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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Qualche nota sull’ecologia della Valle dei Dinosauri (1)

13 commenti

Riguardavo, l’altra sera, La Valle di Gwangi – film essenziale per il cacciatore di dinosauri.
Diciamola tutta – trova Primeval supremamente noioso, e credo che Terranova sia il peggior rip-off del ciclo del Pliocene di Julian May.
Scordatevi Jurassic Park e tutte le sue permutazioni, e stendiamo un velo pietoso su Carnosaur.
Datemi Gwangi, e io sono tranquillo.
Ray Harryhausen è una garanzia.

Ma non voglio parlare del film – magari in un prossimo post – ma di un paio di idee che la pellicola mi ha suscitato.
Per ora accontentatevi di una trama ultra-condensata: la polposa TJ, nel disperato tentativo di salvare il circo/rodeo di cui è proprietaria, si procura un cavallino nano che desta l’intesse e l’entusiasmo del pubblico Il suo diretto rivale scopre, parlando con un paleontologo (ce n’è sempre uno nei dintorni, in questi film), che il cavallino è un Eohippus, che si considerava estinto da millenni. Il nostro eroe immagina allora che, nel posto da cui proviene quel fossile vivente, ci siano altre meraviglie da mettere in pista per far quattrini. Si reca quindi nella valle di Gwangi, e lì incontra… beh, Gwangi (che sarebbe poi un allosauro, per lo meno nelle intenzioni dello sceneggiatore).
Bello liscio.

Ma…
La domanda chiave è – cosa ci fa, lì, Gwangi?
O, in altri termini, perché ci sono i dinosauri, nella vale dei dinosauri?
Come ci sono arrivati?
E come hanno continuato a prosperare anziché estinguersi?

L’idea del “Mondo Perduto” ha la sua origine – non c’è da sorprendersi – dal romanzo “The Lost World”, del solito Arthur Conan Doyle.,
Ne abbiamo già parlato.

L’idea di base è che un settore del paesaggio venga in qualche maniera isolato e conservato nel suo stato originario…

South America is, as you may have heard, a granite continent. At this single point in the interior there has been, in some far distant age, a great, sudden volcanic upheaval. These cliffs, I may remark, are basaltic, and therefore plutonic. An area, as large perhaps as Sussex, has been lifted up en bloc with all its living contents, and cut off by perpendicular precipices of a hardness which defies erosion from all the rest of the continent. What is the result? Why, the ordinary laws of Nature are suspended. The various checks which influence the struggle for existence in the world at large are all neutralized or altered. Creatures survive which would otherwise disappear. You will observe that both the pterodactyl and the stegosaurus are Jurassic, and therefore of a great age in the order of life. They have been artificially conserved by those strange accidental conditions.

Questo è il “mondo perduto” standard.
Posto che l’area sia efficacemente isolata e priva di significativi cambiamenti ambientali, possiamo immaginare che l’ambiente primitivo si conservi inalterato o presenti, meglio, delle variazioni minime. La stabilità ambientale dovrebbe infatto prvevdere a ridurre l’azione della selezione naturale, rallentando di conseguenza i cambiamenti evolutivi.
Possiamo riempire di dinosauri la nostra valle nel Cretaceo e non ritrovarla piena di uccelli 65 milioni di anni dopo.

[Nota – l’evoluzione attraverso la selezione naturale è il vero guastafeste in tutta la nostra storia; un esempio classico è il Madagascar, un lembo di terra che venne davvero isolato dal resto del continente da accidenti geologici, e che oggi presenta una fauna drasticamente diversa da quella dell’Africa; insomma, il nostro mondo perduto, realisticamente parlando, sarebbe popolato da specie assolutamente sconosciute, discendenti dagli originali coloni.]

Ma a questo punto, risulta estremamente difficile spiegare la presenza – ad esempio – di un Eohippus nella stessa località abitata da Gwangi l’Allosauro.
Perché l’Eohippo o Hyracoterium che dir si voglia è successivo al Cretaceo, è un mammifero eocenico che visse dieci milioni di anni dopo i dinosauri.
Unica spiegazione – la Valle dei Dinosauri non è assolutamente e impenetrabilmente isolata.
Periodicamente – diciamo una volta ogni dieci/quindici milioni di anni, qualche altro animale ci finisce dentro.
O meglio – qualche gruppo di animali ci finisce dentro.
Perché il singolo Hyracoterium, intrappolato nella Valle, difficilmente potrebbe dare il via ad una discendenza.

Diciamo perciò che le comunicazioni fra la valle e il mondo esterno si riaprono una volta ogni dieci/quindici milioni di tempo, e che animali che siano penetrati in branco o come mandria nella valle, creano una loro colonia nel territorio.
Evolvono, ma non con un tasso tanto elevato da rendere i discendenti indistinguibili dai progenitori.

Ma in realtà è anche più complicato di così – perché la nostra percezione del tempo tende a comprimere le associazioni, e ci imaginiamo il T. rex che attacca e sbrana un Brontosauro, ma i due animali vissero a tale distanza nel tempo, che non si incontrarono mai.
Dovremo quindi discutere, uno di questi giorni, delle possibili associazioni a dinosauri della Valle.
O ipotizzare un sistema di accesso molto più complesso che un semplice aperto/chiuso.
Una specie di porta girevole.

Il concetto, a questo punto, non è più tanto di Mondo Perduto, quanto una sorta di Hotel California Ecologico – chi ci entra non riesce più ad uscirne.
In questo modo avremo una ecologia caratterizzata da una notevole diversità relativa, ed una sovrapposizione di specie che nel resto del globo mai e poi mai ebbero occasione di incontrarsi.
Allosauro.
Hyracoterium.
Smilodonte.
Neanderthaliano.
Bellezza primitiva in bikini di dinosauro.
È il sistema descritto da Burroughs in Pellucidar e aggiornato da Lin carter in Zanthodon – e si adatta in effetti piuttosto bene a mondi sepolti.

Resta il problema della porta girevole, vale a dire del meccanismo che regola l’accesso alla Valle (o caverna, o Isola) dei Dinosauri.
Il meccanismo invocato da Doyle/Challenger – lo sconvolgimento geologico – funziona una volta, come meccanismo scatenante, ma per sua natura non può essere particolarmente ripetibile, o men che meno ciclico.
È più facile collocare la valle fra le nevi artiche (Isola Perduta) o antartiche, ed immaginare che la barriera sia strettamente climatica, con una ciclicità astronomica.
O, con un po’ di fantasia, una vallata himalayana o andina potrebbe funzionare – circondata da nevi perenni se non in particolari momenti della sua lunga storia.
Molto più improbabile parlare di ponti ciclicamente disponibili tra il continente ed una ipotetica isola – anche se giocando su livelli marini e tasi di sedimentazione, si potrebbero immaginare dei ponti discontinui, delle catene di isole effimere fra la terraferma e l’Isola dei Dinosauri, lungo le quali la fauna più recente potrebbe spostarsi, migrare, colonizzare.

A tutto questo possiamo, naturalmente, aggiungere fattori imponderabili – antichi ed erratici cancelli di teletrasporto atlanteani, antichi tunnel andini di Von Daniken e il Triangolo delle Bermude.
Tutti meccanismi, comunque, più adatti ad un mondo perduto sotterraneo, ad una terra cava, che non ad una valle o ad un’isola.

Fra tutti i meccanismi visti fin qui, quello della barriera climatica controllata da cicli astronomici è quello che pare più “stagno”.
Limita infatti non solo la fuoriuscita di bestie preistoriche, ma anche l’ingresso fortuito di quegli organismi colonizzatori che, buttati nel bel mezzo di un paesaggio Mesozoico, potrebbero esplodere come bombe ecologiche.
Penso ai semi di piante da fiore portati dal vento.
Penso a ragni veleggiatori.
All’occasionale pipistrello.
Che forma di competizione verrebbe ad instaurarsi?
In quale direzione spingerebbe l’evoluzione?
Quanto e come cambierebbero, avendo a disposizione milioni di anni e un ambiente completamente nuovo in cui espandersi?
Non esiste, naturalmente, modo di prevederlo.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Qualche nota sull’ecologia della Valle dei Dinosauri (1)

  1. Non esiste no, un modo di prevederlo, ma il bello è proprio il meccanismo di sospensione dell’incredulità, penso a film come UN MILIONE DI ANNI FA con i dinosauri che convivono con Raquel Welch in bikini. Pensa a quanti bambini cresciuti con l’illusione che i loro antenati convivessero con lucertorli giganti…o che una volta cresciuti avrebbero potuto incontrare una come Raquel Welch. 🙂
    Ipotesi per la maggior parte delle persone molto più fantascientifica dell’esistenza della Valle di Gwangi. 😉
    Bel filmetto tra parentesi….;)

  2. 😀
    In effetti, non mi scandalizzo eccessivamente per cose come Un Milione di Anni fa o altre pellicole che mescolano liberamente dinosauri, cavernicoli e bellone in bikini.
    Però è divertente – per me, per lo meno – cercare di ragionare su come si potrebbero razionalizzare certe cose…

    Sulla possibilità di inconrare Raquel Welch… eh, sì, quella è fantascienza.
    Anche se potremmo clonarla come fanno coi dinosauri in Jurassic Park 😉
    Più Raquel Welch per tutti!

  3. E che ne diresti di un meccanismo tipo quello del Mondo Cavo di mystara? Qualche tipo di intelligenza superiore decide di sfruttare la Valle Perduta come riserva ecologica, come una specie di museo vivente di tutte le forme di vita (e nel caso mystariano di cultura) che gli siano piaciute o che lo abbiano affascinato.

  4. Ah, ottimo!
    L’idea che le specie siano state selezionate consapevolmente e non siano semplicemente cascate lì per caso.
    Questo, naturalmente, apre tutta una serie di opzioni e possibilità…

    Grazie del suggerimento!

  5. In effetti il Mondo cavo sarebbe una valle perduta dei dinosauri insediata da popolazioni provenienti da momenti casuali della storia, dove il sole rosso non tramonta mai. Una potente magia impedisce ogni tipo di deformazione o evoluzione, sia biologica che culturale. Quindi ci sono tipo gli antichi romani che allevano dinocani da guardia, elfi uto-aztechi che cavalcano pterodattili, neanderthaliani eccetera. è fico.

  6. Articolo estremamente interessante e scritto in maniera mirabolante.
    Bella l’osservazione sulle bizzarre associazioni di dinosauri presi da diverse epoche e che invece film e libri ci hanno erroneamente insegnato a vedere in lotta l’uno con l’altro.
    Ho idea, ma potrei sbagliarmi, che qualcuno non si rende nemmeno ben conto di quanto ampio sia stato il periodo conosciuto come “preistoria”. Confronto noi siamo davvero degli embrioni (il che dovrebbe dare slancio a eventuali spunti fantascientifici).

    Riguardo all’ecologia della Valle dei dinosauri mi permetto di fare una sorta di richiesta: dei bestioni si trova un discreto materiale di qualità, ma sulla flora? A me certe rappresentazioni (non so quanto realistiche) dei paesaggi giurassici lasciano sempre a bocca spalancata. E poi sono anche appassionato di criptobotanica…

  7. Premesso che non sono un paleobotanico, la questione flora ha due o tre punti interessanti, che comunque svilupperò nella seconda parte di questo post.
    Come anticipazioni, le idee di base sono
    a . un sacco di felci e conifere
    b . poche piante da fiore, con fiori prevalentemente bianchi

    … senza contare tuttavia, da una parte l’evoluzione che simili piante potrebbero subire (escludendo “scorciatoie” come quelle proposte da Jonnie), e dall’altra la relativa facilità di contaminazione da parte di vegetali più giovani provenienti dall’esterno.
    Insomma, un bel mix.

    Ma ne parliamo casomai nel weekend…

  8. una sola cosa mi lascia perplesso : cosa impedisce di uscire nei periodi di possibile entrata? E’ quasi altrettanto comlpesso della sospensione dell’evoluzione.
    mi è venuta in mente anche un’altra difficoltà; se parliamo di una valle andina come ci arriva un animale che non ha mai calpestato (o sorvolato o nuotato) il Sud America?
    ma alla fine che importa? voglio sognare Raquel Welch in bikini, inseguita da un T Rex

  9. Ah, regolare l’uscita…
    Bisogna immaginare che in qualche modo e per qualche motivo gli animali nella valle non abbiano l’interesse ad uscirne…
    Il clima rimane lo strumento più ragionevole da invocare (escludendo interventi esterni tipo “guardiani della creazione” lemuriani, o altre cose del genere).
    Ma in effetti, un animale che decidesse di farsi un’uscita qualche milione di anni dopo l’ingresso del suo gruppo, finirebbe in un mondo molto diverso da quello in cui è vissuto – e finirebe accoppato e cucinato per cena abbastanza alla svelta.
    O finirebbe col diventare un criptide.

    Però è vero – nella narrativa, esiste sempre un meccanismo che impedisce ai protagonisti di uscire dal mondo perduto – e che probabilmente opera anche sulla fauna.

    Sulla presenza di animali “fuori area” – il cinema ci ha mostrato di tutto.
    In generale, i dinosauri che vediamo sullo schermo sono dinosauri dell’emisfero settentrionale, semplicemente perché sono i più abbondanti (in termini di resti fossili) e quindi i meglio conosciuti.

  10. quello del meccanismo d’uscita è un falso problema secondo me: basta ipotizzare che le mutate condizioni ecologiche rendono il mondo di oggi inabitabile per le specie della Valle. Quindi magari si può anche uscire, ma poi si soccombe ai migliori predatori odierni, alle malattie o altro.

  11. Esatto.
    E così si spiegano i criptidi… Nessie, il Diavolo del Jersey…

  12. Questo potrebbe fornire uno spunto non banale per portare gli esploratori nelal valle: mettiamo che un gruppo di villici cinesi abbatta tipo uno pterodattilo, o che la Pequod peschi un pesce preistorico… gli esperti chiamati pe ridentificarlo scoprono che nella pancia ha dei frutti che crescono solo (mettiamo) nell’australia settentrionale, o nelle Fiji o dove si vuole. Così si inizia a seguire a ritroso la via del criptide.

  13. Pingback: Mokele-Mbembe « The Tralfamadore Files

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