strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Scarafopunk

9 commenti

È stata coniata l’etichetta “bugpunk” per definire God’s War, l’eccelente romanzo di Kameron Hurley pubblicato da Night Shade Books.
Sorvoliamo sul fatto che ormai la desinenza in “-punk” (cyberpunk, steampunk, dieselpunk, sexpunk, cthulhupunk, splaterpunk…) è ormai, inopinatamente, sinonimo di “narrativa fantastica” se non strettamente di fantascienza.
Concentriamoci su questo libro.
Che è un gran bel libro.
E se è bello vedere la Night Shade Books di nuovo in sella dopo il pessimo show delle inadempienze contrattuali dell’anno passato, è altrettanto piacevole avere una ennesima conferma del fatto che la fantascienza sta bene, e vi saluta tutti.

God’s War è divertente – un bel romanzo, con delle tematiche mature che lo rendono una lettura “importante”.
Non, insomma, mero escapismo.
Alla faccia di chi ci vuol male.

Umayma è un mondo grossomodo terraformato, in orbita attorno ad una stella doppia al margine della galassia.
Colonizzato da gruppi e sette (apparentemente) musulmani, il pianeta è in uno stato di guerra continua.
Da millenni.
La popolazione maschile è votata alla guerra – si parte per il fronte a quindici anni, e per un maschio arrivare all’adolescenza senza una preparazione atletica è un crimine per il quale viene punita la famiglia.
In mancanza degli uomini, le nazioni hanno sviluppato culture che mostrano vari gradi di omosessualità (usiamo il termine in senso lato) – non solo donne che fanno “mestieri da uomini”, ma che formano legami sentimentali o nuclei familiari nei quali i maschi sono variamente sottorappresentati o assenti. La prosecuzione della specie, come si suol dire, è affidata a “fattorie” dove le donne, in seguito a gravidanza coatta, danno alla luce lettiere di neonati.
E per tenere i ragazzi al fronte, evitare le diserzioni o eliminare i disertori potenzialmente infetti da armi batteriologiche prima che diffondano qualche strana pestilenza, esistono le bel dames, una elite di assassine votate alla caccia al chiunque infranga l’ordine costituito.
Gran parte della tecnologia è gestita dai “maghi” – individui che sanno manipolare i diversi insetti che popolano la superficie del pianeta, usandoli per produrre energia, risanare le ferite (ci sono scarafaggi specializzati nel mangiare i melanomi causati dalle radiazioni solari), trapiantare organi…
La vita umana costa pochissimo.
Vista la facilità dei trapianti, è possibile vendersi gli organi per fare cassa.
I visitatori umani da alti mondi sono rari e considerati “alieni”.

I protagonisti, Nyx e Rhys, appartenenti a due nazioni in guerra, lei una ex bel dame interiormente fratturata e con un notevole lato oscuro, lui un mago molto mediocre e ostracizzato dalla sua comunità perché non-violento, si ritrovano, soci in affari, impegolati in qualcosa di molto, molto più grande di loro.
C’è una testa mozzata, al centro di tutto l’intrigo (e della splendida copertina).
Le cose, su Umayma potrebbero cambiare più di quanto a molti potrebbe piacere.
La guerra potrebbe finire.

La Hurley è una scrittrice abile e coraggiosa.
Se lo stile – ma non i contenuti – ricorda il miglior Banks della Cultura, i temi trattati – guerra, pace, ruoli sessuali, discriminazione, fede e spiritualità, evoluzione – fanno di questo romanzo un solidissimo esempio di ciò che c’è di meglio nell’ambito della fantascienza.
Non si riciclano vecchi cliché non si omaggiano autori morti da mezzo secolo, non si narra una storia “un po’ come…”
L’azione scorre, il mondo che nelle prime pagine colpisce allo stomaco e disorienta il lettore progressivamente comincia ad avere un suo senso, una sua storia…
Si resta coinvolti, ci si diverte e si pensa.
E il volume è un bel trade paperback di neanche 300 pagine.

La presenza di un titolo di questo genere e di questa caratura nel catalogo di una piccola casa editrice come Night Shade è indice di come, da una parte, il materiale di alta qualià sia a tal punto abbondante da non essere più appannaggio esclusivo delle majors, e dall’altra di come la “piccola” editoria abbia raggiunto standard elevatissimi e riesca ormai ad attirare e valorizzare anche autori di livello altissimo.

Lo pubblicheranno mai nel nostro paese?
Non guardate da questa parte – è una risposta che non vi saprei dare.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Scarafopunk

  1. Parli sempre di cose troppe sfiziose per resistere alla curiosità. Altro libro da inserire nella wishlist. 🙂

  2. Le chances di pubblicazione italica credo siano rare. A meno che qualche demente non si metta in testa di usare lo sfondo del romanzo in chiave anti islamica, non si può mai dire fino a che punto arrivi l’idiozia.
    Grazie per la segnalazione, metto in lista anche se non vedo la fine della coda da un pezzo.

  3. Potrebbe avere una chance se raccatasse qualche premio – un Hugo, un Nebula…
    Anche se, a dire il vero, anche quella meccanica (premio=pubblicazione) pare ormai inceppata.
    E qui dovrei metterci la solita pubblicità progresso sul leggere in inglese, ma ormai la sapete a memoria.

  4. Lo metterò nella wishlist,. E’ bello vedere come il nostro amato genere continui a mostrare segni di salute.
    Sulla pubblicazione italiana, no no guardate nemmeno da questa parte.
    Personalmente ne dubito molto.:(

  5. Sulla salute della fantascienza in generale io continuo ad avere seri dubbi – considerando le tirature, la difficoltà a vedersi rinnovare i contratti, il numero di autori che smettono o passano a generi più lucrosi o a commistioni urbanfantasteampunk, le trilogie abbandonate per vendite inferiori alle aspettative, il forte conservatorismo di gran parte dei consumatori (vedi il tipo di romanzi o racconti che vincono l’Hugo).
    Basta pensare, come ricordava anche Ian McDonald, che il numero di scrittrici donne di fantascienza (non fantasy) attualmente sotto contratto in Inghilterra è ZERO (nonostante il successo critico, i premi ricevuti e l’ammirazione incondizionata di molti scrittori maschi per le opere di, ad esempio, Gwyneth Jones, Justina Robson o Tricia Sullivan). Poi è vero che il mercato statunitense è abbastanza grande per dare qualche possibilità di sopravvivenza in più (anche se si tratta di un mercato sostanzialmente chiuso, non dico alle traduzioni, ma anche alle opere in lingua inglese provenienti da altri paesi – un paio di anni fa Jo Walton rimarcava come Egan non avesse un distributore negli Stati Uniti, e esempi se ne potrebbero fare molti) – ma direi che sono proprio le piccole case editrici, americane e britanniche, quelle che possono permettersi di rischiare su autori che non sembrano immediatamente commerciali, ed è da queste che vengono le proposte più interessanti.
    Mi sembra una distorsione di prospettiva dire che “il materiale di alta qualità sia a tal punto abbondante” da tracimare dalle major verso le piccole.
    Kameron Hurley la conoscevo per una serie di ottime storie pubblicate su Strange Horizons – una webzine molto interessante, anche se in genere più orientata verso fantastico/slipstream/surreale che fantascienza tout court – e God’s War è un raro esempio di fantascienza per molti versi classica, ma traboccante di idee, passione e intelligenza. Ma lo vedo più come un eccezione – non mi vengono in mente molti libri che si muovano con successo in ambiti simili negli ultimi anni. E probabilmente per le major un libro simile sarebbe stato commercialmente rischioso e/o controverso.

  6. La mia considerazione sull’abbondanza del materiale valido è data dal fatto che, mentre Night Shade, Snow Books e altre piccole case editrici escono con roba molto buona, Tor e Solaris/PYR continuano comunque a proporre materiale di ottima qualità.
    Insomma – non vedo una migrazione di autori validi dalle major alle small press o viceversa, con una conseguente flessione della qualità da una parte o dall’altra.
    C’è posto per tutti, e c’è materiale valido su tutti i mercati.
    Per me questa è abbondanza a sufficienza 😉

    Concordo invece sul fatto che le small press possono correre più rischi e dare spazio a nuove voci o a esperimenti diversi – scavando nell’offerta e portando in evidenza ciò che c’è di buono.
    Ciò che mi domando è se – entro i limiti del genere – le small press abbiano lo stesso pubblico delle major.
    Insomma, il lettore che acquista God’s War della NSB, acquista anche, per dire, Chrystal Rain della Tor?
    E viceversa?

    Certo, poi ci sono i molti segnali di cambiamento o chiusura del mercato in certi settori, ma io non li vedo così tragici o così diversi dai segnali di chiusura e morte della fantascienza degli anni ’70, ’80 e ’90.
    In UK non ci sono scrittrici di SF sotto contratto, ma ci sono un sacco di scrittrici di SF che scrivono e pubblicano senza eccessive difficoltà.
    Egan non ha una casa editrice in america, ma i suoi libri sono immediatamente disponibili come imports (si paga un po’ di più, ma il materiale è comunque disponibile).
    L’Hugo è un bastione del conservatorismo – come lo è lo zoccolo duro dei lettori di fantascienza – ma ci sono decine di premi.
    Ci sono autori che devono scrivere romanzelli per pagarsi la biada – ma è sempre successo, e non credo che la cosa si sia inasprita di recente.

    Insomma, credo che alla fine le nostre posizioni siano il classico caso di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
    Anche se, come diceva George Carlin, il vero problema è che il bicchiere è troppo grosso 😉

  7. Perché pensare che non lo pubblicheranno in Italia, perché essere pessimisti?
    Sono sicuro del contrario, in fondo il 2012 è vicino quindi dopo i Maya i cerchi nel grano gli alieni Niburu e la situazione politicoeconomica del momento, non mi meraviglierei se come ulteriore segno della profezia sulla fine della terra e dell’umanità, questo libro venisse pubblicato anche da noi.
    Suvvia, abbiate un briciolo di sano ottimismo sul futuro!

  8. È che non ci stiamo coi tempi – il tempo medio per la pubblicazione di una novità nel nostro paese sfora malamente la profezia del Maya.
    Se lo leggeranno probabilmente gli alieni di Nibiru, fra un cerchio nel grano e l’altro.

    C’era un romanzo… di Greg Costykian, mi pare, che immaginava che l’invasione aliena portasse ad un boom dei media terrestri – perché porcherie come qulle che facciamo qui, nel resto dela galassia se le sognano…

  9. Soprattutto CHI potrebbe pubblicarlo nel nostro paese. Esistono ancora degli editori che pubblicano fantascienza in libreria?

    Alessio

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