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Sul filo del rasoio con l’Uomo Ombra

11 commenti

OK, post imprevisto messo insieme a notte fonda.
Il fatto è che ho messo su, per gli amici di Moon Base, un filmato con la canzone-tema di The Shadow, un paio di sere fa.
Il pezzo è di Jim Steinmann, leggendario compositore e master-mind di Meat Loaf nel suo Bat out of Hell e di Bonnie Tyler con Faster Than the Speed of Night.
Il pezzo c’entra poco con The Shadow, ma come tutti i pezzi di Jim Steinman mentre lo ascolti non te ne importa un fico secco.
Steinman rulla, come direbbe qualcuno.

Comunque, sarà stata la canzone, saranno state altre strane vibrazioni notturne, l’insonnia e il troppo lavoro da fare in poco tempo, ma mi sono riguardato The Shadow, film del 1994 basato su un serial pulp degli anni ’30 scritta da Willian B. Gibson, e poi, per motivi lunghi a spiegarsi, The Razor’s Edge, film del 1946 basato su un romanzo di Somerset Maugham del 1944.
Strana coppia, si dirà, ma neanche poi tanto…

The Shadow, del 1994, è un film che è dolorosamente inferiore alla somma delle sue parti.
Scenografie e costumi sono semplicemente meravigliosi, e la fotografia è qualcosa di notevole.
La sola sequenza di apertura, sotto allo scorrere dei titoli, ci lascia presagire qualcosa di meraviglioso – che si schianta quando per la prima volta il faccione di Alec Baldwin entra nell’inquadratura.
Baldwin è straordinariamente inadeguato nel ruolo di Lamont Cranston/The Shadow – ed è un peccato, perché il resto del cast è eccellente, da Penelope Ann Miller che è bella da far male, al supporting cast con John Lone, Peter Boyle, Tim Curry, Ian McKellen.
La trama – Cranston, cattivo redento a ceffoni da un lama tibetano, conduce a New York una doppia vita: di giorno è un ricco playboy, di notte è The Shadow, vendicatore mascherato armato di due grossi pistoloni e dotato del potere di annebbiare la mente degli avversari, di fondersi con le ombre.
Quando il suo rivale Shiwan Khan (John Lone, che si diverte come un pazzo) arriva a New York per creare una bomba atomica e diventare padrone del mondo…
Da qui in avanti sapete come gira.

OK, punto primo – non sbuffate per la noia e il deja-vu alla storia playboy di giorno/vendicatore mascherato di notte.
The Shadow e The Spider facevano questo giochetto ben prima che Batman cominciasse a girare in calzamaglia di notte per Gotham, e per i miei denari, sia The Shadow che The Spider potrebbero fumarsi Batman senza neanche dare un colpo di tosse.
Punto secondo – non domandatevi perché l’erede di Gengiz Khan debba andare a New York e costruire una bomba atomica… si tratta di una sciocchezza colossale, e ci porta a domandarci perché gli sceneggiatori non abbiano preso una delle oltre cento storie di the Shadow e non abbiano adattato quella, senza giravolte o idee sceme.
William B. Gibson era in gamba, e lal ogica delle sue trame era sempre ferrea.
La sceneggiatura del film appare insolitamente schizofrenica – da una parte gli autori infarciscono la trama di infiniti riferimenti al serial originale, che solo i fan del personaggio possono cogliere, mentre dall’altra si opta per una recitazione che spesso scivola nel camp e che sembra strizzare l’occhio al pubblico degli anni ’90 dicendo hey, noi non ci crediamo davvero a queste cose

Insomma, un film pasticciato, che si lascia guardare, ma che delude chi vorrebbe un vero film di the Shadow.
Oggi come oggi potrebbero usare Eric Bana e/o Zachary Quinto, e dare la regia a Sam Raimi.
Sarebbe un successone.

Cambiamo film…

The Razor’s Edge, del 1946, basato sull’opera di un narratore elegante e “quotato” come W. Somerset Maugham, popolato di attori leggendari e girato in un bianco e nero sontuosissimo, è sulle prime tutta un’altra faccenda.
Ma lo è davvero?
Vediamo la trama.
Il promettente Larry Darrell (Tyrone Power) esce traumatizzato dalla Grande Guerra e – tagliati i ponti con la sua fidanzata Isabel Bradley (Gene Tierney, assolutamente splendida e detestabile) e col suo giro di amici, parte alla volta dell’India. Raggiunta l’illuminazione, Larry torna in occidente, rientra nelle vite (piuttosto sgangherate, complice la crisi del ’29) dei suoi vecchi amici e si sforza per aiutarli. Andrà a sbattere contro l’egocentrismo di Isabel, la superficialità dei ricchi e potenti, e l’autodistruttività di persone che, a differenza di lui, non sono riuscite a venire a patti coi propri traumi. Finirà con l’andarsene una volta per tutte.

Online non si trova il trailer, ma vi beccate una bella scena centrale allo sviluppo della trama.

Siamo lontani da Baldwin col naso di gomma.

Hmmm… niente discendenti di Gengiz Khan.
Niente bombe atomiche.
Niente poteri sovrannaturali e pistolettate nella notte.
Se escludiamo un eccellente cast di supporto – Anne Baxter, Clifton Webb, Elsa Lanchester – si direbbe che i due film abbiano poco in comune.

Però…

Sia Larry Darrell che Ken Allard (che si spaccerà per Lamont Cranston) sono ex piloti della grande guerra.
Entrambi si lasciano alle spalle l’occidente per cercare fortuna in oriente – anche se Larry finisce con un guru, mentre Ken/Lamont si crea un impero come produttore ed esportatore di oppio ed eroina, e poi si trova un guru.
Entrambi tornano in occidente col desiderio di raddrizzare i torti e fare del bene (con pistolotti filosofici e azione diretta Larry, con pistoloni calibro 45 e azione diretta Ken/Lamont).
Entrambi frequentano la upper class ma non si riconoscono in essa – né essa è in grado comprenderli e di soddisfare appieno le loro aspettative.
Entrambi hanno fidanzate che sono un peso, oltre che una assoluta gioia per gli occhi.
Entrambi hanno una certa dimestichezza coi bassifondi, entrambi hanno un buon amico in polizia, entrambi non si fanno troppi problemi a sporcarsi le mani.
Nelle storie di entrambi entrano oppio, corruzione, luoghi sordidi.
Persino i cognomi… Darrell… Allard…

Ciò che cambia è il tono, il genere.
William B. Gibson è un autore pulp – e The Shadow deve affrontare sindacati del crimine, scienziati pazzi, e un campionario di malvagi da far venire i superincubi ad un vendicatore mascherato meno tosto.
Somerset Maugham adatta il pulp alla quotidianità – Larry deve affrontare una ex fidanzata con la moralità di una faina in calore, un plutocrate egocentrico e vanesio, un’amica devastata nel fisico e nella psiche da droga e alcoolismo… a ben guardare la versione mainstream e “personale” dei pericoli che minacciano il mondo in The Shadow.
Entrambi gli eroi attingono ad esperienze mistiche vissute in oriente.
Entrambi combattono – ciascuno aproprio modo – per ridurre la sofferenza nel mondo (magari accoppando i cattivi a pistolettate, come fa Lamont Cranston quando esce di notte).

E la cosa mi piace tantissimo.
Perché Maugham è un grande scrittore, ma anche William B. Gibson lo era – ed è come se il primo volesse omaggiare il secondo.
(non dico che lo faccia davvero… ma se era uno scrittore, e lo era, Maugham doveva conoscere anche i pulp)
Ed è bellissimo perché se cercate su Wikipedia, vi diranno che Maugham, insieme con Hesse, è il primo autore a capire, negli anni ’40, che presto molti, insoddisfatti della società proposta dalla cultura occidentale, si sarebbero rivolti all’oriente, all’India o al Tibet, in cerca di illuminazione.
Ma in realtà gli autori dei pulp ci erano già arrivati prima – negli anni ’30, con personaggi come The Shadow, The Spider, Doc Savage o il Green Lama.
La letteratura mainstream, con buonapace di Hesse e Maugham, doveva solo trovare un modo per sdoganare il misticismo orientale per un pubblico più portato a leggere New Yorker che non Weird Tales.

Ottimo doppio spettacolo, insomma.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Sul filo del rasoio con l’Uomo Ombra

  1. Io ci vedrei bene Adrien Brody nei panni dell’uomo ombra. Tra l’altro, nel suo caso, il naso non dovrebbe nemmeno essere aggiunto :p
    Baldwin invece era inguardabile, hai assolutamente ragione.

  2. Una figura rimane sullo sfondo, il solitario, il pistolero che arriva a Tombstone per raddrizzare i torti e sparire nel tramonto senza voltarsi. E ancora, il mito dei vendicatori degli oppressi che credo si trovi in tutte le culture del mondo. Onestamente ho perso il conto di quante volte ho incontrato questi temi e dei personaggi che li hanno rappresentati. Non riesco a stancarmene, la necessità di giustizia è tale da rendere eterna la figura del vigilante, del maverick che fa quello che è giusto. Si sente che sto leggendo Ghost of Manhattan?

  3. In effetti Batman è come personaggio un upgrade in calzamaglia di The Shadow e The Spider (il mio preferito dei vecchi eroi pulp,come si fa a non amare uno che viene chiamato The Master of Men?).In merito poi a Batman e The Shadow ho trovato questo:http://www.comicsalliance.com/2010/03/16/the-shadow-and-the-knight-batman-shadow/.Se lo facessero sul serio a me non dispiacerebbe affatto.(Ma la Dc è impegnata con l’inutile e modaiolo reboot sigh…)

  4. Gran bell’articolo ! Sul film di Shadow concordo ,purtroppo è un lavoro solo per metà riuscito ( è curioso che tu nomini Raimi come regista ideale , all’epoca di Darkman lui voleva fare un film su “The Shadow” ma rinuncio perchè i diritti erano già stati presi per il film con Baldwin). Piuttosto volevo sapere se su “The Shadow ” avevi letto la mini fatta da Howard Chaykin per la Dc comics e cosa pensavi della sua interpretazione del personaggio (personalmente io l’ho adorata come opera , specie per come ribaltava certi stereotipi dell’America sull’oriente).

  5. @Lycas
    Bella proposta Brody… avrebbe il mix di cattiveria e malinconia che potrebbe far emergere il personaggio.

    @Angelo
    Alla fine le storie sono sempre quelle – e sì, il semplice desiderio che i cattivi abbiano ciò che meritano è universale.
    Mi pare di capire che Ghost of Manhattan funziona 🙂

    @Fra
    Il crossover sarebbe polposo, ma concordo, DC è in altre faccende affaccendat.
    In compenso esiste un crossover su cui ho messo gli occhi di recente (ora devo metterci i quattrini 😦 ) con The Spider e Domino Lady.
    Tra l’altro anch’io preferisco The Spider… riesce ad essere più pulp del suo collega e contemporaneo.

    @Roberto
    Sapevo infatti del progetto di Raimi (e Darkman è più Shadow di the Shadow).
    Ricordo il ffumetto di Chaykin letto eoni fa – mi piacque la storia, ma non il disegno.

  6. Sui disegni entra in gioco il gusto personale ( a me Chaykin piace anche come disegnatore), ma le idee erano ottime. Specie quella di rappresentare il Tibet non come luogo mistico, ma come utopia tecnologica.

  7. Ah, gli eroi old style.
    Proprio in questo periodo li sto riesaminando, complice una cosa che sto scrivendo.
    The Shadow è senz’altro uno dei più noti e affascinanti.
    A me il film del ’94 non era poi così spiaciuto…

  8. E resto ammirato, come sempre. Bellissimo articolo. 😉

  9. La classe non è acqua:-)

    Però vai a dormire un po’ presto:-)

  10. Quando sono sotto pressione, il sonno va a farsi benedire.
    Grazie dell’apprezzamento, comunque!

  11. Pingback: Vigilantes e giustizieri in bianco e nero | Plutonia Experiment

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