strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ma poi, alla fine, com’era?

7 commenti

Avevo accennato, nel mio post di un paio di settimane or sono su Thom Hartmann, al fatto che mi ero procurato una copia leggibile del suo The Last Hours of Ancient Sunlight, per farmi un’idea di come sia la scrittura di questo personaggio che, l’ho detto e lo ribadisco, mi è piuttosto simpatico in video.

La domanda, a fine lettura, è perciò: è The Last Hours of Ancient Sunlight un buon libro?
Vale il tempo speso per leggerlo ed i quattrini per acquistarlo?
E vale un invito a casa del Dalai Lama?

Onestamente sulla terza non vi saprei dire – non sono così intomo col Dalai Lama (o con Bono, che è poi la stessa cosa) – ma sulle prime due ho pochi dubbi: decisamente sì.
C’è quasi da domandarsi perché nessuno abbia pensato di tradurlo (…)

Il testo di Hartmann è semplicemente (?) un manuale sulla decrescita.
Non un manuale operativo – se non a grandi linee – ma un manuale per spiegatre al più vasto pubblico possibile quali siano le condizioni in cui versa la nostra civiltà dal punto di vista energetico, e quali siano le line che sarebbe più ragionevole adottare.
E perché.

La prima parte del volume delinea la situazione energetica globale al 2004 – anno in cui l’autore aggiornò il testo originariamente pubblicato nel 1998.
E se il testo non contiene nulla che per me si possa dire nuovo, lo stile della scrittura – estremamente spigliato, colloquiale e privo di trombonismi – mi ha reso piacevole anche rilegere per la milionesima volta la storia del consumo petrolifero dal 1868 a oggi.
O un ripasso sostanziale sulla fotosintesi.
Ma attenzione – io con queste cose, bene o male, ci lavoro.
Per un lettore occasionale, che magari abbia colto solo qualche notizia qua e là da giornali e TV, e che non abbia una cultura scientifica, l’introduzione di Hartmann alla dipendenza da combustibili fossili, e la panoramica sulle conseguenze di tale dipendenza, è quanto di più accessibile, completo ed equilibrato mi sia capitato di leggere sull’argomento.
Batte persino il peraltro eccellente manuale di Totness sulla decrescita felice (e sì che qullo l’han scritto proprio per illustrare come spiegare certe cose ade un pubblico non tecnico!)

Se la prima parte è, diciamo pure, classica, è nella seconda che Hartmann ingrana la quarta e si dimostra un divulgatore di classe superiore.
Nell’illustrare i rischi di una decrescita obbligata – a fronte di una malaccorta amministrazione delle fonti energetiche – ed illustrando una serie di ipotesi e linee guida integrate su una decrescita controllata e soddisfacente, l’autore è articolato e convincente.
Di suo – badate – c’è solo la sintesi (e dici niente).
Ogni passo nel volume, ogni dato, ogni teoria, è presentata con chiarezza, circostanziata e correttamente attribuita.
Ci sono pacchi di note e citazioni bibliografiche.
Hartmann coopta gruppi di ricerca governativi e non-governativi, scienziati illustri e sconosciuti, piccole comunità, leader politici e spirituali, per dimostrare come sia possibile sfuggire ad un crash da esaurimento delle risorse semplicemente mettendo in pratica ciò che già è disponibile, e rivedendo alcuni elementi essenziali del nostro rapporto con noi stessi, con gli altri, e con la realtà.
Ed alla decrescita, Hartmann riesce a dare una dimensione umana – portando una critica al concetto di crescita quale unica misura dello sviluppo.

Considerando che alcuni dei riagionamenti e delle proposte dell’autore nella seconda parte del volume sono riusciti a sorprendermi (e lo ripeto, con queste cose ci lavoro), mi domando a questo punto quali effetti possa avere un libro di questo genere su un lettore inteligente, ma magari informato in maniera disordinata dai media.
A parte quel 10% che rifiuta ogni nuova idea, naturtalmente…
Un libro che cambia la vita?
Non mi sbilancerei fino a questo punto.
Certo un’ottimo concentrato di cibo per il pensiero, una rigorosa collezione di dati fatti apposta per zittire negazionisti e altri sciocchi, un libro maledettamente divertente – se mi si passa il termine – che butta sul piatto, insieme alle informazioni ed ai dati, anche una notevole carica di entusiasmo.
Bello.

Se fossi il Dalai Lama, io l’autore a casa mia lo inviterei.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Ma poi, alla fine, com’era?

  1. Il vero problema della decrescita è farla entrare nelle piccole menti che rifiutano di capire che siamo sull’orlo del baratro e stiamo giocando a spingere. Forse è il caso di prepararsi al crollo della civiltà

  2. Perché credi che stia prendendo un dottorato di ricerca su come costruire generatori elettrici coi rottami?
    Generatore elettrico – check.
    Orto di guerra – check.
    Una pila alta così di libri da leggere – check.
    Dischi degli Steely Dan – check.

    We’ve got to have some music
    on the New Frontier

  3. arco e frecce- check
    dvd film preferiti-check
    amici o parenti con casa in campagna- check

    O SIgnore se lanci uno strale
    sbaglia mira per favore
    non farmi del male

  4. Pingback: Il salario dei sociopatici « strategie evolutive

  5. Pingback: Un passo dopo l’altro « strategie evolutive

  6. Pingback: Le storie della politica | strategie evolutive

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.