strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tradurre o non tradurre?

15 commenti

Visto che ho già il tempo libero ridotto a zero…

Ho appena messo le mani su un libricillo uscito negli anni ’30 – non una gran cosa, più o meno 10000 parole.
Venti pagine scarse in formato A4, a metterci solo il testo in corpo 10 e interlinea 1.

Si tratta di un’artefatto di un’epoca più scollacciata e discutibile.
Una guida ai quartieri bassi di Shanghai, per il visitatore occidentale in cerca di un po’ di esotismo pesante.
Dove reperire compagnia femminile, alcool, sostanze illegali.
Il rischio di accoltellamento, le risse.
Come divertirsi a ritmo di jazz, fra russi bianchi e infidi orientali.
Una guida ad uno stile di vita per lo meno spericolato, in una città corrotta fino all’osso.

Il tutto col tono garrulo di un articolo per New Yorker, in un libriccino scritto da due cialtroni che probabilmente erano marinati nel gin, e fulminati a dovere.

“Per gran parte degli stranieri, esistono due soli tipi di cinesi, quelli puliti e quelli sporchi. Tuttavia, la situazione è molto più complessa.”

Politicamente corretto non lo è assolutamente.
Se si eliminassero le parti razziste, sessiste o generalmente offensive, quest’affare starebbe sul retro di una cartolina illustrata.

Il solo capitolo su come evitare di passare una serata da soli, che apre col consiglio di procurarsi una ragazzina dai quindici ai vent’anni – è normale, lo fanno tutti, non ci sono stigmatizzazioni sociali – è roba da capestro.

“Non poca della vita notturna sulle strade di Shanghai è cortesemente fornita delle signore la cui mercanzia è l’amore, in contanti e pronta cassa.”

Però, però…

Ho dato un’occhiata agli archivi americani per verificare il copyright.
Zero assoluto.
Non mi è neanche troppo chiaro dove sia stato stampato, il libercolo – se l’hanno stampato in Cina, come pare probabile, il concetto stesso di Copyright, specie all’epoca, è nullo.

Per cui, mi dico, potrei tradurlo.
Magari annotarlo.
E poi farlo circolare.
Un’altra cosa per gli Orientalisti Anonimi.

Non è lunghissimo, ed è il genere di lavoro di traduzione che mi diverte – anche se certe cose, in certi punti, mi danno i brividi.
Però, ehi, è storia!
Ma poi, cosa ne sarebbe…?

Se ne potrebbe fare un ebook…
Magari per Natale…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Tradurre o non tradurre?

  1. Sì, sì un bel regalo di Natale ai tuoi lettori 🙂

  2. Si si lo vogliamo! e magari uno di noi va a verificare sul campo i consigli dei suddetti fulminati

  3. Go for it!

  4. Sembra gustoso!
    L’idea dell’ebook mi sembra quella più azzeccata.
    Anche in questo caso, magari con qualche add-on particolare, ne potrebbe venir fuori un sourcebook per qualche RPG 😉

  5. L’idea del sourcebook mi è passata per la testa – funzionerebbe benissimo come risorsa per cose come Call of Cthulhu, o per i giochi d’avventura pulp che mi piacciono tanto.
    Anche se si tratta di contenuti che deraglierebbero qualsiasi avventura.

    @Corsaronero
    Credo siamo ormai un po’ fuori tempo massimo per la verifica sul campo.
    Shanghai resta una città affascinante, e probabilmente è ancora corrotta e decadente come ai tempi, ma troppe cose sono cambiate…

  6. Lo vogliamo si! 😀

    Ma come fai a procurarti questa roba? 😛

  7. Chi ama l’orrido frequenta sovente luoghi strani e remoti, come le catacombe di Tolemaide e i mausolei notturni dei paesi dell’incubo. Nelle notti di luna, costoro ascendono le torri dei castelli diroccati del Reno, o con passo incerto scendono giù per i neri gradini ammantati di ragnatele sotto i ruderi sparsi di perdute città dell’Asia. I boschi infestati dagli spettri e i monti più desolati sono i loro templi, e sovente si attardano nei pressi di sinistri monoliti su isole disabitate.

    Howard Phillips Lovecraft, 12 dicembre 1920

  8. 😀

    Sono un po’ di anni che raccolgo libri su Shanghai, che fu negli anni ruggenti uno dei luoghi dell’avventura “da manuale”.
    Spulciando bibliografie e ravanando siti web, si scoprono un sacco di cose.
    E poi, naturalmente, sotto i ruderi sparsi di perdute città dell’Asia…

  9. A me anche.
    Considerando che ho dovuto cestinare o posporre a tempo indeterminato un paio di altri progettini, credo darò il via a questo.
    Che oltretutto, lo ripeto, è divertente.

    Un piano di lavoro comparirà su questo blog in settimana.

  10. Ottimo, non vedo l’ora di conoscerlo (il piano)! 😉

  11. Tiu prego fallo, poi ci aggiungiamo il sourcebook per solar system e gumshoe!

  12. 😀
    Ci sto lavorando.
    Lentissimamente ma ci sto lavorando.
    Maggiori news in capo ad un paio di giorni.

  13. Pingback: Non tradurre, dopotutto « strategie evolutive

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