strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Meno ISO9000, più HAL9000

8 commenti

Tre avvenimenti concomitanti e non collegati portano da una libreria alla blogsfera passando per un american bar, e sono all’origine di questo post.

Alla voce “progetti personali” – ho un nuovo/vecchio racconto in macchina.
Titolo di lavorazione L’Ultima Corsa (ma cambierà, ne sono sicuro).
Fantascienza.
Quella che piace a me – fantascienza hard, con un sacco di personaggi e di cose che capitano, anche con un po’ di politica.
Beh, un bel po’ di politica, probabilmente, ma senza farlo diventare una storia programmatica.
E un bel po’ di tecnologia e scienza.
Una cosa ambientata quindici minuti nel futuro e, per mia indole e inclinazione, una storia ottimista.
Perché in noi maledette scimmie egocentriche io un po’ di fiducia ancora ce l’ho.

Vedremo cosa ne verrà fuori.

In effetti l’outline era lì ferma da parecchi mesi.
Poi, giovedì passato, mi sono trovato a chiacchierare con Massimo Citi, come facevo molto più spesso quando stavo a Torino e nella sua libreria ci passavo una volta la settimana.
Si hiacchiera di racconti, ci si scambia pacche sulle spalle per l’esito più che buono di Sick Building Syndrome, e poi si discute dei piani futuri.
Entrambi abbiamo una storia di fantascienza in macchina, entrambi abbiamo una gran voglia di scrivere fantascienza.
Ma poi chi ci legge?, ci diciamo.
Perché l’impressione è che ci sia una grande disaffezione nei confronti del futuro, e della fantascienza che quel futuro lo visita, lo rigira, lo materializza.

Poi però, due sere dopo, mi trovo a bere un Mirtillo special (il mirtillo, si sa, fa bene alla vista) in un posto che conosciamo noi, con l’amico Fulvio Gatti.
Fucina di idee, macchina per generare progetti, Fulvio.
E non crede neanche che non ci sia un pubblico, per la fantascienza.
Ma certo, lui guarda dal punto di vista dello sceneggiatore, del cinematografaro…
Si discute di un paio di progetti in corso, e la storia che ho lì ferma, che avrei voglia di scrivere e che finora non ha avuto grandi motivi per venire alla luce, casca sul tavolo.
Fulvio la crivella di colpi obbligandomi a tappare tutte le falle, e un paio di situazioni che mi lasciavano un po’ perplesso si risolvono.
Per cui torno a casa e nel cuore della notte, ebbro di Mirtillo special, comincio a martellare la tastiera.

E poi salta fuori su Malpertuis (e dove, sennò?), una discussione collaterale sulla capacità della fantascienza di toccare temi mauri e indurre perciò una riflessione nel lettore, rispetto ad un fantasy letto come sostanzialmente (anche se non esclusivamente) escapista.

Sul confronto SF vs Fantasy, i miei commenti sono di là sul blog di Elvezio.
Ma l’intera discussione, anche alla luce delle discussioni precedenti, mi porta ad una riflessione che di là ho definito eretica, e che mi piacerebbe espandere qui di seguito.
Tipo pork chop express, per capirci.
Pork chop express fantascientifico e ottimista.

Negli ultimi anni – sarebbe facile dire dal settembre del 2001 – la fantascienza ha subito una sorta di contrazione.
Questa contrazione è – per molti versi – più percepita che reale, per lo meno nell’ambito del cartaceo, a scala globale.
L’Italia come sempre fa caso a parte, ma restiamo globali – perché ciò che accade nel ondo, per quanto distorto, si riflette qui da noi.

Il campo in espansione è palesemente il fantasy.
Rientrano nell’ambito del fantasy i film di maggior successo degli ultimi anni, è fantasy (più che horror) da una parte il baraccone dei vampirelli innamorati, e dall’altra la recrudescenza zombesca.
Pragmaticamente, gli altri media si allineano – c’è molto fantasy in TV, c’è molto fantasy sugli scaffali.
Lasciamo perdere il fatto che tanto CSI quanto Doctor House sono a tutti gli effetti fantascienza – il genere ha vinto, Mama We’re Al Trekkies Now, è prossimo il nerdmageddon e chissà che altro.
Concentriamoci sul prodotto puro e no adulterato.
La fantascienza venduta come tale è in contrazione.
E anche le pellicole fantascientifiche hanno avuto un successo talmente effimero, da non restare come modelli.

Ed i modelli classici, che dio li benedica, hanno i loro Tie-in ufficiali.
Star Wars, Star Trek, Doctor Who

Questa assenza di modelli nuovi e influenti comporta – io credo – una curiosa libertà.
Non esistendo più grossi fenomeni mediatici ai quali allinearsi, gli autori di fantascienza hanno nuovamente la libertà di giocae le carte che vogliono.
Difficilmente un editore dirà loro “Scrivimi una storia come…”
Perché quel come resta in bianco.

Scrivimi una storia come World of Warcraft.
Producimi il nuovo Harry Potter.
Hai presente Il Signore degli Anelli? Eco, così…
Gli zombie tirano, fammi una storia di zombie.
Il tuo romanzo sugli gnomi innamorati non è male, ma se fossero vampiri tirerebbe di più.
I vampiri sono out, il futuro sono gli angeli…

L’elemento commerciale vive spesso di emulazione.
Non c’è in questa mia affermazione alcun giudizio morale.
Però, quando non c’è un modello chiaro da emulare, si è liberi di divertirsi.

Il lato negativo della faccenda, ovviamente, è che diventa più difficile arrivare sul mercato.
Ma qui si casca nella solita storia – le riviste, le case editrici, gli ebook, l’autopromozione…
In termini di scrittura, di libertà di sperimentare al di fuori di certe gabbie, l’attuale status “di nicchia” della fantascienza (una bella nicchia ampia e comoda, badate bene), permette di rimettere l’inventiva in primo piano, di mettere su carta anche quelle idee che non sono ancora state collaudate.

La presenza di certe tendenze – il neo-pulp, lo steampunk, il dieselpunk, il retrofuturismo e mille altre etichette – se gestita con intelligenza, può trasformarsi da gabbia in trampolino.
Perché è vero, posso conformarmi al sottogenere e seguirne pedestremente le parole chiave, ma posso anche conoscere il sottogenere, acquisirne certe sensibilità, e poi proporre la mia elaborazione, la mia idea.
Il mio sottogenere, se proprio mi scappa.
Basta insomma con Pinocchio rifatto in versione dieselpunk o Alice in versione retro chic.
Andiamo oltre i costumi e l’estetica, e cerchiamo qualcosa di più importante.
Possiamo farlo.
Proprio perché ci filano in pochi.
Anche se una fetta consistente del fandom è composta da reazionari che vogliono l’ennesima ristampa di Asimov.
Quelli si lamenterebbero comunque.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Meno ISO9000, più HAL9000

  1. Guarda il Survival Blog, dimmi se non era un messaggio chiaro quello. In realtà io non credo ci sia UNA nicchia ma N nicchie contigue, data la parcellizzazione assurda di generi e sotto generi. Il che ci mette a disposizione tanto spazio, in tutti i sensi. Scrivi!

  2. Indubbiamente il Survival Blog ha segnalato che i cliché esistono per essere sovvertiti – e che c’è fame di storie diverse.
    Concordo sulle nicchie contigue – che vanno a formare una super-nicchia così ampia che nicchia non lo è più.

    Sullo scrivere – per le prossime 24 ore dovrò vedermela con Microscopio – Il Ritorno.
    Poi, ormai cieco e lacrimante, detterò le mie storie ad una procace e disponibile segretaria.
    O magari due.
    (sì, credici, a questa 😉 )…

  3. Perchè non tre?
    Se proprio dobbiamo sognare, facciamolo almeno in grande. 😉

  4. Beh, in effetti… una bionda una bruna e una rossa, per dire. 😀

  5. Ricordati di urlare “Sotto a chi tocca!” ; )

  6. Non sono un gran fan delle storie “ottimiste”. Proprio per questo so apprezzarle maggiormente quando sono ben scritte e sanno sorprendermi.
    Perciò: sorprendimi 😀

    Prevedo ottime cose nella nuova stagione. Ci sono tutti i motivi per chiedere all’estate di levarsi alla svelta dalle spalle, che abbiamo un po’ da fare.

    Le considerazioni che fai sul binomio mercato/narrativa le condivido in buona parte.
    Per quel che ci riguarda siamo nicchie, ma non poi così piccole.
    La Rete ci fa uscire dal vecchio stereotipo dei fanzinari che stampano fotocopie nello scantinato. E’ tempo di evolverci da carbonari a entità forte, libera, identitaria.

    (applausi, sipario. Eventualmente pernacchie.)
    😉

  7. Ciao,

    è da due settimane che cerco di contattarti. Ho provato sui due indirizzi. Ma arriva qualcosa? Sei tu che non rispondi? Per favore chiariamo questa cosa, peché è urgente!
    ‘Notte, E.

  8. @Enzo B
    Ricevuto, risposto – scusa il caos strisciante.

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