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Abbonamenti elettronici

8 commenti

Si avvicina la fine delle vacanze, tocca tornare a pensare al lavoro.
Ora, per una persona che lavori (o desideri lavorare) nell’ambito delle scienze, uno degli investimenti migliori – per non dire assolutamente essenzali, coi tempi che corrono – è un abbonamento a New Scientist.

New Scientist è un settimanale inglese di scienza.
A differenza di Science o di Scientific American, New Scientist mette in secondo piano il grande articolo accademico da 1000 punti curricolari, e fornisce ogni sette giorni una panoramica sullo stato dell’arte delle scienze – con articoli di divulgazione ad alto livello ed una infinità di rubriche minute.
La scienza mentre capita, per così dire.
Uno strumento inestimabile per restare al passo col SOTA, quindi.
Ma un altro elemento rende New Scientist indispensabile – delle circa sessanta pagine della rivista, una mezza dozzina almeno sono dedicate ad offerte di lavoro nel settore privato e posizioni accademiche (cattedre, assistentati, assegni di ricerca, dottorati, master) a livello internazionale.
Già – non meno di cinque pagine, spesso anche dieci, di offerte di lavoro.
Ogni settimana.
In ogni ambito scientifico – dalla fisica alla biologia passando per medicina e matematica.

Le brutte notizie – un abbonamento annuale a New Scientist, 51 numeri, costa attorno ai 150 euro.
Ripeto, si tratta di un investimento indispensabile.
Ma dolorosissimo.

Poi, scopro Zinio.
Zinio è una applicazione basata su Adobe AIR che gira su qualsiasi piattaforma e che permete di acquistare riviste – singolarmente o tramite abbonamenti annuali – in formato elettronico.
Le riviste si possono leggere a schermo (anche su un tablet, essendo il software disponibile anche per Android), si possono stampare, se ne possono estrarre ritagli.
Il software gestisce anche l’emeroteca virtuale.

Un abbonamento annuale a New Scientist tramite Zinio mi costa cinquanta euro scarsi.
Un terzo del cartaceo.
E mi garantisce l’accesso immediato alla rivista – senza attese di tre-cinque giorni a causa della posta.
Senza il rischio di smarrimento o furto dalla cassetta della posta.
Bello liscio.

Il catalogo di Zinio è pesantemente sbilanciato sul patinato e modaiolo – potete abbonarvi a Maxim o a Vogue, a Playboy o a Rolling Stone.
Oltre ai titoli in lingua inglese, che la fanno da padroni, non manciano le riviste in lingua italiana, ed una selezione di lingue straniere (incluse cinese e giapponese).
C’è anche una manciata di ebook a disposizione sugli scaffali.
Ma non mancano le riviste di nicchia – per cui al mio abbonamento a New Scientist ho aggiunto per una decina di euro l’abbonamento a Earth Magazine (rivista professionale per geologi con un sacco di articoli di punta e di annunci di lavoro molto molto specialistici), ed ho la rivista dello Smithsonian (storia, arte, archeologia) qui sulla mia lista della spesa, per un abbonamento da far partire il mese prossimo.
Poi toccherà ad Analog e ad Asimov’s.

I soldi risparmiati (sui due abbonamenti fatti finora, circa 140 euro) sono un piacere per il mio piccolo cuoricino avido – e vanno a formare la base per il futuro acquisto di un tablet di qualche genere (quado i prezzi si saranno abbassati).

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Abbonamenti elettronici

  1. Ciao! Sono un tuo fedele lurker e ti leggo sempre.

    Grazie della dritta, anche io prossimamente passerò al tablet e la tua è un’ottima notizia.

    Parlando di costi e caratteristiche dei tablet, tieni d’occhio gli archos gen 9 (made in France), verranno commercializzati in autunno in Europa. Sembrano molto interessanti!

    Ciao

    Paolo

  2. Ah… ad avere un po’ più di tempo quante belle cose si potrebbero godere.

  3. finalmente anche il Mana crolla davanti all’imperiosa avanzata dei tablet. :-)Scherzi a parte, Zinio è su iPad dallinizio, però non è che funzionasse così bene (anzi, diciamolo chiaro: era l’unica applicazione per iPad di quelle “indispensabili” che non andava).. Sicuramente lo avranno migliorato.

  4. effettivamente è un bel risparmio ( e una buona scusa per tornare a commentare sul tuo blog ghghgh). E’ da quasi un anno che sono abbonato ad Archeo e costa la metà esatta del cartaceo (con immagini in altà qualità). L’app su Ipad non è eccezionale tutt’ora, nonostante gli aggiornamenti, perché in realtà è il formato digitale stesso della rivista che è digitale per modo di dire..è praticamente uguale alla versione cartacea, niente collegamenti, solo zoom sui testi e basta. credo che una redazione seria possa fare di meglio.
    (Il fatto che non commenti da un po’, non significa che nn ti abbia seguito, anche dagli estremi del mondo dove ho scavato quest’estate;) )

  5. io sono tentato da ImagineFX che potrebbe aiutarmi a produrre copertine più decenti per i miei giochi, però non offrono neanche una pagina di preview.

  6. Sinceramente io non consiglierei nessun tablet all’infuori dell’iPad…
    Tra l’altro se non sei modaiolo ora trovi l’iPad 1 – che è un gioiellino – a una manciata di euro.
    Per leggere riviste, quotidiani e fumetti (ah, i fumetti!) è un puro spettacolo.

  7. Mah, proprio di resa al tablet non direi, comunque… 😀

    Credo che il problema dell’app di Zinio sia duplice.
    Da una parte è basato su Air, ed Air ha un po’ la tendenza a mangiare risorse – per lo meno su Linux e sulla base della mia limitata esperienza.
    Dallì’altra c’è l’estrema legnosità dei testi digitalizzati lamentata da Corsaronero – che tuttavia dipende dal fatto (credo) che la digitalizzazione avviene nella maggior parte dei casi in casa Zinio, e non preso la redazione d’origine.
    Ci sono d’altra parte un paio – ma solo un paio – di riviste interattive, ad esempio National Geographic, che includono diverse iopzioni di navigabilità.
    Lasciamo che le cose evolvano.
    Per ora, al fine di tenermi aggiornato il minimo, funziona in maniera più che accettabile.

  8. ho provato un paio dei tablet della concorrenza e concordo con McNab. Credo che il problema di fondo stia in come la macchina gestisce la grafica… Sembra un commento superficiale o estetico, ma la fluidità con cui le pagine si sfogliano sull’ iPad migliora l’esperienza di lettura. leggere su un Samsung ti fa rimpiangere la versione stampata, leggere su un iPad no.

    se i soldi per un’ iPad2 16 giga sono troppi, anch’io mi orienterei sull’iPad uno finché si trova. Considera che il due però è un po’ più leggero e se leggi per molte ore alla fine la differenza si nota. Io ho comprato il due perché sono riuscito a rivendere l’uno a un prezzo decente. In ogni caso, sconsiglio di spendere soldi per le versioni con più giga o con connessione cellulare, tanto i libri occupano poco spazio e il tethering con cellulari via Bluetooth funziona benissimo (almeno sul mio iPhone con abbonamento Tre, che non mi fa pagare niente per il tethering).

    Sulla legnosità dei PDF o dei testi in generale, è un problema di mercato… Le versioni specifiche per iPad guadagnano molto poco, anche a causa del 30% che si becca Apple e dei costi di sviluppo, quindi gli editori ( me incluso) hanno pochi incentivi a sviluppare la versione iPad. è un peccato ma gli sviluppatori e gli impaginatori hanno il pessimo vizio di pretendere di essere pagati…

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