strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cucina per veri uomini

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C’è questa specie di teoria, che è parecchio diffusa fra un sacco di persone che conosco – anche familiari stretti.
L’idea di fondo è che un uomo, in cucina, debba tenersi a tre braccia di distanza dai fornelli, salvo forse avvicinarsi con aria furbetta per rubacchiare una patatina o un boccone della pietanza in cottura.
È ancora passabile lasciar cadere o gettare in un tegame un condimento a caso e un paio di uova, o un pezzo di carne di manzo, da trangugiare poi in maniera belluina, magari direttamente dalla pentola.
Già aggiungere un ramoscello di rosmarino alla carne di manzo è un chiaro segno che il cromosoma Y è difettoso.
Figuriamoci poi cucinare, nel senso proprio di scegliere a ragion veduta cosa mettere in pentola, badare ai tempi, e poi magari ottenere qualcosa di diverso da ciò che si otterrebbe aprendo una scatoletta e rovesciandone con malagrazia il contenuto in un piatto di plastica.

Si tratta, è ovvio, di pregiudizzi idioti.
Ne esistono dozzine di altri, su come uomini e donne si comportino, si debbano comportare, o si siano comportati nei bei tempi andati in cucina e per riflesso cosa ciò significhi per la loro vita – il tegame come strumento di profilatura psicologica e attitudinale.
Io l’ho già detto – per varie faccende personali, ho imparato a suo tempo a cavarmela ai fornelli.
Poi, traviato da Len Deighton ed Elizabeth David, ho effettivamente imparato a cucinare.
E allora vai di battutine, frecciate, scemenze dagli amici troppo maledettamente testosteronici per abbassarsi a simili pratiche.
Eh, già, altro che identità sessuale… hai osato aggiungere zenzero e peperoncino al salmone…
Oppure il classico, snob e vagamente arrogante

Io se voglio mangiar bene vado al ristorante

Poi però capitano cose come questa…

[questa è una storia vera – i nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti]

Sono le dieci di sera.
Piove a dirotto.
Notte infrasettimanale a Torino – la città è morta morta morta.
Suonano alla porta.
Il mio amico F. va ad aprire – è una collega francese, ricercatrice alla Sorbona, che ha perso la coincidenza per Parigi.
Non ha un posto dove andare, non ha cenato.
È nubile, affascinante ed ha un fisico che farebbe venire un infarto a un bue tibetano.
Il prossimo treno per Parigi è domattina alle sette.

Le lancette corrono.
F. è nel panico – lui infatti è un vero uomo che mai e poi mai svilirebbe il proprio machismo in cucina, ed in casa ha infatti:

  • un mezzo barattolo di Nescafé decaffeinato
  • due uova tardo-cretaciche
  • una banana
  • mezza bottiglia di ACE (la bevanda vitaminica, non la candeggina)
  • del pan carré fossile

Lei chiede di poter usare il bagno.
Lui si raspa le meningi mentre in sottofondo ormoni sopiti da anni prendono ad ululare.
La prima reazione sarebbe ordinare un take away – un cinese o un paio di pizze… ma F. si vergogna di questi cibi troppo proletari.
Che fare?

Soluzione – la carica in macchina e la porta a mangiare un boccone in un posticino (costosissimo) che conosce lui e che è aperto fino a tardi dove fanno delle cruderie con l’aceto balsamico che….
Fregatura – mentre nel locale affollato aspettano la loro ordinazione, le telefona un’amica, lei si fa venire a prendere, e dopo cena lo molla col conto da pagare ed una casa vuota, fredda e solitaria a cui tornare.
Conclusione – chi ride adesso?

Questa tragica storia mi ha spinto ad inaugurare un nuovo servizio di strategie evolutive – una rubrica aperiodica di sopravvivenza culinaria.
Perché, come diceva quel tale* (e gli rubiamo il titolo) Non è sempre caviale.
[dai, che poi ci faccio un ebook e divento ricchissimo!]

E cominciamo allora con il minimo indispensabile da avere in casa qualora ci capitasse una cosa impossibile come quella che è capitata a F.
Perché potrebbe capitare anche a voi…

Sarebbe una buona idea avere in casa, in qualsiasi momento

  • una confezione di spaghetti (numero 3 o numero 5)
  • un barattolo di tranci di tonno in olio d’oliva di buona qualità
  • una bottiglia di passata di pomodoro
  • sei uova
  • pane (i formati grandi si mantengono più a lungo – e si possono far rinvenire in forno)
  • una tavoletta di cioccolato nero fondente
  • una confezione di panna da cucina
  • olio di oliva
  • una confezione di olive nere snocciolate
  • sale grosso
  • pepe (il mix alla creola fa un figurone e costa uguale)
  • zucchero di canna
  • zafferano
  • aglio liofilizzato
  • peperoncino liofilizzato
  • cipolla tritata surgelata
  • prezzemolo tritato surgelato
  • almeno una confezione di qualcosa di vegetale surgelato – piselli, fagiolini, cuori di carciofo…
  • dadi per brodo
  • mezzo litro di latte scremato
  • un mezzo bric di vino bianco secco
  • un bric di succo d’arancia
  • una bottiglia di birra rossa

Ciascuno può naturalmente aggiornare l’elenco – che è stato messo giù abbastanza a braccio – o sostituire questo o quell’ingrediente.
Ad esempio, mi dicono che avere della frutta fresca potrebbe essere gradevole e salutare.
Diciamo che qui l’importante è che passi l’idea che esistono pochi ingredienti indispensabili, e che una spesa modesta (considerate che gran parte di ciò che è elencato si trova in un hard discount senza rischiare l’avvelenamento) ci garantisca una dispensa in grado di reggere all’imprevisto.

Compito a casa – usare gli ingredienti qui sopra per organizzare in trenta minuti netti (mentre lei si asciuga i capelli col nostro asciugacapelli), un boccone rapido, casual e spiritoso, che convinca l’inaspettata ospite francese del nostro esempio a non andare a dormire a casa dell’amica.

Tra l’altro – proprio un altro di quei pregiudizi idioti di cui si parlava in apertura è che se un uomo si mette ai fornelli – a meno che natualmente non stia curando il barbeque – sia sempre e solo per ottenere una contropartita biologica.
Una variante del procacciare il cibo del neolitico, il nostro spignattare.
Il tegame al posto della clava, gli spaghetti al posto della gazzella.
È, appunto, una sciocca convinzione delle menti deboli – un cliché per film di serie B, una vuota fantasia onanistica, la base (improbabile) di vuote vanterie da bar sport…

Nessuna resiste al mio risotto alla milanese…

Noi tuttavia siamo abbastanza maturi e illuminati da desiderare la compagnia della nostra inaspettata visitatrice per il semplice ma non banale piacere della sua conversazione, e non per qualche ignobile maneggio riproduttivo.
Ed è pensando a ciò che dovrete cucinare – o meglio, immaginare di cucinare – la cena improvvisata di cui si diceva.
Se siete in gamba, riuscite anche a prepararle la colazione.

++++

* – Joannes Mario Simmel, narratore tedesco.
Il romanzo Non è sempre caviale (su un agente pluri-doppiogiochista durante il secondo conflitto mondiale) è meraviglioso, ma purtroppo quasi introvabile salvo battere bancarelle a manetta. E anche così…
Lo pubblicò Garzanti una maciata di decenni or sono.
La serie Tv relativa – ovviamente in tedesco, Es muss nicht immer Kaviar sein – si trova quasi tutta su YouTube.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

34 thoughts on “Cucina per veri uomini

  1. Beh. io cucino ormai da qualche decennio. Mia moglie è una di quelle donne che, sedotte dalla mia cucina, non hanno MAI imparato a cucinare decentemente, In quanto ai maneggi riproduttivi… il risultato di quei maneggi attualmente è alta 1.70, ha diciannove anni e una piccola storia personale di coppie, separazioni e riconciliazioni. Buona la lista del «non-posso-fare-a-meno-di», tenendo conto che personalmente consiglierei tonno naturale piuttosto che sott’olio e latte intero piuttosto che scremato.

  2. Ah, il tonno al natuale… il dibattito fra naturisti e oliatori è antico.
    Sul latte – io sono per il parzialmente scremato per motivi di salute.
    Per il resto… beh, direi che non hai di che lamentarti delle tue doti culinarie.. e l’effetto collaterale del diventare unico responsabile gastronomico di casa viene compensato da altre soddisfazioni.

  3. Io non sono certamente uno chef, ma più o meno me la cavo, e devo dire che prepararsi qualcosa di buono è anche molto divertente.
    Penso che il problema che indichi sia dato dal fatto che comunque ai fornelli l’ingrediente principale è sempre un pò di fantasia: da cose apparentemente banali si possono tirare fuori piatti squisiti. Questo, e imparare a non bruciare tutto 🙂

  4. Sono la moglie di cui sopra. È vero, non ho mai imparato a cucinare in maniera ispirata (e forse nemmeno decente) anche se rare volte mi capita di condurre in porto piatti discreti. D’altra parte, perché competere con un artista? All’elenco aggiungerei: l’occorrente per un couscous, dello scalogno e/o del porro (sostituiscono egregiamente la cipolla), un esemplare di formaggio fresco e dello yogurt. E un barattolo di composta di frutta no? Mi rendo conto che a forza di suggerimenti il kit di sopravvivenza in cucina somiglia alla cambusa di una nave da crociera,,,

  5. La strada verso la saggezza è costellata di padelle carbonizzate.

    Concordo in pieno sul divertimento – che è poi ciò che sfugge ai più.

  6. Del resto quando dico che ho i cavi per la batteria in macchina mi guardano tutti come se fossi aliena. Mi piacciono i motori embè?

    Comunque, divertentissimo post, e se volete vi posto le ricette “d’emergenza” che uso in caso di estrema necessità quando non si ha nulla in casa.
    Aggiungerei da tenere SEMPRE IN CASA il cous cous, cuoce in due minuti netti in due dita d’acqua (bolle in 30 secondi), lo puoi condire con qualsiasi cosa (carne, pesce, , pomodori, tonno, verdure) e fa fico da morire perchpè il tocco etnico fa intelligente e uomo aperto al mondo.

    Fidatevi, un uomo che sa cucinare acquisisce almeeeeeeeno 100 punti in più. Piace, proprio in virtù dei pregiudizi antichi su uomo e fornelli, che dimostrerebbe di sfidare.

    Ah, al posto della cipolla surgelata prcuratevi dello scalogno. Tagliato a cubetti e messo in frigo in miniporzioni dura un sacco, è molto più leggero da digerire della cipolla e dell’aglio, NON PUZZA in caso di contatti ravvicinati e lo usano anche gli chef, quindi dimostrerete uno studio di cucina e non improvvisazione dell’ultimo minuto.

  7. Sembra si vada formando un partito dello scalogno…

    Il punto della lista, d’altra parte, è segnalare il minimo indispensabile che anche un troglodita riesce a trovare al supermercato – sono razioni d’emergenza.
    Io preferisco la cipolla surgelata a quella liofilizzata, ad esempio – ma per le emergenze estreme, va bene anche quella.
    E per limitare gli effetti dell’odore di cipolla, basta mezzo bicchiere (o meno) d’aqua calda.

    Interessante però, quella dei 100 punti 😀

  8. Io rimango un cipollaro convinto.
    Una bella Tropea rossa (fresca!) è insostituibile: sta bene dappertutto (ok, forse sul gelato no), ci puoi fare i soffritti, la puoi fare a pezzettini e aggiungere all’impasto della crescenta (è una delizia!), la puoi bollire, passare e farne così una zuppa da mangiare con fette di pane abbrustolito, con un filo d’olio buono e un pò di sale sta bene anche sulle bruschette (meglio se abbrustolite alla griglia).
    Ed è ottima anche da sola, al naturale.

    Certo, per la cucina di tipo “accalappia-pulzelle” potrebbe anche non essere l’ideale…

  9. Premesso che gli uomini non dovrebbero cucinare e le donne non dovrebbero guidare, manca la farina nella lista. Con quella si prepara la burtleina, aggiungiamo qualche sottolio e si è preparato uno dei piatti più semplici ed economici. La ricetta originale prevede uova e cipolla, ma si può fare anche semplicemente con acqua, farina e sale.
    Ah, dimenticavo, mancano riso e burro.
    Sul vino in brick non mi pronuncio, tanto ormai la civiltà occidentale sta crollando e i sintomi si vedono.

  10. Per quanto riguarda il dolce suggerisco mezzo chilo di gelato alla crema mantecato cojn aceto balsamico, un cucchiaio grande.

  11. @Tobymallon
    Se è per questo mancano anche il riso (basmati e arborio), una vaschetta di gelato alla vaniglia, rosmarino, basilico, menta, té, camomilla, una bottiglia di brandy, miele (millefiori o acacia), della pancetta affumicata tagliata spessa…

    Il vino in brick è lì per lo stesso motivo per cui c’è la cipolla surgelata – perché non è sempre caviale.

  12. Che le donne vadano prese per la gola è una leggenda metropolitana molto da ridimensionare…
    Però devo dire che quando ho sperimentato la quinoa ho avuto consensi unanimi (ovviamente rimasti a livello di conversazione piacevole, sia ben chiaro)
    Mi permetto di consigliarla: raffinata, non banale, semplice da preparare, adatta pure per i celiaci… 🙂

  13. Il romanzo Non è sempre caviale (su un agente pluri-doppiogiochista durante il secondo conflitto mondiale) è meraviglioso, ma purtroppo quasi introvabile salvo battere bancarelle a manetta. E anche così…

    Azz… io li vedo sempre i romanzi di ‘sto qui, accanto a Radici, Padiglioni Lontani, Love Story, Padrona del Gioco e roba simile … mi ci son sempre tenuto ben alla larga
    ì

    Mah io ho quasi tutto (anche il cous cous) e so fare quasi tutto, ma lasciato a me stesso cerco di minimizzare il tempo in cucina – pochi piatti semplici con quel minimo di variazione per non avere una dieta troppo squilibrata – d’altra parte quando sono da solo butto giù tutto in cinque minuti

    Nei periodi di convivenza ho sempre trovato persone più entusiaste di me ai fornelli e ho lasciato fare con sommo godimento reciproco

    una bottiglia di birra rossa

    Al conto odierno ho 21 fra bottiglie e lattine in casa…dovrebbero durare ancora per qualche giorno, anche perché stasera mangio fuori 😉

  14. Una di quelle pagnottelle semicotte. Non sono il massimo, ma permettono di avere un pane decente sempre a portata di mano.
    Ed io personalmente non vivo senza crackers (che sostituiscono ottimamente il pane)

    E riso. E le erbette.

    E se la mira e’ l’amica che ti viene a trovare, una buona boccia di rosso 🙂

  15. @LMC
    Come diceva Jimmy Buffett…

  16. Io cucino regolarmente e, dicono, anche bene. Ma non potrei mai competere con mia moglie che lavora tutto il giorno ma è anche la tipica donna del sud quanto ad arte culinaria (ah! le sue crostate alla marmellata o le torte ricotta e cioccolato). Perciò faccio fare a lei. Io sono minimalista, perciò penso che in casa ci sia bisogno di poco e soprattutto di stagione e, possibilmente, a chilometro zero. Eliminerei panna e tutti conservati (tranne i liofilizzati): si riesce a preparare un ottimo piatto di spaghetti (3 o 5: perfetto!) con due pomodori pelati (sono conservati, ma è un prodotto buono ugualmente), aglio e olio; per il basilico io conservo i semi da un anno all’altro e quello che c’è sulla pianta lo taglio ogni due-tre gironi, lavo e congelo. Lo stesso con salvia, prezzemolo ecc.
    Temistocle

  17. Anch’io sono per la cipolla più che per lo scalogno. E l’uomo che sa cucinare per me guadagna anche più di 100 punti. Solo che l’unico uomo cucinante che ho conosciuto affronta la cucina come se dovesse andare in guerra, non so se è tipico o no.
    La spesa al supermercato consiste di attacchi chirurgici e fulminei agli obiettivi predeterminati e il piano di lavoro in cucina deve essere fornito degli strumenti più adatti, guai a usare come tagliere un piatto di legno (che io uso sempre come tagliere e non vedo la differenza con un tagliere che è sempre di legno)!

  18. Solo che l’unico uomo cucinante che ho conosciuto affronta la cucina come se dovesse andare in guerra, non so se è tipico o no.

    Direi di no, perlomeno io sono molto più rilassato di così 🙂
    Come dicevo sopra, per me si tratta anche di una cosa divertente: e a voler ben vedere, questo si applica a qualunque cosa, non solo ai fornelli. Se ci si diverte si riesce meglio, l’iper-organizzazione finisce col diventare fonte di stress. E poi elimina anche ogni rimasuglio dell’arte di improvvisazione, anche questa dote indispensabile non solo in cucina.
    Se ci si diverte poi i piatti sono anche più buoni 😉

  19. Grande TIM! – finalmente qualcuno che mi cita dei piatti che non devo andare a vedere su Wikipedia per scoprire cosa sono (ne riparleremo, oh se ne riparleremo).

    @s.mira
    Conosco il genere – compensano delle insicurezze con l’atteggiamento iperorganizzato….

    Come Sekhemty io sono per la cucina rilassata, come Marco sono per cucinare alla svelta per me stesso e se qualcuno sa fare meglio, per lasciargli il posto.

  20. Ehy, io So cucinare! non è colpa mia se Venusia cucina meglio di Me.
    Comunque a i bei tempi (capisciamè…) io avevo sia Cipolla che Scalogno, al posto del Vino in brick avevo belle bottiglie di Rosso, che con l’amica francese ci fa sempre il suo effetto.
    E tanta tanta frutta fresca, che dicono….fa acquistare punti un uomo che tiene frutta in casa.
    Almeno così dicevano le mie amiche. 🙂
    bye bye.

  21. Eccomi qui! Troppo succulento questo post! 😀 Alla lista aggiungerei burghul, un grano duro germogliato e spezzettato, versatilissimo, che può essere usato nelle minestre calde (per accompagnare legumi o verdura, ad esempio) e per insalate fredde che puoi condire come ti pare. Da quando l’ho scoperto, ne conservo sempre un pacchetto in dispensa. Piace molto e permette di fare un figurone 😉
    Sulla farina sono d’accordo: è indispensabile in una dispensa di emergenza. A mali estremi, se ne impasta un mezzo chilo con acqua e semola e ti fai un po’ di cavatelli. Tirando fuori il lievito di birra debitamente congelato, ci fai la massa per la focaccia. E il pan grattato? Nel deserto più deserto, ti permette di rendere delizioso il soffritto per i tuoi spaghetti aglio e olio…
    Per quanto riguarda il rapporto uomini-cucina, tutti i miei amici sapevano cucinare e il mio attuale compagno mi stupì, all’epoca, invitandomi a una cena preparata da lui… Era una semplice strategia predatoria, ovviamente (ai fornelli poi ci sono passata io) però ha funzionato 🙂

  22. Nick, un giorno in privato ci scambieremo le storie delle nostre conquiste culinarie.

    @Maria Grazia
    Ciao! (arrivati i file?)
    OK su tutto ma…

    Sulla farina sono d’accordo: è indispensabile in una dispensa di emergenza. A mali estremi, se ne impasta un mezzo chilo con acqua e semola e ti fai un po’ di cavatelli.

    Cioè, fammi capire, lei è di là, bagnata e francese, che si asciuga i capelli, ed io di qui in cucina che impasto mezzo chilo di cavatelli così all’improvvisa?
    Tu hai una fiducia nelle mie capacità non solo culinarie che mi lusinga ma che va al di là del possibile.
    Perché poi lei arriva, i capelli vaporosi profumai di Chanel, e mi ritrova in cucina, infarinato che paio Marcel Marceau…

    Lei: Davide, quesque tu fai?
    Io: Impastavo i cavatelli…

    Delle due una – o mi sposa o fugge urlando.

  23. Sì, ok… 😀 Con i cavatelli mi sono fatta prendere la mano… Però, se tra le nuvole ammiccanti di farina le fai trovare anche due calici pronti e una bottiglia aperta appositamente per un bicchiere di aperitivo, la cosa potrebbe avere esiti imprevisti ^__^

  24. Troppo bondiano, come approccio, per i miei gusti.
    Un’omelette e un bicchiere di vino è molto più semplice e – se gestito bene – altrettanto efficace.
    E non si rischia di uscirne come Pierrot.

  25. Io amo cucinare e lo faccio discretamente bene, quando serve.
    Niente robe elaborate né nouvelle cousine, ma ottimi risotti, secondi piatti di verdure e pesce, oppure interessanti paste allo scoglio.
    Sui dolci sono invece carente, ma del resto non amo nemmeno mangiarli.

    PS: ovviamente questa passione, unita a quella per la scrittura, non fa altro che aumentare il sospetto di alcuni miei parenti riguardo a una mia fantomatica e pregiudiziale debosciaggine. Ah, l’aria sana della provincia!

  26. In cucina so fare poco, lo ammetto. Sono viziato da una moglie versatile e aperta alla sperimentazione. Dalla lista mancano due cose fondamentale: parmigiano reggiano (non già grattugiato, lo si fa sul momento!) e aceto balsamico (da diluire sennò vi brucia le papille gustative).
    Si sente che sono modenese? No? Allora aggiungo il Lambrusco, rigorosamente secco, che si accompagna a quasi tutto.

  27. Il parmigiano me lo son proprio scordato.
    L’aceto balsamico lo considero già al livello superiore – a questo livello, limoni, e accontentarsi!
    Al lambrusco, qui dalle mie parti replicano col bbabera… son questioni di bacino d’utenza…

  28. Come si diceva all’Iguana Summer Special, il Lambrusco non è un vino, è una bibita…
    😉

  29. Lo stesso che si dice da queste parti del barbera – “la coca-cola dei vini”.
    Privo di identità, o peggio, associato a tristi figure di avvinazzati…

  30. Cucino da quando avevo quattordici anni, dato che sono il primo di cinque fratelli e spesso l’incombenza era mia. E anche adesso mi diverto a cucinare. Do quindi il mio modesto apporto calorico alla discussione.

    Pomodori pelati (ottimi i ciliegini), aglio e salvia (anche liofilizzati) per una salsa da spaghetti che si prepara in 10 minuti.
    Come secondo “d’emergenza” io propongo un pesantissimo -ma gustoso- uovo in padella con pancetta e patate tagliate julienne, da cuocere tipo rosti PRIMA di mettere l’uovo.
    Vino obbligatoriamente rosso sempre in casa, al limite lo si sostituisce con birra corposa.
    Per un dessert improvvisato un barattolo di marmellata di mirtilli/lamponi accoppiato a del pecorino fresco potrebbe stupire l’ospite. Ma forse “e’ caviale”…
    🙂

    Per chi ha proposto giustissimamente il couscous: il couscous va cotto al vapore sopra la pentola in cui cuoce la verdura/la carne. La preparazione espressa e’ una bestemmia al pari della polenta istantanea. Chi prova la cottura “vera” non torna piu’ indietro.

    Barney

  31. Per me sono immancabili il riso e la farina. Cipolla, aglio e peperoncino li userei “veri”, non surgelati/liofilizzati.
    Per quanto riguarda l’impatto sociale del saper cucinare: lo scenario di machismo che descrivi è inquietante, io con la cucina ho sempre riscosso consensi.

  32. Post davvero squisito, da degustazione.
    Per il resto, la lista di ciò che non dovrebbe mancare è per i normali esseri umani e la sottoscrivo, in luogo del consueto eco nel frigo.
    Altri esseri sovrannaturali, come la madre di una mia amica, sono invece in grado di far fronte in modo superbo a un’ospitata improvvisa di venti persone non disponendo d’altro che di un finocchio di due giorni nel frigo. Ma questa è materia dell’Arte e della Magia.

  33. Ahahah, Pan carrè fossile! Grande Mana.
    Condivido tutto quanto (commenti compresi), e devo dire che mi hai/avete fatto riflettere… Ho pensato a quali e quanti sono gli amici che sanno cucinare, e mi sono reso conto che quasi quasi sono più le amiche/conoscenti che ai fornelli non sanno fare una cippa; soprattutto quelle nate dopo il 1985.
    Comunque, non vedo l’ora del primo post della rubrica aperiodica di sopravvivenza culinaria! In Strategie Evolutive ci vedrei bene anche una sezione dedicata a delle ricette Scifi o Steampunk… ma forse andiamo a finire nella cucina molecolare?! Non è che poi devo comprare bunsen, buretta e densimetro!?
    Nella lista ci metterei anche la cannella: spezia facile da reperire, lunga scadenza, non si usa solo per i dolci, e piace alle donne…
    Ciao 😉

  34. Pingback: Progetto Sette Link « strategie evolutive

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