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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

A Shanghai con Marlene

2 commenti

Il libricino di cui parlavo nel post precedente mi ha fatto venir voglia di rivedere “come si deve” il vecchio classico, Shanghai Express, diretto da Joseph von Sternberg e interpretato da Marlene Dietrich.

Con Sternberg, a Shanghai, c’ero già stato, col meno noto e sostanzialmente più torrido The Shaghai Gesture.
Film colossale e irripetibile, quello.
La pellicola con la Dietrich, più popolare, e vista decine di volte malamente su canali televisivi mercenari, mi aveva lasciato meno impressioni definite, meno memorie.

Probabilmente, in retrospettiva, perché avevo sempre solo guardato il film in termini di trama.
E la trama, ammettiamolo, non è proprio quel capolavoro di originalità.

La storia in due parole
Cina, anni ’30 – mentre la guerra civile impazza, sul treno pechino-Shanghai un ufficiale inglese scopre che una famigerata prostituta, Shanghai Lily, altri non è che la sua ex (*). Fra strapazzamenti sentimentali e interferenze tanto da parte dell’esercito regolare che dei ribelli, riusciranno i nostri eroi a coronare il loro sogno d’amore…?

Lui è un ufficiale medico con una vita da salvare.
Lei è “una donna che vive di espedienti lungo la costa della Cina”.
Riusciranno il destino e la storia a dividerli?

Il che, ripeto, è probabilmente la Trama di Base n° 7 accoppiata con il Colpo Di Scena Standard, variante ferroviaria.
Niente di colossale, solo un buon impianto sul quale giocare.

E Sternberg, complice a quanto pare anche Howard Hawks, ci gioca, cominciando con il concentrato di esotismo della sequnza dei titoli – dal gong gigante all’incensiere, c’è tutto.
Ma il vero gioco è ancora più sottile.
In primo luogo, von Sternberg gioca lavorando sulla fotografia – che vinse un Oscar – creando uno dei bianchi e neri più morbidi e soddisfacenti della storia del cinema.
Aveva ragione quel tale – il film in bianco e nero è cosa sostanzialmente diversa dal film a colori, così come il muto è cosa diversa dal sonoro.

Secondariamente – ma non secondariamente, se mi seguite – ci gioca lavorando sui personaggi, ed offrendo una galleria di tipi degna di un grande caricaturista, e che non mancò di mandare in paranoia i ragazzi della Commissione Hais.
L’accozzaglia di tipi umani sul Pechino-Shanghai di von Sternberg è seconda probabilmente solo al gruppo di personaggi sulla diligenza di Ombre Rosse per varietà e potenziale.
E se è vero che tutti gli occidentali – esclusi i due protagonisti – ne e scono come figure grottesche e odiose, è l’unico eurasiatico a bordo a uscirne peggio – concentrando in un unico soggetto i lati peggiori dell’occidente arrogante e dell’oriente infido.

Cercando un taglio “ferroviario” al film, gli autori della sceneggiatura optano per dialoghi veloci e scene che si susseguono rapide, con stacchi bruschi, che portano ad una giustapposizione di eventi e di tipi umani che ricorda il rimescolarsi di un mazzo di carte.
E il dialogo include anche, naturalmente, una delle frasi più celebri della storia del cinema, quel “Capolavoro di understatement” (per dirla con Roger Ebert) che è

“C’è voluto più di un uomo per cambiare il mio nome in Shanghai Lily.”

E forse è il taglio sincopato dei dialoghi che ci salva quando si rischierebbe di scivolare nel caramelloso.

Marlene Dietrich a 51 anni.

Oltre alla Dietrich (bisogna guardarla fotografata da von Sternberg per capire perché fosse la Dietrich), nel cast figurano per lo meno altri due attori fondamentali – da una parte, Anna May Wong, attrice americana di origine cinese, nel ruolo della collega e compagna di viaggio di Shanghai Lily, e Warrner Oland, che sarebbe entrato nella storia interpretando il detective Charlie Chan, e che qui interpreta un losco figuro.
Oland faceva il cinese ma era svedese – cosa abbastanza abituale all’epoca.

Alla fine, sebbene imperniata su una storia illecita, con due prostitute come protagoniste, e con violenza, stupri e omicidi, la pellicola è molto meno perversa del previsto – “merito” della Commisiione, che riesce qui a imprimere un lieto fine che invece non arriverà per Shanghai Gesture.

Forse proprio per il suo mix sbilanciato ma funzionalissimo di scollacciatura e di buoni sentimenti, di avventura esotica, dramma e lieto fine, il film è stato rifatto in tutte le salse – una volta su un aereo anziché su un treno, una volta persino come episodio di MacGyver.
C’è anche uno Shaghai Express con Samo Hung, fratello in arte di Jackie Chan, che c’entra poco o noente… però c’è un treno.

Ma la trama, lo ribadiamo, ha poca importanza.
C’è la Dietrich.
C’è l’avventura.
C’è l’oriente misterioso servito a un pubblico che ne aveva certamente una gran curiosità.

Sul personaggio di Shanghai Lily ci fecero pure una canzone… o forse fu Sternberg a copiare il nome dalla canzone… comunque sia YouTube non me la lascia incorporare.

Perciò vi beccate una scena con la Dietrich e la Wong insieme…. non potete lamentarvi.

Shanghai Express è un’ora e venti che passa senza un istante di noia.
Toccherà recuperare The Scarlett Empress

Intanto, se vi interessa, questo lo trovate a puntate su YouTube.
Meglio di niente.

(*) c’era anche in The Shanghai Gesture, questa storia di uno dei protagonisti che scopre che la sua ex è ora la tenutaria del più ciclopico bordello di Shanghai (e quindi, per estensione, del mondo). Nei film di Sternberg, innamorarsi significava condannare la propria donna ad una discesa all’inferno fra perversioni e mercimonio; però tutte le donne dei film di Sternberg parevano gradirlo, ed avevano sempre un gran successo…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “A Shanghai con Marlene

  1. Fantastica segnalazione! Metto nella mia todo list senza pensarci un attimo (anche se YouTube…)

    Come considerazione a margine… non per fare i soliti discorsi, ma perchè oggi non si riesce più (o forse semplicemente non le trovo io) a girare robe di questo tipo? E’ un genere che adoro ma che su pellicola non esiste proprio a quanto mi risulta (diverso il discorso su carta)

    PS
    Ora che ci penso, ma l’estetica dell’etere è finito? Mi pare che il discorso fosse ancora in sospeso se non ricordo male

  2. Sulla scomparsa di questo tipo di pellicole, un po’ è cambiata la sensibilità del pubblico, un po’ è il sistema hollywoodiano che non è più in grado di gestire personaggi come von Sternberg.
    Credo.

    L’Estetica dell’Etere è in vacanza.
    Con l’estate, preparerò un testo completo, e vedrò di distribuirlo come ebook.

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