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Menti selvatiche

4 commenti

L’ho già detto in passato – il miglior libro sulla scrittura che mi sia capitato di leggere lo ha scritto, qualcosa come venticinque anni or sono, una signora che si chiama Natalie Goldberg, e che rappresenta uno dei miei punti di riferimento quando si tratta di scrittura, e non solo.

Il volume si intitolava all’origine Writing Down the Bones, pubblicato da Shambhala.
Ma io misi le mani sull’edizione astrolabio – uno di quei libriccini con la copertina di carta celeste.
Il titolo in italiano era Scrivere Zen, e credo lo sia ancora, in quanto il testo credo sia ancora disponibile.

Vedo strane espressioni in seconda fila – ecco che questo parte di nuovo con la sua fisima della scrittura come meditazione, vi dite.

Beh, no.
Scrivere Zen è un eccellente libro sulla scrittura come scrittura.
La scrittura come strumento per riversare sulla pagina il contenuto della nostra mente.
Ma anche, sì, questo sì, il lavoro sulla scrittura come lavoro sullo scrittore.

Divago.
Ci siamo visti con Massimo Citi, giovedì pomeriggio, e tra una cosa e l’altra siamo finiti a parlare del Round Robin.
Ha funzionato?
Non ha funzionato?
Si sta spegnendo ora che i primi livelli segreti si sono aperti?
Ci si sentiva un po’ strani, a parlarne con Massimo, perché era palese che nessuno dei due – né io come iniziatore del progetto né lui come partecipante scettico ma pronto alla sfida… nessuno dei due, dicevo, era ed è troppo sicuro di ciò che abbiamo ottenuto.
Per ciò che concerne la scrittura.
Ci siamo però trovati concordi sul fatto che il Round Robin ha fatto un gran bel lavoro sugli scrittori.
La meraviglia dello scoprire quanto si possa dare ad un progetto del genere nonostante noi stessi ed i nostri limiti.
Parole di Citi, non mie.
Io raramente sono così profondo e intelligente.

Però ecco, voi lo sapete, a me questa storia della scrittura come lavoro sullo scrittore piace.
E l’ho ritrovata, più di venti anni or sono, nel libro della Goldberg.
Insieme ad un sacco di esercizi, riflessioni e giochi – ed è per questo che lo considero il miglior libro sulla scrittura che io abbia letto (e credetemi, ne ho letti parecchi).

Meglio ancora, e per chiarezza – credo si sia trattato del miglior libro possibile nel quale io potessi imbattermi in quel momento, in risposta a ciò che in quel momento mi interessava della scrittura.
Per cui voi potreste comprarvelo domattina – o prenderlo a prestito in biblioteca, o scaricarne illegalmente una copia – e scoprire che non è ciò che vi serve, non è ciò che fa per voi in questo momento.
Succede.

Ma per me a vent’anni o giù di lì, Scrivere Zen fu esattamente ciò che mi serviva per rispondere a certe domande.
Per definire, diciamo, il rapporto che lega la mente che immagina, la mano che scrive, e la pagina.

Così come ora, in questo momento, Wild Mind, l’altro manuale di scrittura della Goldberg, è esattamente ciò di cui avevo bisogno per ridefinire quella storia della mente che immagina, della mano che scrive, del foglio bianco, e della persona che legge.
Ne ho ordinata una copia usata da un rivenditore che devolve il singolo euro pagato per il volume del 1990 alla creazione di scuole.
Mi è arrivato un volume relativamente sano – nonostante l’età: solo una copertina un po’ spiegazzata.
E zeppo di annotazioni, di sottolineature.
Il precedente proprietario, che aveva la mano un po’ tremula nel sottolineare (leggeva in treno? in metropolitana? soffriva di Parkinson?), ha segnalato paragrafi con asterischi, isolato parole singole o spuntato liste.
Questo rende la lettura qualcosa di stranamente sociale – è come se avessi un’altra persona (uomo o donna – impossibile stabilirlo) che mi segnala cosa, sulla pagina, nei discorsi estremamente piani della Goldberg, cosa esattamente desta la sua attenzione, risponda a delle domande o ne sollevi di nuove.
E così sono qui solo, leggo questo libro, ed è come se fossimo in tre – l’autrice, io e il misterioso annotatore, la misteriosa sottolineatrice tremula.

Il volume è di per se ottimo.
Nessuna parola sprecata, capitoli brevi seguiti da esercizi che sembrano livelli segreti di un round robin.

Non starò a tediarvi con grandi stralci o citazioni – lo ripeto, questo volume è significativo per me ora, potrebbe non esserlo per voi.

Ma la tentazione è troppo forte, e vi lascio con la lista delle regole basilari per scrivere di Natalie Goldberg – che sia poesia o prosa, memorie o immaginazione, non ha importanza.

  1. mantieni la mano in movimento
  2. perdi il controllo
  3. sii specifico
  4. non pensare
  5. non preoccuparti di punteggiatura, ortografia, grammatica
  6. sei libero di scrivere il peggior pattume del mondo
  7. punta alla giugulare

Potrei anche dirvi che funzionano.
Ma cosa ve lo dico a fare?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Menti selvatiche

  1. Mi hai fato venire la voglia di cercare i libri e spero che il secondo abbia una traduzione italiana! In effeti quello che io cerco in un libro del genere non è: si fa così, così e così. Ma : io faccio così, così e così. E poi dai risultati della scrittura dell’autore poter giudicare se i suggerimenti portano effettivamente frutti positivi.

  2. “Scrivere Zen” è davvero un gran bel libro.
    Lo ho comprato quando andavo all’università e all’epoca mi sembrò che costasse uno sproposito.
    Ero lì che contavo ogni singola monetina, da brava studentessa fuori sede, ogni soldo speso era soppesato attentamente per far quadrare il bilancio.
    Ricordo che all’inizio mi sforzavo di snobbarlo, di fare finta che fosse un libro come molti altri.
    Però in quel periodo ogni volta che tornavo in libreria andavo a vedere se c’era ancora. Ci andavo per toccarlo e leggere qualche pagina.
    “Adesso sta fissazione mi passa” mi dicevo.
    Invece poi mi sono resa conto che non passava per niente quando in qualsiasi libreria io entrassi controllavo se l’avevano e pensavo “oggi potrebbe essere il giorno in cui me lo compro” e già pensare così mi dava una certa ebbrezza.
    Povero libro lo ho trovato nelle sezioni più strane…
    Ovviamente in biblioteca non sapevano nemmeno che libro fosse.
    Alla fine lo ho comprato ed è stata una liberazione per tutti, soprattutto per chi veniva in libreria con me 🙂
    Tutt’ora lo tratto con gran rispetto anche se quando guardo il suo prezzo mi viene da sorridere per tutto quel corteggiamento e quei conti degni di Paperone.

    Adesso questo Wild Mind ovviamente mi interessa!Secondo te è reperibile in una qualche maniera? 🙂

    Cily

  3. Comunicazione di disservizio: ho appena ordinato il libro dal mio pusher di fiducia.

  4. Ok pare che Amazon.it lo abbia, perciò procederò all’acquisto…anche se mi piacerebbe di più in ebook…
    Da quando ho il Kindle e la mia bambina che poi vuole sfogliare tutti i libri che leggo, il cartaceo cerco di evitarlo…

    Cily

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