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Due Ore da Ammazzare, il Ritorno: Mezza giornata in un paese normale

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Tradizionale gita a Nizza, ieri, per i Mana Brothers.
Lo facciamo da anni.
Ci si sveglia all’alba, si prende l’autostrada, si supera Ventimiglia e si trascorre una giornata sulla Costa Azzurra.
Nizza ormai la conosciamo abbastanza bene che non è più necessario perdersi per arrivare dove vogliamo andare.
C’è il mio cappellaio di fiducia (beccato uno splendido bucket hat di lino e cotone che è esattamente ciò che cercavo da anni).
C’è il posto dove mi procuro il té… beccato un eccellente (dal profumo, per lo meno) té verde tuareg che sarà ottimo per l’inverno, e anche un earl grey aromatizzato ai fiori di Provenza…
C’è il tipo che vende giacche e stivali in pelle di serpente, e quello che vende spugne naturali.
Ci sono le librerie, i negozi di dischi (il vinile nuovo a basso prezzo!)
E poi ovviamente la spiaggia e la passeggiata – per una boccata d’aria buona – e la città vecchia con le botteghe…

Ma c’è anche qualcos’altro – e ne avevo già parlato in un post fatto più o meno un anno fa nella stessa occasione.

Premessa doverosa.
Non so se sia capitato anche a voi – a me capita spesso, quando faccio presente che il paese va a rotoli, che abbiamo lasciato troppo a lungo gli scimpanzé alla guida, e che le prospettive per il futuro di due generazioni almeno sono pessime… a me capita, dicevo, di sentirmi rispondere…

Eh, ma anche i francesi non hanno mica tanto da ridere.

In base al noto principio che noi stiamo da cani, è vero, però anche loro
Il fatto è che da anni passo due o tre volte l’anno per la Francia, e sempre più spesso mi domando, ok, magari non avranno da ridere, ma non sarà perché hanno comunque di meglio da fare?

Cominciamo con la benzina – che non solo costa dieci o quindici centesimi in meno, ma costa esattamente quei soldi lì.
Niente offerte, sbrodolamenti, se ti fai da solo il pieno quando è notte ti tolgo dieci centesimi…

Ma in generale su tutto i prezzi sono, in media, di un 20-30% più bassi.
E sì che l’IVA è più alta.
Eppure, dall’abbigliamento agli iPad (ma i prezzi non erano imposti dalla Apple?) passando per alimentari e intrattenimento culturale, i prezzi sono più bassi che da noi.

Non solo – esattamente come per la benzina, i loro prezzi normali sono gli stessi delle nostre super-offerte – mi arriva proprio stamani nella posta una pubblicità di una nota catena dell’elettronica che mi offre, per pochi giorni e in via del tutto eccezionale, gli stessi laptop e lo stesso hardware visto ieri in Francia, eccezionalmente e per pochi giorni al prezzo al pubblico praticato nei negozi francesi.
C’è di che porsi delle domande.

Ma è la gente per strada, osservata a lungo, che porta ad una breve illuminazione.
I francesi sono tranquilli.
Gli italiani (pochi, che ormai le ferie son finite) li riconosci perché si muovono a scatti, sembrano in ansia, sembra che qualcuno li stia inseguendo.
Sì, ok, sono turisti, devono far fruttare al massimo i giorni e le ore, ma non è solo quello.

Qualche altro indizio:

I prezzi sono più bassi, lo abbiamo detto.
L’offerta, nelle vetrine, per i capi d’abbigliamento è molto più vasta – c’è posto per il tailleurino elegante, per il completo sportivo, per la tenuta alla Stevie Nicks, per il completo di Armani, per i jeans o per un radicale no-label/no-logo quasi integralista.
Ci sono un sacco di hot spot wifi gratuiti.
Nelle librerie non ci sono decine e decine di libri su Sarkozy.
I manifesti pubblicitari sono zeppi di donne variamente discinte, ma curiosamente non sono volgari.
Non si vedono pubblicità coi calciatori.
Si pranza bene con dieci euro.
Tutti – anche le vecchine che comprano brioches – pagano con carta di credito.

Sono seduto su una delle sedie pubbliche sulla Promenade des Anglais.
Davanti a me oltre il muretto, spiaggia libera, ettari di bagnanti, e poi il mare.
E da dove sono seduto, sento la risacca.
Diavolo, sono le dieci e mezza del mattino, alle mie spalle scorre il traffico, la spiaggia è zeppa di gente.
C’è anche chi si lancia un frisbee.
Ma non strillano.

E allora mi appare chiaro: sono in un paese normale.
Che avrà certo dei problemi (ehi, mica hanno da ridere i francesi, giusto?), ma che a livello emotivo, mi pare è più equilibrato.
Dove forse non è passata l’equazione prezzo = valore.
Dove ci sono più scelte.
Dove non ci sono tre idee fisse che monopolizzano la coscienza nazionale (non fate quella faccia, voi sapete quali).
Dove non c’è un personaggio-feticcio che, nel bene e nel male, è il riferimento ultimo, il motore immobile, la causa e la ragione di tutto ciò che accade, e lo amate o lo odiate, ma comunque esso vive, voi dormite.
Dove la gente è – relativamente – tranquilla.

Poi, si ritorna a casa.
Alla prima fermata in autogrill oltre Ventimiglia, la realtà nazionale torna ad afferrarci prepotentemente.
Il parcheggio dell’autogrill è zeppo di ragazzotti.
Sono papaboys di Napoli che rientrano in pullman dalla Spagna.
Si sono fermati per rifornimento.
Stanno giocando a calcio nel parcheggio dell’autogrill, sfidando automobilisti e motociclisti in arrivo dall’autostrada.
Dentro, le loro compagne di viaggio fanno una cosa che tutto è ma non una fila per acquistare bibite e rustichelle.
Nei bagni, tre, sfruttando l’acustica, cantano a squarciagola una canzone di Gigi D’Alessio.
Fuori, dove c’è un po’ d’ombra, uno di loro continua a ripetere “Sono arrapato” nel cellulare… e intanto palleggia col piede un ciottolo.

Souvenir d’Italie.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

24 thoughts on “Due Ore da Ammazzare, il Ritorno: Mezza giornata in un paese normale

  1. Sono anni che non torno in Francia per divertimento. Ci vado solo per lavoro. Faccio la premessa, perchè in questi casi le persone che incontri ed i luoghi sono naturalmente diversi. Si va in fiera, si parla di meccanica, ecc. però devo concordare con te. Scrivo “devo” perchè vorrei noi italiani un pò diversi. Meno cafoni, opportunisti e con la boria di voler dimostrare che “si ha fretta”. Come se essere di corsa fosse un grande merito di chi ce l’ha. Quelle stesse persone che poi alla sera stanno ore davanti ad un monitor (TV o computer che sia). Ma perchè devi essere scortese e tagliarmi la strada per correre a non fare nulla?
    Persino in ferie hanno sempre fretta. Te lo dicono, te lo ripetono. Ho girato parecchio in bici per le strade della Liguria…non ti dico…

  2. Uhm…
    Bel pezzo ma triste.
    Sono l’ultimo a voler difendere i francesi, che cordialmente mi stanno antipatici, ma al di là delle questioni campanilistiche stanno di certo meglio di noi.
    Che poi. Oramai ho visitato un po’ di paesi e, Tunisia a parte, non ne ho ancora trovato uno nettamente peggiore all’Italia. Forse la Grecia ci è molto simile per attitudini e caratteristiche sociali, eppure anche lì ho notato meno tasso di tamarraggine, meno apparire selvaggio.

    Negli USA tutti coloro che hanno scoperto che venivamo da Milano ci additavano con una parola francamente odiosa: “fashion”. Ecco il valore che esportiamo. Sarà pur sempre meglio di pizza e mandolino, ma non ne sono nemmeno sicuro.
    E comunque perfino i bizzarri newyorchesi mi sono sembrati più tollerabili dei giovanottoni italiani, chiassosi e appariscenti, gradassi e coloriti.
    Per dirne una non credo di aver mai sentito delle telefonate urlate in metropolitana, cosa immancabile a Milano.
    Sigh.

  3. A Cannes, quasi dieci anni fa. Piove e sono senza ombrello sulla Croisette. Sono lì per lavoro (compravendita di diritti TV). Mi si avvicina un venditore di ombrelli, ovviamente marocchino. Oddio, penso io, il solito ambulante che vende ombrelli made in China che dopo due usi si rompono. Invece l’ombrello era made in France, niente male, ed ha resistito per sette anni circa. Meno di dieci euro che, su una via dove le Tshirt costano anche 250, mi sembrò accettabile.

    Ma ciò che più mi ha stupito è che stato l’ambulante, in un buon inglese mi ha chiesto “carta o contanti” ed ha estratto il lettore pos e prodotto scontrino al momento dell’acquisto.

  4. Davide, c’entra poco col post, ma domanda secca: Olaf Stapledon…

  5. Risposta secca: Archeologia.

  6. Non gradisco troppo i francesi e la Francia anche se ci sono stato due volte, tuttavia la differenza di atteggiamento è quella che descrivi. Se i tedeschi, i francesi, gli inglesi, i nord europei, gli ex jugoslavi (Croazia e Slovenia), quelli dei paesi dell’ex cortina di ferro vanno in una direzione, com’è che siamo dall’altra parte?
    Idiozia codificata a livello genetico?

  7. Io credo piuttosto cattive abitudini.
    O se preferisci, una infezione memetica ormai cronicizata – ci sono delle idee fisse che ci hanno rovinato la vita, e continuano a rovinarcela, e che ci vengono ribadite ogni volta che accendiamo la TV, ascoltiamo la radio, leggiamo un giornale o parliamo con qualcuno…
    L’ossessione per il danaro e il sesso – desderati ma mai conquistati, sempre stiracchiati, mal compresi, peggio utilizzati, certo non goduti.
    Ne voglio di più, perché i miei idoli ne hanno di più.
    Quantità sempre comunque meglio di qualità.
    Una colossale ansia da prestazione – nella vita privata, nel lavoro…
    Bisogna fregare gli altri prima che gli altri freghino noi.
    Bisogna farsi furbi.

    Se si vive con queste idee costantemente in sottofondo, come diavolo si può riuscire a godersi la vita?

    [PS – anch’io non muoio di simpatia per i francesi.
    Sulle francesi, discutiamone…]

  8. Davide pensa che i prezzi da me sono come minimo il venti per cento più alti dei tuoi, visto che vivo nella provincia più cara del mondo.
    e poi lo shock l’ho avuto l’anno scorso rientrando da Edimburgo.

    Perdonami da noi non si vive più neppure nel cesso di casa LOL ma mica tanto

  9. Che tristezza.
    E la cosa peggiore è che un cambiamento, per come la vedo io, non è neppure ipotizzabile.

  10. Anche io “devo” amaramente concordare con voi , sono stato in Francia, i miei lontani antenati venivano da lì. e pur non essendomi simpatici per molti atteggiamenti riconosco anche io la deriva memetica del nostro paese, e non vedo vie d’uscita.
    Vogliamo poi parlare dei prezzi?
    Si, noi andiamo decisamente da un altra parte rispetto all’Europa.
    Purtroppo.

  11. Bonjour à tous. Combinazione sono tornata da Parigi proprio ieri, e confermo tutto quello che ha espresso Davide, In più una nota di demerito dell’italiano all’estero, riguardo a tutto: la chiassosità (che suscita sguardi di disappunto in giapponesi, tedeschi, francesi, inglesi, etc…), la naturale tendenza a fottere il prossimo cercando di scavalcare le file ordinate e placide, l’essere appariscenti in modo fastidioso, le battute dentro il Louvre tipo “la Gioconda deve tornare in Italia” (ma poi si limitano a quello, quando c’è da impegnarsi socialmente vanno tutti al bar).
    La lista potrebbe continuare a lungo. Ma in questi cinque giorni a Parigi ho vissuto bene, ho rispolverato la lingua e ho trovato prezzi abbordabilissimi, pur essendo in centro.
    Tutti gli italiani dell’hotel dove alloggiavo lasciavano fuori dalla porta (buttarli da soli no?) buste su buste delle grandi boutique di moda. Perchè Parigi, per la donna media e medio.alta italiana è la città della moda e basta.
    Che tristezza intellettuale.

  12. In effetti, la situazione nazionale sembra difficile da risolvere.
    Poi, si fa quel che si può.

  13. Sono stato un mese fa a Parigi. Porca puttana quanto sono antipatici, maleducati e stronzi i parigini, nella media. Gli unici, di tutti i paesi esteri che ho mai visitato, ad essere immediatamente meritevoli di frustate gratis. Poi il resto della Francia visitata (Lione, Nizza, Bretagna, Provenza), che non vedo da almeno dieci anni, lo ricordo molto migliore, come persone.

  14. Credo che i francesi alla fin fine non siano simpatici a nessuno.
    Chissà, forse sarà un tratto culturale, oppure linguistico.
    Parigi l’ho bazzicata poco – ma considerando cosa penso, per dire, dei milanesi, non mi sorprenderebbe se anche in Francia esistesse una città la cui popolazione è più insopportabile della media 😉

  15. Che poi la Gioconda… di tutti i quadri di italiani finiti in terra d’oltralpe, è quell che ha meno titolo a “tornare” in Italia, visto che è stato regalato dall’autore stesso al Re di Francia. Visto poi come teniamo in genere i musei, è meglio che ci resti, al Louvre.
    Nizza non la conosco, non ci sono stato. In compenso sono stato in Alsazia ed in Normandia, e non posso che dirmi d’accordo con tutti: quella frase “eh, ma anche loro non hanno mica da ridere” non è altro che l’applicazione della favola della volpe e l’uva. E questo più o meno dovunque, fuori dall’Italia. Dev’essere per via del fatto che pochi capiscano quanto “intelligenza” e “furbizia” vadano in direzioni opposte.

  16. Cavolo, non sapevo si radunassero (anche) qua tutti gli italiani migliori di tutti gli altri italiani.

  17. In effetti, nessuno qui ha sostenuto di essere migliore degli altri italiani.
    E se la compagnia non piace, perché frequentarla?

  18. Sono una persona ignorante.
    Pensavo che criticare ‘gli altri italiani’ fosse piuttosto accomunabile a criticare ‘gli altri italiani compresi quelli che scrivono qua’.
    Presunzione mia, chiedo venia.

    Ed in effetti, non frequento la compagnia.
    In genere mi limito a leggere i tuoi post, esplorano aspetti della cultura di cui sono, appunto, ignorante, quindi curioso.

    Un saluto

  19. LMC
    io sono italiano solo per anagrafe. Il cuore, i geni e la testa vengono da altri luoghi, e in altri luoghi sono diretti. Mi permetto di criticare il paese dove vivo come un condomino qualsiasi, che vede che nel palazzo di fronte si sta meglio. Non brucio bandiere.

    Ovviamente parlo solo per me, in fondo sono un lettore frequente di questo blog.

  20. Andrea, ovviamente, dello stato del tuo condominio tu non hai colpa. Sei li solo per domicilio, giusto?

  21. LMC: Certo che abbiamo tutti quanti parte di colpa per come stiamo, se non altro colpa di omissione. Ma voglio sperare che ci resti il diritto di constatare la situazione… oppure l’essere parzialmente colpevoli dello stato delle cose ci toglie pure questo diritto? Credevo che il primo passo per risolvere un problema fosse quello di riconoscerne l’esistenza. Certo, se poi ci limitiamo a lagnarci senza far nulla non siamo diversi dai vecchini al parco che si lamentano delle mezze stagioni sparite o che criticano i lavori pubblici. Non per questo però dovremmo fingere che i problemi non ci siano anche quando detti problemi ci mordono sul naso. Oppure dovremmo adeguarci alla morale “my country, right or wrong” ed ignorare come tutto il resto del globo terraqueo ci guardi dall’alto in basso? Non sono d’accordo sul dire “sono italiano solo all’anagrafe” ma perlomeno avremo il diritto di riconoscere una situazione migliore, per poi rimboccarci le maniche per renderla possibile anche qui. Per me “mal comune” non è mezzo gaudio.

  22. Sono abbastanza in linea con Francesco.
    Constatare la situazione non significa automaticamente sottrarsi alla responsabilità.
    Né mi pare che questo fosse il tono del post e dei commenti.

  23. Francesco, pensiero assolutamente condivisibile.
    Purtroppo non sono concorde con quanto scrive dopo Davide.
    In fondo, il 99% degli italiani guida meglio del 99% degli italiani, no?

  24. @LMC: mah, io non sto bene in Italia. ha pregi e difetti ma io non mi ci trovo bene e, se potessi tornare a vivere in Canada con il lavoro, il cibo e gli amici che ho qui, lo farei di filato (forse anche solo col lavoro).
    e: non faccio nulla per cambiare la situazione in Italia. non vedo nessuno spazio d’azione, mi spiace. a parte sforzarmi di essere un buon cittadino, cosa che comunque non ha effetti sul sistema generale, mi rende solo più difficile la vita, io non ho proprio idea di che cosa fare, date le mie possibilità, per “migliorare la situazione”.
    spiegami una cosa: questo dovrebbe impedirmi di lamentarmi o di sostenere che secondo me altrove si vive meglio?

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