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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il leone della giungla

9 commenti

Nell’ambito delle recensioni, è una questione di fiducia.
Si fanno un paio di prove, e si scopre se quel certo recensore è in sintonia con i nostri gusti, se parla anche per noi quando descrive un film, un libro, un disco…
Nel corso degli anni – a parte gli amici ed i vicini di cella – ho trovato pochi recensori dei quali mi fido ciecamente.
Roger Ebert e Kim Newman, per il cinema.
Per la narrativa… eh, per la narrativa dipende.
In tutta onestà, dai ragazzi di Black Gate Magazine non ho ancora beccato una fregatura – caso più unico che raro di una intera squadra di recensori che sono chiaramente membri della mia tribù.
Per il fantasy vado da loro.
E da Charles de Lint.
Per il pulp, invece vado da Ron Fortier – che è un mito, e che non mi ha ancora mai segnalato un titolo che non fosse per lo meno buono – ed in un paio di casi mi ha segnalato dei veri gioielli; unico problema, molto di ciò che Mr Fortier recensisce è autoprodotto, o edito da piccole case editrici, o limitato al mercato americano.

Ma Jack and the Jungle Lion no.
Jack and the Jungle Lion, lo trovate su Amazon, anche in formato kindle.
Ed è grande.

OK, cominciamo col dire che se guardate la copertina qui di fianco e non vi viene voglia di possedere una copia di questo libricino, allora o siete morti, o siete sul blog sbagliato.
Sa il cielo che io voglio un poster di quest’immagine, da appendere sopra la mia scrivania.

Ma andiamo oltre l’immagine.
Il romanzo si svolge nel 1937.
Cosa succederebbe se un attore specializzato in ruoli di eroe d’azione si trrovasse in una autentica situazione d’emergenza – tipo, non so, precipitare in aereo nella giungla amazonica?
E cosa succederebbe se la bellona di turno si rivelasse più tosta e preparata di lui?
E se poi questa stampella veisse a mancare, e lui dovesse fare davvero l’eroe?

Azione, avventura, romanticismo, pericoli inimmaginabili e località esotiche.
Cosa volete di più?

Stephen Jared è un attore – il che spiega probabilmente la buona gestione del dialogo ed una certa cinica ma in fondo leggera osservazione della macchina hollywoodiana – e la sua storia fila come un diretto ed è assolutamente deliziosa.

Difetti?
È maledettamente breve – non arrivando neanche a 120 pagine – ed essendo pubblicato attraverso Lulu.com vi scuce quanto un volume di 400 pagine di una major nostrana.
Ma li vale, quei quattrini – oh, se li vale!

D’altra parte, la narativa avventurosa vuole la forma media – non il racconto, non il romanzone.
La novella, le sacrosante 75.000 parole di Walter B. Gibson come limite estremo.

Ed è in fondo meraviglioso che ci sia ancora spazio sul mercato per storie fulminanti da 120 pagine, alla faccia di tutti i volumi da mille e rotte pagine che ci assediano.

Ora spero solo che l’aurtore si sbrighi a scriverne un’altra mezza dozzina…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Il leone della giungla

  1. Anche l’altro titolo recensito poco prima da Fortier sembra “interessante”: REX RIDERS della “Monstrosities Books”!…ma esistono davvero queste case editrici? 🙂

  2. 😀
    Esistono – ed in teoria una copia di Rex Riders sta viaggiando verso casa mia. La recensirò appena arriva.

    Il bello dei paesi anglosassoni, è che avviare una casa editrice è molto facile, e specie per generi “di nicchia”, è relativamente semplice arrivare in pari produendo un paio di titoli l’anno.

  3. Ma secondo te quante copie riescono a vendere per ogni titolo? O meglio…qual è la soglia critica di sopravvivenza?

  4. Ah, bella domanda.

    Cominciamo col dire che sono quasi tutte o editrici print-on-demand, o pubblicano in formato elettronico.
    Quindi il numero di copie perde la sua criticità.
    Io credo che una cosa come Rex Riders possa dirsi “di successo” se arriva attorno alle 350-500 copie.
    E in alcuni casi, la tiratura è limitata in partenza – e lì le cifre sono quasi sempre 350-600, o 1000 copie in caso di autori famosi.
    Arkham House arriva a 2000, ma è gà un’altra realtà.

  5. Case come la wildcat books che seguo considerano il break even a 200 copie. Inutile dire che per lo più lo fanno per passione, divertimento o secondo lavoro.

  6. Verissimo.
    Si tratta normalmente di attività svolte nel tempo libero da appassionati.
    Che tuttavia hanno spesso un livello qualitativo notevole.
    In questio casi, arrivare al pareggio dei conti viene solitamente considerato un onesto traguardo.

  7. Interessante segnalazione, sembra molto divertente!
    Che sia autoprodotto non è un problema (come potrebbe esserlo?)
    Sto scovando un sacco di gioiellini nel sottobosco di Amazon. Roba che costa quanto una colazione al risparmio, e che vale più di certi best seller cartonati da 20 euro a pezzo.
    Certo, è un mondo da esplorare… e chi siamo noi per non poterlo fare?

  8. Quoto al cento per cento, l’amico McNab.

  9. Pingback: Gli Elefanti di Shanghai | strategie evolutive

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