strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Oriental Stories

5 commenti

Si parte con la copertina.
Che è riprodotta qui di fianco, ed è di J. Allen St. John.
Poi, subito, una pubblicità a tutta pagina – la National Television, Talking Picture and Radio School di Los Angeles mi offre un corso di 4 mesi in California, per entrare nell’eccitante mondo dello spettacolo come tecnico del suono; basta ritagliare il coupon e spedirlo – e in omaggio mi mandano anche un libro!
Poi, a pagina due, l’indice – che, uno dice, caspita:

  • The Dragoman’s Jest, di E. Hoffman Price e O. A. Kline
  • The Dancer of Djogyakarta, di W. H. Miller
  • The Mystic Rose, una poesia di Hung Long Tom
  • Tsang, Accessory, di J. W. Bennett
  • Honor of a Horse Thief, di S.B.H. Hurst
  • The Sowers of Thunder, di Robert E. Howard
  • Broken Honor, di H.E.W. Gray
  • The Dance of Yesha, di Grace Keon
  • El Hamel, The Lost One, di G.G. Pendraves
  • The Snake Strikes, del tenente Edgar Gardiner
  • Il Souk – chiachiere con i lettori

A pagina tre, una pubblicità tutta pagina della Confraternita Rosacrociana mi promette il potere di dare corpo alle imagini nella mia mente; basta ritagliare il coupon e spedirlo – e in omaggio mi mandano anche un libro!

Leggere la replica anastatica del numero di Oriental Stories dell’Inverno 1932 fa uno strano effetto.
Un po’ perché si tratta di leggere le storie nel loro ambiente originario – con le illustrazioni (ogni storia ha almeno una tavola a mezza pagina), le pubblicità, il modulo da spedire indicando quali storie ci sono piaciute di più, le lettere dei lettori, le anticipazioni del prossimo numero.
Un po’ perché il mix non è quello di una normale antologia – ok, c’è il tema generale, l’Oriente, ma qu andiamo dall’Asia all’Africa (beh, ok, è un oriente molto ampio), dall’epoca delle crociate alla contemporaneità, dal poliziesco alla storia d’amore, pur sempre con un elemento avventuroso.
Persino la poesia!
Ve li vedete Urania, o Segretissimo, che pubblicano una pagina in versi?
È quasi un’esperienza ecologica – non si osservano i singoli individui, ma l’ambiente nella sua totalità, i rapporti specifici, le forze in gioco.

E ci sono un sacco di autori sconosciuti.
Perché, onestamente, i due pesi massimi del volume – la storia di Hofman Price e la storia di Howard – li ho già letti.
Sono racconti eccellenti, ed ampiamente antologizzati.
È vero, qui sono grezzi, senza gli editing successivi che l’antologista ha triovato necessari.
Ma chi è quel Gardiner che ci tiene a mettere la dicitura “tenente” prima del proprio nome, e che scrive una storia di avventura indiana in fondo piacevole, anche se un po’ legnosetta?
Che ne è stato di G.G. Pendraves, perpetratore di in fondo leggibilissimi polpettoni romantici in salsa alla legionaria?

E poi è l’idea in se.
Che, per dire, io domani parto, vado da un editore e gli propongo una rivista intitolata Storie Orientali, in cui raccolgo storie di predoni del deserto, di loschi trafficanti di Shaghai, di danzatrici balinesi, di contrabandieri d’oppio e di giustizieri solitari, e per di più con una rubrica della posta che si chiama Il Suc.
Non si può più fare.
Ci sono i cliché razziali.
C’è la discriminazione di tutti i colori e le forme.
C’è che si incacchiano tutti su tutto lo spettro – per i contenuti violenti, per il pericoloso relativismo, perché si offende l’Islam, perché si fa propaganda islamica, perché le donne sono ridotte a sagome bidimensionali, e per di più fanno cose “da uomini” che le donne non dovrebbero fare, perché si inneggia al militarismo, perché si critica l’esercito…
E la pubblicità dei Rosacrociani!
Io lo penso, una rivista così, e già Borghezio mi sta croccifiggendo il gatto per protesta, mentre dietro di lui una marmaglia inferocita agita fiaccole e forconi.

E non parliamo del numero successivo di Oriental Stories – che ha una donna seminuda in copertina (Margaret Brundage colpisce ancora) e per di più un idolo indù sullo sfondo!

Che razza di dannati bacchettoni siamo diventati.
O forse è così che vogliono farci sentire.

Di sicuro, questa delle repliche anastatiche dei vecchi pulp è un’esperienza da ripetere.

Ho amici che collezionano pulp autentici – diafane riviste che si sbriciolano al solo guardarle, e che costano una barcata di danari.
La ristampa anastatica della Wildside costa circa 10 euro – che confrontate con i 25 centesimi del prezzo di copertina del ’32 sono un sacco di soldi ma, riflettiamoci, una volta ogni tre mesi si può anche fare.
Peccato non potersi più iscrivere al corso di ipnotismo pubblicizzato in fondo alla rivista:
nel 1932, il potere di influenzare gli altri era a porata di mano: bastava ritagliare il coupon e spedirlo – e in omaggio vi mandavano anche un libro!

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Oriental Stories

  1. Proprio l’altra settimana stavo consultando il catalogo delle repliche per comprare un numero di “Magic Carpet”, la reincarnazione di Oriental Stories: purtroppo mi risulta che non ebbero molto successo negli anni ’30…misteri del mercato!

  2. Eppure io mi ricordo di aver letto delle poesie incredibilmente brutte, in appendice di Urania. Molti, molti ani fa, ovviamente.

  3. Pingback: Fantasie Orientali « strategie evolutive

  4. Pingback: Fantasie Orientali | Italian Sword&Sorcery

  5. Pingback: Fantasie Orientali – Hyperborea

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