strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Chiudere il blog

13 commenti

— o magari non aprirlo neanche.

È la tesi postata, in cinque punti più uno, dal mio amico Fulvio sul suo blog.
Non che gli venga difficile – considerando che ha un blog da anni, che lo aggiorna una volta ogni morte di papa, anche a non scriverci nulla, sul blog, non cambia granché.

La tesi di Fulvio si rissume facilmente.
Gestire un blog personale è un gesto narcisista, che ci espone ai colpi di infiniti critici e potenzialmente ci causa imbarazzo; non è retribuito, contribuisce alla divulgazione di contenuti inutili e informazioni spurie, e farsi quattro passi è meglio.

Ma leggetevelo, il post di Fulvio, che poi discutiamo di come e perché sia sbagliato sbagliato sbagliato.
Ma in fondo comprensibile.
E noi ci facciamo comunque un pork chop express.

In linea di massima, le obiezioni sollevate da Fulvio sono le stesse che – se avete degli amici che assomigliano ai miei amici – qualcuno vi ha già sbattuto in faccia negli ultimi tempi: gestite un blog personale perché siete egocetrici e presuntuosi, non avete una vita e volete mettervi n mostra.
Questo di solito, da gente che un blog personale non ce l’ha.

Poi vengono i paranoici – quelli che non vogliono che Facebook gli rubi l’anima, gli hacker turchi gli rubino il numero di carta di credito, i surfisti gli rubino le idee, e la blogsfera li trasformi in fenomeni da baraccone.

Ma c’è anche altro, sotto.

Fulvio, che è una persona intelligente e informata, e che ha il polso di come funzionino certe cose nel resto dell’universo, sa benissimo che avere un blog personale è un importante biglietto da visita, un buon sistema per promuovere le proprie attività e costruirsi una rete di contatti.
La rete è zeppa di gente che ha apèerto un blog personale e ha fatto fortuna, giusto?

E anche senza far fortuna, il blog personale è la nostra bandiera, il nostro segnaposto, come e meglio di un curriculum, e in certi ambiti (la scrittura, la creatività, l’editoria) è uno strumento maledettamente utile per promuovere il proprio lavoro.

Il che è verissimo, ma, lo immaginerete, c’è un ma.
Ed è un ma non da poco.

Un blog personale è un importante biglietto da visita, un buon sistema per promuovere le proprie attività e costruirsi una rete di contatti, MA, se lo pensate, lo progettate, lo vedete e lo gestite solo in questi termini, se sarete fortunati, verrete presi a pernacchie.
E in linea di massima, il vostro sforzo risulterà vuoto, imbarazzante, aperto a critiche e frecciate, dispersivoe non pagherà in nessun modo.

O, per dirla come, in un istante di consapevolezza assoluta, ho detto ieri sera a Fulvio a quattr’occhi,

Il tuo blog non deve dire quanto sei figo, deve dimostrare quanto sei figo

Ammettetelo.
Nessuno di noi ha voglia di leggere un blog sul quale i post – che abbiano cadenza quotidiana, mensile o irregolare – ha il solo scopo di promuovere le attività di chi lo gestisce.

Ho detto… ho fatto… ho scritto… ho pubblicato… sono amico di…

E aggiungiamo che il surfista medio ha spesso un buon naso – ed anche se ben mascherata, l’autopromozione riesce a percepirla con una certa facilità.

Alla fine, nel gestire un blog, esattamente come nello scrivere un articolo per una rivista o un racconto, l’onestà è essenziale.
Ed il divertimento è essenziale.
Ed il coinvolgimento personale è essenziale.
Tutto il resto è zavorra.

Un blog non è un’agenzia stampa, e trattarlo come tale significa condannare tanto noi stessi quanto nostri lettori alla noia, al fastidio, ed all’oblio.

Perché è vero, martellare il pubblico con brevi post su quanto siamo fantastici è imbarazzante.
E trovare mortivi frequenti e regolari per dire al mondo quanto siete straordinari – a meno che non siate… mah, il Dalai Lama o il Presidente del Consigio – è abbastanza difficile.
Cala perciò la frequenza dei post.
cala il piacere di scrivere, e di conseguenza cala la qualità della scrittura.
Pochi post, mal scritti, pubblicati irregolarmente e spudoratamente, imbarazzantemente autopromozionali.
Sfido che poi a uno viene voglia di chiudere.

Senza contare che ci sarà certamente qualcuno che verrà a dileggiarci – perché se esiste una legge del web alla quale non si può sfuggire è che nel momento in cui voi aprite un blog, là fuori c’è qualcuno che vi odia.
Perché non la pensa come voi.
Perché la pensa come voi e vi vede come concorrenti.
Perché odia il vostro template, la vostra piattaforma, il grado di approfondimento dei vostri post, i libri che leggete, le persone con cui vi accoppiate, l’aria che respirate voi e lui non può respirare…
È politica fra i primati.
Nella blogsfera è una delle poche regole alle quali non si sfugge.

Perciò, i cinque/sei punti di Fulvio sono ragionevolissimi – ma solo perché sono la risposta ad un atteggiamento inizialmente molto sbagliato.
Troppo cinico, se volete.
Ora mi costruisco una piattaforma…

Non è così che funziona.
Se apri un blog perché devi, hai finito prima di cominciare.

E il guadagno?
A parte il pulsante per le donazioni di PayPal e la pubblicità di AdSense, un guadagno in solido dal blofg è improbabile – a meno che non lo trasformiate in libro, o che non facciate prestazioni a pagamento tipo piano-bar…

Ditemi cosa scrivere, datemi cinque euro, ed io ve lo scrivo…

Ma ci sono altre forme di guadagno.
Il confronto con gli altri è sempre fonte di arricchimento.
Ma è ovvio, se voi volete solo martellare il pubblico con comunicati di quanto siete fighi, eh, di confronto c’è un po’ poco.
Poi si creano contatti, che sono una ricchezza, indipendentemente dalle ricadute commerciali.
Ma anche lì, se volete clienti o fan e non commentatori, la cosa muore fin da subito.

Alla fine, è una questione di metafore.
Potete sceglierne diverse – quella del Ministero della Propaganda, però, non funziona.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Chiudere il blog

  1. Ciao Davide, sono Eddy il rompiballe che ti rovina i post con i suoi commenti inutili ;).
    Io ho aperto il blog per un unico e banalissimo motivo: non riesco a leggere quanto vorrei (e ti assicuro che è troppo poco) e tantomeno trovo il tempo di scrivere. Io trovo che leggere e scrivere siano due forme per mettere in moto quel pezzettino di roba strana che abbiamo sotto la calotta cranica. Se poi si riesce ad avere un confronto con chi ti legge, beh, allora arriviamo al punto.
    Che senso ha scrivere qualcosa che poi nessuno ti legge? Io scrivo recensioni e qualche altra cazzatina, ma mi diverto come un bambino di 3 anni. Non sono un giornalista, neanche un critico. Embé? Se qualcuno butta il mouse sul mio blog vuol dire che qualcosa lo ha attirato. E magari si diverte, pure.
    Non mi è piaciuto il post delle “5 buone ragioni” perché prende senso solo se il blog è uno strumento di lavoro o un cartellone pubblicitario, non se è una passione portata avanti con impegno disinteressato.
    Io credo che si debba distinguere. Io non leggo un blog dove non “sento” quel calore che si prova guardando un bel film o leggendo un buon libro… e manco che manco se trovo Adsense o paypal vari… (nel tuo non ne ho visti… e non li troverai mai nel mio)

    E poi viva la figa, perché dopo un commento del genere ci vuole sempre, sia mai che venga preso per una persona seria 😉

  2. “Il tuo blog non deve dire quanto sei figo, deve dimostrare quanto sei figo”

    Perfetto!

  3. Nemmeno io condivido le ragioni di Fulvio.Io ho recentemente aperto un blog per condividere gli argomenti che mi piacciono con altre persone,per allargare le mie conoscenze.E per divertirmi ovviamente.Ci sarà gente che mi criticherà e a cui starò sulle scatole?Amen problema loro,non mio.Finchè avro qualcosa da condividere e dei commentatori andrò avanti.

  4. Io ho cominciato (se non erro nel 2005, o forse 2004, ma vabbeh chissene) per il semplice motivo di provare, tanto era gratis. Poi l’ho trovato divertente e ho continuato fino ad oggi. E continuerò ancora finché mi ci divertirò – del resto, è il motivo per cui faccio il 99% delle cose che faccio. Quando diventerà noioso, beh, ciao blog. Cosa ho capito dal blogs? Che so scrivere anche cose che non siano recensioni di dischi e interviste. 🙂

  5. @Eddy
    Nessuna rottura – anzi, scusami perché ti dovevo una risposta e nel marasma generale me ne sono scordato.

    La metto qui – OT per OT, tanto è casa mia…
    Il riferimento alla strategia retorica fatto su Malpertuis è un riferimento scherzoso (ma fino aun certo punto) a L’Arte di Ottener Ragione esposta in 38 stratagmmi, un vispo libriccino di Arthur Schopenhauer pubblicato da Adelphi.
    Maggiori dettagli qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/L'arte_di_ottenere_ragione

    @Tutti
    Non crocifiggiamo il povero Fulvio, che ha detto delle cose sensate, semplicemente scordandosi (come centinaia di migliaia di altri) del lato ludico e “personale” del blog personale.

  6. Io penso che Fulvio ( a proposito: ciao Vecio!) abbia le sue buone ragioni, ma probabilmente espresse male.
    Io ho aperto un blog da pochi mesi, dopo aver rotto le scatole per anni con i miei commenti a chi un blog ce l’aveva già.
    Lo faccio perchè mi diverto, perchè alle volte mi viene in mente un idea e mi dico mi piacerebbe scriverci un articoletto sopra…o perchè m’interessa l’argomento.
    Si alle volte può diventare difficile cercare i dati, scrivere un determinato pezzo, però non cambierei per niente al mondo il momento finale in cui esce un post ed ancora di più il rapporto umano con i commentatori: alle volte mi sembra di avere una seconda famiglia che cresce in continuazione.
    Stupido?
    Forse.
    Ingenuo?
    Probabile.
    Narcisista?
    Non so.
    Ma a me piace avere un blog.
    Il giorno che diventerà un obbligo, allora vedremo.

  7. Grazie mille Davide! Moooolto interessante… (Lo proverò con mia moglie XDXD )
    A parte lo scherzo, quoto Nick in pieno.

  8. Il titolo mi aveva spaventato 😉

  9. Figurati che i non-blogger, e comunque chi non condivide i nostri interessi, faticano sempre a capire perché diamo anima e corpo a una passione come questa.

    Come mi disse un amico (in carne e ossa, non virtuale) tempo fa: “Ma che bisogno c’è di approfondire sempre? Voglio dire, se un film o un libro ti sono piaciuti, bene così, ma non c’è bisogno di scriveree recensioni o approfondire i retroscena etc etc”.
    Inutile dire che D., il mio amico, non è un blogger.

    Le ragioni che mi spingono a gestire Il blog sull’orlo del mondo sono proprio quelle che lui ritiene puerili e inutili.
    Approfondire. Andare oltre la superficialità. Condividire.
    Anche se si tratta “solo” di stupidi libri e film dell’orrore.

    Ma, in effetti, è difficile da spiegare ai profani.

  10. Io ormai senza blog non “vivo” tanto per essere banale,

    ma voglio quotare questa tua frase:

    “Ma ci sono altre forme di guadagno.
    Il confronto con gli altri è sempre fonte di arricchimento.”

    vero, guadagno cose a palate tutti i giorni 🙂

  11. Pensavo che vi arrabbiaste di più, dai… 😀

  12. Io penso dunque scrivo. Prendendo in prestito la frase, s’intende.
    Scriviamo per un lettore? Si, forse.
    Il blog è uno dei tanti taccuini su cui metto i miei appunti.
    Per me non è (ancora) mai stato strumento di lavoro, nè un biglietto da visita.
    E’ fonte di divertimento, posso esprirere cose che fino ad ora tenevo dentro.
    OVVIAMENTE mi fa piacere essere letta, ma se non accade io avrò comunque fatto qualcosa che mi piace: scrivere.
    Un blog è come una vettura. Per alcuni è un’auto aziendale, per altri una Lamborghini, per altri ancora un oggetto vintage e da collezione.
    Il blog si chiude se dibenta un obbligo, un fastidio, un prurito che non si riesce a grattare.
    Che differenza c’è tra una tastiera e un taccuino lasciato in un tram?
    Solo che uno è fatto di pixel e l’altro di carta.
    Ma l’anima, la testa la mettiamo noi.
    Quanto a Fulvio, le sue ragioni sono LE SUE RAGIONI.

    E poi perchè chiuderlo un blog…? E’ lasciamolo lì a galleggiare nella rete…a me arrivano commenti dopo mesi dal posto e che mi frega se non lo aggiorno più?

  13. Pingback: Il gatto si è morso la coda « Il gatto mi ha mangiato i libri

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