strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Positivisti, alla faccia vostra

18 commenti

Dicono un sacco di cose, quelli là fuori…

Dicono, ad esempio, che essere ottimisti è da citrulli.
Che quelli fighi sono pessimisti e blasè.
Dicono che credere fermamente in un futuro che sia migliore del presente è infantile ed irrealistico.
Figuriamoci poi lavorare in quella direzione.
Dicono anche – spesso – che il pubblico non legge più fantascienza perché ha trovato la propria realizzazione in Harry Potter.
Dicono che le antologie non hanno mercato.

Poi arriva Jetse de Vries, ed io ho qui un libricino da tenere sul comodino come se fosse la Bibbia.
Si intitola Shine, ha una copertina fantastica, ed il contenuto è anche meglio.
Il futuro è così brillante che…

Shine è un esperimento di Jetse de Vries, già editor di Interzone (rifiutò un mio racconto – è uno in gamba) ed ora curatore della rivista online DayBreak Magazine.
L’esperimento è semplice – compilare una collezione di racconti di fantascienza ambientati nel futuro prossimo (prima bella difficoltà) ed ottimisti.
Ottimisti non nel senso di “siamo sopravvissuti alla piaga degli zombie e ora noi sette ricreeremo la civiltà”, proprio ottimisti, o se preferite positivisti – che mostrino come con un minimo di tecnologia e di buon senso il domani possa essere migliore.
Sembra una cosa da nulla, ma pensateci – quante catastrofi immani, quante devastazioni, quante pandemie, quante distropie ci hanno cacciato in gola negli ultimi dieci anni?
Quanti collassi ambientali, quante dittature, quante morti per ennui?
Quanta fantascienza è stata spinta nella nostra direzione il cui sottinteso era sempre e comunque, tanto non c’è nulla da fare?

Ed offro qui un altro spunto all’amico Angelo Benuzzi, che in questi giorni sta davvero facendo il diavolo a quattro riguardo allo stato della fantascienza nazionale.
Lo spunto è – non sarà che una fetta del pubblico si è disaffezionata perché il post-cyberpunk è una palude deprimente popolata di menagrami?
Non sarà che il futuro che ci è stato proposto è diventato sempre più spesso un futuro luminoso per pochi?

E per gli amici steampunker… non sarà che per immaginarci un mondo positivista siamo stati obbligati a traslocarlo nell’epoca vittoriana, perché il futuro MK1 era zeppo di rottami e macerie?

Io adoro questa piccola antologia acquistata di seconda mano per un centesimo.
Esiste nulla di più cinico dell’acquistare una antologia di storie positiviste di seconda mano?
Però ok, sono tirchio.
Costruita sul web, curata da un editor multiculturalista, Shine è una antologia internazionale, ed è variegata e ampiamente stimolante.
Come tutte le antologie, è un modo eccellente per scoprire nuovi autori, e per esplorare non una storia, ma un’atmosfera, un’idea, un concetto.
E lo ripeto per l’ennesima volta, è una antologia positivista.
Toccherà farsene una ragione.

Non si tratta, tuttavia de

la prima antologia di racconti fantascientifici ottimisti

come scrisse a suo tempo un noto sito nazionale.
La fantascienza è sempre stata anche ottimista, e l’ottimismo è sempre stato presente sulle riviste e nelle antologie – poi sono arrivati gli anni ’90.
Shine non è un unicum, non è una prima istanza, se non per chi ha memoria corta.
È un recupero di una vibrazione che si era perduta, e che sarebbe ora di ritrovare.

È un bel libro, Shine (tra parentesi, lo pubblica Solaris), e sarà divertente rileggerselo, da copertina a copertina, dall’alba alla notte fonda dell’undici di settembre.
Perché dieci anni di guerra, crisi economica e mal di testa planetario non ci hanno ancora tolto la fiducia.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Positivisti, alla faccia vostra

  1. C’è vita là fuori! E non si parla delle profondità del cosmo o di qualche cometa raminga, ma del mondo al di là delle Alpi. Acquistare un libro a un cent rende l’esperienza positiva in partenza, mai speso così poco per un libro in vita mia. Mò tocca darsi da fare. Quindi, passo uno sorridere, passo due pensare a un futuro MIGLIORE, passo tre mettersi in moto. Per fila sinist’, avanti marsh!

  2. Bella questa antologia ^^ L’andrò a cercare.

    @Angelo: Bisogna muoversi? So (da rumors affidabili) che qualcosa si muove sotto le macerie… dai tempo al tempo e forse qualcosa potrà cambiare.

  3. Come sai io sono un po’ dall’altro lato del fossato, ossia mi piace la fantascienza catastrofica etc etc.
    Questo non fa di me un disfattista o uno che si aspetta una guerra atomica. Magari la passione per un certo tipo di narrativa serve proprio per esorcizzare tutto ciò.

    Al di là di questo l’antologia che segnali mi sembra curiosissima, così come il prezzo con cui te la sei portata a casa.
    La fantascienza altrove sta bene, ora lo posso dire anch’io.
    Però, a proposito di ottimismo e pessimismo, credo che in Italia starà in coma ancora molto a lungo.

  4. Non credo che ci sia disaffezione verso la sf causa pessimismo eccessivo, invece credo che tale mancanza d’interesse [italiano] potrebbe avere una causa diversa.
    Esempio lungo e palloso…

    In una storia si parla di due strike out, 3 ball, 2 fuori, basi piene al nono inning…

    Ora s’immagini una storia che inizi a parlare di un satellite spia artificiale sperimentale che a un certo punto scompare, per poi essere ritrovato da qualche parte pieno zeppo di dati e foto incomprensibili, immaginiamo che nessuno ci capisca nulla finché uno scienziato visionando una foto di un misterioso immenso continente che non esiste sulla terra, non si accorga che quello che stà vedendo è Pangea ultima…

    Per finire c’è una storia con lui lei e l’altro, oppure ci sono loro due e tutto il resto fuori, o magari i genitori non vogliono…

    Di queste tre possibili frammenti di storia da dove è più facile ottenere interesse in Italia adesso?

    Nel primo caso, se si conoscono anche rozzamente le regole del baseball la scena finale de il migliore diventa epica, altrimenti quel film, e analoghi, sono solo film con tizi che prendono a mazzate una palla. La terza situazione… non occorre molto per apprezzarla, solo per fare il nome più recente, conosciete Moccia?
    Per apprezzare la seconda storia invece occorre un minimo di curiosità scientifica, solo allora si può con interesse anche mandar giù lo spiegone o l’infodumpone che spiega cosa sia Pangea ultima e appassionarsi al proseguo della storia, ma se manca interesse o curiosità scientifica difficilmente si avrà interesse, sarà impossibile anche la più piccola sospensione volontaria dell’incredulità…
    -Aho secondo quer cretino li continenti se movono… ambecille che scemenza!-

    Credo che per interessarsi di sf occorra almeno, almeno, curiosità verso gli argomenti scientifici, se invece la scienza non interessa o è roba pallosa, allora anche la sf ne risente negativamente.
    Certo, non la causa unica ma, “aiuta”.

  5. @Coriolano
    Fai un giro sul blog di Angelo, che è una settimana che ne parliamo 😀
    Quasiasi contributo alla mappatura della fantascienza qui ed ora sarà certamente benvenuto.

    @Mcnab
    Sei pessimista riguardo all’ottimismo…

  6. >Davide
    Ho letto con interesse i topic realtivi alla sf, e per ceri versi quello che ho scritto si rifà in parte a quanto letto che condivido sul perché la -sf “de noantri”- non và.
    Credo che però ci siano tanti altri fattori che influiscono in maniera negativa e, a ben pensarci, forse la sf in Italia non ha MAI avuto successo…

    Tornando on topic deve ammettere di essere a mia volta un catastrofista. Ok l’ottimismo è il sale della vita ma, il conflitto è il motore della fiction.

  7. @Davide: conosco questo paese ogni giorno un po’ di più. Ogni volta che vado altrove mi rendo conto quanto siamo rimasti indietro. Anche in queste “sciocchezze”, come le chiama qualcuno.

  8. Interessante libretto, penso che me lo procurero` dopo essere uscito dalle calde e assolate pietraie di Marte…

    Sono d’accordo anche io che il conflitto e` il primo motore della fiction.
    Per quanto riguarda la SF italiana… ehm… perdonatemi ma non la seguo, a parte alcuni autori di urania come Evangelisti, Mongai, Masali e la Vallorani. Penso di essere rimasto tremendamente indietro.
    In realta`, pensandoci bene, sto leggendo sempre meno sf anche straniera. Autori come Egan, spesso, non riesco neanche a capirli. Mi rifugio nei “grandi vecchi”: Vance (un mucchio di Vance!), Zelazny e simili. Arrivo fino a Gibson e all’Hyperion di Dan Simmons, ma poi mi fermo.

    Qualcuno mi sa consigliare un sito/blog/libro che parli degli ultimi sviluppi della sf italiana in modo storico e non di parte?

  9. Non ho letto l’antologia in questione, però a me un progetto di questi tipo puzza un pochino a prescindere dai partecipanti.
    Qui non si tratta di comporre un’antologia a tema quanto piuttosto di un’antologia forzatamente politica, roba che di solito fa un po’ a pugni con la produzione di storie interessanti, idee originali e racconti avvincenti.

    Ma c’è chi lo scrive in maniera molto migliore di quanto potrei mai fare io.
    Prima del black-out di queste ultime settimane Marco aveva postato sul mio blog un link alla recensione di questo volume.

    Copio/incollo:
    “Martin Lewis, uno dei giudici del Clarke Award e caporedattore per le recensioni di Vector, la rivista critica della fantascienza inglese, sta recensendo storia per storia Shine, l’antologia di fantascienza ottimista
    http://everythingisnice.wordpress.com/tag/shine/
    Può essere interessante leggere il primo post in basso, il commento all’introduzione.”

    Non ho avuto il tempo per approfondire il discorso con Marco ma a me pare che le parole di Lewis a commento dell’introduzione siano parecchio condivisibili…

  10. Ho dato solo un’occhiata veloce.
    Posso condividere anch’io alcuni dei punti di Lewis, ma potrei anche semplicemente bollare Lewis come cinico e togliermela così.

    Il punto, sostanzialmente, è se abbiamo a che fare con un volume che raccoglie buone storie oppure no.
    E qui cominciano i problemi, perché non necessariamente ciò che io chiamo una buona storia coincide con ciò che tu chiami una buona storia.
    (NB… il tu è generico… niente di personale, ok?)

    Il fatto che si tratti di narrativa programmatica…
    Mah, considerando che l’ultima antologia di SF programmatica che avevo visto aveva come linea guida “Berlusconi”, Shine pare un artefatto di una civiltà più civile.
    Poi, naturalmente, YMMV.

  11. Mah, avevo pensato di commentare anche qui, ma poi vabbè non avendo letto l’antologia…
    Lewis ha concluso la sua serie con un post riassuntivo altrettanto interessante.
    Visti gli inizi pensavo peggio – Lewis è un critico particolarmente severo e visti i primi due racconti mi aspettavo una strage. Se ne si salvano 4-5 . Tu dici che c’è sempre stata la fantascienza positiva, ma non credo sia un caso che gli autori – Heinlein, Anderson – fossero libertari e anarco-capitalisti. Non vedo come si possa fare fantascienza positivista in senso non escapista oggi. Le poche cose che si avvicinano sono alcune storie della Le Guin o Joan Slonczewski o Maureen McHugh, scrittici che propongono o idee di società alternative, pur non perfette, a cui ci si può ispirare per una idea diversa di politica, oppure mettono in luce l’umanità delle persone comuni in situazioni semidistopiche. Ma le soluzioni magiche non sono ottimismo, sono escapismo. Ai tempi diversi di questi racconti erano disponibili online. Mi ricordo Seeds di Silvia Moreno-Garcia, che esemplifica bene i rischi di un antologia di questo tipo. Può essere uno sketch divertente, se non ti aspetti un racconto particolarmente profondo, ma all’ occhio di un critico risulta leggerino. Ma soprattutto è ottimista come è ottimista l’Uomo Ragno: è credibile come una storia in cui essere morsi da un ragno radioattivo non ti causa leucemia e avvelenamento del sangue, ma ti dà i superpoteri.

  12. Hmmm… io ricordo racconti fantascientifici ottimisti scritti da Fritz Leiber.
    Non tanti da riempirci una antologia, ma un paio.
    E Leiber non era né Heinlein (che notoriamente mal sopporto) né Anderson (che invece mi piace).

    E poi, certo, tocca definire l’ottimismo – è ottimista Terra di David Brin (che comincia con un buco nero che casca nel nucleo terrestre), così come è ottimista The Postman (che parte con il crollo della civiltà); è ottimista Kim Stanley Robinson, che in Science in the Capital fa degenerare il clima in maniera terminale; è ottimista Ken MacLeod con Stone Canal (anche se il protagonista è morto) o con Cassini Division (anche se lil sistema solare è devastato).
    E non credo che la Cultura di Banks possa essere tacciata di pessimismo.
    È vero – la Cultura è probabilmente fuori concorso perché non è ambientata in un futuro prossimo.

    Confronta Terra, di Brin, con Tutti a Zanzibar, di Brunner, e lo spettro ottimista-pessimista diventa abbastanza evidente.

    Insomma, la tendenza positivista è, io credo, propria del genere.
    Tant’è vero che quando comparvero autori come Wyndham o Christopher, si parlò di Fantascienza catastrofica.
    Ballard in questo senso fa scuola a se.

    Quindi io resto sulla mia posizione di partenza – l’antologia è buona, e mantiene un livello molto alto.
    Si tratta di una operazione ideologicamente dubbia?
    Credo sia una questione di sensibilità (o insensibilità) ideologica personale.

    Sul fatto di poter fare o meno fantascienza positivista e ottimista che non si riduca a puro escapismo oggi… certo è molto molto difficile.
    Considerando che il fantasy (il genere escapista per definizione) viene oggi tacciato di pessimismo e di veicolare ideologie moralmente discutibili, è chiaro che si tratta di un problema diffuso.

  13. A me l’uso del termine “positivista” in questo contesto mi pare sbagliato e fuorviante. Dopotutto i positivisti non erano tanto incurabilmente ottimisti quanto piuttosto pragmatici terminali.

    Comunque, parlando di narrativa fantascientifica ottimista, ma non necessariamente escapista, a me viene in mente un nome che è perfetto, anche se a voi due non fa impazzire: Greg Egan.

    @ Davide: se la Cultura è così ottimista, perché i romanzi di Banks lasciano sempre quel gusto leggermente amarognolo?

    @ marco: ho approfittato del post di Davide per spostare di qua la discussione – che a me comunque interessa – perché non capivo bene il senso (o forse temevo di averlo capito anche troppo bene) del tuo commento in coda allla discussione sotto il mio post.

  14. OK, eviteremo di parlare di positivismo 😉

    L’amarezza è data, io credo, dalla convinzione di Banks (evidente soprattutto nei suoi altri romanzi, quelli senza M.) che ci sono aspetti della vita dell’essere umano che, anche nelle migliori condizioni possibili, non saranno mai portatori di felicità.
    Il mondo della cultura è tanto vivo, in effetti, proprio perché, pur essendo il mondo migliore possibile, non risolve automaticamente tutti i problemi.
    Si può ancora essere infelici, si può ancora sbagliare, si può ancora correre sul filo di certe ambiguità morali.
    La Cultura non è perfetta – perché nell’universo di banks la perfezione non è raggiungibile.
    Resta però ottimista, perché è comunque possibile migliorare, i problemi si risolvono.
    In fondo è per questo che Banks è un grande scrittore.

  15. Si vabbè, ma il punto della fantascienza ottimista era, secondo il curatore, di guardare con ottimismo all’ avvenire – ed è per questo che i racconti sono situati nel futuro prossimo.
    Se una catastrofe spazza via la terra come la conosciamo, o le cose peggiorano al punto che siamo già all’inferno, importa assai se nel quadro successivo all’ interno del romanzo le cose migliorano. Stai di nuovo usando la bacchetta magica per spingere la storia nella direzione che ti interessa eliminando quei piccoli problemi tecnici rappresentati dalla situazione attuale di milioni di persone. Bell’ ottimismo davvero.
    Quanto a Banks Davide dice: pur essendo il mondo migliore possibile
    e direi che possiamo chiudere qui.
    Egan in certe cose può essere un esempio migliore.

  16. Stai di nuovo usando la bacchetta magica per spingere la storia nella direzione che ti interessa eliminando quei piccoli problemi tecnici rappresentati dalla situazione attuale di milioni di persone. Bell’ ottimismo davvero.

    Che poi, de Vries a quanto sembra ha inserito parecchie di storie di questo tipo, e mi sembra alquanto problematico.

  17. (o forse temevo di averlo capito anche troppo bene)

    Spiegami 🙂

  18. No, allora, capovolgiamo un attimo il discorso – vediamo di chiarire cosa intendo io quando dico ottimista.
    Userò anche dei film, come esempi, perché così faccio prima – spero che questo non urti la vostra sensibilità.

    “Avatar”, di Cameron, è un film di fantascienza pessimista.
    Il pessimismo – nella mia lettura – è dato dal fatto che la storia ci mostra una civiltà umana tutta irrimediabilmente amorale quando non decisamente malvagia.
    Una palude dalla quale non c’è redenzione – se non per l’eroe (che per default è un caso a parte).
    In Avatar, aziende e scienziati vogliono spremere il nuovo pianeta come un limone e chissenefrega dei nativi, i militarui vogliono fare polpette dei nativi e chissenefrega di tutto il resto.
    Avatar è un film pessimista perché non solo nega la bonta di una intera civiltà, ma nega la possibilità alla civiltà di redimersi – solo il singolo, rinunciando alla propria civiltà (che è poi la nostra), può venire etichettato come buono ed operare positivamente nella realtà.

    Ottimismo e pessimismo – nella mia personale lettura (che non è esattamente quella di de Vries) non consistono nel “il mondo va all’inferno ma io vinco la lotteria”… non sono, insomma espressi dai tratti e dalle azioni el protagonista, ma da fattori a scala maggiore.

    “L’Uomo Disintegrato” di Alfie Bester è un romanzo ottimista.
    Ci mostra una società in cui la polizia telepatica può leggere la mente dei criminali, ed ha per protagonista un sociopatico che vuole commettere il delitto perfetto, ma ci mostra un mondo in cui le cose sono, sostanzialmente, migliori di quelle che ci vediamo attorno.

    I tre Mad Max di Miller sono film pessimisti.
    Mi mostrano un mondo nel quale, per quanto sia ammesso il gesto eroico del singolo, il darwinismo sociale è l’unica legge.
    Non importa che i sopravvissuti siano dieci o un miliardo – l’impressione è che fosse così anche prima del collasso, solo con dinamiche più patinate.
    Per contro, The Postman di Brin, per quanto ambientato in uno scenario simile, è ottimista, poiché mi mostra come una intera civiltà possa risollevarsi – e come le azioni del singolo, per quanto significative, siano nulla senza una partecipazione.

    Alla fine, ora come ora, credo che l’ottimismo, in fantascienza, si possa esprimere non raccontando storie di scienziati che inventano un carburante più efficiente, ma piuttosto storie che si innestino su ciò che di positivo la nostra civiltà è in grado di mettere in campo.

    In questo senso io credo sia ancora possibile scrivere fantascienza ottimista oggi, e non credo che usare la catastrofe o il cambiamento di scena come premessa conti come barare.
    Non più di quanto conti come barare utilizzare un motore ultra-luce.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.