strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Due sole chiavi

19 commenti

Trovo questa frase pubblicata da Caitlin Rebekah Kiernan, e mi pare che centri in pieno un sacco, ma proprio un sacco di problemi.
E di soluzioni.

Se avessi un figlio – che non ho e, nel bene e nel male, non avrò mai – gli o le insegnerei questo: ci sono due cose, solo due cose che devi imparare, ed avendole imparate sarai in grado di fare qualunque cosa tu desideri. Oh. Potresti non essere in grado di guadagnarti da vivere con qualsiasi cosa tu desideri. Ma avrai i mezzi intellettuali. Impara a leggere e impara la matematica, ed il mondo potrà, in teoria, essere tuo.

Beh, lo sottoscrivo in toto.
Io ho imparato a leggere bene fin da subito.
Con la matematica è stato un po’ più complicato.
Ma senza queste due chiavi, dove sarei ora?

Che bello sarebbe poi, se ci spiegassero che la matematica e la musica sono due espressioni diverse dello stesso linguaggio!
Leggere, far di conto e suonare.

L’altro giorno, la nipotina del mio vicino di casa aveva scovato chissà dove un flauto dolce, uno di quelli di plastica che si usano a scuola.
Un flauto dolce, un flauto a becco, un soprano.
Uno strazio, per un lungo pomeriggio.
Eppure non dovrebbe esserci uno strumento più semplice.

Ma a voi hanno insegnato a suonarlo?
A scuola, intendo.
La mia insegnante di musica alle medie mi fece odiare il dannato strumento.
Ciò di cui mi resi conto, anni dopo, studiando il traverso da autodidatta, è però che la povera ragazza non mi diede mai nessuna informazione su come suonare il dannato affare.
Ci venne detto di comperarlo, ci venne mostrata una tabella con le diteggiature, ci venne fatto copiare uno spartito su un quaderno.
Non ci venne insegnato a leggere le note, non ci venne insegnato nulla di ritmo, scansione…

Pensate se l’insegnate di matematica e l’insegnante di musica fossero state in grado di comunicare.
Fra loro, oltre che con noi.

Invece, alla non più tenera età di venticinque anni mi ritrovai a dover imparare la matematica per conto mio (anche l’università non è che avesse aiutato moltissimo) e, nel tempo libero, ad imparare a leggere la musica, ed a suonare uno strumento.
Imparai da dei manuali eccellenti.
Se non avessi imparato a leggere…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “Due sole chiavi

  1. Eccellente e sottoscrivo in pieno. Io ho imparato da autodidatta la chitarra quando avevo 13-14 anni e l’ho suonata fino a una quindicina d’anni fa. Solo ad accompagnamento, s’intende; era mio fratello che andava di giri di blues anche sui palchi. Leggere e scrivere sono vitali come l’aria, l’acqua e gli spaghetti al pomodoro. A volte mi ritrovo a pensare che, probabilmente, senza aver imparato a leggere e a scrivere (soprattutto a leggere) non avrei imparato neanche a pensare con la mia testa, perché ci sarebbe stato qualcuno che l’avrebbe fatto per me.
    Temistocle

  2. sono andato alle elementari che già sapevo leggere grazie alle mitiche lettere magnetiche da frigorifero 🙂

    la matematica è stata però sempre un problema e lo è tuttora.

    A me un po’ il flauto dolce l’hanno insegnato alle medie e anche io mi sono cimentato nel traverso a 15 anni, riuscendo a farmi cacciare dalla banda cittadina (dove mi insegnavano gratis) e a far sanguinare (non scherzo) l’arcata sopracciliare destra del mio maestro. Batteva il tempo sul leggio con un’asticella d’ottone e si arrabbiò tanto con la mia incompetenza che l’asta gli sfuggì di mano e gli spaccò il sopracciglio. L’ultimo mio ricordo musicale è lui che si copre la faccia con la mano, il sangue che gli cola tra le dita copioso come se avesse preso un diretto sul ring, e urla VAI VIA MOSTRO DELLA MUSICA!

    Ho venduto il flauto traverso.

  3. “Mostro della Musica” però è grande.
    Da far mettere sui biglietti da visita.

    Io il mio flauto l’ho acquistato di seconda mano.

  4. Ho iniziato a leggere presto, e con la matematica non ho mai avuto problemi. Però la musica…

    Come si riesca a suonare un qualsiasi strumento per me è sempre stato un mistero.
    Forse per questo motivo ho sempre avuto rispettosa ammirazione nonché una certa soggezione per la categoria dei musicisti.

    E sì. il flauto me l’hanno fatto suonare pure a me. Ma se i risultati son stati nulli non imputerei la colpa solo alla prof (o al prof, non ricordo nulla di quelle lezioni di musica, nemmeno il sesso dell’insegnante…)

  5. Aggiungo una terza (o quarta) abilità fondamentale: accendere un fuoco. Lettura, matematica, musica e tecnologia.

  6. Mia moglie suona il pianoforte. Mia suocera il pianoforte. Mio suocero e` diplomato al conservatorio.

    Invece io riesco a malapena a suonare il campanello (mia moglie dice che suono male anche quello :)).

  7. La potenza oscura del nostro apparato istruttivo è proprio quella di riuscire a far odiare la lettura e la matematica…

  8. In effetti, se desiderassero farlo apposta non ci riuscirebbero altrettanto bene.

  9. Al contrario: sarebbe molto semplice far amare un po’ di più la lettura (la matematica è un po’ più duro), basterebbe metterci un po’ di passione e l’ABC della psicologia. Invece spesso e volentieri insegnanti e professori fanno passare il concetto che lo studio è una cosa obbligatoria, non utile, men che meno piacevole…
    Il mio insegnante di italiano alle medie ci faceva leggere – oltre ai classici – il Giallo Mondadori e anche qualche Urania. Manco a dirlo ne è uscita una classe appassionata di lettura, e anche un po’ di scienze 😉

  10. Ehm… non voglio fare sterile polemica, però, Alex, non ci trovi qualche contraddizione tra questa affermazione “La potenza oscura del nostro apparato istruttivo è proprio quella di riuscire a far odiare la lettura e la matematica…” e questa; “Il mio insegnante di italiano alle medie ci faceva leggere – oltre ai classici – il Giallo Mondadori e anche qualche Urania. Manco a dirlo ne è uscita una classe appassionata di lettura, e anche un po’ di scienze“?

  11. Perché contraddizione, scusa?
    Ovviamente – e per fortuna – ci sono liete eccezioni!
    In compenso, per confermare ciò che ho detto nel mio primo messaggio, in prima e seconda superiore ho avuto una professoressa di storia e lettere che odiava insegnare. Lo faceva in modo meccanico, robotico, infatti era impossibile appassionarsi a ciò che spiegava.

  12. Se riesco ancora a suonare tutta “Good morning starshine”, da Hair, sul basso, posso fare a meno delle disequazioni trascendenti, che invece mi sono sempre state sulle scatole? 🙂

  13. Ah, qui nessuno è obbligato a fare nulla, se non vuole.
    Ma in fondo si tratta di perdersi una parte della festa…

  14. Avere un professore che sappia trasmettere la materia è tutto: io sono arrivato in terza superiore che odiavo la grammatica; sono uscito dalla quinta che mi leggo testi di lingustica. Mi fermavo durante gli intervalli, a parlare d’Italiano. Tutto grazie al professore del triennio, che è stato in grado di trasmettermi la materia di là dalle regole (sì: ogni volta che ricevete un commento in cui parlo dei refusi dovete ringraziare/maledire lui; se tendo a notarli anche senza cercarli, dipende anche da quello).

  15. @ Alex: la contraddizione sta nell’additare il sistema scolastico quale responsabile dell’odio generalizzato verso lettere e numeri, per poi indicare negli stessi membri del sistema scolastico i fari che hanno illuminato il tuo percorso individuale.

    E no, non credo che professori come il tuo siano eccezioni. Ci sono, e secondo me sono uniformemente distribuiti nel tessuto scolastico nazionale. (Così come lo sono i professori cialtroni, eh!)
    Ma non credo siano loro a fare la differenza.

    Io sono convinto che per i ragazzi che frequentano elementari e medie (è a quella età che generalmente si scoprono i libri) siano le famiglie le maggiori responsabili del rapporto tra fanciulli e lettere, tra fanciulli e numeri.
    La scuola non farà che modulare questo rapporto, ma non è in grado né di crearlo né di distruggerlo.

  16. L’obiezione è interessante, ma la condivido solo in parte.
    Tutto parte dalla famiglia, questo è vero. ma i genitori sono sostituiti (spesso in maniera “pesante”) da insegnanti e professori negli anni più sensibili della maturazione. Io credo – non dico che sia così, ma è il mio pensiero – che proprio dai membri del sistema scolastico dipenda buona parte della nostra istruzione.

    Mio padre non ha mai letto un libro (erano altri tempi, era una persona di azione e di lavoro, non di pensiero). Mia madre si è sempre limitata ai romanzetti da edicola e a certe riviste femminili. Io ho acquisito l’amore viscerale per la lettura in ambiente scolastico. In primis dagli amichetti con cui ci scambiavamo i primi librogame e il libri di Salgari, e poi grazie a un paio di illuminati insegnanti (che spiccavano nel piattume generale).

    C’è da dire che la mia famiglia non ha mai osteggiato questa mia passione, nel senso che se chiedevo in regalo un libro, me lo regalavano, senza cercare di ripiegare invece sul pallone da calcio o sulla Playmobil. Ma di certo non ho acquisito questa passione per loro insegnamento, o per trasmissione genetica.

    Ma forse non esiste una regola adattabile come generale e funzionale alla maggior parte dei ragazzini.

  17. non so cosa ne pensiate, ma ho conosciuto persone che escono dalle scuole Steiner dove la musica è materia fondamentale e sono sempre favolose… certo, quel metodo necessita di soldi ed ha un approccio probabilmente aristocratico ed antidemocratico. Però la differenza si vede.

  18. Non conosco il metodo steineriano a fondo (ma ho un amico che ha insegnato in una scuola steinerina), ma credo che per lo meno nei principi generali non costerebbe molto di più impostare la scuola pubblica secondo quei criteri.
    È una questione di scelte – da noi si sino privilegiati altri metodi.
    Però sì, una punta di elitarmo il metodo steineriano ce l’ha.

  19. Leggere so leggere (ho imparato sui Topolino di mia sorella a cinque anni), contare so contare (anche se i numeri mi provocano meno piacere delle lettere), suonare non so suonare. E mi secca.
    Da un pò di tempo nella mia things-to-do-before-i-die list si è insinuata la voce learn to play guitar. Ma la lista è decisamente troppo affollata, chissà se questa sarà una delle cose che riuscirò a fare davvero.

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