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Power Point fra le colline

2 commenti

Riflettevo in un momento di inattività, mentre il tuono brontolava in lontananza, che questi mesi di giugno e luglio sono stato all’insegna della comunicazione, per quel che mi riguarda.
Non solo ho partecipato ad un corso che aveva nella comunicazione scientifica uno dei suoi temi centrali, ma ho anche partecipato a numerose conferenze pubbliche, ad un paio di riunioni locali, e ad un paio di altri eventi collettivi nei quali la comunicazione – di solito sotto forma di uno che parla sul palco mentre gli altri ascoltano – ra centrale.
Sì, anche ad un funerale, ora che ci penso.

Ora, l’ho ripetuto alla nausea, io nel mio piccolo la comunicazione l’ho studiata.
Quado parve chiaro che i miei pasti futuri sarebero stati pagati da lezioni e conferenze pubbliche, mi procurai i testi fondamentali, e cominciai a studiarmeli.
I miei idoli rimangono Phil Race (col suo Lecturer’s Toolkit), Edward Tufte (per un sacco di cose, a cominciare da Power Point is Evil) e Garr Reynolds (soprattutto per The Naked Presenter).
E dopo aver studiato, ho fatto un sacco di esercizio.

E se quella di “esperto di comunicazione” è un’etichetta che mi appioppo solo per ridere, devo ammettere che, dopo quasi dieci anni passati a parlare in pubblico, gli errori ormai li vedo abbastanza chiaramente.
E mi sorprende sempre quando persone che con la comunicazione ci lavorano fanno dei clamorosi strafalcioni.

Per esempio…

L’altra sera eravamo ad una riunione pubblica – io ed un paio di amici – per sentire cosa si diceva di energie rinnovabili e pannelli solari.
La riunione è organizzata con la partecipazione di una cooperativa di consumatori che si sono configurati come gruppo di acquisto per il solare, alcuni anni addietro.
Il punto della questione è chiaro – organizzandosi in gruppi di acquisto, i cittadini possono scucire condizioni favorevoli e riuscire a risparmiare nell’installazione di impianti solari personali, che a loro vota potrebbero comportare un certo risparmio economico.
Il problema è che i relatori, per quanto certamente competenti, sbagliano a comunicare.
Le loro slide sono troppe, sovraccariche di testo e di tabelle illeggibili, e se su certi punti approfondiscono eccessivamente, su altri sono spiacevolmente vaghe.
Il taglio della presentazione è il classico pitch di vendita, l’immagine della cooperativa di consumatori sfuma rapidamente in quella di una azienda che promuove aggressivamente la propria attività (la fornitura di servizi ai gruppi di acquisto).
L’atteggiamento dei relatori si adegua a questo taglo commerciale.

Purtroppo (o per fortuna) il pubblico, che non è obnubilato, queste cose le coglie, e si insospetisce.
La sempre presente italica paura di essere turlupinati da chi si finge amico ma vuole in effetti semplicemente mungerci, entra in azione.
La serata perde efficacia.
La cooperativa perde potenziali clienti.
La popolazione locale perde una opportunità.

Posso immaginare diversi motivi per questa serie di scivoloni comunicativi.
Uno, difficilissimo da schiodare nel nostro paese, è questa idea malatissima che imprenditorialità significhi qualità.
Se ci si presenta con un taglio aziendale, si proietta un’immagine di serietà.

Non sempre questa convinzione è verificata dai fatti.
Nel caso in esame, sarebbe stato meglio una presentazione più leggera, con un taglio più divulgativo e con una minor aggressività alle spalle.
Sarebbe insomma stato opportuno convincere i partecipanti della bontà el progetto prima di assaltarli con kilowatt, incentivi medi a scalare, carichi di picco, finanziarie approvae e in approvazione.

Un secondo grosso problema, naturalmente, è power point.
È inutile metterci grafici e tabelle illeggibili.
È inutile metterci più testo di quello che i partecipanti possono leggere – tenendo al contempo il filo di ciò che dice il relatore.
Nel momento in cui arriviamo a sei blocchi di testo, con quattro frecce e un titolo rosso in cima, il pubblico non sa cosa fare.

Gravissimo, poi, presentarsi ad un pubblico di un certo tipo con una presentazione pensata e sviluppata per un pubblico differente.
Lo ha scoperto a proprie spese il dirigente FIAT che, al corso di alcune settimane or sono, è stato assaltato con fiaccole e forconi da una sala zeppa di (seriosissimi) ricercatori universitari, “offesi” dal fatto che fosse stata loro offerta una presentazione spudoratamente autocelebrativa, originariamente prodotta per una comunicazione interna all’azienda.

La regola di base – appresa per quel che mi riguarda dolorosamente e sanguinosamente con il mio secondo corso tenuto da freelancer – è comunque rielaborare il materiale ritagliandolo sul pubblico che ci si aspetta di incontrare.
Non esiste una cosa come una presentazione standard.

Regola aggiuntiva – datevi tempo.
Non c’è nulla di più orribile di una presentazione affrettata, in cui si saltano delle slide “inutili” (e allora perché ce le hai messe) ed in cui il relatore assume un tono concitato.
Sì, ok, io l’ho fatto – ho presentato sessanta slide e quella che doveva essere una conferenza di quaranta minuti in dieci minuti secchi.
La mia unica attenuante – in ultima fila, in sala c’era Akemi Takada che mi fotografava.
Non lo rifarò mai più.
Se ho venti minuti, preparo una presentazione da chioudere in diciassette.
Perché quei tre minuti torneranno maledetamente utili.

E pe finire, non fidatevi dei colleghi.
Chi lavora con voi ha una percezione distorta.
La vostra presentazione, testatela sui familiari – così, tra l’altro, la smetteranno forse una volta per tutte di chiedervi cosa fate esattamente per vivere.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Power Point fra le colline

  1. Esempio eccellente di comunicazione sulla… comunicazione! Cos’è, cosa si fa, cosa non si fa. E poi, soprattutto, come predicava la mia insegnante di metodologia: mai passare sulla testa di chi ti ascolta!
    Temistocle

  2. “Mai passare sulla testa di chi ti ascolta!” Questa frase andrebbe scritta in lettere d’oro dovunque…. Grazie del post! mf

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