strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Prigionieri dell’universo perduto

10 commenti

Carrie è una giornalista televisiva che cura una trasmissione sulla pseudoscienza.
Dan è un elettricista.
Per motivi lunghi a spiegarsi, i due si ritrovano nella villa-laboratorio del dottor Hartmann (e già marca male, perché ha quelle due n che fanno tanto scienziato pazzo) quando una scossa di terremoto li fa cascare nella macchina per la trasmissione della materia inventata dallo scienziato.
Si ritrovano così in un universo parallelo.
Probabilmente l’universo parallelo dove vanno a morire le cattive idee per un film di fantascienza.
Fra pigmei cannibali psicotici, trogloditi dal cuore d’oro, elfi verdi, uomini pesce di palude e un assortimento di creature da mezza tacca che paiono rubate a una brutta partita di D&D, i nostri eroi dovranno affrontare il mavagio Kleel, e tentare di tornare nel nostro universo.
E magari smetterla di battibeccare in maniera insopportabile.

Non è facile mettere insieme un film che venga poi definito

cinematografia incompetente al suo peggio

ma Terry Marcel, peraltro reduce dal mediocre ma gradevole Hok the Slayer, ce la mette tutta, e riesce.

Prisoners of the Lost Universe, del 1983, è una catastrofe.

Il film, interpretato da Richard Hatch (famoso come protagonista di Galactica) e Kay Lenz (volto noto di tanta TV anni ’80), è quanto di più sgangherato si possa concepire.
Trama inesistente.
Colpi di scena patetici.
Interpretazioni da filodrammatica di provincia sotto gli effetti di dosi massicce di alcoolici.
Effeti speciali da dopolavoro ferroviario.
Effetti sonori “spiritosi” rubati ai cartoni animati.

Si salva solo John Saxon, colossale attore di serie B che qui domina incontrastato, in pelliccia e tutina rossa, nel ruolo del cattivissimo Kleel (che nome scemo).

E c’è una sola scena divertente, che dura forse dieci secondi.

Tutto il resto – come dice il poeta – è noia.
E sì che l’idea di partenza, per quanto scema, non sarebbe poi neanche stata male.
Sarebbe stato un discreto pilot per una serie televisiva destinata a morire dopo una stagione, ma non sarebe stato male.

Per aggiungere ridicolo al ridicolo, qualcuno nella segreteria di produzione combinò un pasticcio con moduli e permessi, per cui il film risulta ora essere di dominio pubblico.

Potete scaricarlo dall’Internet Archive e guardarvelo, magari in una calda notte estiva, sorbendovi un chinotto gelato.
Vi farà schifo uguale, ma sempre meglio che farsi divorare dalle zanzare.
Probabilmente.

PS: la pellicola è talmente sfigata che non ha neanche un trailer – ma i fan (chiamiamoli così) ne hanno fatto uno in cantina…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Prigionieri dell’universo perduto

  1. John Saxon, uno degli attori più gentili dello star system. Tra parentesi è uno deit anti italoamericani di Hollywood, col nome cambiato per poter lavorare.
    Il fatto che la pellicola sia di dominio pubblico è un segno di superficialità bello è buono. Per quanto possa ricordare capitò solo un altra volta, con NIGHT OF THE LIVING DEAD di Romero, ma quello almeno è stato un successo mondiale.

  2. Ce ne sono altri.
    Sciarada, con la Hepburn e Cary Grant, ad esempio.

  3. Adoro il trash estremo, se preso a piccole dosi. Mi piace soprattutto il trash che si prende sul serio, ossia quello involontario. Di solito eravamo noi i maestri in questo campo.
    Prigionieri dell’universo perduto mi manca, ma a questo punto mi farò scrupolo di recuperarlo.

    Tra l’altro, non so se è un caso, una moda o che altro, ma vedo che nei megastore stanno sbucando un sacco di DVD (tutte nuove edizioni) di b-movie di fantascienza e avventura degli anni ’50-’60-’70. Alcuni titoli sono improponibili, roba che non passano in TV dai tempi di Nixon. Eppure, boh, sembra che ora stiano tornando di moda.
    Non che mi dispiaccia, eh.

  4. Un’occhiata gliela si dà.
    poi, è vero, ci son cose improponibili.
    Però, sulla quantità, talvolta qualcosa si trova.

  5. Forse più che un chinotto opterei per una bottiglia ghiacciata di vodka.
    Da quello che poco che ho visto che dire… ah si:
    ommioddio!

  6. Io eviterei sostanze che possano in qualche modo portare ad una perdita di controllo – o anche solo favorire degli incubi.

  7. Film visto su youtube e… di trash film ne ho visti tanti: rozzi, fatti con pochi mezzi, con trame ridicole o con effetti “ultraspeciali”, pure qualcosa di bello l’avevano, invece questo è solo brutto.
    Comunque a suo modo è una vera perla, si sfiora la bruttezza assoluta.

  8. Esattamente.
    Non si può neanche tacciare di essere un film fatto con pochi soldi – c’è gente che con lo stesso budget ha fatto non dico capolavori, ma pellicole piacevoli.
    Questo invece è proprio solo brutto.

  9. Sarebbe perfetto per un gioco di miniature. In teoria se è nel public domain… ci faccio una pensata.

  10. Beh, sì… diversi tipi di creature, una serie di oggetti da recuperare e missioni da compiere…
    Io in effetti avevo considerato l’idea di base per uno scenario di GDR…

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