strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il centro radicale

17 commenti

Facciamo un gioco.

C’è questo personaggio – personaggio pubblico, personaggio mediatico.
Radio.
TV.
Scrive libri.
Attivista per l’ambiente.
Ha fondato ospedali nei paesi in via di sviluppo.
È amico del Dalai Lama (ma in fondo, chi non lo è?)
Era amico di Papa Giovanni Paolo Secondo.
È amico di Leonardo di Caprio.
Ha una pila alta così di premi.
È diplomato erborista ma ha fatto il DJ.
È stato votato il principale esponente mediatico del fronte liberal americano.
Ma lui sostiene di appartenere al centro radicale.

Chi è?

OK, voi Thom Hartmann non lo conoscete.
Magari avete visto un paio di suoi filmati quando il click sul pulsante “Like” e YouTube me li ribalta su Facebook.
Ma erano in inglese, e quindi magari non ci avete fatto caso.
E poi, su facebook… bah!
Chissà cosa ci passa, su Facebook.

Si tratta di cose come questa…

È interessante notare che esistono trasmissioni televisive qui da noi che sostanzialmente imitano il modello di Hartmann mentre da noi il personaggio rimane sconosciuto.
Troppo legato alla realtà americana, dicono quelli che se ne intendono.
Troppi dibattiti sulla costituzione americana, troppi riferimenti a Thomas Jefferson.
Però ha pubblicato un libro sulla spiritualità moderna letto il quale il Papa (!) chiese di incontrarlo.
E l’anno successivo pubblicò un testo su politica e ambiente e il Dalai Lama chiese di incontrarlo!

Ora, dalle mie parti, quando i due leader religiosi (preferite spirituali? OK, spirituali) più media-friendly del pianeta ti invitano a casa loro, delle due una: o sei amico di Bono, o hai qualcosa di interessante da dire.

E Hartmann, erborista con una lunga pratica di attivismo e imprenditoria, potrebbe anche esserlo, amico di Bono – dopotutto ha gestito per anni un programma radiofonico in cui passava country, rock e progressive, quindi chissà…

Ma resta forte il dubbio che questo americano ingannevolmente alla buona qualcosa di buono da dire ce l’abbia.
È stato uno dei primi proponenti della teoria cacciatori vs contadini per spiegare il Disturbo da Disattenzione che, diagnosticato a manetta nelle scuole americane, porta ogni giorno migliaia di ragazzini a venire impasticcati di brutto. La teoria è oggi ampiamente accettata.
E la sua “soluzione” dell’omicidio Kennedy (!) viene citata come la soluzione più realistica e accettabile oggi in circolazione – da gente che c’era, quel giorno, a Dallas.
Così come viene accettata la sua analisi, secondo la quale il partito repubblicano usò, nelle elezioni degli anni ’80 e ’90, delle tecniche di manipolazione mentale del pubblico, mutuate da marketing, mentalismo e Programmazione Neurolinguistica, per influenzare gli indecisi.
Ed esiste un web-movie diretto e narrato da Leonardo Di Caprio basato sulle idee di Hartmann.

Insomma, per essere uno che ha cambiato lavoro una decina di volte in trent’anni – dall’erboristeria all’attivismo politico passando per il marketing (fondò la Chandler, MacDonald, Stout, Schneiderman & Poe, Inc.), il giovane (classe 1951) Hartmann pare un personaggio che vale la pena di tenere d’occhio.

È soprattutto interessante – per noi italiani – la sua idea di essere un rappresentante del centro radicale.

the political philosophy of avoiding the extremes of right and left by taking a moderate position

A sentire una cosa del genere, a noi si drizzano i capelli in testa – se la nazione versa nelle pessime acque in cui ci troviamo, è anche a causa della prevalenza (culturale, oltre che politica) di un centro ultramoderato (per lo meno a chiacchiere) che appiattisce ogni proposta e normalizza tutto ciò che è normalizzabile.
L’alternativa al centro-destra è il centro-sinistra – il centro vince.
Ed io lo trovo curioso, perché gli americani, che di fatto hanno solo una destra (i repubbbicani) ed un centro-destra (i democratici) riescono ancora ad esprimere una differenza e a chiamarla centro, e ad accusarla (da certe parti) di socialismo, comunismo e altri peccati mortali – ma comunque riconoscendo al centro una ideologia altra.
Noi che siamo ossessionati da destra e sinistra (Tex è di destra, Zagor è di sinistra), siamo impantanati in un centro indifferenziato che prende il gusto della maggioranza di governo (centro al gusto di destra, centro al gusto di sinistra).

Vediamo… un commentatore politico che rappresenta la cosiddetta terza via americana, che gestisce una buona trasmissione, e scrive dei libri che diventano bestseller e piacciono ai portavoce di Dio in terra.
Quasi troppo bello per essere vero.
Quante volte abbiamo visto un personaggio di questo genere – nei nostri film o nei nostri libri – degenerare e rivelarsi un capo-cultista, il velleitario leader del Quarto Reich o scatenare la Guerra Atomica appena arriva abbastanza vicino al pulsante rosso?
Andamo! Ricco imprenditore con una formazione eterodossa e una carriera nei media, che viene dalla provincia con la Costituzione in tasca, che fa beneficenza e collabora con una cosa che si chiama Gruppo Salem, che parla di Programmazione Neurolinguistica, conosce la verità su Kennedy, ha un cognome tedesco e per parecchi anni vive in Germania, si presenta come un everyman con una linea politica populista… cos’è, La Zona Morta? The Omen, Atto Finale? O un film di James Bond?

Tuttavia i suoi detrattori – e ce ne sono parecchi, se fate un giro sui siti dei Tea Parties o della destra americana – non si buttano sulle citazioni letterarie o cinematografiche.
Al limite lo accusano di aver schivato il servizio in Vietnam, di essere gay perché si chiama Thom (forse un giorno capirò il senso di questa, ma non credo che mi renderà una persona migliore), e perché è un pazzo fanatico socialista.
Attacchi banali, in altre parole.

E Hartmann non è poi così populista come si potrebbe credere.
Ed ha una formazione solida che gli viene riconosciuta.
Ho sentito idee simili da un sacco di gente, che non era pazza, che mai e poi mai si sarebbe fatta schedare come socialista (non dopo il ’48) e non si chiamava Thom (quali che siano le implicazioni di questo dettaglio).

E parla persino di neofeudalesimo!
Proprio come questo blog!
Insomma, ‘sto tizio mi causa un bel po’ di idee selvatiche.
E mi piace come si presenta al pubblico.
Da un po’ di tempo – dopo averlo scoperto grazie al suggerimento di un amico e ad una ricerca online sulla solita Ayn Rand – seguo la sua trasmissione settimanale, che viene postata su YouTube come monoblocco da un’ora e come estratti.
Non lo vedo poi così pazzo, o così socialista,

Ed ora mi sono procurato una copia usatissima della seconda edizione del suo libro The Last Hours of Ancient Sunlight, quello che tanto impressionò il Dalai Lama.
Gli ho fatto allegramente saltare la coda di lettura, e gli darò un’occhiata nel weeked.
Vi farò sapere.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

17 thoughts on “Il centro radicale

  1. L’articolo è interessante, ben scritto e offre parecchi spunti di riflessione, soprattutto la parte sul contrasto tra la visione politica americana e il nostro mondo centrista appiattente. Il tizio alla fine di tutto il post comunque suscita curiosità, perché come hai detto o è amico di Bono o qualcosa da dire ce l’ha, ma devo anche ammettere che appena ho letto questo:

    “Così come viene accettata la sua analisi, secondo la quale il partito repubblicano usò, nelle elezioni degli anni ’80 e ’90, delle tecniche di manipolazione mentale del pubblico, mutuate da marketing, mentalismo e Programmazione Neurolinguistica, per influenzare gli indecisi.”

    ho iniziato a sentire un po’ di puzza, non tanto per la “manipolazione mentale” quanto per il vago sapore di complottismo che emerge dal fatto che viene accettata questa sua analisi. Ma magari lo sento solo io e quindi ne sono un po’ prevenuto. Vabbè…

    Ciao,
    Gianluca

  2. Mah, forse ho dato io una impressione sbagliata.
    Hartmann ha analizzato le tecniche comuniative dei Repubblicani, facendo notare come siano più sofisticate e subdole di quelle dell’opposizione.
    Poi si tratta semplicemente dei termini che si utilizzano.
    Di fatto, è noto che i Repubblicani, dalla campagna Reagan in avanti, utilizzarono massicciamente delle tecniche di markeing aggressivo per accaparrarsi il consenso (non troppo diversamente da ciò che fece, qualche anno dopo, un certo personaggio nostrano).
    E quando dico mentalismo, non parlo di poteri telepatici, ma semplicemente le tecniche che usano i prestigiatori per influenzare certe scelte del pubblico.

    In realtà è storia vecchia – c’è un bel documentario della BBC in quattro puntate, intitolato The Century of Self, che analizza come le teorie di Freud percolarono neanche troppo lentamente dalla psicanalisi alla pubblicità alla propaganda politica.
    È molto bello e molto ben documentato, ed assolutamente spaventoso – e si trova in giro, fra muli e torrenti.

  3. Confesso di non averlo mai sentito nominare, anche perché da qualche anno non mi occupo più di seguire in maniera puntuale la scena politica USA causa nausea e sfoghi allergici. Vedrò di capirci qualcosa, c’è un bisogno disperato di idee nuove e di uscire dal binario del neo liberismo.

  4. Se vuoi uno che dia alternative al neo-liberismo, e che ne critichi le brutture in maniera molto lucida, l’hai trovato.
    Già nel video linkato qui sopra, quello sulle rivolte a Wall Street, c’è questa idea della microdemocrazia o del “microsocialismo”, che non è affatto male (e che è poi il nostro vecchio prendersi cura gli uni degli altri fra vicini, o nella stessa comunità).

    Nota: ammetto che devo fare uno sforzo tutte le volte che vien fuori il termine “socialismo”.
    Craxi ha per sempre deformato la percezione di noi che eravamo ragazzi negli anni ’80.
    Devo ripetermi costantemente “Nel resto del mondo, i socialisti non sono di destra… Nel resto del mondo, i socialisti non sono di destra…” 😀

  5. Ok, ora ho inteso meglio, grazie. 🙂

    Gianluca

  6. La cosa brutta è che noi a distanza di decenni stiamo ancora pagando le storture degli anni ottanta. 😦
    Mantra dell’uomo di sinistra italico:
    “Ricordati che nel resto del mondo i socialisti non sono di destra, ricordati che nel resto del mondo i socialisti nono sono di destra, ricordati che nel resto del mondo…”

  7. Personaggio davvero Interessante.
    Ma perché non ne ho mai sentito parlare?

    Piuttosto inquietante, no?

  8. È inquietante assai.
    Leggendo il suo libro su politica, cultura e ambiente, finora di derive sospette non ne ho rilevate, e si tratta tuto sommato di un bel testo introduttivo a concetti come la decrescita e la riduzione dell’impatto ambientale.
    A meno che non deragli nella seconda metà, io mi direi che si tratta di un testo consigliatissimo, specie ad un pubblico generalista.
    Ma allora perché nessuno me ne ha mai parlato?
    Neanche i miei amici ambientalisti ultra-radicali ne sanno nulla.

    Direi che ci dev’essere un bell’effetto filtro, da qualche parte.

  9. Toh, buon rosh ha-shanà! Ma che capita, non ti bazzico più da un po’ di tempo a questa parte e… mal me ne incolse! ché tornando sulla vecchia strada trovo post interesanti e, per di più, un avatar in stile Indiana Jones… ma cosa sono questi, prodigi di photoshop o no? con la realtà virtuale non si può mai sapere…

  10. Io non l’ho mai sentito nominare, ma nel libro di cui ti accennavo ieri notte, pur essendo scritto da un ecologista, punta il dito proprio su questi personaggi troppo amici di Papi, Lama, cantanti e star della politica 😀

    Ovviamente però non giudico né generalizzo, proprio perché non lo conosco affatto.

    Se sta sulle biglie ai Tea Parties non può che starmi simpatico.
    A meno che non sia davvero amico di Bono, in tal caso mi starebbe decisamente antipatico.

    Sciocchezze a parte, è interessante quando dici che certe cose da noi non funzionano perché sono troppo culturalmente legate all’america. Eh, già, parlare di costituzione, di società, cultura, ecologia…
    E noi a chi siamo culturalmente vicini, al Turkmenistan?
    OK, non rispondere 😛

  11. Mi unisco al coro del “non ne sapevo un cazzo, grazie.” Riguardo alla questione spinosa dell’essere gay per via del nome Thom, ho una teoria: pure il nerd piagnucolone dei Radiohead si chiama Thom, di conseguenza viene spontaneo pensare a Thom come nome da gay.

  12. Grazie (credo) Negrodeath… come dicevo, è una conoscenza che temo non mi renda migliore 😉

  13. Davide, non citarmi Craxi ti prego, non sai dove abito 🙂

  14. Ad Hamammet? 😀
    OK, niente più citazioni dalla prima repubblica.
    Fanno male anche a me.

  15. E bentrovato Celio!
    Ti davamo tutti per fuggito col tesoro dei templari verso lidi più ameni.
    Mi auguro che tutto vada davvero per il meglio.

  16. Pingback: Ma poi, alla fine, com’era? « strategie evolutive

  17. Un articolo davvero figo. Non avevo mai sentito codesto erborista. Mi è piaciuta l’analisi asciutta e lucida. E’ la prima volta che mi trovo su questo blog. Ti followo. Intanto ti invito anche a dare un’occhiata al mio blog Vongole&Merluzzi. Un saluto!

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