strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il ritorno della Faina

17 commenti

Ho rivisto la Faina, oggi.
Appropriato, considerando che si avvicina la commemorazione dei defunti.

“Supponi che lo facciano,” mi ha detto, con una smorfia.
Si riferiva, naturalmente, al giornale di oggi.
“Non lo faranno mai,” gli ho risposto.
Lui ha riso. “Certo, certe cose qui non potrebbero mai succedere, vero?”
Sul giornale di oggi, il leader delle Camicie Verdi sostiene che “il Paese non può durare”.
“Sta perdendo presa sui suoi elettori,” ho detto, ragionevole. “Rispolvera la secessione solo per aggrapparsi ai loro istinti più bassi.”
“Governments crack and systems fall,” mi ha risposto lui.
Ha allungato una mano verso la mia tazza di te e ne ha bevute due sorsate.
“Troppo dolce,” ha detto, e poi, “Supponi che lo facciano,” ha ripetuto.
No, non avevo intenzione di lasciarmi convincere.
“La Padania non esiste,” gli ho detto. “Si tratta di una entità fittizia…”
“Costruita sulle aspettative utopiche di una classe media piccolo-imprenditoriale e ignorante,” ha finito lui.
Una risata breve. “Il fatto che sia impossibile non significa che non ci proveranno,” mi ha detto. “E io non sto parlando di competizione commerciale sullo scacchiere internazionale, Brescia contro la Cina, Varese contro l’India, la Patacca Padana in competizione con il Dollaro e lo Yen… io sto parlando di quei primi caotici cento giorni, e di cosa capiterà a quelli come te… come noi.”
Si è alzato e si è avvicinato alla finestra.
“Cosa succederà a quelli che la secessione non la volevano, quando gli idioti tenteranno la secessione?”
Ha fatto scorrere le dita sulle impennature delle mie frecce, l’arco nella sua borsa appeso a un chiodo, alla parete.
“Vieni, che ti faccio vedere…”
E mi ha condotto per un breve tour della mia casa.
“Sistema qualcosa in cima alle scale…” ha cominciato.
“Qualcosa cosa?”
Una spallucciata. “Quella cassapanca, la cassettiera dove tieni i pigiami… quella col ripiano di granito.”
“Sì, ma a che pro…?”
Ha sbuffato. “Non l’hai visto Zulu? Terza linea di difesa… il muro di cinta, la porta di casa, poi ci si ritira al piano di sopra e si barricano le scale. E ringrazio i tuoi bisnonni che fecero mettere le inferriate alle finestre.”
“Tu sei pazzo,” gli ho detto.
“Si dice prudente,” ha ribattuto, scendendo di sotto.
“Bruceranno i libri,” ha detto, sfilando la biografia di Bruce Campbell dallo scaffale e cacciandosela in borsa.
“Ehi…”
Ha ignorato la mia protesta. “C’è un sacco di roba pericolosa, qui… e non parlo del manuale del Kalashnikov o del libro di Gordon Ramsey.”
Ha fatto un lento giro della stanza, facendo scorrere un dito sui libri.
“Darwin, Dawkins… l’evoluzione è una favola comunista, ricordi? E questi… hmmm, libri sul Buddhismo, sull’Islam… tutti questi libri sulla Cina…”
Ha sollevato dal tavolino l’ultimo di Thom Hartmann, sfoglindolo.
“Tutta questa roba in una lingua straniera… e così ad occhio direi che questo è un trattato politico…”
“Parla di decrescita,” gli ho detto.
“Parla di balle… li hai mai sentiti parlare di decrescita, quelli là? Digli decrescita e quelli ti sparano alla schiena…”
È passato in cucina.
“Il frigo è troppo piccolo,” ha detto.
“Ce n’è un altro in laboratorio.”
“Bravo. Ce l’hai ancora il generatore a gasolio?”
Mi sono limitato ad annuire.
Intanto lui dal frigo recuperava una stringa di cacciatorini e un six pack di minerale gassata.
“Tieni presente che è molto rumoroso.”
“Cosa diavolo…?”
Ma lui era già fuori, in mezzo al cortile.
“Buona l’idea dell’orto,” ha detto, accosciandosi per raccogliere un paio di cipolle. “E il muro attorno… basso, ma puoi metterci dei pezzi di vetro sulla sommità. Tuo padre ce l’ha ancora il fucile da caccia di suo zio?”
“Devo chiedergli.”
“Bravo, chiedigli. E intanto, correre… comincia con un paio di chilometri a passo veloce, e poi aumenta velocità e distanza. Hai almeno venti chili di troppo addosso, e non è bene…”
“Ma di cosa diavolo stai parlando?”
Un sospiro, lungo.
“Sto parlando del fatto che se qui tutto va in vacca, le Camice Verdi saranno molto, molto peggio dei Gialli, e se anche il loro progetto è una montagna di sterco, saranno comunque in grado di garantire cento giorni di orrore e follia al paese prima che le luci si spengano definitivamente. Ciò che rischiate è la vera apocalisse degli zombie, il colpo di coda di gente che si è fermata al medioevo. Quindi, come dicevano al corso di Psicologia Sociale all’Università di Oxford, parati il culo… perché le prime vittime delle rivoluzioni sono quelli che la rivoluzione non la vogliono, i primi a finire accoppati nelle guerre religiose sono gli atei. Wakatta?”
Mi sono limitato a fissarlo.
“Bene,” ha detto. “Metti un bidone per l’acqua piovana, e fai incetta di batterie, legumi secchi e scatolame.”
Si è guardato attorfno per un attimo, e aveva un’espressione distante.
“Vorrei dirti di più, fermarmi per aiutarti ma sai com’è… sono un po’ di corsa.”
Ha sollevato una mano, un gesto di saluto con la mano guantata, i guanti di lana con le dita mozze.
Arrivato al cancello, si è voltato.
“Fiammiferi,” ha detto. “Ti serviranno dei fiammiferi.”
“OK,” gli ho risposto.
Ha annuito.
“Ah, e salutami Mcnab… digli che avrei voluto farti uno squillo da lontano, ma poi sai com’è… ho preferito venirti a vedere di persona. Diglielo. Lui capirà. Ciao.”
E poi se ne è andato.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

17 thoughts on “Il ritorno della Faina

  1. Bellissimo pezzo, Davide! 😀

    In effetti la tua lettura “fantapolitica” non è poi così campata per aria, i Gialli al confronto sono rassicuranti…

    Ciao,
    Gianluca

  2. La Faina sa. E le scorte sono una buona idea. Inutile dirti cosa penso di avere un ferro e una montagna di cartucce, vero? 😉

  3. 😀

    Grazie della citazione.
    Squillo telepatico ricevuto, e per davvero, visto che proprio in questo momento sto scrivendo un articolo “Into the wild alla lombarda”. Che non parla di Camicie Verdi bensì di sopravvivenza (prima di tutto da se stessi). Affinità con questo post della Faina ci sono…

    Venendo al succo del tuo post: io non credo che lo faranno. Alla fine credo che gli anticorpi del ’45 siano ancora più vivi nel popolo italiano – nordest compreso – più di quanto si pensi.
    Però magari facevano le stesse considerazioni anche a Timor est, a Sarajevo e a Kigali, prima che iniziassero i guai.
    Ma non possiamo contare su una struttura sociale democratica e matura.

    O no?

  4. Questo post mi è venuto in mente stamattina, mentre mangiavo una brioche e leggevo il giornale.
    Sarà la campagna deserta velata di nebbia.
    Sarà il freddo.
    Sarà l’incertezza ben reale in cui viviamo.
    Però mi è venuto una specie di moto survivalista.
    E sì, Angelo, è rassicurante avere un’arma – ed è terribile, se ci pensi.
    È già tutto abbastanza vago e incerto senza i deliri di certi personaggi politicamente e socialmente dubbi – e dei loro seguaci.
    Ma da noi non potrebbe mai succedere, vero?

  5. Io non credo che ci riusciranno, sicuramente però ci proveranno. Non tutti; ma una parte di fanatici si.
    Come McNab credo che gli anticorpi funzioneranno. Qui a Nord Est stanno perdendo voti e consenso. Fatti come quelli della Provincia di Belluno lo dimostrano.Ed alla fine se suoneranno la carica qui al Nord più del sessanta per cento della popolazione si rifiuterà; mentre la metà di loro al momento di passare dalle parole ai fatti rimarrà al calduccio di casa sua.
    Ma ci proveranno eccome se no.
    Sbaglia chi ritiene il contrario.

  6. Triste, maledettamente triste. A pagare saranno, come sempre, quelli che: “io nun ce volevo venì”, ci prveranno, certo che ci proveranno. Quel materasso ammuffito è ancora disponibile? Due archi sono meglio di uno

  7. Ci stiamo organizzando per rimpiazzarlo…

  8. @Nick
    Quello che mi dici non mi tranquillizza affatto.
    (Nota a se stesso: Serve più cibo in scatola)

  9. e antibiotici…prima dei legumi!

  10. Grande faina… sempre un ritorno gradito!

  11. @ Davide.
    Il problema è che la Lega esiste da quanto? venticinque ? Trent’anni? E la politica italiana il “sistema” italiano non è stato capace, o non ha voluto, contrastarlo. Negli anni ottanta quando lo stato aveva anticorpi diversi da quelli odierni i partiti non sono stati capaci di fare “sistema”, non si è voluto fare propaganda a favore dell’italianità. In seguito con tangentopoli quando si sarebbe potuto ricominciare e porre le basi per uno stato diverso, i partiti tutti hanno cercato invece di aggregarsi al grande bacino di voti portato da Bossi & C.
    Questa è stata la grande sconfitta della politica italiana (una delle tante).
    Veniamo ora al bacino della lega: al Nord, nonostante le grandi strombazzate avanzate.in quanti voteranno la lega al Nord?
    Due su dieci?
    Certo, ci sono ambiti di fedelissimi come il Trevigiano; il Bergamasco o il Bresciano ma anche lì procediamo a macchie di leopardo e la situazione è fluida: a Treviso città il partito di Bossi dopo anni di supremazia sta perdendo voti e se prima la gente vedeva gli amministratori leghisti come esempi di buongoverno adesso comincia ad accorgersi di tanti esempi contrari: ti ho fatto l’esempio della provincia di Belluno ma poteri fartene altri.
    Veniamo agli elettori della Lega: in quel movimento c’è di tutto dal fanatico ignorante al moderato il guaio però ce al fanatico è stato fatto credere che si può permettere di tutto perchè tutto è giustificabile mentre al moderato gli hanno raccontato la favolette del federalismo panacea di tutti i mali…e non sarà così, non sarà per niente così. Il nostro paese non è preparato culturalmente al federalismo.
    Certo la Lega è il male, è contraria a tutto quello in cui io credo…ma io sono convinto che tutto sommato non arriveremo alla secessione. sto assistendo a molti moti di rifiuto nei confronti della lega nelle zone in cui abito, e non parlo di meridionali immigrati ma di veneti, anche di gente che fino a ieri li aveva votati. Troppe delusioni, troppi “trotismi”.
    Certo rimangono i fanatici in camicia verde, ma quanti di loro al momento di una fantomatica chiamata alle armi risponderanno con l’italianissimo ” Tengo famiglia?”
    Ma sono d’accordo con te, non sono da sottovalutare e come ti dicevo oggi ci proveranno ecoome se ci proveranno.
    Ma cosa avrebbero in cambio i padani dalla secessione? Sicuri che si troverebbero meglio?
    O avrebbero in cambio tanti piccoli trota?
    Qualcuno ha detto che il sono della ragione genera mostri. Bene, in Italia mi sa che la ragione ha sonnecchiato un po troppo.

    Scusami per l’intervento troppo lungo ma queste sono le riflessioni che il tuo post ha generato in me.

  12. Non hai motivo di scusarti – su questo blog vige una nanodemocrazia in tempo reale della quale io sono solo l’amministratore, e quindi tutti possono scrivere per la lunghezza che gli pare finché io non dico il contrario.

    Detto ciò – concordo su gran parte delle tue osservazioni, e condivido molti dei tuoi timori.
    Leggendo L’Idiota in Politica, uno studio antropologico della Lega, l’ilarità ha lasciato ben presto il posto ad una cappa di sconforto.
    Resta una certa fiducia nella sostanziale bontà delle persone – nonostante si sia fatto di tutto per insegnarci il contrario – è, più cinicamente, confido nella storica capacità degli italiani di non credere mai fino in fondo a nulla, e sganciarsi all’ultimo per commentare che no, io non c’ero, io non ne sapevo nulla, io penso ai fatti miei e gli altri facciano come vogliono.
    È un atteggiamento che affossa ogni buona iniziativa, è ora che cominci ad affossare anche le iniziative barbine.

  13. Forse ci proveranno davvero. E con le loro trippe rotonde per gli eccessi di alcool e grassi consumati ai raduni di Pontida si arrenderanno dopo pochi passi di corsa. Molto prima di arrivare in terra tosca (che secondo loro è già Padania, ah ah !) e rimediare lo stesso trattamento che toccò al panzone filonazista Borghezio quando ebbe la demente idea di fare un comizio in quel di Livorno…
    Spero. Ma io vivo in un’isola felice in cui le camicie verdi non avrebbero scampo.

  14. Qualche colpo di testa è possibile. Ricordiamoci dei disperati che occuparono il torrione a S. Marco con quel ridicolo blindato, non è storia così arcaica. Passare dallo sbraitare al bar a fare sul serio lo vedo molto più difficile, mancano le condizioni sociali per farlo. Ci sono soggetti più a rischio, vedi per esempio i giornalisti sgraditi al capo.

  15. Le montagne dell’Umbria li fermeranno, se non li fermano la Toscana e il colesterolo.
    E io in casa ho un bokken, uno scramasax, vari coltelli da cucina e una fionda da caccia. Tutta roba che so usare adeguatamente (non male considerando che sono indù e quindi pacifista ma non fesso). Peccato che abbia venduto il compound bow da 60 libbre…

  16. @ Andrea: Mai vendere l’arco, se non si è provveduto a quello nuovo. Comunque in giro ci sono delle buone occasioni, forse esagero, ma mi trovo in prima linea (praticamente ho Borghezio che mi alita in faccia. Vi lascio immaginare come mi senta!!)

  17. Ho conosciuto una compagna di corso di Borghezio, anni addietro.
    Persona simpaticissima, che si vergognava a morte del personaggio, che quando la incontrava la chiamava “collega”.
    Noi a Torino proprio non ci facciamo mancare nulla…

    Ma cosa dico?
    Io sto in Astigianistan!
    Qui la sede della Lega più vicina occupa quello che un tempo era un supermercato, ed è chiusa da otto mesi – hanno fatto la festa di inaugurazione,e poi non hanno mai più alzato le saracinesche.

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