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La Bibbia di VanderMeer

7 commenti

Le poste hanno pasticciato come al solito, e la mia prima copia di The Steampunk Bible, di Jeff VanderMeer e S.J. Chambers è ritornata al mittente.
Ma ora, con un paio di settimane di ritardo, una copia è finalmente in mio possesso, e l’impressione ricavata da una prima, superficiale lettura è – wow.

Secondo volume enciclopedico sul genere e sulla sottocultura steampunk, il volume di VanderMeer compensa il ritardo rispetto al volume di Barillier (ne abbiamo parlato qui) con una presentazione decisamente più spettacolare.
L’hardback pubblicato da Abrams Image è riccamente illustrato a colori, ed affronta il genere viaggiando su due binari – uno strettamente storico ed uno tematico.
Probabilmente più americanocentrico del volume francese (ma con spazio per interessanti osservazioni sul giappone, ad esempio),  il testo di VanderMeer si giova degli interventi di alcuni esperti del settore per approfondire alcune sfaccettature del fenomeno – da Jake von Slatt a Libby Bulloff a Scott Westerfield, a Jeff Nevins.
La veste grafica è sontuosissima, l’atttgiamento sufficientemente ironico da mantenere la lettura su livelli di scorrevolezza piuttosto elevati.
Pur coprendo lo stesso terreno del volume francese, il nuovo manuale dello steampunk tratta gli argomenti con un taglio differente – non necessariamente più sbrigativo, non necessariamente più superficiale.
Certo, mancano un paio di autori proto-steampunk essenziali, ma in compenso si dedica ampio spazio agli autori delle vecchie dime novels americane – come si diceva, accentuando il taglio americanocentrico del volume.
E compare prominentemente Poe, come creatore della prima formula narrativa fantascientifica.

La veste grafica del volume conferma come l’elemento grafico o visuale dello steampunk sia dominante nel definire il genere.
Il volume è una meraviglia anche solo da sfogliare, con 150 immagini a colori per poco più di 200 pagine.

Non manca – ed è la benvenuta – una espansione web del testo, che attraverso un sito internet va a toccare quegli argomenti che – per differenti ragioni – non sono riusciti a trovar posto fra le due copertine molto ottocentesche del libro.

L’unca perplessità è derivata dall’assenza di qualsiasi riferimento esplicito alla sfera ludica – niente videogiochi, giochi da tavolo o giochi di ruolo.
Il che è estremamente curioso.
Il volume di Barillier dedicava, in effetti, un capitolo piuttosto polposo all’argomento.
Possiamo imputare questa mancanza ad una decisione (di quale natura?) a livello editoriale, o semplicemente ad un pregiudizio degli autori.

Questa mancanza ci porterebbe ad assegnare un paio di punti in più al volume di Barillier, che però ha lo svantaggio non indifferente di essere disponibile solo in francese.
Il match ideale si conclude quindi in quasi perfetta parità – e si presume che un appassionato del genere alla fine se li procuri entrambi, e ne faccia tesoro.

Ma a parte queste fisime, il testo rimane consigliato – non fosse altro che per il fatto che è splendido a vedersi, e sullo scaffale fa una gran bella figura.

Rimane il dubbio – la a pubblicazione di una “Bibbia” porterà ad un irrigidimento del genere?
Si userà questo testo come discriminante?
Certo, vi è una forte aria di ortodossia in questa bibbia, e il rischio che si arrivi a dire che se non è qui dentro non è steampunk esiste.
L’autore stesso pare voler disinnescare questo rischio, ma il pubblico, notoriamente, ha un proprio uso per certe cose.
Staremo a vedere.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “La Bibbia di VanderMeer

  1. Ma che bella rece, me la sono proprio gustato.
    Ecco ora se a Natale non sai che regalo fare ad un paio di amici, due a caso: tipo il Sig. McNabbo o il Sig. Nick ora sai cosa regalargli per farli felici. 🙂

  2. Ma guarda… e io che pensavo di favi cosa gradita regalandovi un mio ebook…😉

  3. Uhm, apprezzo lo sforzo di ragionare-discettare su un genere narrativo ma temo le classificazioni come foriere di gabbie. Non mi piacciono tanto le regole fisse in ambito artistico, sembra di avere o non avere il bollino di una marca di banane.

  4. In effetti il rischio è proprio quello.
    Ma il testo di VanderMeer – così come la sua conroparte francese – non sono tanto classificativi o tassonomici quanto storici o critici (nel senso buono).
    Ciò che si intende creare è più un linguaggio critico ed una base di concetti condivisi che non una rigida classificazione (che rimane comunque un momento quasi ludico – e si cercano di distinguere il gaslight romance dal manner-punk.)
    Uno deigli elementi pù interessanti – più evidente in vanderMeer, meno in barillier – è l’interesse suscitato dallo steampunk al di fuori dell’ambto fantastico o fantascientifico.
    Se giocata bene, potrebbe essere l’occasione buona per attirare critici seri e commentatori esterni al fandom, e creare qualcosa di un po’ più ampio.
    Forse.

  5. Non so se lo leggerò mai, certo che a vederlo è proprio figo…

  6. Sì, l’impatto visivo è da urlo.

  7. L’impostazione grafica mi sembra davvero da paura.
    Che possa diventare una gabbia è indubbio. Ma è anche vero che non occorre prenderlo poi come un punto d’arrivo definitivo, semmai come una pietra miliare da cui partire per tracciare altre strade.

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