiene un controllo preciso sulla storia, e non fa concessioni al pubblico più popolare.
E, nonostante la sua carica primitiva e le sue origini di serie B, la narrativa di Manly Wade Wellman è decisamente elegante e ben scritta.
Non sorprende che l’autore abbia soffiato un premio letterario a William faulkner, e sia stato candidato al Pulitzer.
Ma non solo.
Wellman, come ricorda David Drake nella bella introduzione al volume, nacqe e trascorse la propria infazia in Africa, dove il padre era missionario, e passò le proprie giornate a giocare con gli altri ragazzini di Kamungondo.
La sua esperienza di come funzioni una comunità neolitica era di prima mano.
A questo si aggiunge il taglio “fatascientifico” del suo modo di documentare anche queste semplici storie pulp.
I riferimenti paleontologici ed antrpologici sono corretti – per quanto qui e là datati… le storie di Hok il Possente comparvero su fantastic Adventuires fra il 1939 ed il 1942.
Per questo motivo, anche il nostro vecchio amico, l’Uomo di Piltdown, fa una comparsata in una delle storie.
E perché no?
Le storie sono ben costruite, avvincenti, sufficientemente originali, e con un bel ritmo sostenuto che comunque lascia spazio a descrizioni dettagliate, a momenti memorabili.

Queli che ne escono davvero male sono i neanderthal – che per una volta fanno anche la parte dei cannibali.
Ma è bello, per una volta, poter essere politicamente scorretti, e riempirli allegramente di botte.
E poi, magari, mangiarseli.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

26 thoughts on “Orgoglio Cro-Magnon

  1. Sei una miniera impressionante di roba interessante. Il mio portafoglio piangera` presto di nuovo :(:(

  2. Davide sembri che nuoti in un brodo di giuggiole quando racconti queste storie, complimenti… fai venir voglia di acquistare i titoli:-)

  3. Dovrei chiedere una percentuae sulle vendite 😉

    D’altra partte, mi piace trovare dei buoni libri e mi piace molto di più segnalare cose valide (o che per lo meno a me piacciono) che non le ciofeche (che, ahimé, capitano).

  4. Anch’io resto sempre senza parole quando leggo un tuo post. Anzitutto perché sono argomenti interessantissimi ma di cui spesso non capisco una beneamata (e quindi non so che rispondere). E poi perché aggiungere qualcosa sarebbe un delitto (‘Delitto al Mana Hotel’ sarebbe un bel titolo per un film der Monezza, che dici?)
    Temistocle

  5. No, per pietà, er Monnezza no…
    E poi questo blog non è un albergo 😉

    Comunque grazie per l’apprezzamento.
    A tutti.

  6. Interessante. Oltretutto non si tratta di essere politicamente scorretti, ma realisti. Basta con questi complessi di colpa per l’estinzione di una linea evolutiva inadeguata ai mutamenti! Parafrasando un personaggio di Eddings (che non sarà stato il miglior scrittore del mondo, ma per i dialoghi ci sapeva fare) abbiamo già abbastanza sensi di colpa per le malefatte compiute da noi personalmente, possiamo fare a meno di provare rimorso per cose avvenute millenni prima che nascessimo. E soprattutto dovremmo seriamente smetterla di attribuire solo caratteri positivi a chi soccombe nella lotta per la sopravvivenza: vabbè che “de mortuis nihil nisi bonum” ma tutte queste lacrime di coccodrillo sono ridicole.

  7. Non conoscevo questo personaggio di M.W.Welman, mi limitavo a John Thunstone ed al giudice Pursuivant, di cui Welman, scriveva storie bellissime e sempre molto eleganti.
    Come ha detto qualcuno prima di me, sei una minaccia per i portafogli, però una minaccia piacevole e benemerita.

  8. Della serie Planet Stories io ho preso “The Secret of Sinharat” (L. Brackett)… che credo tu conosca molto bene!

    Il discorso del “politically scorrect” della vecchia narrativa pulp credo sia una zavorra “inaccettabile” per l’attuale establishment culturale.

  9. @Squirek
    Sinharat lo conosco piuttosto bene, sì… ma tutto ciò he ha scritto la Brackett (e che Paizo sta ristampando o ha già ristampato) vale la pena, decisamente.

  10. Nemmeno io conoscevo questo personaggio di Welman (autore ingiustamente dimenticato,a proposito a quando un piano-bar del fantastico su di lui?) ti ringrazio per la segnalazione Davide.

  11. Mi ci organizzo e lo suono volentieri, Wellman – anche considerando che sonoin attesa di un altro suo libro…
    Magari per il weekend.

  12. Molto, molto interessante.
    Cercavo qualcosa del genere, magari di un po’ meno datato, anche se si sa che a volte le cose vecchie hanno una solidità narrativa maggiore.

    Ma gli altri famosi cicli “preistorici” tu li hai letti? Tipo quella di Jean M.Auel?

  13. No, non mi hanno mai attirato – anche se mi è stato detto che sono molto ben scritti.
    Sarà l’idea che ci sia sotto un polpettone romantico con l’amore che sboccia fra i cavernicoli, che mi lascia un po’ così…

  14. So che non c’entra nulla, ma visto che si parla di autori sottovalutati, e ingiustamente, mi piacerebbe sapere un’opinione tua su W.H. Hodgson. Immagino che con ogni probabilità ne avrai già parlato, ma io frequento regolarmente da poco. Ahimè.

  15. Mi segno anche Hodgson, e lo metto in lista per il weekend.
    Era un tipo con delle idee abbastanza strane… 😉

  16. Credo che La casa sull’abisso sia il libro più junghiano della letteratura, oltre a essere un capolavoro assoluto del fantastico.

  17. Anche La Terra dell’Eterna Notte non scherza.
    Peccato che si apra con un primo capitolo così letale, che pochi riescono a superarlo.

  18. La Casa sull’ Abisso era fantastico, mentre La Terra dell’ Eterna Notte aveva dei bei momenti intervallati da molti scadenti, per non parlare di tutto quel romanticismo forzato. Credo ( parere personale) che Hodgson desse il meglio di sè all’interno delle storie ad ambientazione acquatica. Forse The Boats of Glen Carrig è uno dei romanzi più belli mai scritti sull’argomento.

  19. “Cos’altro volete?
    Donne in bikini di smilodonte?” E con quella della copertina come la mettiamo? 😉

  20. La copertina è quantomai infedele.
    Niente spada, niente perizoma leopardato, niente rossa discinta.
    Però, ok, il Possente Hok è biondo e incazzoso…

    Wellman è troppo in gamba per cascare in simili giochetti – i suoi seklvaggi sono vestiti di pelli puzzolenti e mal conciate, niente modelli di Gaultier…

  21. Pare molto interessante.

    Un eroe nerboruto uscito dalla penna di un signore chiamato Manly, mica male. Quasi un segno del destino.

    Al di là del romanzo, la questione dei nostri antenati poi è quantomeno varia: io ho letto pure che noi Sapiens ci porteremmo dentro un pò di geni neanderthaliani, a causa di probabili accoppiamenti fra le due razze nel periodo in cui sono convissute.

  22. @Sekhemty
    Sì, li ho incontrato, quelli con strascichi di genoma neanderthaliano…

    E poi sì, chiamnarsi Manly è tutto dire.

    @maurolongo
    Che responsabilità.
    Dimmi poi cosa te ne pare.

  23. Il dato di fatto è che molto probabilmente l’ uomo di Cromagnon davvero distrusse i Neanderthal e lo fece a ragion veduta, poiché erano davvero sanguinari, cannibali, divoratori di carne in grande quantità e bestiali. Piuttosto il dato è che l’uomo di Cromagnon appare all’improvviso evoluto e intelligente e il salto fra l’uomo scimmia e l’uomo di C. non è mai stato riempito da nessuno degli scienziati. Il fatto che oggi si voglia rivalutare gli esseri animaleschi e brutali, sta probabilmente a significare un decadimento del pensiero filosofico e scientifico da parte di una intera categoria politica e di intellettuali, e quindi questo è la proiezione del loro disagio intimo e cognitivo, insomma uno specchio della loro irreversibile decadenza e degenerazione ideologica. Il che non esclude anche una involuzione di costumi e di personalità psicologica ammantata di retorica e pseudoscienza.

  24. Mi dispiace.
    Il fatto che “il salto fra l’uomo scimmia e l’uomo di C. non è mai stato riempito da nessuno degli scienziati” è una sciocchezza colossale.
    O se preferisci, è retorica e pseudoscienza.

  25. Pingback: Orgoglio Cro-Magnon

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