strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Round Robin – Le Regole del Gioco

23 commenti

Questo è un post che mi costa parecchio – anche perché credo che, nel momento in cui un progeto di gruppo prende il via, ogni interferenza al piano originaria sia una possibile fonte di complicazioni.

E d’altra parte, ci sono un paio di dettagli che avrei comunque discusso a fine progetto, quindi discuterli qui non dovrebbe fare troppo male.

Il punto è che vorrei mettere giù un po’ di idee sullo scopo del progetto Sick Building Syndrome.
Tanto per far tacere quelli che la sanno lunga, per dare un po’ di coraggio a chi si sente nervoso.

Proviamo.
Pock chop express, a tema narrativo.

Il mio amico Nick ha ripetuto più volte, negli ultimi giorni, in post, mail e commenti, il mantra del nostro round robin

È solo un gioco.

Qualche lettore ha letto in questa semplice frase il desiderio di giustificare qualsiasi cosa…

Se dici “queste cose non mi sono piaciute” ti rendi antipatico e fai autopsie. E poi è un gioco. Se dici solo “che bello” non lo vedo costruttivo e quindi non lo faccio (a meno che non è un pezzo veramente magnifico). Se dici “carino, tranne qui e lì che si potevano aggiustare” rimanendo sul vago per non offendere è ancora più inutile del secondo caso. Tanto è un gioco, a che servirebbe?

No.
È un gioco.
Ma attenzione, un gioco è quella situazione in cui impari senza farti male.
Un gioco è quella situazione in cui se sbagli ci facciamo tutti una bella risata e continuiamo a giocare.
Un gioco è quell’attività svolgendo la quale cresci.

Onestamente non mi interessa se, una volta ultimato, Sick Building Syndrome si rivelerà il maggior best-seller in campo orrifico dai tempi de La Caduta della Casa degli Usher.
Non mi importa se ci saranno delle inconsistenze nella formattazione.
Ecchisseefrega se non sarà letteratura, se non sarà pubblicabile, se mostrerà uno stile eterogeneo, se degenererà nel ridicolo.

Diceva giorni addietro Massimo Citi sul suo blog

Personalmente inclino sempre al pessimismo. Temo, quindi, che la necessità di «tenere insieme» autori e stili (immagino) profondamenti differenti obblighi a volare bassi, ammucchiando e infilando stilemi ahimé un po’ consumati. Temo di dovermi accodare a uno spunto poco originale e condotto in maniera prevedibile, e di dover scribacchiare qualcosina, giusto per non saltare il turno.

Pessimismo comprensibile, certo.
E noi ci stiamo impegnando tutti per evitare questi difetti, certo.
Ma lo scopo ultimo è solo quello di finire la storia.
O se preferite, il punto è impegnarsi al meglio per fare qualcosa che normalmente non si farebbe, e magari non si farà più.

E a questo punto qualcuno dovrebbe chiedermi perché

<si alza uno in terza fila> Perché?

Ah, sono felice che me lo abbiate chiesto.
L’importante è arrivare alla fine perché partecipando ad un round robin – non a questo round robin, ad un round robin, in genere… parteciopando, dicevo, i volontari autori faranno quanto segue

a . scriveranno entro ben definiti limiti di tempo e spazio
Che è una cosa che è necessarioimparare a fare, per poter scrivere bene.
Ne abbiamo già parlato, ma ribadiamolo – la disciplina è importante.
È importante crearsi un metodo – quello che vi pare, quello che vi sentite meglio addosso – per gestire la pressione.
E poiché nella vita non è sempre caviale, come diceva quel tale, potrebbe capitare che la vostra grande occasione si presenti con un breve preavviso e un limite ben definito.

b . scriveranno per gli altri
Non ci sono santi.
Come in un gioco di squadra, devi tenere d’occhio gli altri giocatori, devi prendere il loro passaggio e portarlo avanti.
Scrivere un episodio in un round robin significa rispettare chi ci ha preceduti e pensare con compassione a chi verrà dopo di noi.
E si impicchi il trito, falso, snob “io scrivo per me stesso”.
Non qui, bambini e bambine, non ora.
E non fatevi strane teorie – nel momento in cui mettete mano al vostro capitolo, che vi piaccia o meno, che lo vogliate o meno, voi state scrivendo per tutti i vostri compagni di cordata, ed è quello che rende la cosa così divertente.

la luce in fondo al tunnel è quella del flash.

c . dovranno confrontarsi con la propria poetica
Che poi significa semplicemente riconoscere quelle che sono le corde personali della loro visione dell’orrore, del sovrannaturale, della suspance – consci del fatto che non necessariamente tali corde potranno essere suonate in questa operazione, consapevoli del fatto che c’è gente là fuori che ha una visione estremamente diversa, un linguaggio estremamente diverso e un ritmo estremamente diverso.
[E grazie a Massimo Citi per avermi suggerito questo punto col suo ultimo post su Fronte & Retro]

d . saranno obbligati a pensare globalmente ed agire localmente
In un round robin, ciascun autore si trova nella paradossale situazione di non poter controllare la storia, ma di poterla influenzare comunque.
È per questo – incidentalmente – che non c’è una trama precotta: perché ciascun partecipante dovrà sentire la trama nel suo complesso, e contribuire col proprio pezzo cercand di far sentire agli altri la propria spinta.
Ci sono modi sottili e modi brutali, e a noi vanno bene entrambi.

e . saranno obbligati ad adattarsi
Perciò, ok, lo splatter non è il vostro genere.
C’è troppo sesso, o troppo poco sesso, troppa violenza, troppo poca violenza, troppo dettaglio, non abbastanza dettaglio…
Beh, spiacenti, questa volta gira così.
In fondo, la scrittura è anche esplorazione di quegli aspetti che ci mettono a disagio, giusto?

f . saranno obbligati ad imparare gli uni dagli altri
Perché per proseguire il lavoro di chi ci ha preceduti dobbiamo leggere ciò che ha scritto, e con attenzione, e cercare di capirlo, rigirandocelo fra le mani come un cubo di rubik.
Rubando le buone idee, anche.
Perché no?

g . lo faranno davanti a tutti
Il round robin è pubblico ed i commenti del blog sono aperti.
Il che significa che serve coraggio, per pubblicare, e moderazione nel replicare a certi commenti.
E in questo modo mandiamo ad impiccarsi anche la storia scema che “la scrittura è un’esperienza privata”.

h . avranno pari dignità
Che siano professionisti o principianti, madrelingua o che ci arrivino attraverso Google Translate, tutti gli autori sono alla pari, godono dello stesso rispetto e della stessa considerazione.
Se a qualcuno non piace, non siamo certo noi ad obbligarlo a leggerci.

i . potranno rilassarsi
Non è una corsa, una gara, una prova.
Non c’è in palio un premio, non c’è un editor crudele con la matita rossa a sottolinearci i refusi (starei fresco) e non ci sono giudici o critici pronti ad impallinarci (anche se qualche commentatore sembra non essersene accorto, vero?)
Non esiste libertà maggiore del poter dire

OK; ho dato il meglio viste le condizioni, e ciononostante non è piaciuto. Farò di più la prossima volta.

O, come dice il mio amico Nick, è solo un gioco.
Il che non significa che non abbia importanza, o che tutto sia relativo, o che si tratti di una baggianata.
Significa solo che non è il caso di farsi venire dei crampi al culo per una storia – o per ciò che altri pensano di essa.

Ciò che è importante in questa faccenda non è se metterete gli apostrofi al posto giusto, o se vi scorderete per strada il nome di uno dei personaggi, o se proporrete un twist così trito, vecchio ed abusato che tutti diranno “Ma dai!”
Ciò che è impotante è ciò che questo round robin farà per tutti i partecipanti.
Un po’ come se fosse la storia a scrivere noi.
Rendendoci migliori.
Rendendoci un po’ più sicuri di noi stessi.
Un po’ più coscenti della nostra scrittura.
Un po’ più coraggiosi.
Un po’ più resilienti.
Un po’ più flessibili.
Un po’ più aperti.
Scrostando dai nostri cervelli le tonnellate di panzane che un sacco di tipi che la sanno lunga (oh, Dio, come la sanno lunga!) continuano a rifilarci sulla scrittura, sulla narrativa, sulla lettura, su cosa è bello o è buono, su chi ha esperienza e chi no, sui vecchi e sui giovani, su ciò che possiamo permetterci di fare e non permetterci di fare.

O magari non servirà a nulla, e sarà solo una buona occasione per convincerci che certe cose non funzionano.
E anche coì sarà ok.

C’è un senso ulteriore?
Forse sì.

Sentiamoci Bill Hicks

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Round Robin – Le Regole del Gioco

  1. Molto ben detto.

    Alla via così!

    (e comunque: quando il gioco si fa duro, eccetera eccetera eccetera… :-))

  2. Grazie per questo post, molte delle cose che scrivi le pensavo anche io ma a tratti mi sembravano sciocche, delle vocine interne (si sento le voci!) ogni tanto venivano a mettermi tarli e ad agitarmi…specie dopo aver letto i bei pezzi che hanno già scritto gli altri.

    a proposito di “scriveranno entro ben definiti limiti di tempo e spazio”.
    Questa è la sfida più grande per me che fatico molto a darmi una disciplina ed è una delle ragioni per cui il progetto mi ha stuzzicato.
    ho una domanda stupida ma ho bisogno di una risposta :

    se lo scrittore precedente pubblica ad esempio il mercoledi pomeriggio qual’è il mio limite massimo per pubblicare il pezzo?domenica pomeriggio?

  3. E’ solo un gioco (o un bel giro di giostra). Penso che ognuno riflette la propria vita e le proprie preoccupazioni quando fa osservazioni come quelle che abbiamo sentito, perciò…
    Se riempiamo l’SBS di tutte quelle cose è perché nella vita non siamo capaci di vivere la parte ludica, di lasciarci andare qualche volta, di ridere se per strada ci calano i pantaloni e rimaniamo in mutande in piena piazza Duomo a Milano!
    Temistocle

  4. Vorrei chiederti perché, pur considerandomi un troll, mi citi e mi chiami in causa direttamente.
    Avevo intenzione di smettere di leggere il Round Robin e di commentare qui, tranne se strettamente necessario (per me).
    Sono un illuso, continuo a pensare che non sia così anche se ho capito che maggiormente su internet si trovano gruppi e gruppetti di amichetti che si chiamano amici a vicenda, si danno pacche sulle spalle, non si dicono mai una parola brutta l’un l’altro, si leggono a vicenda e si dicono “GRANDE” ecc. perché qui si può scegliere con chi parlare e avere relazioni; qui esiste un FILTRO.
    Nella realtà no. Nella realtà ci si deve confrontare con tutti. Se uno viene a dirti “Perché hai scritto questa cosa?” (nel tono più pacato possibile, eh!) non puoi semplicemente dire “ah ah, sei un troll e non ti rispondo” e giri le spalle.
    Ed è così che internet comincia a diventare il mondo dei vigliacchi e di quelli che pensano che tutto il mondo ce l’ha con loro. Yeah.

    Il commentatore-lettore che-sembra-non-essersene-accorto-vero sono io, per chi non lo avesse capito.

    Provo ad usare i tag “quote” più comuni, se succede un casino grafico spero mi perdonerete: non so che tag usare in questo blog (non c’è nemmeno la possibilità di fare l’anteprima).

    “In quel momento, attraverso la porta spalancata, entrò rotolando un giovanotto nerboruto con l’uniforme da vigile urbano e i capelli tagliati cortissimi.
    Rotolò, si rimise in piedi e spianò una pistoletta ridicola in faccia a Santini.
    Oberwalder fece correre la mano alla cintura, ma un gesto di Santini lo fermò.
    Dalla porta d’ingresso fece qualche passo incerto una vigilessa coi capelli rossi, che poi si fermò, interdetta.
    Nel silenzio assoluto, dalle viscere della casa si levò un cigolio basso ed orribile, che per lunghi secondi parve far vibrare il pavimento.
    Poi, il silenzio.
    “Gaetano,” disse la rossa, con voce stanca, “ma che cazzo stai facendo?””

    Non so i tag del quote quindi uso le virgolette ^_^
    Premetto che è abbastanza carino come capitolo anche se me li aspettavo più lunghetti. Comunque questa è la parte che non mi ha convinto tanto.

    In quel momento, Gaetano entra rotolando dalla porta spalancata (e già qui ho un problema a immaginare qualcuno che entra rotolando da una porta), poi rotola di nuovo, si mette in piedi e spiana una “pistoletta ridicola”. Anche qui, cosa è una “pistoletta ridicola”? e perché è una pistoletta?
    Né il brigadiere, né Oberwalder, né la vigilessa quando entra ha la reazione che ci si aspetta di fronte a un esaltato che punta la pistola a un brigadiere dei carabinieri. Almeno un “vaffanculo” da parte del Brig me lo sarei aspettato. Un urlo, un insulto.
    Succede qualcosa di strano, un cigolio che fa tremare tutta la casa e anche in questo caso non c’è la reazione che ci si aspetta: la vigilessa commenta il fatto che Gaetano è entrato in quel modo cretino (e simpatico) invece del cigolio orribile.

    Dopo aver premesso che è abbastanza carino (qualche-scrittore-con-un-fegato-grosso-così voleva che iniziassi dicendo che era splendido?) spiego cosa non mi ha convinto.
    Quel dannato post l’ho scritto tre volte prima di riuscire a pubblicarlo e credo di aver saltato la frase “come mai hai scritto così, sua esimia pedissequa maestà?”.

    C’è qualcosa di male nel chiedere come mai si è scritto in quel mondo?
    E’ giusto per rendersi conto se sono stato io a fraintendere qualcosa o se, col senno di poi, è l’autore che ha effettivamente sbagliato.
    Ma già… è un gioco. E comunque, come qualche-scrittore-con-un-fegato-grosso-così scrive dopo
    “Guardiano, le risposte te le dai tu tutte da solo, e quelle di chiunque altro ti sarebbero comunque insufficienti.
    E poi, non è mia abitudine nutrire i troll.”
    Quindi non bisogna mica rispondere. E nutrire il troll (che comunque hai fatto ora).

    “E si impicchi il trito, falso, snob “io scrivo per me stesso”.”

    Ma no, aspetta, cosa vuol dire invece questa frase?
    Che non si scrive solo per se stessi? O forse intendi che si scrive solo per gli “amichetti”?
    Mi chiedo allora perché lasciare il tutto pubblico (ma con un sistema ostico per commentare) e poi risentirsi se “qualcuno” fa qualche appunto.
    Se mai dovessi decidere di commentare ancora, sarà solo per dire “CLAP CLAP CLAP, SEI PROPRIO BRAVO. FANTASTICO!” nella speranza che se un giorno dovesse toccare a me scrivere, tu farai altrettanto (amo i Yesman). E affanculo le belle parole come
    “Un po’ come se fosse la storia a scrivere noi.
    Rendendoci migliori.
    Rendendoci un po’ più sicuri di noi stessi.
    Un po’ più coscenti della nostra scrittura.
    Un po’ più coraggiosi.
    Un po’ più resilienti.
    Un po’ più flessibili.”

    Ma soprattutto:
    “Un po’ più aperti.”
    Perché
    “Ma attenzione, un gioco è quella situazione in cui impari senza farti male.”

    Che tradotto significa “mi metto in gioco, però relativamente. Sono contento e voglio gente che mi dice che sono bravo, ma non voglio farmi male. E vaffanculo a chi mi dice che ho sbagliato, ho detto che non voglio farmi male, capito? No, è inutile che fai appunti, quello è comunque far del male. Beh, si, è vero. Io ho un concetto tutto mio del giocare, crescere, apprendere, imparare, essere cosciente della propria scrittura, essere un po’ più coraggiosi, un po’ meno fragili, un po’ più flessibili, un po’ più aperti. E tu non la stai tenendo in considerazione, stai violando la mia libertà di espressione con le tue regole del critico fallico del cazzo. Ecco, si, te l’ho detto. E la prossima volta, se proprio non decidi di morire prima, limitati a dirmi quanto è stato simpatico Gaetano e quanto è effettivamente stupida la sua ridicola pistoletta. Quello si che mostra quanto sono stato figo a fare una scena del genere. E se mi fai notare che non è possibile che una persona si possa muovere in quel modo, beh, cazzo, stiamo giocando. E tu sei un grassone. Gnegnegne. E la palla è mia e se non vuoi giocare con le mie regole me la prendo e me la porta a casa. O ti adegui e fai solo finta di criticare, o stai muto. Che tanto io, grande scrittore, ce l’ho gli amichetti che mi apprezzano. E non sorridere. Che lo so che intendi con quel sorrisino. Che loro non criticano solo per rispetto e per non essere criticati. E poi perché è un gioco. Ah ah, comandiamo noi. Questa non è la realtà, e se continui ti ignoriamo. Yeah, sono proprio bavo quando faccio il duro e il superiore.”

    Spero per me che il post non mi si cancelli quando premo “invia commento”
    Spero per voi che il post si cancelli quando premo “invia commento”.

    PS mi scoccia rileggere tutto.

  5. @Davide.
    Ben fatto. per i motivi che sai. 😉
    @Cily.
    Penso che il tuo pezzo sarà più bello del mio, e non lo dico per ruffianeria. Lo penso sul serio.
    @Tutti.
    E’ solo un gioco.
    Divertiamoci in maniera intelligente .

  6. Scusa, io non sono “nel gioco” ma mi piace stare “al gioco” che così imparo un pò e magari un giorno potrei decidere di aggiungermi al gruppo di meravigliosi scatenati…
    Vorrei solo chiederti da cosa è scatenato questo post, sempre se non sono troppo invadente… 😉

  7. Cominciamo col lato tecnico…
    @Cily
    Si è detto tre-quattro giorni per scrivere.
    Da quando cominciamo a contare?
    Mah, cerchiamo di essere flessibli – se l’autore A posta il suo capitolo mercoledì mattina, l’autore B ha temnpo fino a domenica notte comunque.
    L’importante non sforare – siamo in 24, se ciascuno sfora di un giorno, allunghiamo la corsa di quattro settimane…
    Poi, come ho detto, se ci sono problemi, se ne parla e si risolvono.

    Passiamo al lato… bah, non tecnico…
    @Eddy
    In realtà questo post era lì per essere pubblicato a fine corsa, come spunto per fare un bilancio del lavoro svolto una volta messa la parola fine alla storia.
    Tuttavia negli ultimi giorni mi è parso che circolassero un sacco di opinioni su cosa sia Sick Building Syndrome, sulla piega che sta prendendo, sul sarà bello/sarà brutto/sarà insignificante.
    Perciò mi è venuta voglia di offrire una interpretazione “ufficiale”, per spiegare perché, comunque vada, sarà qualcosa di significativo.
    Anche per dare un po’ di fiducia a chi si sta facendo troppe preoccupazioni.
    Come diceva Lola Montez, “Coraggio, e mischia le carte”.

  8. Quando il gioco si fa duro, i duri tirano fuori calibri più grossi.
    Onestamente non ho idea di cosa scriverò quando arriverà il mio turno e già questo è assolutamente divertente. Penso che mi rileggerò le sette puntate precedenti e partirò a razzo con la prima cosa che mi viene in mente, in pieno delirio ludico. Ci sono così tanti spunti che mi mangio le mani (pun intended) per non averci pensato io per primo.
    Alla fine si tireranno le somme, come in tutti i progetti. Peccato solo non poterci bere qualcosa tutti insieme, sarebbe stata la ciliegina sulla torta.

  9. @davide

    Perfetto!Era più o meno come pensavo solo che volevo esserne certa. Insomma volevo essere sicura di non aver interpretato la regola come più mi conveniva visto che come ho scritto la disciplina non è il mio forte e invece una delle cose che il progetto ha di divertente è che sono “costretta” a fare del mio meglio in un tempo limitato.
    Non c’è nessun problema quattro giorni sono davvero tanti, riuscirò a fare tutto in tre, probabilmente!!

    @nick
    grazie per l’incoraggiamento, farò davvero del mio meglio anche se devo confessare che il genere horror non è il mio genere principale ma è anche per questo che trovo questo gioco assai entusiasmante e divertente. In questi giorni sono tornata a scrivere con molta più energia . Diciamo che nell’ultimo periodo mi ero un po’ assopita!

  10. Online il capitolo 4 a cura di Barney. 😉

  11. E la faccenda si complica… Eccellente contributo (ma sto cominciando a ripetermi).

  12. @ Davide.
    Come direbbe Paolo Bitta:
    Meglio abbondare che….
    meglio abbondare. 😉
    Un Nick insolitamente ironico e cazzabubbolare!:)

    E’ solo un gioco….è solo un gioco….è solo un gioco…..

  13. @Guardiano
    [il commento era rimasto in moderazione e l’ho visto solo ora]

    Ripeto più o meno di qua quello che ho detto di là – mi dispiace che il mio pezzo non ti abbia soddisfatto pienamente.
    Succede.
    Tuttavia, mi dispiace, ma io non ti devo una spiegazione di ciò che ho scritto.
    Io l’ho scritto.
    Ti piace, per i motivi che paiono a te? OK.
    Non ti piace, per i motivi che paiono a te? OK.
    Fine.
    Ma questa storia che io debba giustificare le mie scelte… spiacente, non funziona così.
    Libertà d’espressione, ricordi?

  14. Concordo coi punti che esponi tu. E anche con quello che espone Nick e che in fondo non è affatto meno importante: “è solo un gioco”.

    Aggiungo che la gente dovrebbe imparare a divertirsi. O re-imparare a farlo.
    Perché non stiamo rifondando l’ONU, né stiamo cercando una soluzione per la fame nel mondo.
    Ok, la scrittura è dannatamente importante, ma se non ci si diverte è meglio dedicarsi ad altro.
    Dico davvero e rilancio: lo stesso vale per la lettura.

    Esprimere critiche è sacrosanto. Ma se NULLA di quel che leggiamo ci piace più, se per qualunque cosa dobbiamo dire “io però l’avrei scritto meglio”, beh, secondo me è giunto il momento di smettere di leggere.
    O di cambiare genere.
    Io l’ho fatto col fantasy. Ho smesso di botto dopo aver letto troppe stronz*te, per anni e anni. Ora leggo più o meno un libro fantasy ogni due anni, scegliendolo per benino. Ed – hey! – me lo gusto.

    Alle stupidaggini sui circoli di amici, le pacche sulle spalle etc non rispondo.
    Il problema c’è, ma credo che occorrerebbe guardare in ben altre stanze, che non in questi nostri piccoli blog. Come se poi concordare su alcuni punti di vista sia per forza un comportamento mafioso.
    Allora la stessa cosa dovrebbe valere per chi idolatra altri blogger, apparentemente controcorrente e ribelli. O no?

    Che poi ciascuno la pensi come creda. In fondo, che m’importa?

    PS: scusa i vari OT.

  15. Tranquillo, sei uno del circolo degli amici, gli OT te li lascio fare 😀

  16. La gente invecchia quando smette di divertirsi. Ed io qui mi diverto un casino.
    Scrivendo assieme a voi, banda di masnadieri, ho imparato diverse cose.

    Scrivere a tempo non è così tragico, è una sfida.
    E stupendo andarsene in giro con fogli e foglietti sottolineati con le frecce qua e là, dover stilare una lista dei personaggi, tenere da conto lo STILE e le storie degli altri, è stato divertentissimo e difficile allo stesso tempo. Ma stimolante, tanto.

    Ho imparato che non è così semplice scrivere una storia horror senza cadere nei cliché del carteggio e delle pellicole pre-esistenti.

    Io sono pronta a rifare il giro, anche su altri temi.

    E aggiungo, come ho detto a Nick, che sarebbe bello a fine esperimento narrativo vedersi in una casa diroccata per invito a cena con delitto o senza.

    In ogni caso, è solo un gioco.
    Esaltante.
    Ed io sono una che si annoia presto e facilmente.

  17. Rispondo adesso perchè mi sto preparando per andare al lavoro.
    L’invito a cena con delitto o senza sarebbe fantastico, io e Venusia ci stiamo. Ora vi saluto, fate i bravi senza di me.
    Come direbbe Paolo Bitta: quando il gioco si fa duro…il gioco si fa duro.
    @Davide.
    Cioè fammi capire , avevi pensato Oberwalder come una donna?

  18. @
    Dai, Nick… non mi pare questo il momento di imporgli un ruolo sessuale, no? 😉
    Mi saebbe piaciuto lasciarlo in sospeso, e vedere cosa avrebbero fatto gli autori successivi.
    Poi mi è sfuggito un “lo” a una spanna dalla fine, e quindi, per questa volta no.

    @Lady
    Vogliamo i dettagli sul corso di autobiografia.
    Quanto al futuro, non mettiamo limiti alla provvidenza.

  19. Il corso di autobiografia è stato illuminante, soprattutto sui miei “errori ricorrenti”.
    E’ stato tenuto da Anna Lamberti Bocconi, a Lanzo d’Intelvi, vicino al Lago di Lugano. Due giorni intensissimi, dal punto di vista umano e letterario.
    Ho imparato moltissimo sulla mia scrittura. Ho più fiducia in me stessa, so cosa NON devo fare, soprattutto. E’importante, è stato vitale per scrivere il mio capitolo su Sick Building Syndrome, mantenere il tono, trattenersi per non dire troppo, lasciar spazio agli altri, rispettare la coerenza.
    Il corso, a parte il pretesto autobiografico,pur interessantissimo è stato una lezione VERA, seria, sulla scrittura.
    Non giudizio sullo stile, ma consigli su come rendere efficace la scrittura.

    (però…Davide…tu non commenti l’idea del vedersi a fine esperimento per cena con ammazzamento bistecca e pulp insalata…!!)

  20. Ho detto non mettiamo limiti alla provvidenza, per il futuro.
    La Notte delle Bistecche Assassine potrebbe anche essere divertente.

    Ne riparleremo.

    Intanto, bello che il corso sia stato utile e divertente.

  21. Io sto rimanendo indietro pure con la lettura dei capitoli e della lunga fila di commenti che ognuno di essi genera, quando arriverà il mio turno dovrò fare un tour de force per rimettermi in pari:)

    Fortunatamente il mese prossimo dovrei avere più tempo libero, così magari riuscirò a non diventare la portata principale alla cena delle Bistecche Assassine.

  22. Comunque…per gli “anonimi” senza account google o blogger o altro non è possibile commentare.

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